[485] _Dottrina Cristiana Etiopica—Araba—Italiana Roma_ 1786. in 4.
Lo stesso traduttore lo trasportò anche in lingua Amharica, che è la
volgare del paese.
[486] _Alphabetum Aethiopicum sive Gheez, et Amharicum cum oratione
Dominicali, Salutatione Angelica, Symbolo fidei, praeceptis Decalogi,
et initio Evang. S. Iohannis. Romae_ 1789. in 8.
[487] _Alphabetum Persicum cum oratione Dominicali et Salutatione
Angelica. Romae. Typis S. Congr. de Prop. Fid._ 1783. in 8.
[488] _Rudimenta linguae Coptae sive Aegyptiacae ad usum Collegii
urbani de Propaganda Fide. Romae typis ejusdem S. Congr._ 1777. in 4.
[489] _Didymi Taurinensis litteraturae Copticae rudimentum. Parmae ex
R. Typographaeo_ 1783. in 4.
[490] _Della lingua propria di Cristo. Parma_ 1772. in 8. p. 41. e
seguenti.
[491] _Ignatii Rossii Etymologiae Aegyptiace. Romae_ 1808. in 4. Il
signor Sacy nel _Rapport historique_ già citato non ha fatta menzione
di questʼopera, nè del catalogo della libreria Nani del Mingarelli, di
cui parlerò fra poco.
[492] _Lexicon Aegyptio-Hebraicum, nempe vocum Aegyptiarum, quae
ex Hebraica lingua derivantur._ Precede, _De Hebraismo Aegyptiorum
dissertatio_ del medesimo. Eʼ nelle simbole Fiorentine del Gori T. 4.
[493] _Euchologium Alexandrinum Copto-Arabicum editum cura Raphaelis
Tuki Episcopi Arsenovensis, cujus partes sunt Missale. Romae_ 1746.
_Pontificale ib._ 1761. _Rituale_ 1763. _Teotochiae_ 1764. T. 5. in 4.
[494] _Psalterium Alexandrinum Copto-Arabicum. ib._ 1749. in 4.
_Diurnum Alexandrinum Copto-Arabicum. ib._ 1750. in 4.
[495] _Specimen versionum Danielis Copticarum nonum ejus caput
Memphitice et Sahidice exhibens. Edidit et illustravit Frid. Munter
Hafniensis. Romae_ 1786. in 8. Ejusdem _Commentatio de indole versionis
Novi Testamenti Sahidicae. Accedunt fragmenta epistolarum Pauli ad
Timoteum ex Membranis Sahidicis Musaei Borgiani Velitricis. Hafniae_
1789. in 4. Alcune opportunissime varianti al primo di questi due libri
ha date il chiarissimo signor Quattremère nelle _Notices et Extraits
des MSS. de la Bibl. ec. de Paris_ T. 8. p. 222.
[496] _Fragmentum Evangelii S. Iohannis Graeco-Copto-Thebaicum saeculi_
IV. _Additamentum ex vetustissimis Membranis Lectionum Evangelicarum
divinae Missae Cod. Diaconici reliquiae, et liturgica alia fragmenta
veteris Thebaidensium Ecclesiae ante Dioscorum ec. opera et studio F.
Aug. Ant. Georgii. Romae_ 1789. in 4.
[497] _De Miraculis S. Coluthi et reliquiis actorum S. Panesniu
Thebaica fragmenta duo ec. opera et studio_ ejusdem. ib. 1793. in 4.
Lʼopuscolo deʼ Miracoli di S. Coluto aveva in gran parte veduta la
luce nel 1783. nellʼopera intitolata: _Monumenta anecdota ex MSS. Cod.
eruta. Romae, apud Fulg._ T. 4. p. 47. colla traduzione e le note dello
stesso P. Giorgi.
[498] _Spec. Vers. Dan. Copt._ p. 3. Il P. Giorgi aveva cominciata la
traduzione delle profezie di Daniele dalla versione Copto-Memfitica,
ma distratto da altre cure non potè condurla a fine. Egli lo dice
in _Fragm. Ev. S. Joann._ p. 232. e lo ripete il signor Quatrèniere
_Notices et extrats de la Bibl._ T. 8. p. 221. Anzi preparava ancora
la traduzione deʼ Profeti minori secondo lʼAbate Caluso, _Dydimi Taur.
literaturae Copticae rudim._ p. 17.
[499] _Aegyptiorum codicum reliquiae Venetus in Bibliotheca Naniana
asservatae. Bononiae_ 1785. in 4. Il P. Cavalieri nella vita del
Mingarelli ci avverte, che egli era presto di stampare la terza parte
di questʼopera, e già lʼimpressione era al nono foglio pervenuta,
quando morì. Il manoscritto però era compiuto, e forse sarà a Bologna.
Ivi è nella libreria dellʼUniversità una sua collezione di modi di
dire e di voci Copte Memfitiche, Tebaiche ec. Egli le raccolse avendo
in animo di dare un giorno unʼappendice al Lessico Copto del La Croze,
o anche un nuovo Lessico. Il P. Cavalieri cʼinsegna altresì, che il
Mingarelli scrisse una lettera Latina al Canonico Giuseppe Guazzuli, in
cui spiegò alcune voci Tebaiche, che neʼ suoi Codici Naniani non aveva
potuto intendere.
[500] _Caballeros Bibl. Script. Soc. Iesu, Suppl._ I. p. 246.
[501] _Ignatii Rossii Etymologiae Aegyptiacae. Romae_ 1807. in 4.
[502] _Efemeridi letterarie di Roma_ 1774. p. 348.
[503] _De inscriptionibus Palmyrenis, quae in Museo Capitolino
adservantur interpretandis epistola. Romae apud Fulg._ 1782. in 8. E
nel quarto volume del Museo Capitolino.
_Della lingua
Armena._
~CAPO~ XX.
Affatto diversa da queste è la lingua Armena, che si vuole esser lingua
madre ed antichissima, quantunque siasi poi molto guasta e corrotta per
lʼintroduzione di un numero grande di voci straniere e massimamente
deʼ popoli confinanti, ed i suoi caratteri siano inventati solamente
nel quinto secolo dellʼEra volgare. LʼAbate Amaduzzi diede un breve
saggio della storia di questa lingua collʼAlfabeto della medesima[504].
Egli ricorda un Dizionario _pentaglotto_, che il P. Gabriele Villa
Cappuccino aveva compilato delle lingue Armena letterale e volgare,
Latina, Italiana, e Francese. Ne uscì il prospetto dai torchj di
Propaganda il 1780. ma non so che lʼopera sia poi venuta in luce. Ma
a mostrare il valore deglʼItaliani nellʼArmeno basta lʼedizione delle
opere di S. Giacomo Nisibeno del Cardinale Niccolò Antonelli[505] che
o si riguardi la cognizione di questa lingua, o lʼerudizione nelle
scienze sacre e nellʼecclesiastica storia è tenuta in gran pregio. Ma
una piccola colonia dʼArmeni che si ricovera in Italia, da un Governo
Italiano riceve asilo, e protezione, e questa prende a nuova sua patria
dando opera diligente agli studj, non deve esser da me dimenticata.
Un divoto drappello di monaci di quella nazione col loro istitutore
Mechitar il 1702. fuggiti prima dal lor paese poi da Metone in Morea
per vivere con sicurezza nella Cattolica comunione, e nella severa
osservanza della monastica vita si ripararono nellʼisoletta di S.
Lazzaro di Venezia, dove molte opere dettero in luce nella loro lingua.
Fra queste vuolsi nominare una bella Bibbia assai migliore di quella,
che un altro Armeno avea pubblicata in Amsterdam il 1672. Lo stesso
institutore Mechitar compilò un Lessico dellʼantica lingua Armena
lodatissimo, e lo fece uscire daʼ torchj Veneti in due volumi, e gli
altri suoi Monaci molte opere tradussero elementari di grammatica, di
rettorica di filosofia, e il P. Giovanni da Sebaste la somma di S.
Tommaso[506].
Nè ha cessato mai questo pio e dotto stuolo di rendersi benemerito
della letteratura Armena, non meno che della Religione. Il signore
Chahan di Cirbied Professore di lingue Orientali a Parigi ci ha dato
recentemente un diligente ragguaglio delle letterarie fatiche da
esso sostenute negli anni passati e lo ha inserito nel _Magazzino
Enciclopedico di M. Millin_[507]. Hanno quei Monaci eretta una
copiosa libreria, ed una stamperia migliore di quante mai furono e
sono per quella lingua, corredata ancora dei caratteri nostri, Greci
ed Arabi. Daʼ loro torchj uscirono molte traduzioni dal Latino, e
dallʼItaliano, alcune grammatiche, le istituzioni della rettorica
dellʼArcivescovo Stefano Acontz, lʼaritmetica del P. Aghamalian, e
parecchi libri sullʼeducazione. Il P. Ciamciam pubblicò nel 1786. la
storia dellʼArmenia dalla prima sua origine fino al 1784. in tre volumi
in 4. il P. Ingigian nel 1794. la descrizione in prosa e in versi
del Bosforo di Costantinopoli, e il P. Bronian nellʼanno medesimo un
trattato di geometria teorica, e pratica. Nè hanno dimenticati gli
antichi autori, ma nel 1790. dettero in luce le favole di Mikitor Kosch
autore del secolo duodecimo, nel 1792. la spiegazione del _Narek_
libro di preghiere, o piuttosto di conversazione con Dio, nel 1793. la
storia delle guerre tra la Persia, e lʼArmenia di Lazaro di Parbo che
visse nel quinto secolo, e nel 1796. lʼarte dellʼeloquenza, o le _crie_
di Mosè di Khorene contemporaneo del precedente scrittore, cui il P.
Zonrabian aggiunse molte annotazioni erudite[508]. Nè bastò ciò a quei
prestantissimi Monaci, ma non rade volte hanno inviate in Armenia ed
ovunque si trovano Armeni persone da essi ammaestrate per ispargere
fra queʼ popoli lʼamor delle lettere, e conservarli nellʼesercizio
della Religione, e della Cristiana Morale. Stranieri erano e sono
queʼ monaci, e perciò i loro studj propriamente non appartengono a
questo mio ragionamento. Se però ben si considera, le lettere e le
arti si promuovono non solo per opera di coloro che le coltivano, ma
ancora peʼ Mecenati, che i coltivatori dellʼune e dellʼaltre accolgono,
e alimentano, ed incoraggiano. Che se gli scrittori di storia
letteraria non credono dʼaver bastevolmente descritti i progressi della
letteratura, se deʼ Mecenati non fanno onorevol menzione, ragion voleva
che io pure parlassi quì del Governo Veneto e del Cardinal Borgia e
della famiglia Nani, per cui tante opere eccellenti relative alle
lingue Orientali hanno veduta la luce. E molto più vuolsi dir ciò della
Sacra Congregazione di Propaganda, alla quale, oltre ad alcune opere,
di cui ho fatto parola si deve la maggior parte di quelle relative alle
lingue Indiane, che ora mi restano da ricordare.