Doveva dunque il ricco Arcivescovo tenere in casa sua il povero

Vescovo, e dire con Giacobbe Genesi 22º ecc; ma la sua avarizia e

tirchieria ne lo dissuase: e dopo la mia partenza da Genova seppi poi

che l'avevano ucciso. Simile a lui per avarizia ed esosità era il

Vescovo di Ferrara. Tanto che, quando il Patriarca di Gerusalemme,

arrivato a Ferrara d'oltremare, in viaggio per recarsi alla Corte

pontificia a trattare di suoi affari, lo pregò di ospitarlo una

notte nel suo episcopio, n'ebbe un rifiuto. Ma arrivato a Corte, e,

fermatovisi alquanto tempo, vi fu eletto Papa. Questi fu Urbano IV

oriondo di Troyes; e scrisse al Vescovo di Ferrara una lettera di

questo tenore: Sappi che ora io sono Papa, e non avendomi tu voluto

accogliere come ospite, quantunque l'Apostolo dica: Il Vescovo deve

essere ospitale, dell'avarizia e tircheria tua potrei ricambiartene

a misura del merito ecc. Non si è però mai saputo che il Papa ne

lo abbia punito. Tuttavia egli rimase sotto il peso di una continua

trepidazione, che gli valse per una non piccola punizione. Il Vescovo

suaccennato era oriondo di Brescia, medico, poi Vescovo di Piacenza.

Finalmente andò a Roma, ove ne ottenne il Vescovado di Ferrara. A

Piacenza teneva in casa due frati Minori, a cui per avarizia dava

un vitto meschino. Nell'anno 1248 Papa Innocenzo IV, che risiedeva

a Lione co' suoi Cardinali, mandò frate Simone da Montesarchio,

procuratore dell'Ordine dei frati Minori, di cui ho parlato più su, in

Puglia, perchè sottraesse il regno di Puglia e di Sicilia dal dominio

di Federico Imperatore deposto; e molti di quegli abitanti volse ad

abbracciare il partito della Chiesa. Ma finì che l'Imperatore lo fece

prendere, e gli fece subire diciotto torture, sostenute tutte da quel

frate con una fiera rassegnazione, senza che i tormentatori potessero

estorcere nulla dalle sue labbra, tranne che lodi a Dio; e Iddio operò

per intercessione di lui molti miracoli, e voglia il cielo che sia

intercessore anche per noi, e così sia. Questi fu mio amico e venne

meco dal Papa alla Corte di Lione, e passando da Nizza a Genova per

mare, ci raccontammo molti fatti. Era di statura mezzana e bruno,

somigliante a S. Bonifacio, uomo sempre allegro e intraprendente, di

buona vita e sufficiente coltura letteraria. Vi fu anche un altro frate

Simone, detto della Contessa, cui Iddio rese illustre, cingendolo di

una raggiante aureola di miracoli; e frate Giovanni da Parma lo fece

Ministro della provincia di Assisi, nella vallata di Spoleto. Questo

fu mio intimo amico nel convento di Marsiglia, l'anno in cui il Re

di Francia andò la prima volta oltremare, cioè l'anno 1248, anno in

cui i fuorusciti di Reggio, partigiani della Chiesa, presero di viva

forza tutti i castelli della montagna; e i Parmigiani ricuperarono

Bibbianello[140], Cavriago[141], Guardasone[142] e Rivalta[143], e

infierì anche una estesa moria, della quale restò vittima l'Abbate

di S. Prospero di Reggio. Lo stesso anno l'Imperatore già deposto

riconquistò Vercelli; e fu ucciso Bonacorso da Palù; e furono mandati

ostaggi in Puglia Ruzinente di Reggio e Maravone e molti altri

Reggiani. Il Re Enzo, che allora occupava la città di Reggio, fece

aprire un gran cavo verso la Scalopia[144] sino al Po; e il Vescovo di

Tripoli, che era de' Roberti di Reggio, morì in Parma, e fu sepolto

nella Basilica cattedrale, che è dedicata alla Beata Vergine; e

Bernardo di Rolando dei Rossi da Parma, cognato di Papa Innocenzo IV,

fu preso e ucciso dagli imperiali, perchè, tornando da Fornovo, il

suo cavallo incespicò e cadde a terra. Che se l'Imperatore l'avesse

avuto in mano vivo......... e la guerra era grossa. L'Imperatore aveva

il suo quartiere a Cremona, e faceva spesso sue scorrerie sull'Agro

parmigiano, e si soffermava talora ne' dintorni di Parma co' suoi

tedeschi ed altri di parte sua, spiando l'occasione di vendicarsi de'

Parmigiani, che l'avevano cacciato in fuga, e distrutta Vittoria sua

città, costrutta presso Parma, in una località chiamata Grola. E in

quel tempo teneva la signoria di Modena, Reggio e Cremona, mentre que'

cittadini di queste città, che parteggiavano per la Chiesa, vagolavano

al di fuori schivando sempre le strade. Nell'anno suindicato Lodovico

Re di Francia passò il mare per battere i Saraceni d'Oriente, e prese

loro Damiata;[145]; i Bolognesi assediarono Bazano, castello de'

Modenesi, lo espugnarono e lo occuparono il giorno 6 di Luglio. Così

la Chiesa, mentre era allora Legato in Lombardia Ottaviano Cardinal

diacono, ricuperò le Romagne e riacquistò quasi tutta la Marca

d'Ancona. Nell'anno predetto, come già accennai, Lodovico Re di Francia

co' suoi tre fratelli, coll'esercito e con una innumerevole caterva di

volontarii, tutta gente del volgo, verso la Pentecoste, presa la croce,

incominciò il suo viaggio e passò il mare per debellare i Saraceni e

ricuperare Terra Santa. E a prima giunta occupò Damiata; ma poi, per le

colpe dei Francesi, restò ucciso Roberto secondogenito fratello del Re,

ma non mancò di colpa il Re stesso, perchè, inebbriato dalla fortuna

del primo fatto d'armi, ciecamente credette di avviluppare tutti i

Saraceni, e d'un colpo solo distruggerli tutti. Nella vallata di S.

Giovanni di Morienna (che si stende da Susa in Lombardia sino a Lione,

tra la città di Grenoble e il castello di Ciamberì) ad una lega di

distanza da Ciamberì vi è una pianura, che si chiama propriamente valle

di Savoia, sopra la quale alzava il capo un monte altissimo, che in

quell'anno una notte franando ingombrò, anzi otturò, la valle; e quella

frana si vede ancora lunga una lega, e larga una e mezzo, e sotto vi

restarono sepolte sette parocchie con quattromila abitanti. Quando

accadde questo disastro io era a soggiornare nel convento di Genova,

ove udii la voce che ne correva; ma l'anno dopo passai per quella

contrada, cioè per Grenoble, e me ne accertai. Dopo tempo poi, abitando

io nel convento di Ravenna, ne interrogai frate Guglielmo Ministro

Provinciale di Borgogna, che passò da Ravenna per andare ad un Capitolo

generale, e ne scrissi fedelmente e veracemente tutto quello che ne

seppi.

a. 1249

Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. I · 第 16 / 28 段