Podestà di Reggio per arti di Ghiberto da Gente suo fratello, allora
Podestà di Parma, e per accordi tra i Reggiani fuorusciti, ed i
Reggiani che erano dentro la città. E lo stesso anno, il ventotto
d'Ottobre, Martedì, festa dei beati Apostoli Simone e Giuda, Ghiberto
da Gente Podestà di Parma, cogli Anziani del Consorzio di Santa
Maria Vergine della città di Parma, e con altri probi uomini della
medesima città, si recarono con grande esultanza, colle croci, cogli
stendali, coi sacerdoti e tutti i religiosi a Porta Santa Croce con
tutti gli uomini della città di Reggio, e in Reggio, insieme cogli
altri fuorusciti, condussero il Venerabile Guglielmo Fogliani, che ne
era stato eletto Vescovo. E il Mercoledì, 29 dello stesso mese, il
prenominato Ghiberto Podestà di Parma, in piena adunanza del popolo
convocato a suono di trombe e di campane, nella piazza del Comune di
Reggio, fece il concordato tra i fuorusciti e que' di dentro, il quale
concordato fu scritto e inserto nello Statuto del Comune; e fu nel
giorno stesso 29 Ottobre che Guido da Gente, per arti del prenominato
Ghiberto Podestà di Parma e suo fratello, fu fatto Podestà di Reggio.
Quell'anno stesso 1253, ai sette di Dicembre, a sera, poco dopo il
crepuscolo, l'anno dodicesimo del suo pontificato, morì a Napoli
Innocenzo IV, Papa di inclita memoria; e, il giorno appresso, morì
Stefano Cardinal prete di Santa Maria in Transtevere; e i loro corpi,
sepolti nella chiesa Napoletana, riposino in pace, e così sia. E
Bertolino Tavernieri di Parma, che era allora Podestà di Napoli, fece
chiudere le porte della città per ritenere i Cardinali dall'andare
altrove, e costringerli ad eleggere, senza por tempo in mezzo, il
nuovo Papa in Napoli stesso. E siccome non si potevano concordare ad
eleggerlo per voti, che le urne davano sempre molto divisi, fu eletto
per compromesso. E Ottaviano Cardinal diacono impose il manto al più
degno uomo della Corte, come egli disse, cioè a Rainaldo Vescovo
di Ostia; e si nominò Papa Alessandro IV, eletto verso la vigilia
di Natale; sicchè il giorno di S. Tomaso di Cantorbery ne giunse la
notizia a Ferrara. Alessandro IV, oriondo della Campania, fatto Papa
l'anno 1253, tenne il pontificato sette anni. Nacque ad Anagni, e si
chiamava Rainaldo Vescovo di Ostia. Fu molti anni Cardinale dell'Ordine
de' frati Minori, e Papa Gregorio IX gli conferì la Porpora ad istanza
e preghiera de' frati Minori stessi. Questi ascrisse al catalogo dei
Santi la beata Clara, convertita al cristianesimo dal beato Francesco;
e ne compose la colletta e gli inni. Aveva una sorella nell'Ordine
di Santa Chiara, ed un nipote nell'Ordine de' frati Minori; ma non
creò nè quella, Badessa, nè questo, Cardinale; nè nominò nel suo
pontificato alcun Cardinale, quantunque allora fossero rimasi solo
in otto. Fu uomo di lettere, amante dello studio della teologia, e
spesso volentieri predicava, celebrava, e consacrava chiese. Fuse in
uno solo i cinque Ordini degli Eremitani che prima s'aveano; conferì
all'Ordine dei Minori quel privilegio, che si appella _Mare magno_.
Manteneva costantissima l'amicizia, come appare chiaro da quel che
faceva con frate Rainaldo da Tocca dell'Ordine de' Minori, cui amò
tanto, che all'amicizia di lui non si può paragonare nè quella di
Gionata con Davide, nè quella di Amelio e di Amico. E se anche tutto
il mondo avesse detto qualche cosa di male contro frate Rainaldo, il
Papa non l'avrebbe creduto, e nè pure ascoltato; e quando bussava
all'uscio della camera, il Papa gli andava ad aprire anche a piedi
nudi. Questa cosa la vide un altro frate Minore, una volta che era solo
in camera col Papa, cioè frate Mansueto da Castiglione Aretino, mio
amico, dalle cui labbra io l'ho saputo. Questo Papa non s'immischiò in
guerre, e passò pacificamente i suoi giorni. Era tarchiato, corpulento
e grasso, come un secondo Eglon; era benigno, clemente, pio, giusto,
timorato e divoto di Dio. (Sotto il suo pontificato, Manfredi figlio
del fu Imperatore Federico, infingendosi l'educatore di Corradino
nipote di Federico, e divulgato ovunque che Corradino era morto, si
pose in capo la corona del Regno. La qual cosa essendo a danno del
Papa, prima fu scomunicato, poi fu raccolto contro di lui un grosso
esercito. Tanto è vero che la menzogna a nulla approda). Questi,
come è già detto, canonizzò ad Anagni Santa Chiara dell'Ordine di S.
Francesco. Ai tempi di questo Papa, sia che l'epoca si voglia far
partire dalla morte, sia dalla deposizione di Federico Imperatore,
figlio del fu Imperatore Enrico, fatta da Papa Innocenzo IV, cominciò
a vacare l'Impero romano, nulla ostante che dai Principi dell'Alemagna
si facessero parecchie elezioni. E primo di tutti elessero il
Langravio di Turingia, e, dopo lui, Guglielmo Conte di Olanda, i quali
morirono prima di essere consacrati Imperatori. Dopo la morte poi di
Federico II, gli elettori, divisi in due, una parte elevò alla dignità
dell'Impero il Re di Castiglia, gli altri il Conte di Cornovaglia,
fratello del Re d'Inghilterra, di nome Riccardo. E la divisione di
quegli elettori durò molti anni. Questo Papa riprovò due pestiferi
libelli, de' quali uno sosteneva che tutti i Religiosi e predicatori
della parola di Dio, che vivono di limosine, non possono salvarsi.
Autore di questo libello era Guglielmo di Santo Amore, che lo pubblicò
a Parigi, e distolse molti maestri e scolari dall'entrare nell'Ordine
de' Predicatori e dei Minori. Ma l'autore non ne restò impunito; ed
il Papa Alessandro IV e il Re di Francia S. Lodovico lo espulsero da
Parigi, senza che potesse avere speranza di ritornarvi _mai più in
eterno, e più oltre_...... L'altro libello conteneva molte cose false
contro la dottrina dell'Abbate Gioachimo, cose che l'Abbate non aveva
scritte; p. e. che il Vangelo e la dottrina del Nuovo Testamento non
aveva condotto nessuno alla perfezione, e che dovea chiudersi il suo
ciclo l'anno 1260. E sappi che l'autore di questo libello fu frate
Girardino di Borgo S. Donnino, che nel secolo fu allevato in Sicilia,
e vi insegnò grammatica. Ed entrato poi nell'Ordine de' Minori, dopo
tempo fu mandato a Parigi per la provincia di Sicilia[204], e fatto
lettore di teologia; e a Parigi compose il preaccennato libello, e
all'insaputa de' frati lo pubblicò; ma ne fu gravemente punito, come
ho detto più su........ Pur tuttavia fu rimandato nella sua provincia,
e perchè non volle rinsavire, frate Bonaventura Ministro Generale,
che era in Francia, lo chiamò presso di sè. E passando per Modena, ove
io allora abitava, ed avendo io seco famigliarità, giacchè ero stato
seco a Provins e a Sens, quell'anno che il Re di Francia S. Lodovico
di buona memoria andò la prima volta oltremare, gli dissi: Disputiamo,
se vuoi, intorno alla dottrina dell'Abbate Gioachimo. E rispose: Non
disputiamo, ma comunichiamoci le nostre opinioni, e perciò ritiriamoci
in luogo appartato. Lo condussi nell'orto, di dietro al dormitorio, ci
mettemmo a sedere sotto una vite, e gli dissi: Io ti domando quando e
dove nascerà l'Anticristo. E rispose: È già nato ed adulto, e presto
eserciterà il suo ministero d'iniquità. E ripigliai: Lo conosci tu?
Non l'ho visto di persona, rispose, ma lo conosco bene per quel che
se ne scrive. E gli domandai: Dov'è che ne sta scritto? Nella Bibbia,
mi rispose. Dimmi dunque in quale punto, perchè la Bibbia la conosco
bene. Ma rispose: Non te lo dirò punto, se prima non avremo fra mani
la Bibbia. Andai pertanto a prendere la Bibbia, e di ritorno apertala,
conobbi che egli riferiva tutto il capitolo 18º di Isaia ad un Re
di Spagna, cioè di Castiglia. Il capitolo di Isaia diceva: _Guai al
paese che fa ombra coll'ale_ ecc. sino alla fine. E gli domandai: Tu
dunque dici che questo Re di Castiglia, ora regnante, è l'Anticristo? E
rispose: Senza dubbio, l'Anticristo, quel maledetto, di cui parlarono
tutti i dottori, e i Santi che hanno trattato di questa materia. E
cuculiandolo soggiunsi: Spero in Dio che t'accorgerai d'essere caduto
in errore. E mentre io pronunciava queste parole, ecco comparire molti
frati e secolari nel prato di dietro al dormitorio, che mesti parlavano
tra loro. E mi disse: Va ad ascoltare ciò che dicono, perchè hanno
l'apparenza di chi porta tristi notizie. Andai, e, ritornandone, disse:
Dicono che Filippo Arcivescovo di Ravenna è prigioniero di Ezzelino.
Allora replicò: Vedi, se cominciano i misteri! Dopo mi domandò s'io
conoscessi un Veronese, che soggiornava a Parma, e che possedeva
lo spirito di Profezia, e scriveva il futuro. Sì, lo conosco, e lo
conosco bene, io dissi, ed ho anche veduto le sue scritture. E allora,
vedrei volontieri, mi soggiunse, quegli scritti; ti prego, se puoi,
di provvedermeli. E risposi: Li dà di buon grado, e va in sollucchero
quando glieli cercano e vogliono averli. Ha fatto molte omelie, ch'io
ho lette; e, smesso il mestiere di tesserandolo, di cui campava in
Parma, è andato nel monastero dei Cisterciensi di Fontevivo[205], ove
tutto il dì, vestito da secolare, scrive in una camera assegnatagli
dai frati, predice il futuro, e vive a spese del monastero; e potrai
andare a vederlo, poichè è distante sol due miglia al di sotto della
strada. Allora osservò che i suoi compagni non vorrebbero deviare,
e che quindi mi pregava di provvederglieli, che me ne avrebbe avuto
grado. Continuò egli dunque il suo viaggio, e non l'ho mai più visto.
Io poi andai a quel monastero, quando n'ebbi tempo, e vi trovai un
cotal mio amico, frate Alberto Cremonella, entrato con me nell'Ordine
de' frati Minori il giorno stesso, in cui io vi fui ammesso da
frate Elia, Ministro Generale, in Parma l'anno 1238; ma, durante il
noviziato, ne uscì, restò secolare, imparò fisica, e finalmente entrò
nell'Ordine e nel monastero di Fontevivo, ove tutti lo stimarono
dottissimo. E, quando mi vide, disse gli pareva di aver veduto un
angelo del paradiso, essendochè mi amava vivissimamente. Allora gli
dissi che mi farebbe un segnalato favore se mi prestasse tutti gli
scritti di quel Veronese. E rispose: Sappiate, frate Salimbene, che io
sono tenuto in molta considerazione e posso molto in questo monastero,
e i frati, per loro bontà, e per quel tanto che so di fisica, mi
vogliono bene assai; se desiderate, posso prestarvi tutti i libri del
beato Bernardo. Colui, di cui parlate, è morto, e de' suoi scritti
neppure una sillaba rimase al mondo; perchè io di mia mano ho abraso
tutti gli scritti suoi; e ve ne dirò il come e il perchè. Vi era in
questo monastero un certo frate che sapeva benissimo l'arte del raspare
le carte, e disse all'Abbate: Padre...... giacchè è più chiaro della
luce del sole ch'io debbo morire, poichè io non sono punto migliore
de' padri miei, vi prego, Padre, se vi par buono, di assegnarmi alcuni
alunni, che amino di imparare a raspar le carte, perchè, morto io,
potranno tornare utili a questo monastero. Ma non trovandosi nessuno
che volesse imparare, tranne io, così dopo la morte del mio maestro,
e di quel Veronese, abrasi tutti i libri di questo, di modo che non ne
rimase lettera. E lo feci, parte per esercitarmi nelle abrasioni, parte
anche perchè quelle profezie avevano sollevato troppo grave scandalo.
Udito questo, io dissi in mio cuore: Anche il libro di Geremia profeta
una volta fu bruciato; ma chi lo fece bruciare non ne andò impunito,
come si legge in Geremia 36º; anche la legge di Mosè fu bruciata dai
Caldei, ed Esdra la riprodusse illuminato dallo Spirito Santo. Così
sorse in Parma un uomo, che nella sua semplicità ebbe l'intelletto
chiaro delle cose future, _perché Iddio parla ai semplici di cuore_,
Proverbi 3º. Però dopo molti anni, abitando io ad Imola, venne nella
mia cella frate Arnolfo mio Guardiano con un certo libretto scritto
sul papiro, e mi disse: Un notaio di questa Terra, amico dei frati,
mi diede a prestito da leggere questo libro, ch'egli copiò a Roma,
quando si trovò colà col Senatore Brancaleone di Bologna, e se lo tiene
molto caro, perchè lo compose e lo scrisse frate Girardino di Borgo
S. Donnino. Voi leggetelo, che avete studiato sui libri dell'Abbate
Gioacchimo, e sappiatemi dire se vi abbia qualche cosa di buono.
Lettolo e consideratolo, dissi a frate Arnolfo: questo libro non ha lo
stile degli antichi dottori, è frivolo, ed ha cose degne di riso; per
cui il libro fu diffamato e riprovato, e vi do il consiglio di gettarlo
nel fuoco a bruciare, e a quel vostro amico dite che porti pazienza
per amor di Dio e dell'Ordine nostro. Così si fece, e il libro fu
bruciato. È vero però che quel frate Girardino, autore dell'opuscolo,
dava argomento di credere che avesse in sè qualche cosa di buono. Era
famigliare, cortese, liberale, religioso, onesto, costumato, temperante
di parole, di cibo, e di bevanda, semplice nel vestire, ossequioso
con umiltà e mansuetudine; _Un uomo veramente amichevole in società,
più amico ancora che un fratello_, come disse il Savio ne' Proverbi
18º; ma la protervia nella sua opinione eclissava tutte quelle buone
qualità..... E per cagione di questo frate Girardino si fece legge che
nessuno nuovo scritto si publichi fuori dell'Ordine, se prima non è
stato approvato dal Ministro e dai definitori nel Capitolo provinciale;
e se alcuno contravvenga, digiuni tre giorni a pane ed acqua, e siagli
tolta l'opera sua....................................
a. 1254
L'anno 1254, Guido, fratello di Ghiberto da Gente, fu fatto Podestà di
Reggio, e vi morì nell'anno stesso, e fu sepolto nel convento vecchio
dei frati Minori, ove ora abitano le Suore Minori dell'Ordine di S.
Chiara. Si noti che anche la elezione di Papa Alessandro IV si può
ascrivere a questo millesimo, come al precedente, perchè fu eletto tre
o quattro giorni prima di Natale, e ne arrivarono le notizie a Ferrara
da Napoli il dì di S. Tomaso di Cantorbery.
a. 1255
L'anno 1255, indizione 13ª, fu data la Podesteria della città di Reggio
a Ghiberto da Gente, che era anche Podestà di Parma, e mandovvi, come
Vicario, un suo nipote, Guido De-Angeli, cittadino Parmigiano; e il
Vicario e Ghiberto da Gente in una furono spogliati della Reggenza
della città di Reggio dal collegio dei Giudici, i quali, senza il
concorso del Consiglio municipale, elessero Podestà Penazzo, figlio
del fu Giliolo da Sesso, il 3 di Marzo, lunedì prima della Quaresima.
E perciò sorse gran rottura tra Ghiberto da Gente Podestà di Parma e
il Comune di Reggio. E lo stesso anno, Bonifacio, figlio del fu Giacomo
da Canossa, stando e tenendo occupata la Rocca detta di Canossa contro
l'assenso del Podestà di Reggio....... perciò avendo Trisendo, suo
figlio, predato sulla strada del Comune di Reggio, il Podestà e il
Comune raccolsero un esercito di montanari attorno alla rocca stessa,
e l'assediarono, e vi costruirono trabucchi e màngani, a seconda della
volontà di quei di fuori, e ne capitanò le armi e l'impresa Alberto di
Canossa, e la rocca fu distrutta. Questa era la rocca della fu Contessa
Metilde, fondata da Atto suo avolo, a' tempi di Ottone I, Imperatore, e
si chiamava _Canusia_.
a. 1256
L'anno 1256, indizione 14ª il sunnominato Giacomo Penazzo da Sesso
fu eletto e confermato Podestà di Reggio a voce di popolo e degli
Anziani. E lo stesso anno, in Maggio, Guglielmo da Fogliano Vescovo di
Reggio vendette ai frati Minori di Reggio, per farne un convento, il
palazzo che l'Imperatore aveva donato a Nicolò di lui predecessore,
riserbandosi soltanto il diritto di ospitarvi quando si trovasse in
quella città. Ed i frati lo comprarono e pagarono coi denari riscossi
dalle suore dell'Ordine di Santa Chiara, alle quali avevano venduto
il Convento vecchio. (Questo accadde ai tempi di Papa Alessandro IV).
Ma siccome i frati Minori comprarono il detto palazzo coll'onere di
ospitalità all'Imperatore, in processo di tempo dissero a Rodolfo,
che era stato eletto Imperatore di volontà di Papa Gregorio X,
che possedevano il palazzo di lui in Reggio e lo abitavano, e che
desideravano che la dimora loro fosse da lui consentita. Ed egli
rispose che gradiva assai che il suo palazzo avesse tali ospiti,
e per amore de' frati Minori rinunziò liberalmente ad ogni diritto
ch'egli s'era riservato. E perciò diede loro due lettere segnate col
suo sigillo, nelle quali prometteva anche che, se le sue imprese per
il possesso dell'Impero volgessero prospere, avrebbe più validamente
confermata la sua concessione. Ma siccome il suaccennato convento era
angusto, i frati Minori comprarono ancora all'intorno terra e case.
a. 1257
L'anno 1257, indizione 15ª, fu assediato e preso a forza dal Comune di
Reggio Castel Adriano, cioè Castellarano[206], e molti furono i morti e
molti i prigioni. E que' del Frignano e della diocesi di Reggio che si
trovarono nel castello furono tormentati e uccisi.
a. 1258
L'anno 1258, indizione 1ª, Loterengo Andalò, Bolognese, fu Podestà di
Reggio; e, l'anno stesso, lo staio di frumento si vendeva cinque soldi
e mezzo imperiali, ma clandestinamente e in privato fu venduto anche
sei, sette, otto, nove, dieci, sin dodici soldi imperiali.
a. 1259
L'anno 1259, indizione 2ª, i Cremonesi, i Mantovani, i Ferraresi, il
Marchese Azzo d'Este, e il Conte di S. Bonifazio, tutti insieme, ad
unanimità, giurarono guerra ad Ezzelino da Romano. E l'istess'anno,
Ezzelino mosse con grosso esercito contro i Cremonesi sull'Adda, e
dai Cremonesi ed alleati vi fu sconfitto, fatto prigioniero, ferito,
morto, e sepolto nel Castello di Soncino, che appartiene ai Cremonesi.
Ma prima di morire, visse più giorni in quel castello, malato di
ferite, di dolore e di crepacuore, e fu sepolto sotto il palazzo del
castello. Credo che dopo la creazione del mondo non abbia mai avuto il
diavolo persona così somigliante a sè in ogni più raffinata malizia
di dar la morte. Era fratello di Alberico; e furono due demonii; ma
di loro abbiamo già parlato più sopra. Nel sussegnato millesimo,
Costantinopoli, che era stata già da tempo presa ed occupata dai
Francesi e dai Veneziani, fu per forza di guerra riconquistata da
Paleologo Imperatore Greco. E lo stesso anno, in Toscana d'Italia, ai
Fiorentini ed ai Lucchesi[207] toccò un miserando disastro. Fidenti sul
numero e sul valore dei loro invasero il contado di Siena; ma i Sanesi
calcolando sull'aiuto di Manfredi, allora Re di Sicilia, uscirono loro
incontro a guerra. Ed i Fiorentini ed i Lucchesi ebbero tradigione da
parte dei loro. Poichè a principio della battaglia, i capi principali
dei Fiorentini passarono dalla parte de' nemici, e in una coi Sanesi
infuriarono contro i loro concittadini. Si dice anche che di Fiorentini
e Lucchesi tra morti e feriti ne restassero sul campo più di seimila.
Quell'anno stesso io abitava a Borgo S. Donnino, e composi e scrissi
un altro lavoro _Delle tristezze_, alla maniera di Pateclo. Così pure
nel detto anno infierì in Italia una immensa morìa d'uomini e di donne,
sicchè all'ora dei vespri avevamo sempre in chiesa due morti. E quella
maledizione cominciò la settimana di passione, di modo che in tutta
la provincia di Bologna i frati Minori, la domenica delle olive, non
poterono ufficiare, tali erano i brividi che provavano; e questa peste
durò più mesi. Fu allora che morì Rubino di Soragna, zio di Uberto
Pallavicini, e fratello di Marchesopolo, ed io lo confessai. In Borgo
S. Donnino perirono di quella pestilenza trecento e più; in Milano
molte migliaia; a Firenze parimente molte migliaia; sicchè, per non
atterrire i malati, non si suonavano più le campane a morto.
a. 1260
L'anno 1260, indizione 3ª, sorsero i Flagellanti in tutto il mondo, e
tutti gli uomini, grandi e piccoli, cavalieri e popolani, andando per
le città processionalmente, preceduti dai Vescovi e dai Religiosi,
a nudo si flagellavano. E si componevano paci, si restituiva il mal
tolto, si confessavano le proprie colpe, sicchè i sacerdoti appena
avevano tempo di mangiare; e le loro labbra suonavano parole divine più
che umane, e la loro voce era come voce di moltitudine; e gli uomini
s'avviavano sul sentiero della salute, e componevano inni a onore
e lode di Dio e della beata Vergine, e li cantavano mentre andavano
flagellandosi in processione. Il Lunedì, festa d'Ognissanti, tutti
i Modenesi piccoli e grandi, e tutti quelli del contado di Modena,
il Podestà e il Vescovo collo stendale di tutte le confraternite si
recarono a Reggio, e si andarono flagellando per tutta la città; e i
più poi passarono a Parma il Martedì successivo al giorno d'Ognissanti.
E il Mercoledì, i Reggiani misero in pronto gli stendali d'ogni
parocchia, e fecero processioni intorno alla città, e il Podestà
di Reggio Ubertino Rubaconti de' Mandelli di Milano, anch'esso
s'andò flagellando. Quei di Sassuolo[208], sul principio di questa
benedizione, con licenza del Guardiano, mi tolsero dal convento de'
frati Minori di Modena, dove io allora abitava, poichè mi amavano molto
uomini e donne, e mi condussero a Sassuolo; poi a Reggio, poscia a
Parma, e, quando fummo a Parma, trovammo che questa benedizione già
vi era. Perocchè volava come aquila che vuol piombare sulla preda;
e in ciascuna città durava non pochi giorni; nè vi era alcuno tanto
severo, o invecchiato nel male che non si flagellasse volentieri. E
chi abborriva dalle flagellazioni era reputato peggiore del diavolo,
e lo mostravano a dito, come una singolarità e un uomo diabolico; ma
quel che è anche più, poco dopo, era colpito da infortunio di morte, o
di malattia. Il solo Pallavicino, che era allora Signore di Cremona,
e i suoi Cremonesi respinsero questa benedizione e devozione, perchè
come dice l'Ecclesiastico 10º, _Quale è il Reggitore d'una città,
tali ne sono anche gli abitanti_. E fece innalzare le forche lungo
il Po, per farvi impiccare quanti entrassero nel suo dominio con
queste flagellazioni, amando egli più il suo comodo temporale che la
salute delle anime, e la gloria del mondo più che la gloria di Dio.
Nulla ostante molti giovani timorati di Parma si proposero di andare
colà, disposti anche a morire per il perdono de' loro peccati, per la
fede cattolica, e per onore di Dio. Ed io era a Parma, e mi trovavo
col Podestà, che era uno di Pistoia, quando disse: «Quell'uomo ha il
cuore acciecato, pieno l'animo di malizia, e non sa di cose di Dio:
Guardiamoci dall'essergli occasione di far del male, e se non la vuole
la benedizione, la benedizione si allontanerà da lui». E soggiunse: Vi
pare fratelli, ch'io dica bene? Dite benissimo, io risposi, e siete
saggissimo, Signore. Allora egli mandò banditori per tutta Parma
comandando e proibendo, colla comminatoria di gravissime pene, che
nessun parmigiano osasse passare il Po; e così sbollirono gli ardori.
In quel tempo era tenuto in somma reverenza Obizzo Sanvitale Vescovo
di Parma. Queste cose avvennero nel millesimo sussegnato, pontificando
Papa Alessandro IV, anno sesto del suo pontificato, anno in cui si
cominciò a fabbricare la torre di Seggiolo al di là della Tagliata. Lo
stesso anno, Gregorio de' Bonici fece il suo ingresso, come Abbate,
nel monastero di S. Prospero di Reggio. E la città fu prosciolta
dall'interdetto e dalla scomunica, a cui era stata sottoposta sei anni.
E, lo stesso anno, doveva avere cominciamento il terzo di que' periodi,
in cui l'Abbate Gioachimo divide il mondo. Nel primo di tali periodi,
il Padre col mistero operò per mezzo de' Patriarchi e de' figli dei
profeti, quantunque le opere della Trinità siano indivisibili; nel
secondo, ha operato il Figlio per mezzo degli Apostoli e degli uomini
apostolici, del qual periodo il Figlio stesso dice in Giovanni _Il
padre mio ha operato sino a tuttora, ed io opero_. Nel terzo periodo,
opererà lo Spirito Santo per mezzo de' Religiosi. Così scrive l'Abbate
Gioachimo dell'Ordine di Flora. Il qual ultimo periodo diconlo
incominciato con quelle flagellazioni, che si fecero l'anno 1260,
indizione 3ª, quando quelli che si flagellavano chiamavano sè stessi
voci di Dio, non d'uomini. Lo stesso anno, il Re d'Ungheria, per
quistione di territorio, portò guerra al Re di Boemia con un esercito,
di cui facevan parte 240000 uomini di cavalleria, raccolti da diversi
popoli d'oriente e da' pagani; a cui si fece incontro, per tenergli
testa, il Re di Boemia con 100000 uomini di cavalleria, tra' quali è
fama che ne avesse 7000 con cavalli coperti di ferro. E azzuffatisi
sul confine dei due regni, il conflitto delle armi e de' cavalli
sollevò tal nembo di polvere che di mezzo e chiaro giorno appena un
uomo poteva distinguere un altro uomo. Finalmente gli Ungheri, caduto
il loro Re gravemente ferito, voltando le spalle e abbandonandolo, si
diedero a fuga precipitata. Ed, oltre ai morti di ferro, si dice che ne
restassero sommersi 14000 in un fiume profondo che dovetter passare. Ma
avanzandosi il Re di Boemia colla vittoria in Ungheria, fu richiesto
di pace dal Re degli Ungari, il quale restituì il territorio, che
era stato cagione della guerra; ed un matrimonio risaldò tra loro per
l'avvenire l'antica amicizia.
a. 1261
L'anno del Signore 1261, indizione 4.ª, nel Marzo, morì Simone
Manfredi, figlio di Giovanni di Bonifacio. Costui fu mio amico, di
parte della Chiesa, e in occasione di una grossa guerra si mostrò prode
e valoroso campione. Nello stesso millesimo ebbe luogo l'istituzione
e l'ordinamento della Regola dei militi della beata Vergine Maria,
per opera di frate Rufino Gorgone da Piacenza, che era stato molti
anni Ministro a Bologna, e allora era Penitenziere nella Corte
del Papa, e si trovava a Bologna per affari della Corte stessa. E
ad ordinarla concorsero coll'opera loro gli onorandi personaggi:
Loterengo Andalò Bolognese, che ne fu Priore o Prelato; Gruamonte;
Ugolino Capizio Lambertini Bolognesi; Bernardo da Sesso ed Egidio
di lui fratello; Fizaimone Baratti da Parma; Schianca degli Eleazari
da Reggio, e Rainero Adelardi di Modena. Costoro dai contadini, per
beffa e canzonatura, si chiamavano i Gaudenti: come se volessero
dire che si sono fatti frati perchè nessun altri pigli parte ai loro
beni, e volessero goderseli da per sè soli, secondo le parole di
quell'avaro, di cui parla l'Ecclesiastico 11.º: _C'è chi arrichisce
con poca fatica, e questa ricchezza è la sua porzione di mercede, in
quanto che dice: Ho trovato per me il mio riposo, ed ora mangerò de'
miei beni da solo_. Ricordo che quest'Ordine fu costituito in Parma
nel tempo dell'_Alleluia_, a tempo cioè di quell'altra fanatizzante
divozione, nella quale si cantava l'_Alleluia_, e i frati Minori
e Predicatori davano a credere di far miracoli, l'anno 1233, sotto
il pontificato di Gregorio IX. E fu costituito per opera di frate
Bartolomeo da Vicenza, dell'Ordine dei Predicatori, che allora era
tenuto in gran conto a Parma, e fu buon uomo; poscia diventò Vescovo
della Terra d'ond'era nativo. Ed i predetti frati vestivano lo stesso
abito che questi, con mantello bianco e croce rossa. In questo solo
differivano, che quelli si chiamavano militi di Gesù Cristo: questi
militi di Santa Maria. Ma quelli durarono molti anni, poi venner meno,
ed io ne ho veduto l'aurora ed il tramonto; chè pochi si ascrissero al
loro Ordine. Parimente questi, che si chiamavano Gaudenti, crescono
come il pane in mano ad un affamato, e credono di aver fatto un gran
che, un qualche cosa di singolare, appropriandosi la stessa foggia
di vestiario. Ma alla Corte di Roma sono stimati poco. E ciò per
cinque motivi: 1.º perchè di loro ricchezze non costruirono mai nè
monasteri, nè ospedali, nè ponti, nè chiese, nè si sa che abbiano
mai fatta altra opera pia; 2.º perchè tolsero a rapina molto di quel
d'altri, a uso de' potenti, nè restituirono il mal tolto; 3.º perchè
dopo aver sciupate le proprie ricchezze e fatte molte e grosse spese
in vanità e in pranzi, accogliendo alle loro mense gli istrioni anzi
che i poverelli di Cristo, eglino domandano alla Chiesa romana e
vogliono ottenere dal Papa licenza di occupare i conventi dei migliori
Religiosi, di qualsia Ordine, ed espellerli dalle loro abitazioni; 4.º
perchè sono avarissimi, e _la radice d'ogni male è l'avarizia_; 5.º ed
ultimo, perchè non veggo che servigi facciano alla Chiesa, ed a che
siano utili, se non fosse che curano la loro salvezza, la qual cosa
da Girolamo si chiama _santa rusticità_.... Di questo adunque basti.
Ora _è da godere coi godenti e da piangere coi piangenti_........ Papa
Alessandro IV morì l'anno 1261, ed ebbe successore Urbano IV, che diede
la Regola di questi Gaudenti.
a. 1262
L'anno del Signore 1262, indizione 5.ª, fu eletto Papa Urbano IV, e a
suo tempo fece due cose: Per opera dei crociati mise in fuga l'esercito
di Saraceni, che Manfredi, figlio di Federico II Imperatore spodestato,
aveva lanciato sul patrimonio della Chiesa, e conferì facoltà a Carlo
Conte di Provenza, fratello del Re di Francia, di ritogliere il Regno
di Sicilia a Manfredi che l'occupava.
a. 1263
L'anno 1263, indizione 6.ª, Papa Urbano IV diede e confermò
l'investitura del Regno di Sicilia a Carlo, e ne privò il sunnominato
Manfredi, che lo teneva di forza.
a. 1264
L'anno 1264, indizione 7ª, ai sette d'Agosto apparve una maravigliosa
cometa, quale nessuno mai, che allora vivesse, l'avea veduta. Sorgeva
con vivacissimo splendore dall'oriente, e allungava una lucidissima
coda sino a metà dell'emisfero, verso occidente. E quantunque fosse
mandata, forse, come segnale di molti eventi a diverse parti del mondo;
questo solo almeno di chiaro si è veduto che, avendo durato tre mesi,
al suo apparire Papa Urbano cominciò ad ammalare, e spirò la stessa
notte in cui la cometa disparve. E lo stesso anno venne a Modena da
Ferrara il Marchese d'Este con forte numero di fanti e di cavalli, e
una Domenica, che fu il 20 Dicembre, arrivarono da Firenze 200 militi
Guelfi, ad istanza di Giacomino Rangoni, di Manfredo Rosa da Sassuolo e
di tutto il partito di lui, cioè della Chiesa, e del Podestà di Modena,
Monaldo da Orvieto; e scacciarono dalla città la fazione di quei da
Gorzano, che erano del partito imperiale, e tutti i loro aderenti,
e restò morto Tomaso di Gorzano, e due della famiglia Bastardi, e
distrussero tutto il castello di Gorzano[209]; il qual fatto produsse
forte impressione nell'animo di tutti i Reggiani. Lo stesso anno morì
anche Papa Urbano IV.
a. 1265