[453] _Senatus-Consulti de Bacchanalibus, sive æenæ vetustae tabulae
musaei Caesarei Vindobonensis explicatio, auctore Matthaeo Aegyptio.
Neapoli_ 1729. in f.
[454] _Langlet Meth. pour etud. lʼHist._ T. 14. p. 340. _ediz._ 1772.
in 12.
[455] Egli lasciò manoscritta ancora unʼampia collezione dʼiscrizioni
cristiane e di figuline, ed i volumi, che contengono questo tesoro
dʼantiquaria, sono ora nella Vaticana.
[456] _Stephani Antonii Morcelli de stilo inscriptionum latinarum libri
tres. Romae_ 1781. in 4.
[457] _Inscriptiones Commentariis subjectis Ibid._ 1783. in 4. Possono
gareggiare col Morcelli in questo genere il P. Guido Ferrari, che le
sue iscrizioni stampò in Milano il 1765., e lʼAbate Luigi Lanzi, che
parecchie ne pubblicò in Firenze. Non parlo poi deʼ viventi signori
Canonico Schiassi di Bologna ed Abate Zannoni di Firenze elegantissimi
scrittori di questo genere.
_Delle lingue
Samaritana, e Siriaca._
~CAPO~ XVII.
Dopo avere a lungo ragionato di quelle lingue, che dallʼEbraica
ebber origine, ma ne serban le tracce più oscuramente, è tempo
ormai che passi allʼaltre, che ad essa con più stretti vincoli sono
congiunte[458]. Tali sono la Samaritana, la Siriaca, ed altre. Poca
materia mi somministra la prima. Il P. Giorgi in più e diverse sue
opere ha mostrato quanto in essa fosse profondo; ma siccome lʼha fatto
per incidenza, non mi tratterrò parlando di lui. Farò bensì onorata
menzione del Sig. Abate de Rossi, che in tutte le lingue Orientali
è così grande. Per più e diverse occasioni scrisse componimenti in
questa e in altre lingue Orientali che ho ricordati altrove. Un celebre
codice poi della libreria Barberini di Roma gli offerse nuova occasione
di mostrare il suo valore in questa lingua[459]. Il Bianchini, il
Bjoernstahel, e il Hvviid avevano dati saggi di quel codice; ma
parecchi errori avevan commessi, che il Signor de Rossi emendò, ed
alle altre mancanze loro supplì dottamente.
Meno breve sarò parlando della lingua Siriaca. Il Zanolini, di cui ho
già fatta menzione, parlando della lingua Ebraica, si esercitò ancora
nella Siriaca. Egli dette in luce la Grammatica di questa lingua[460]
e il Lessico[461], in cui però ebbe in animo di provvedere solo ai
principianti, onde il suo lessico serve soltanto allʼintelligenza della
version Siriaca del nuovo Testamento, nè si estende più oltre. Ma cose
di molto maggior momento ci si offrono da altri. Tali sono le opere
degli Assemani, e del P. Benedetti Gesuita, Siri Maroniti di nascita ed
Italiani per domicilio. La Biblioteca Orientale Clementino-Vaticana di
Giuseppe Simonio Assemani è opera classica ed è grave danno, che non
sia compiuta[462]. Molti sono gli antichi monumenti Siriaci, che quì
si vedono pubblicati per la prima volta, come pur molte ed egregie son
le notizie alla storia letteraria appartenenti, ed alla Ecclesiastica,
esposte dal dotto autore. Nè meno commendabile è la collezione
degli atti deʼ Martiri Orientali, e Occidentali di Stefano Evodio
Assemani[463], e lʼedizione delle opere di S. Efrem Siro cominciata dal
P. Benedetti e dopo la morte di questo da lui condotta a fine[464].
Che se vantarsi non può lʼItalia dʼaver data a questi la nascita, può
ben vantarsi dʼaverla data a un de Rossi e ad un Bugatti illustratori
anchʼessi chiarissimi di questa lingua, deʼ quali debbo ora parlare.
Mancava la traduzione dei Settanta alle profezie di Daniele, e a questo
difetto si era supplito con quella di Teodozione. Qualche frammento ne
aveva raccolto il Montfaucon neʼ suoi Esapli, ma questi non facevano,
che accendere vie più il desiderio di averla tutta. Trovavasi questa
in Roma in un codice della libreria Chigi, del quale avevano fatta
parola parecchi letterati. Fra questi il Mazzocchi avendone ricevuto
un piccolo saggio ne conobbe il pregio ugualmente, che qualche
difetto, cui indicò nella sua Diatriba _de Graeco Prophetarum codice
Chisiano_[465]. Il Bianchini però, che aveva in animo di ristabilire
i Tetrapli dʼOrigene aveva tratta copia del Daniele Chigiano. Morto
lui senza aver potuto eseguir lʼopera meditata il P. de Magistris
determinò di pubblicare il Daniele, siccome fece con molto corredo
dʼerudizione, e di dottrina[466]. In questa edizione oltre alla
versione dei Settanta si ha unʼerudita prefazione; copiose, e belle
note, in cui colle traduzioni Siriaca, Araba, Copta ed Etiopica, e
cogli altri libri da essi tradotti si illustra il loro Daniele, la
traduzion di Teodozione colle varianti tratte da un Codice Vaticano,
e il confronto di questa con quella dei Settanta; una interpetrazione
di Daniele di S. Ippolito Martire, e Vescovo di Porto, una parte
del libro dʼEster in Caldaico Greco e Latino; il prologo di Cosmo
Indopleuste sui Salmi, un frammento di S. Papia Ierapolitano sul canone
delle S. Scritture; ed alcune dissertazioni dellʼeditore su varj punti
dʼerudizione Ecclesiastica, le quali perciò non riguardano lo scopo
del mio ragionamento. Non può negarsi molta lode al P. de Magistris;
ma si dee confessare nel tempo stesso, che i pregi di quel codice sono
scemati alquanto da parecchi errori, ed omissioni, che vi si vedono.
Oltre a ciò è da notarsi, che esso è munito deʼ segni Origeniani, ma vi
sono confusi. Avventuratamente è nella libreria Ambrogiana di Milano
un insigne codice Siro-Estranghelo dellʼottavo o nono secolo, in cui
fra lʼaltre cose si ha la versione Siriaca di Daniele fatta appunto su
quella deʼ Settanta. Lo vide il celebre Signor Ab. de Rossi, e ne diede
al pubblico un saggio[467]. Consiste questo nel primo Salmo (giacchè
ivi son pure i Salmi) cui unì la version Siriaca, che chiamano,
semplice, coi fonti dʼambedue, cioè lʼEbraico di questa, e il Greco
di quella e le versioni latine, ed una dissertazione sulla rarità, e
pregi di quel manoscritto, degna di così insigne scrittore, quantunque
sia lavoro fatto in somma fretta. Ma troppo poco era un saggio pel
desiderio universale. Il chiarissimo Signor Dottor Bugatti, che era
uno deʼ Bibliotecarj dellʼAmbrogiana si accinse a dare la versione
tutta di Daniele[468], e quella deʼ Salmi. Non ho veduta la seconda,
che non è ancor pubblicata, quantunque sia già tutta impressa,
tranne la prefazione. La prima è opera utilissima, perchè per essa e
collʼedizion Romana si ha esattamente la versione deʼ settanta quale
era neʼ Tetrapli dʼOrigene. Eʼ poi ancora opera classica perciò che
lʼeditore vʼha aggiunto. Nella prefazione ha scoperta lʼorigine di
quella confusione, che siccome ho detto, si vede neʼ segni Origeniani
nellʼedizion di Roma. Ivi e nelle dottissime annotazioni dà alcuni
squarci dellʼinedita versione Siriaca di Giacomo Edesseno; emenda gli
errori dellʼedizione Romana, e del codice Chigiano, come pure dʼalcuni
scrittori, ed illustra il testo Siriaco di questa versione, e in tutto
mostra dʼesser uno deʼ più dotti critici, che vanti lʼetà presente.
Parecchie altre osservazioni vi si leggono pure Bibliche, e di storia
letteraria le quali tralascio dʼindicare, perchè non appartengono al
mio argomento.
Basterà poi lʼindicar solamente lʼepistola del P. Agostino Giorgi
su le versioni Siriache del Testamento nuovo, che lʼAlder stampò a
Coppenaghen il 1790. nella sua opera su questo argomento. Potrei far
parola ancora delle belle dissertazioni del lodato più volte signor Ab.
de Rossi sulla lingua propria di Cristo e degli Ebrei nazionali della
Palestina daʼ tempi deʼ Maccabei[469], e del rito nellʼadorazione della
Croce usato dalla Chiesa Siriaca dʼAntiochia, che il Cardinal Borgia
illustrò nel suo _Commentario de Cruce Vaticana_[470]. Le tralascio
però perchè propriamente non appartengono al mio instituto. E pel
motivo medesimo parlando della lingua Greca non ho ricordata lʼopera
del Signor Domenico Diodati de _Christo Graece loquente_[471], che è
quella appunto, cui il signor Ab. de Rossi si è proposto di confutare
in quelle sue dissertazioni. Laonde senza più alla lingua Araba farò
passaggio.