[309] Si veda lʼEtimologico del Vossio, e _Schedii Proleg. in Etymol.
Lennepii et Index Etymologicus vocum Latinarum_, che è in fine
dellʼEtimologico del Lennep. Il Passeri aveva scritto _de Hebraismo
Latinorum_; (_Govi Symb. Litt. Flor._ T. 5. p. 69.) ma nulla si è
pubblicato di lui su questo argomento, nè credo, che si potesse fare
cosa di molto pregio. Si veda ciò che ho detto di sopra parlando del P.
Ogerio.
[310] _Ferrara_ 1775. in 8.
[311] _Latium restitutum, seu latina lingua in veterem restituta
splendorem opera et industria Augustini Mariae Savonensis Romae._ 1720.
e di nuovo ivi 1752. T. 3. in 8. Vi è in principio una critica della
Minerva del Sanzio, ovvero di Francesco Sanchez, che egli attribuisce
allo Scioppio con questo titolo _Scioppii Minerva Sanctiana impugnatur
atque refellitur_, e fu ristampata dal Kappio a Lipsia il 1723.
[312] _Lexicon Latinum criticum Io. Francisci Corradini de Allio
in quo novæ latinæ voces etc. quæ in thesauris linguæ latinæ etc.
desiderantur, præsertim in Calepino Patavino septem linguarum, cujus
errores ingenii et eruditionis, fictitiæ voces, qua latinæ minime sunt,
latinæ quae barbarae non sunt, in calce notantur. Venetiis_ 1742. in 4.
[313] _Ambrosii Calepini dictionarium septem linguarum curante Iacobo
Facciolato. Editio a Cl. Io. Baptista Galliciolo a mendis quam plurimis
expurgata linguarum Orientalium millenis ac millenis vocabulis suis
locis adaucta, et insuper articulis ad octo fere millia ex magnorum
Lexicorum fontibus et * signatis locupletata. Venetiis_. 1778. T. 2. in
fol.
[314] _Totius Latinitatis Lexicon consilio et cura Iacobi Facciolati
opera et studio Ægidii Forcellini Alumni Seminarii Patavini lucubratum.
Patavii typis Sem._ 1771. T. 4. in f.
[315] _Index criticus vocum ab iis, quì latine scribere velint,
vitandarum auctore Ioanne Marchelli S. I. Mediolani_ 1753. in 4.
[316] _Vocabolario manuale dʼalcune voci latine, o dʼaltro linguaggio
straniero, stravaganti, e dʼoscuro significato, le quali si trovano neʼ
libri del vecchio, e nuovo Testamento, nel Messale, nel Breviario, nel
Martirologio Romano nel Concilio Tridentino, nel Rituale, e in altri
simili libri ad uso deʼ Chierici. Zaccaria St. Lett._ T. 14. p. 357.
[317] _Patavii_ 1715. in 12.
[318] _Lexicon militare. Romæ_ 1724. _Additiones ad Lexicon militare_
ib. 1727. in 4.
[319] _Vocabularium architecturae edificatoriae cum indice vocum
Italicarum. ib._ 1734. in 4.
[320] _Nomenclator agriculturae_ ib. 1736. in 4.
[321] _Lexicon vocum, quae a brutis animantibus emittuntur opera et
studio Vincentii Cavallucci Parisiis_ 1790.
[322] _Cesar. Op._ T. 17. p. 250.
[323] _Zacc. Ann. Lett. dʼItal._ T. 2. p. 482.
[324] _Symb. Litt. Flor._ T. 5. p. 70.
[325] _Firenze_ 1735. in 8.
[326] _I Luoghi occulti della Lingua Latina_ fra le sue opere T. 1. p.
404.
[327] _Lexicon Ciceronianum Marii Nizolii ex recensione Alexandri
Scoti, nunc crebris locis refertum, et inculcatum. Accedunt phrases
et formulae linguae latinae ex commentariis Stephani Doleti. Patavii_
1734. in fol.
[328] _Gerardi Ioannis Vossi Etymologicum linguae latinae cura Alexii
Symmachi. Mazzochii Neapoli_ 1762. 1763. T. 2. in fol.
_Edizioni degli Autori
Classici, e commentatori._
~CAPO~ XIII.
Usciamo finalmente dalle noje Grammaticali, e passando a cose alquanto
maggiori vediamo qual vantaggio abbian recato glʼItaliani alla lingua
latina procurando nuove edizioni deʼ classici scrittori. Quella di
molti Poeti fatta dallʼArgelati in Milano, ed accompagnata da versione
Italiana, la quale chiamerò prima collezione Milanese, e la collezione
di tutti gli stessi poeti pubblicata in Pesaro niuna illustrazione
presentano, e perciò non debbono aver quì luogo. Celebri sono le
edizioni Cominiane; ma debbono la celebrità loro alla nitidezza della
stampa, ed alla correzione, non a nuovi comenti; se poche se ne
eccettuino delle quali parlerò fra poco. Anche il Loschi coʼ torchj
del Bettinelli stampò nitidamente gran parte deʼ classici latini con
poche annotazioni, le quali però non sono quasi altro che un succinto
compendio di quelle deʼ precedenti comentatori. Parecchi Poeti latini
con versione Italiana furono pubblicati dai Monaci di S. Ambrogio di
Milano poco innanzi alla fine del secolo, e questa edizione sarà da me
chiamata seconda collezione Milanese. In essa i chiarissimi editori
accompagnarono il testo dʼalcuni autori con pregevoli annotazioni di
sobria, ma utile erudizione, e di giudiziosa critica. Lasciando però
queste grandi Collezioni parlerò piuttosto dei particolari scrittori,
e di Cicerone prima dʼogni altro. Le opere di questo grande Oratore, e
Filosofo prese a pubblicare lo stampator Porcelli di Napoli, ed è da
dolersi, che la sua ottima edizione non sia compiuta[329]. Quanto vʼha
di meglio nelle edizione del Manuzio, del Grevio, del Vesburgio, del
Davis, del Pearce, e in una parola di tutti gli editor precedenti, con
parecchie altre collezioni inedite si trova quì raccolto. Sono alcuni,
ai quali dispiacciono quei lunghi commenti, che nellʼedizione deʼ
Classici usurpano la maggior parte dʼogni facciata, concedendo appena
poche linee al testo. Questi forse si dorranno dellʼeditore Napoletano,
che è stato copiosissimo nel raccogliere annotazioni. Ma quì la copia
non è inutile, anzi è giudiziosa molto, e mal si apporrebbe chi volesse
fargli per ciò querela. Deʼ commentatori, che quì si vedono, io debbo
nominar quelli soltanto, che sono Italiani, e vissero nel secolo
decimottavo. In primo luogo vuol essere ricordato Gasparo Garatoni,
che parecchie egregie note somministrò, ora interpetrando alcuni
luoghi più oscuri, ed ora presentando nuove varianti utilissime. Il
secondo è MarcʼAntonio Ferrati, che nelle sue Latine epistole[330]
non poco giovò allʼintelligenza del testo, ma non fu sollecito di
consultar manoscritti per emendarlo. Jacopo Facciolati è il terzo, che
le due orazioni _pro P. Quintio e pro Sex. Roscio Amerino_ pubblicò
in Padova,[331] e poi in Venezia i libri _de officiis_ e quello di
Quinto Cicerone de _petizione consulatus_[332], corredando queste
opere dʼottime sue note, che nellʼimpressione del Porcelli si vedono
almeno in parte ristampate. Molto più di questi, e più dʼogni altro
illustratore di Cicerone faticò intorno alle opere sue il Gesuita
Lagomarsini. Egli impiegò ben trentʼanni a collazionare trecento
codici, e trarne le varianti, che in ventisei volumi trascrisse[333].
Ma sventuratamente il frutto di tanta fatica è forse perduto.[334]
Certo è almeno, che dopo la morte del Lagomarsini, e dopo che con grave
danno della Chiesa, e delle lettere furono soppressi i Gesuiti niuno
ha più fatta menzione di quella sua opera, e lʼeditore Napoletano di
Cicerone, che tanta diligenza adoperò per la sua edizione nè pure ha
fatta parola di lui[335]. Egli aveva altresì dai Codici Fiorentini
raccolto gran numero di varie lezioni per gli autori delle cose
rustiche, e in molti luoghi aveva emendata lʼedizion Gesneriana, e ciò
che egli scrisse e radunò intorno a questa si conserva nella libreria
del Collegio Romano[336]. E giacchè è caduta menzione degli autori
delle cose rustiche mi viene in acconcio di parlar quì del Morgagni,
e del Pontedera. Poco fece il primo in questa parte, ma quel poco è
ottimo. _Morgagni paucae nimis observationes ingenium suave atque
eruditionem egregiam medici peritissimi totae spirare mihi visae sunt_
dice lo Schneider accuratissimo editore di questi scrittori[337]. Ma
il Pontedera non solamente glʼillustrò bene, ma glʼillustrò anche
molto. I precedenti editori Gesner, ed Ernesti erano stati verso lui
alquanto ingiusti, e vʼha chi asserisce ancora essersi il primo non
poco arricchito delle spoglie dellʼItaliano Filologo[338]. Il che mal
sofferendo lʼamico suo Andrea Marano, e facendone con lui amichevole
lagnanza il Pontedera si risolvette finalmente di apprestare unʼedizion
nuova di Catone, Varrone, e Columella. Fu allora che da lui pregato il
Lagomarsini raccolse le varianti, delle quali ho fatto parola. La morte
interruppe poi il suo disegno, ma non fu inutile ciò che egli aveva
apparecchiato, perchè un dotto Padovano raccogliendo le sue carte
inedite le stampò non sono ora molti anni[339].
A questi succedano due medici illustrati dal principe deʼ moderni
anatomici, cioè Celso, e Sammonico. Una bella edizione ne fece uscire
dai celebri torchj Cominiani Giambattista Volpi ricca di due lettere
sopra il primo, ed una sul secondo[340] del Morgagni, il quale però
non cessò con ciò di lavorare intorno alle opere di quegli autori. Ma
alcuni anni dopo le sue lettere Celsiane aggiunsero al numero di otto,
ed a due quelle intorno a Sammonico[341]. Molto fece quel grandʼuomo
in questʼopera per correggere ed emendare il testo, e vʼimpiegò tutta
la sua dottrina medica, che era somma, e la sua cognizione nella
lingua latina che era pure grandissima; ed in ciò lʼajutò ancora il
latinissimo Facciolati, che gli somministrò quindici belle osservazioni
da lui ivi inserite. Restò però molto a farsi, ed altri medici
chiarissimi si affaticarono intorno a Celso. Leonardo Targa _dotto
medico Veronese, e pieno della più bella letteratura_[342] intraprese
il viaggio di Firenze e di Roma per consultar codici, e col soccorso
di questi ne dette unʼottima edizione in Verona nel 1769.[343] Anche
Lodovico Bianconi ebbe in animo di far lo stesso, e ve lʼebbe lungo
tempo, perchè molto amava Celso, e frutto del suo amore furono le auree
sue lettere dirette al Tiraboschi. Collazionò molti codici Romani,
Parigini, Modenesi, Milanesi, Bavaresi, e mandò da Dresda a Firenze un
suo Segretario per collazionarne altri. Qual fosse lʼesito delle sue
carte, e come allʼimpresa medesima si accingessero il Lupacchini medico
dellʼAquila e il Mariotti di Perugia si può vedere nelle citate lettere
p. 262. 263.
Difficil cosa era il dare una buona edizione di questo scrittore,
perchè richiedeva pazienza molta, e molta cognizione di medicina. Ma
più difficile era il far lo stesso per Vitruvio, lʼopera del quale
con molti errori ci è stata tramandata per la negligenza ed ignoranza
deʼ copisti, ed a correggerli si richiede profondità di dottrina
nellʼarchitettura. La possedeva il Poleni, che pensò di darne una
nuova edizione, ma con danno grave della Repubblica delle lettere non
lʼeseguì. Qual sarebbe riuscita per le sue cure si può facilmente
congetturare dalle sue _Exercitationes Vitruvianae Patavii_ 1739. T.
2. in 4. e dal giudizio, che Apostolo Zeno ne dà. «Egli (il Poleni)
dopo molti anni sta tutto ancora applicato nellʼillustrare Vitruvio,
sopra il quale ha fatte fatiche incredibili, collazionandone non solo
tutte le edizioni, e le versioni, che ne abbiamo alle stampe, ma ancora
molti antichi codici, che da varie parti gli sono stati inviati, e
corredando lʼopera sua di bellissime annotazioni: talchè sono persuaso,
che la pubblicazione di questʼopera sarà per fare onore non solamente
a lui, ma allʼItalia, ed al secolo in cui viviamo»[344]. Lo fece poi
il Galiani ristampando il testo latino, che accompagnò con traduzione,
note, e varianti[345]. Fece egli cosa utile molto, e lodevole; non
tanto però che abbia tolta lʼoccasione di desiderare unʼaltra edizione
più accuratata, e meglio illustrata. Allʼarchitettura appartiene ancora
lʼopera di Frontino su gli acquedotti di Roma, che il Poleni ristampò
corredandola dʼun egregio comento, che niente lascia a bramare[346].
Gratissimo dono fece al pubblico lʼAbate Giovenazzi dʼun frammento
medito di Tito Livio, che ha il solo difetto dʼesser troppo breve: ed
egli lo ha reso ancor più prezioso accompagnandolo con eruditissime
annotazioni[347]. Alla scoperta di così insigne monumento paragonar si
potrebbe in qualche modo, benchè molto inferiore di pregio, la nuova
edizione di Sesto Rufo, e di Publio Vittore de _regionibus urbis_,
che il Gori nel Tomo quinto delle sue simbole Fiorentine promise,
in cui il testo non solamente esser doveva emendato, e corredato di
note, ma ancora accresciuto. Egli però non eseguì la sua promessa, e
difficilmente mi posso persuadere, che gli accrescimenti dovessero
esser molto considerabili. Chiuderà il novero degli scrittori di
prosa lo storico Sallustio. Molto egli deve a Gaetano Volpi, che
una nitidissima edizione dette delle sue opere dopo averle con
diligenza collazionate con ottimi codici, e le illustrò con eccellenti
annotazioni[348].
Non parlerò quì delle _disquisitiones Plinianae_ del Conte della Torre
di Rezzonico, le quali appartengono piuttosto alla storia letteraria,
che al mio argomento. Nè dirò pure dʼalcune edizioni dʼautori classici
accompagnate dalla traduzione Italiana, che mi tornerà in acconcio di
ricordare, ove deʼ traduttori terrò discorso. A parlar deʼ poeti mi
condurrà naturalmente lʼ_Apocolocyntosi_ di Seneca, mordace Satira
mista di prosa, e di versi. Il Guasco ristampandola la corredò di molte
e belle annotazioni, e di parecchi pregevoli monumenti[349], con che
quellʼoperetta, che dopo le cure deʼ precedenti editori era tuttavia
alquanto oscura, è adesso chiara abbastanza. Un piccolo saggio, ma
lodevole diede ancora il Vannetti del suo valore nellʼillustrazione
degli antichi scrittori, comentando una scena di Terenzio[350]. Ma
passiamo a cose maggiori. Non molta fatica fu impiegata intorno a
Virgilio. Le opere sue di propria mano trascritte da Turcio Rufo
Aproniano, che fu console il 494. giunsero fino a noi non offese
dal tempo, e quel codice prezioso si conserva nella Laurenziana.
Il Foggini lo pubblicò nel 1741. peʼ torchj del Manni con ottimo
divisamento, ed è questa edizione per la singolare antichità del
manoscritto la migliore illustrazione, che si potesse desiderare.
Orazio ebbe nellʼAbate Francesco Dorighelli un buono interpetre,
che daʼ precedenti comentatori scegliendo il meglio, ed aggiungendo
le sue spiegazioni ha dato prova non mediocre di giusto criterio e
di erudizione[351]. Forse alcuno potrebbe accusarlo di soverchia
parsimonia nelle note, ma dove tanti editori sono in ciò copiosi
eccessivamente merita scusa quello, che per evitare tale difetto
inclina alquanto al difetto opposto. Fra glʼillustratori dʼOrazio si
dee collocare il Signor Cesarotti per le _Osservazioni_ che si leggono
nel tomo trentesimo delle sue opere. Riguardano queste due oggetti
diversi. Alcune sono filologiche ed hanno in mira di spiegare alcuni
luoghi, che desiderano qualche dilucidazione, altre sono critiche, ed
indicano le maggiori bellezze, o riprendono i difetti, neʼ quali a
suo giudizio è caduto il principe deʼ lirici Latini. Molti forse non
vorranno adottare certe sue spiegazioni, come nel principio della prima
ode, dove propone con una nuova punteggiatura una nuova spiegazione. E
basti questo cenno solo per brevità, giacchè lʼopera è nelle mani di
tutti. Che dirò poi delle critiche? Nel primo libro lʼode 13. (secondo
altri 12.) _Quem virum_ ec. _non è che un accozzamento dʼelogi che
vanno a terminare in Augusto senza proporzione, disegno ed economia_,
ed in essa _lʼauritas quercus è un espressione assai ardita, e che aʼ
tempi nostri si direbbe non a torto secentistica._ Nella 16. (ovvero
15.) al v. 3. _in vece che Nereo incatenasse i venti a loro dispetto
non sarebbe stato meglio lʼimmaginar che i venti sʼarrestassero da
se? Così feci nella mia traduzione._ La chiusa poi è _languida_, e il
Signor Cesarotti con ammirabile ingenuità ci assicura, che egli ha
fatto assai meglio traducendo, _Per te fellon fia cenere_, come ho
accennato di sopra. La 21. (oppure 20.) _è un biglietto che non vale
la pena dʼesser posto in versi_. La 24. e la 27. _sono cose da nulla,
la_ 39. _è una vera inezia_. Nel lib. 3. lʼode 4. _così vantata_ a
lui _pare una fanfaronata poetica piena di luoghi comuni nella quale
si è incastrato un episodio mitologico senza appicco, e che in fondo
ha più di borra, che dʼinteresse o di sostanza_. La 9. _alzata alle
stelle generalmente_ a lui pare _una puerilità priva di naturalezza,
di interesse, e di grazia_. Anche, nella lingua Latina egli vuole che
abbia peccato Orazio ora usando qualche espressione, che sente _del
comico_, come _uxorius amnis_ Lib. 1. od. 2. la quale però egli avrà
creduta poetica[352], ora adoperando altre espressioni non adattate,
come nella 14. (ovvero 13.) al v. 8. _lentis penitus macerer ignibus_,
dove il critico cʼinsegna che _lentus_ vuol dire arrendevole, ed Orazio
forse avrà creduto che avesse ancora altri significati, e fra gli altri
quello di _diuturno_ e per ciò non male esprimesse la qualità dʼun
fuoco, che lentamente lo tormentava; e in questa opinione sarà stato
anche Tibullo, quando disse _lento torquet amore_ Lib. 1. El. 4. v. 81.
Su queste ed altre simili critiche non farò veruna riflessione, poichè
qualunque leggitore saprà farla da se, e senza più parlerò dʼunʼaltro
illustratore dʼOrazio assai diverso, cioè del Cavaliere Clementino
Vannetti. Egli nelle sue osservazioni sopra questo poeta[353] parlando
di più, e diverse traduzioni delle sue opere, nel volgarizzamento dʼuna
epistola, nelle lettere sopra il Sermone Oraziano imitato daglʼItaliani
e sulle poesie didascaliche di lui ingiustamente condannate dallo
Scaligero, nella descrizione della sua Villa, e nel giudizio sopra
lʼOrazio Bodoniano si può chiamare un perpetuo comentatore; ma un
comentatore molto giudizioso ugualmente se ne spiega i concetti, o e ne
accenna le bellezze.
Un ampio comentatore hanno avuto nel Volpi Catullo, Tibullo, e
Properzio[354]. Egli considera il testo e lo emenda come giudica
opportuno, non però con quella insaziabile avidità di mutar sempre
per cui certi editori hanno guastate, e guastano le opere deʼ
classici; spiega ingegnosamente i luoghi alquanto oscuri, e sparge
a larga mano gran copia di erudizione forse soverchia, raccogliendo
i luoghi simili dʼaltri autori, il che non è senza utilità per
lʼimitazione ove si faccia parcamente. Parecchi anni prima aveva egli
data unʼaltra edizione degli autori medesimi pregevole anchʼessa, e
forse più comoda, perchè ivi le note sono più brevi, e perciò meno
ricche dʼerudizione[355]. Anche Gio. Francesco Corradini dellʼAglio
dette unʼedizione di Catullo con diffuso comento, che non ha ottenuto
molto plauso[356]. Mordace lʼabbiam veduto nel suo Lessico contro il
Facciolati, e tale è pure in questʼopera contro tutti glʼinterpetri che
lo precedettero, e contro il Volpi massimamente. Raro è che approvi le
spiegazioni e lʼemendazioni altrui, e vuol che si seguano le lezioni
di certo suo codice, il quale a dir vero ne ha alcune assai buone, non
però quante egli vorrebbe. Lodata è lʼedizione delle favole di Fedro;
che con buone annotazioni, e buona traduzione dette il Padre Trombelli,
ripetuta poi molte volte per soddisfare al desiderio comune[357]. Un
altro poeta, alquanto più recente di questi, cioè Rutilio Numaziano si
dovea pubblicare dal Gori colle illustrazioni di Giovanni Targioni[358]
ma lʼedizione non si è poi eseguita. Nè pure si sono stampati mai i
comenti dal P. Alessandro Politi delle Scuole Pie preparati a Lucrezio,
Catullo, Marziale, ed altri poeti Latini, di cui ho fatto parola in
altro luogo.
Ho detto di sopra, che tra i papiri dʼErcolano se nʼè trovato uno solo
Latino, e questo non ci presenta che poche linee. È un poema anonimo
sulla guerra dʼAlessandria, che terminò colla battaglia dʼAzio e colla
morte di Cleopatra. I pochi versi, che si sono potuti leggere, sono
stampati a Napoli, ma non sono ancora là renduti pubblici. Il Sig.
Morgenstern però avendone ottenuto un esemplare lo ha indirizzato
allʼAccademia di Gottinga con un suo commentario, e M. Millin lo
ha ristampato nel _Magasin Encyclopédique Ianv._ 1812. Noi dobbiamo
render grazie allʼeditore Tedesco dʼaver procurato di spiegare alquanto
questi laceri avanzi dellʼantichità; ma la sua industriosa fatica non
appartiene al mio argomento. I versi latini però dellʼanonimo autore
di niuna utilità possono esser fuorchè per la paleografia, giacchè
nellʼedizione Napoletana si vedrà la forma degli antichi caratteri, i
quali (come si dice) vi sono esattamente delineati.
Deʼ Padri delle Chiesa, e dʼalcuni altri scrittori ecclesiastici Latini
si sono altresì fatte edizioni di gran pregio. Perchè lasciando stare
certe Venete ristampe, che solamente ripetono ciò che prima si aveva,
vʼha il S. Leone Magno del P. Cacciari[359] e dei Ballerini[360], S.
Girolamo del Vallarsi[361], Venanzio Fortunato del Cardinal Luchi[362],
Lattanzio del P. Eduardo Franceschini[363], Sulpizio Severo del P.
Girolamo da Prato[364], le Complessioni di Cassiodoro del Marchese
Maffei[365], S. Zenone deʼ Fratelli Ballerini[366], Lucifero di
Cagliari deʼ fratelli Coleti[367], S. Gaudenzio del Gagliardi[368],
Rufino del P. Cacciari[369], e del Vallarsi[370], S. Paulino del
Mandrisi[371], S. Pier Grisologo del P. Paoli[372], S. Massimo del P.
Bruni[373], e Cresconio del Foggini[374].