NOTE:

[458] _Meminerimus, quas nominibus discerpsimus Hebraicam, Phoeniciam,

Samaritanam, Chaldaicam, Arabicam, Aethiopicam linguam, non totidem

linguae esse, sed unius, quam communi nomine Orientalem recte dixeris,

propaginem, ac dialectos. Michaelis in notis ad Lovvth de S. Poes.

Hebr. apud Ugol._ T. 31. p. 194.

[459] _Specimen variarum lectionum sacri textus et Chaldaica Estheris

additamenta cum latina versione et notis ex singularii codice Pii VI.

Accedit appendix de celeberrimo codice tritaplo Samaritano Bibliothecae

Barberinae. Romae_ 1782. in 8.

[460] _Antonii Zanolini Grammatica Institutio linguae Syriacae.

Patavii_ 1742. in 8.

[461] _Lexicon Syriacum cum auctoris disputatione de lingua Syriaca,

versionibus Syriacis, et de Maronitis. Patavii_ 1742. in 4. Sopra ho

mostrato come questo scrittore fu plagiario del Buxtorf, e dʼaltri

nella Grammatica e nel Lessico Caldeo-Rabbinici. Dubito, che la taccia

medesima si sia meritata anche in queste opere. Certo è almeno, che

quello che dico quì nella prefazione alla p. VII. intorno alle Versioni

Siriache è preso dal Filologo Ebreo del Leusden.

[462] _Bibliotheca Orientalis Clementino-Vaticana, in qua MSS. codices

Syriacos, Arabicos, Persicos, Turcicos, Hebraicos, Aethiopicos,

Graecos, Aegiptiacos, Ibericos, Malabaricos jussu et munificentia

Clementis XI. ec. ex Oriente conquisitos etc. recensuit ec. Romae_

1719. 1728. T. 4. in f.

[463] _Acta SS. Martyrum Orientalium, et Occidentalium. Romae_ 1748. T.

2. in f. Si aggiunge il _Codex Liturgicus_, ed altre opere di questi

instancabili e dottissimi scrittori.

[464] _Romae_ 1732.—46. T. 6. in fol. Il cognome del P. Benedetti era

Ambarach, che in Siriaco significa Benedetto.

[465] Opuscoli del P. Calogerà T. 37.

[466] _Daniel secundum LXX. ex Tetraplis Origenis nunc primum editus e

singulari Chisiano codice annorum supra DCCC. Romae typis Prop. Fid._

1772. in f.

[467] _Specimen ineditae et hexaplaris Bibliorum versionis

Siro-estranghelae cum simplici atque utriusque fontibus Graeco et

Hebraeo, cum duplici latina versione, ac notis, ac diatriba de

rarissimo Codice Ambrosiano. Parmae_ 1778. E di nuovo stampato

dallʼEichornio a Lipsia nellʼanno stesso, e poi dal Tyohsen a Rostock

nel 1793.

[468] _Daniel secundum editionem LXX. Interpretum ex Tetraplis

desumptam ex Codice Syro-Estranghelo Bibl. Ambr. Syriace edidit, latine

vertit, praefatione notisque criticis illustravit Cajetanus Bugatti

ec. Mediolani_ 1778. in 4. Dopo avere scritte queste cose, una bella

lettera mʼè pervenuta del Sig. Abate Amadeo Peyron, del quale ho già

parlato altrove. Egli con profonda dottrina mi ha indicati i pregj

principali dellʼopera del Bugatti, e parecchi errori commessi dal

Norberg nel suo Geremia ed Ezechiele, e dallo Spohn nello _Jeremias ex

collatione septuaginta Interpretum_. Mi parla altresì degli atti deʼ

Martiri dellʼAssemani, e mi indica qualche errore della traduzione,

come nel T. 2. p. 68. dove si legge _Maximianus Imperator anno post

susceptum Imperium_, e si doveva dire _anno quarto Regni Numeriani_. In

generale mi avverte, che non è da fidarsi sempre di quella traduzione,

la quale talvolta è troppo ristretta, talvolta è diffusa troppo.

LʼAssemani non era molto perito nella lingua Latina, e traducendo

rozzamente consegnava la sua versione a non so qual latinista, perchè

lʼacconciasse in miglior foggia. Questi che nulla sapeva di Siriaco

pensava solo ad essere elegante, e nulla era sollecito della fedeltà.

La cosa andò assai meglio per lʼopere di S. Efrem, nelle quali la

traduzione è più ristretta e fedele. A me rincresce di non poter

quì aggiungere la stessa lettera; ma questa contiene qualche tratto

Siriaco, ed a me mancano i caratteri di questa lingua.

[469] _Roma_ 1782. in 8.

[470] _Romae_ 1779. in f.

[471] _Neapoli_ 1767.

_Delle Lingue

Araba, e Turca._

~CAPO~ XVIII.

Alla lingua Araba appartengono in parte alcune delle gloriose fatiche

degli Assemani, delle quali ho parlato di sopra; e ad esse vuolsi

aggiungere un breve compendio della Grammatica Arabica di Giuseppe

Simonio, che non è però di molto momento[472]. Dagli Assemani non si

debbono separare lʼamico loro P. Benedetti, di cui ho parlato altrove,

e il pronepote di Giuseppe Simonio signor Ab. Simone Assemani dotto

Professore di lingue Orientali nellʼUniversità di Padova. Il primo

tradusse dallʼArabo le opere di Stefano Aldoense Patriarca dʼAntiochia

sulla liturgia, e sullʼorigine deʼ Maroniti[473]. Il secondo più e

diverse cose ci ha date, e tutte pregevolissime, le quali domandano

ora il mio discorso. Prima però che io dica di queste debbo far parola

dʼuna turpe, e troppo celebre impostura per lui gloriosamente scoperta

innanzi ad ogni altro[474]. Nel 1784. si pretese dʼaver trovato il

Codice diplomatico di Sicilia sotto il governo degli Arabi in un

manoscritto del Monastero di S. Martino di Palermo. Un certo Abate

Vela Maltese Professore di lingua Araba ne fece la traduzione, e il Re

di Napoli ne fece fare la stampa. Il 1786. furono mandati i primi fogli

di quellʼedizione al Professore Assemani, il quale per la cognizione

grandissima, che ha di questa lingua, come prima ne ebbe lette poche

linee vi scorse errori sì gravi e tali incongruenze, che dette di quel

Codice giudizio sfavorevole. Confermò egli il suo giudizio, quando

gli fu inviata una seconda, e più diligente impressione di quei primi

fogli, i quali disse non essere intelligibili, tranne qualche linea

scritta in lingua Maltese piuttosto che in Arabo. Ma il Signor Olao

Tichsen Professore a Rostock dette una sentenza contraria, e dichiarò

autentico il Codice. Nella diversità delle due opinioni si prestò

fede al Professore straniero più che a quello abitante in Italia, al

giudizio conforme alle concepite prevenzioni più che al contrario,

e lʼopera fu mandata in luce e dedicata al Re colla prefazione e le

note del signor Airoldi[475]. Nè quì si arrestò lʼAbate Vela, ma

vantò un commercio di lettere con Marocco e nuovi Manoscritti. Si

cominciò unʼaltra opera intitolata il Consiglio di Egitto, di cui pure

lʼAssemani avutone un saggio dette giudizio non diverso dal primo. Si

volle allora por fine aʼ contrasti. Fu chiamato da Vienna il dotto

signor Giuseppe Hager, che recatosi a Palermo, e veduti queʼ codici

pronunziò esser questi una narrazione dei detti e fatti di Maometto

guasta e interpolata, affinchè niuno potesse rilevarne il senso, e la

parte leggibile scritta era in lingua Maltese. Scoperta finalmente

così lʼimpostura trionfò la dottrina del Professor Padovano, e lo

sciagurato Vela fu condannato alla carcere[476].

Ma lʼAssemani dette ancora più altri non equivoci segni delle profonde

sue cognizioni in questa lingua. Tale è il _saggio sullʼorigine

culto letteratura e costumi degli Arabi avanti il Pseudo-profeta

Maometto_[477]. Altri prima di lui avevano trattato questo argomento,

traʼ quali giova quì ricordare il suo grande prozio Giuseppe Simonio

Assemani in una dissertazione sullʼorigine, e religione di questa

nazione, che egli aggiunse alla sua traduzione della Cronica Orientale

di Benrahebo. Ma ciò che si era detto prima di lui è quì esposto

più brevemente, e molte altre pregevoli notizie vi sono, che quegli

scrittori o non conobbero, o dimenticarono. Non meno commendabile di

questo libro è il Catalogo dei codici Orientali della Veneta libreria

Nani[478]. Le opere in essi contenute sono indicate con diligenza, e

se ne pubblica ancor qualche parte, come alcuni Calendarj, le vite

dʼalcuni antichi Filosofi, e la serie deʼ Monarchi Persiani, Arabi, e

Turchi. Egli vi aggiunse la illustrazione delle monete Cufiche[479],

e dʼalcune tessere di vetro corredate dʼiscrizione cufica, che

quella nobile famiglia conserva; e quì non solo illustra dottamente

le une, e lʼaltre, ma dà altresì la storia della Zecca Arabica, la

quale mostra aver avuta origine nellʼanno 76. dellʼEgira, cioè 695.

dellʼera volgare, e parla delle otto Dinastie deʼ Principi, alle quali

le monete Naniane appartengono[480]. Mi rincresce, che non ho veduto,

nè in altro modo ho avuta bastante notizia della sua opera sul globo

Celeste Cufico del Museo Borgiano, di cui perciò non posso parlare. Per

lo stesso motivo debbo contentarmi dʼindicar solamente la grandʼopera

del signor Canonico Rosario Gregorio intitolata, _Rerum Arabicarum

quae ad historiam Siculam spectant ampla collectio_. E forse più altre

opere a me ignote avrà somministrate la Sicilia, dove gli Arabici

studj si coltivano con molto ardore. Se però son costretto a tacer di

questo, ricorderò almeno lʼepistola breve, ma dottissima del celebre P.

Agostino Giorgi al signore Hvviid, nella quale delle versioni Arabiche

del Vecchio Testamento parla con molta erudizione[481]. Debbo altresì

far onorevole rimembranza della Romana Congregazione che dicesi di

Propaganda, la quale mentre con ogni studio si adopera per diffondere

i lumi dellʼEvangelio fra i popoli più remoti, con questo intendimento

fa comporre grammatiche e lessici delle lingue orientali o in esse fa

tradurre più e diverse cose spettanti alla nostra Cattolica Religione.

Non ebbero altra origine la breve Grammatica arabica dellʼAssemani

di cui sopra ho parlato, e le traduzioni in questa lingua dʼuna

dichiarazione copiosa della Dottrina cristiana del 1770. dʼun esercizio

divoto alla Vergine santissima addolorata del 1763. dʼun Breve del

Pontefice Pio VI. ai Maroniti dei 17. Luglio 1779. e della Teologia

Morale del P. Antoine del 1797.

Per la lingua Saracena posso citar solamente una breve ma bella

epistola _in saracenicum Theodosii Distichon_ del Signor Abate de

Rossi, che si legge nellʼAppendice romana della storia bizantina. Si

tratta ivi dʼun distico scritto nel decimo secolo in una lingua antica

molto, che ha sofferte grandi alterazioni, e scritto da un Greco,

il quale probabilmente non la sapeva, e con caratteri Greci che non

possono mai rappresentar gli Arabici. Bisognava dunque indovinare, e

la divinazione richiedeva le cognizioni grandi dellʼautore. La sua

spiegazione però non piacque al P. Giorgi, che glʼindirizzò una più

lunga lettera ripiena anchʼessa di Arabica erudizione, nella quale

propone una spiegazion diversa. Chi deʼ due ha ragione? Si tratta come

ho detto dʼindovinare, e perciò credo, che difficilmente gli uomini più

dotti potranno decidere. Dirò però solamente, che la spiegazione del de

Rossi è più naturale.

Questa epistola mi conduce naturalmente a far parola della lingua

Turca, della quale molto si è reso benemerito il chiarissimo signore

Abate Giambattista Toderini colla sua opera della Letteratura

Turchesca[482]. Le scienze, gli ameni studj; le Accademie, le

Biblioteche, la storia tipografica di Costantinopoli dal 1726. fino

al 1786. tutto vi è accuratatamente, e copiosamente descritto.

Troppo dovrei diffondermi se dovessi indicare le cose tutte, che in

questʼopera si trovano, degne dʼessere specialmente commendate. Basti

solo il ricordare il Catalogo della Biblioteca del Serraglio, che niuno

ha mai potuto ottenere, ed egli avendolo destramente fatto trascrivere

lo ha quì pubblicato in lingua Turca, ed Italiana.

Le lingue Turca, e Greca volgare volle insegnare il P. Bernardino

Pianzola Minor Conventuale, ne raccolse le prime regole, e ne fece

brevi dizionarj[483]. Ma troppo mancanti sono i suoi Dizionarj e troppo

scarse le sue regole grammaticali. Oltre a ciò inopportunamente egli

ha adoperate le nostre lettere, che non possono supplire alle lettere

turche, e per la lingua Greca debbono produrre molti equivoci.

Alla lingua Turca farò succeder la Kurda; non perchè le sia affine, ma

perchè si parla nel Kurdistan provincia al signor Turco tributaria,

nè avrei altro luogo dove potessi acconciamente favellarne. Essa

trae lʼorigine dalla Persiana, ma col proceder degli anni, si è in

tal guisa alterata, che si è formata una lingua nuova. Era questa

ignota allʼEuropa, e il primo che ne abbia data la grammatica ed il

Vocabolario è stato il P. Maurizio Garzoni Domenicano, che stette

là Missionario per ben diciottʼanni[484]. Non pretende lʼautore, che

lʼopera sua sia perfetta, e che altri non possa un giorno migliorarla.

E chi potrebbe esiger tanto, quando egli è il primo a dettar leggi di

quella lingua non solamente fra i nostri, ma fra il popolo stesso, che

la parla?

Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana procurata nel secolo XVIII. dagli Italiani - Parte II · 第 18 / 32 题