NOTE:

[295] _Alphabetum Etruscorum secundis curis illustratum et auctum._ Lo

aveva pubblicato prima nel 1771. colle stampe di Propaganda.

[296] _Saggi di Diss. dellʼAccad. di Cort._ T. 1. p. 1. e seguenti e

_Bibl. Ital._ T. 18. p. 1. e seg.

[297] _Mus. Etr._ T. 1. in. Prol. p. XLIX.

[298] Si vedano le sue _osservazioni letterarie_. Lascio stare quello

affatto arbitrario proposto da Andrea Adami nella _Storia di Volseno

antica Metropoli della Toscana_ etc. _Roma_ 1737. T. 1. p. 31. E

quelli non dissimili ai numeri 23. e 25. dellʼ_indice deʼ caratteri

con glʼinventori e nome di essi, esistenti nella stamperia Vaticana e

Camerali_ etc. _Roma_ 1628. in 8. Benʼè vero però, che in questo libro

anche riguardo a qualche altro alfabeto si mostra molta imperizia,

dandosi il Siro per Fenicio, e in questo il _Kof_, e _lo Scin._ sono

male espressi.

[299] _Nuova trasfigurazione della lettere Etrusche._ 1751. in 4.

[300] _Bibl. Ital._ T. 14. p. 1. _e saggi di Dissertaz. dellʼAccad. di

Cort._ T. 2. p. 33.

[301] _Accad. di Cort._ T. 2. p. 1.

[302] _Mus. Etr._ T. 1.

[303] _Lett. Gualfond. Firenze_ in 12.

[304] _Lett. Roncagliesi nella Raccolta del P. Calogerà e Paralipomena

in Dempsterum._

[305] _DeglʼItali Primitivi nella storia Diplomatica, indi nelle

Osservazioni Letterarie._

[306] _Saggi di Diss. dellʼAcc. di Cort. T._ 7.

[307] _Della lingua deʼ primi abitatori dʼItalia._

[308] _Saggio di Lingua Etrusca e di altre antiche dʼItalia per

servire alla storia deʼ popoli delle lingue e delle Belle arti. Roma

Pagliarini_ 1789. T. 3. in 8.

_Della lingua latina.

Grammatici._

~CAPO~ XII.

Ho già detto, che dalla Greca lingua è nata la Latina[309]; laonde

ragion vuole, che si parli ora di questa dopo avere pel mio instituto

detto abbastanza dellʼEtrusca, che ebbe la stessa origine. E quì non

abbiano a sdegno i dotti miei leggitori se alla loro memoria richiamo

sulle prime tenuissimi oggetti, cioè i libri deʼ teneri fanciulli,

che cominciano a dar opera agli studj. Sono questi i fondamenti di

quel letterario edificio, che deve un giorno inalzarsi, e se piccola

ed umile è lʼopera, non è però piccola lʼutilità, cui sì fatti libri

cercano procacciare. Parlando però degli elementi della lingua

Latina sarò brevissimo. Alessandro Zorzi Veneziano scrisse _del modo

dʼinsegnare ai fanciulli le due lingue Italiana, e Latina_[310]. Egli

riduce le declinazioni, e le conjugazioni a certe tavole, colle quali

si debbono facilmente imparare i nomi, e i verbi. Quindi il maestro dee

trarre dai migliori scrittori Latini dei dettati, neʼ quali la sintassi

corrisponda esattamente allʼItaliana, e su questi si addestrerà il

principiante senza fatica. Per glʼidiotismi poi, per certe figure

grammaticali, e per altre simili difficoltà, che ad ogni passo

sʼincontrano, egli si riserba dʼistruire il discepolo praticamente

nellʼatto stesso della traduzione. Con queste, ed altre simili

industrie egli spera, che un fanciullo di sei anni possa applicarsi

alla lingua Latina con profitto, e si vuole, che ne abbia fatta la

prova. Io però non sono punto sollecito, che un fanciullo cominci a

sei anni a studiare il Latino; ma vorrei, che, quando lo comincia, si

avvezzasse a ragionare alquanto, e non fosse ammaestrato con sì fatti

metodi meccanici, i quali se giovano, perchè diminuiscono la fatica,

nocciono, perchè intorpidiscono la riflessione, e lʼingegno. Il metodo

migliore è, siccome io giudico, quello di Ferdinando Porretti, (e sarà

questa la prima grammatica, di cui parlerò) che imitò la grammatica

celebre del P. Emanuele Alvarez Gesuita. Chiari sono e precisi i

precetti, ottimi gli esempj, naturale è lʼordine, e se vʼha qualche

neo si potrebbe agevolmente emendare. A cagion dʼesempio vorrei,

che parlando dei verbi non fosse trascurato il modo _potenziale_, e

il _concessivo_, che da tutti i moderni scrittor di Grammatica si

tralascia. Non lo trascurò però il loro gran maestro Alvarez, perchè

raro non ne è lʼuso negli antichi autori. Reputo poi inutile di

aggiugner quì il novero delle molte altre Grammatiche venute alla luce

in Italia nel passato secolo, le quali non essendo notabili per qualche

pregio parmi, che non richiedano dʼessere ad una ad una nominate con

noja soverchia di quelli che leggono, e mia.

La seconda Grammatica, di cui ho deliberato di parlare è quella

dʼAgostino Maria del Monte. Egli provvide prima ai fanciulli con

alcune illustrazioni dellʼAlvarez, e le stampò in Roma col titolo

dʼ_Emanuele elucidato_, che basti dʼaver nominato. Maggior opera

poi intraprese scrivendo unʼampia grammatica peʼ maestri, cui chiamò

_Latium restitutum_[311]. Le parti tutte quante di questa facoltà vi si

vedono esposte diffusamente con molta copia dʼesempj, secondo il metodo

dellʼAlvarez, che a mio giudicio è ottimo. Le regole sono chiare, gli

usi diversi di molte voci, che neʼ Latini scrittori sʼincontrano, vi

son notati, i modi di dire meritevoli dʼosservazione vi sono accennati

minutamente.

Ma torniamo ancora per poco fra i libri elementari dei fanciulli.

Maurizio Francesconi compilò un Dizionarietto acconcio al bisogno deʼ

principianti, ed un altro ne fece il P. Mandosio Gesuita; ma il celebre

Tiraboschi, che li trovava alquanto difettosi, prese a correggere il

secondo, e ad accrescerlo; il che fece per modo, che riuscì unʼopera

affatto nuova, e questa fu la prima fatica dellʼimmortale autore della

storia della Letteratura Italiana, e di più altre opere, che portarono

poi la sua gloria a quellʼalto segno, a cui la vediamo pervenuta. Ma

questo Dizionario serve solamente allʼetà più tenera, che si trattiene

fra gli elementi primi della lingua Latina. LʼAb. Pasini volle, che

del necessario ajuto non mancassero nè pure quei giovanetti, che

qualche maggiore progresso hanno fatto in questo studio, e compilò un

ottimo Dizionario in due parti diviso, che servisse nel tempo stesso a

tradurre dai Latino in Italiano, e dallʼItaliano in Latino. Giudiziosa

è la scelta delle parole, che sono tutte di tersa Latinità, copiosi ma

non soverchi gli esempj tratti daʼ buoni scrittori per mostrar lʼuso

delle diverse voci, e i modi di dire più eleganti.

Ma usciamo finalmente dagli studj puerili. Il Dizionario di Ambrogio

Calepino tante volte stampato, ed accresciuto in guisa, che egli

non avrebbe potuto più riconoscerlo come opera sua, aveva tuttavia

bisogno di molte cure, e Iacopo Facciolati ve le impiegò ajutato

in ciò da Egidio Forcellini, che stato era suo discepolo, e dal P.

Lagomarsini Gesuita. Lo stampò egli di nuovo, molte cose aggiungendo,

altre levandone con fatica grande di parecchi anni. Quantunque

però la diligenza da lui usata fosse molta, e moltissima fosse

la dottrina, che in questa lingua aveva il nuovo editore, la sua

edizione riuscì imperfetta, e Gio. Francesco Corradini dallʼAglio

vi fece un supplimento non senza molta mordacità[312]. Con migliore

e più utile divisamento il Gallizioli deposta ogni malignità sempre

ingiusta e biasimevole prese a supplire ai difetti del Facciolati,

e procurando una nuova impressione di quel Dizionario lʼaccrebbe

di moltissime voci Latine, e di molte delle lingue Orientali, e in

questa guisa lo condusse presso alla perfezione[313]. Ma la gloria

di dare a questa lingua un Lessico in tutte le sue parti compiuto,

era riserbata ad Egidio Forcellini[314]. Egli vʼimpiegò trenta anni,

e la perfezione dellʼopera corrisponde egregiamente alla lunghezza di

questo tempo. Niuna altra nazione può vantare un Dizionario Latino

così pregevole: anzi tutti quelli, che lʼhanno preceduto gli sono

di gran lunga inferiori. Si hanno quì raccolte le voci Latine tutte

quante, i diversi loro significati, il modo di usarle; e gli esempi

accennano ciò che appartiene ai secoli migliori, e si può usare volendo

scrivere puramente, e ciò che è deʼ secoli posteriori, e vuolsi

evitare. Ma per ciò che riguarda le voci da evitarsi abbiamo ancora

un altro Dizionario compilato per opera del P. Marchelli[315]. Egli

è stato parco in questʼindice, che dopo il _Lexicon Latinae linguae

antibarbarum_ del Noltenio, e dopo lʼopera del Vossio _de vitiis

latini sermonis et glossematis latino-barbaris_ avrebbe agevolmente

potuto rendere molto più copioso. Ma lʼautore ha voluto provvedere al

commodo deʼ giovani studiosi, cui la copia soverchia riuscita sarebbe

rincrescevole; e piuttosto ha abbondato nella critica con maggior loro

vantaggio. Un altro vocabolario in parte di cattiva latinità, ma pur

necessario preparò il Baruffaldi di quelle voci che nel vecchio, e

nuovo Testamento, nel Rituale, nel Martirologio, e in altrettali libri

ecclesiastici sʼincontrano, che è rimasto inedito[316].

Ma lasciando la Latinità barbara, e quella che i riti sacri hanno

necessariamente introdotta, altre opere devo aggiungere, che in

qualche modo appartengono ai Dizionarj. Tali sono in primo luogo

le _animadversiones criticae_, colle quali il Facciolati emendò il

Dizionario Latino Francese del Danet. Al genere stesso ridur si può

lʼaurea operetta del Gesuita Tursellini _Particulae latini sermonis_.

Essa appartiene al secolo XVII.; ma poi nel seguente il Facciolati la

prese tra mano, lʼaccrebbe, la migliorò a vantaggio del Seminario di

Padova[317], al quale tante opere eccellenti dobbiamo; o per dir meglio

nulla ha dato quel Seminario, che non sia eccellente.

Non son mancati alla lingua Latina i Dizionarj spettanti alle arti. Tre

ne ha dati il P. Carlo dʼAquino, cioè quelli dellʼarte militare[318],

dellʼarchitettura[319], e dellʼagricoltura[320]. E Vincenzo Cavallucci

insegnò, come latinamente si esprimano le voci degli animali[321].

A questa classe riduco ancora le sigle. Molti avevano nei passati

secoli raccolte e interpetrate le sigle latine, e principalmente si

era reso celebre in ciò Sertorio Orsato. Ma lʼantiquaria è una facoltà

vastissima, nuove iscrizioni vengono alla luce, e quindi nuove sigle

si trovano, o le antiche si debbono spiegare diversamente da quello

che si era fatto; onde era necessario, che se ne desse una nuova

compilazione. Il Marchese Maffei nel Museo Veronese lʼaveva promessa;

ma poi non lʼeseguì. Il chiarissimo signor Giovan Domenico Coleti si

accinse allʼopera, e raccolto quanto in sì fatto genere si ha nelle

grandi collezioni lapidarie, o altrove potè trovare, tutto riunì, e lo

pubblicò nella _Raccolta Ferrarese dʼopuscoli_ T. 14. e seguenti. Egli

stesso previde subito che altri vi avrebbe fatto qualche supplimento.

_Deerunt_ (dice nella prefazione) _fortasse aliqua? Non inficior: erit

aliquando, quì augeat, quum. Quicquid sub terra est in apricum proferet

aetas._ Il supplimento lo ha poi fatto lʼAbate Rubbi nel già citato

Dizionario dʼantichità, dove è inserita lʼopera del signor Coleti con

parecchie aggiunte di lui. Ma è da dolersi, che sia rimasta interrotta

lʼimpressione di quel Dizionario, che non oltrepassa la lettera M,

e perciò fino a questo segno solamente giungono ancora le sigle del

Rubbi. Avrei desiderato, che il Coleti ugualmente che il Rubbi non

avessero tralasciate le illustrazioni, colle quali lʼOrsato accompagnò

le sue sigle, ed altre ne avessero aggiunte, ed erano bene da ciò. Ma

la grettezza degli stampatori, come sovente avviene, impedì forse una

cosa tanto opportuna. A queste compilazioni di sigle una se ne dee

aggiugnere non mai impressa. Il signor Conte Polcastro pronipote di

Sertorio Orsato collʼAb. Gennari prese a perfezionare lʼopera citata di

quel suo bisavolo, correggendo qualche errore, in cui egli era caduto,

ed accrescendola di cinquemila segni; ed in questa fatica ebbe gran

parte ancora il signor Gianantonio Mussato. Il Cesarotti ne parla in

una Relazione Accademica del 1786.[322] e dopo questʼepoca non si

è più fatto parola dellʼopera loro, nè so se essi abbiano reputato

inutile il pubblicarla, da che si cominciarono a stampare le sigle del

sig. Ab. Rubbi. Vuolsi pur ricordare il Lessico lapidario, che il Gori

meditava di fare[323], e il _Lexicon vestiarium sacrum et profanum,_

che forse aveva già fatto[324]. Porrò quì pure quasi appendice dei

Lessici la _Calligrafia Plautina_, e _Terenziana_ del Ricci[325], alla

quale si potrebbe aggiungere quella dʼAngelo Rocca[326] e qualche

altro libro di simil genere. Sopra tutto si deve aggiungere il Lessico

Ciceroniano compilato già dal Nizolio fino dal secolo sestodecimo, ed

accresciuto poi di molto dallʼinstancabile Facciolati[327]. Egli però

non impiegò in questʼopera tutta quella diligenza, che era necessaria;

talchè non poco rimarrebbe a fare a coloro che dopo lui volessero

assumere lo stesso incarico.

Chiuderò finalmente la serie deʼ Grammatici con uno scrittore

dʼetimologie. Notissimo è il lessico etimologico latino del Vossio.

Il Mazzocchi ne procacciò una nuova impressione in Napoli, cui fece

molte aggiunte[328]. Il Vossio trae gran parte delle sue etimologie

dal Greco e il Mazzocchi dallʼEbraico. Egli era assai dotto in questa

lingua; ma troppo facilmente a dir vero gli pareva di scoprirne le

vestigie anche dove non sono. Ne ho dato un cenno nel primo capo di

questa parte; e lo stesso giudizio credo, che si debba fare anche di

questa per altro ingegnosa fatica di quel grande erudito.

Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana procurata nel secolo XVIII. dagli Italiani - Parte II · 第 12 / 32 题