[218] _Parnasso deʼ Poeti Classici volgarizzati. Venezia_ 1793. 1803.
T. 41. in 12. Comincia dai Biblici, e termina con Giovenale. Dovevano
seguire altri latini e poi i Francesi, Inglesi, Tedeschi, Spagnoli,
Portoghesi.
[219] _V. Prefazione alle Traduzioni poetiche, o sia tentativi per ben
tradurre_. 8. Verona 1746.
[220] _Riflessioni intorno alla traduzione dellʼIliade del Salvini_.
Parma 1760. in 8. e _Algarotti Opere_. T. 14. p. 381. ediz. Ven. 1794.
[221] _Padova_ 1764. in 8.
[222] _Ces. Op._ T. 28. p. 87.
[223] Ivi Pref. p. V.
[224] Ivi p. 385.
[225] _Riflessioni sulla necessità di studiare gli antichi Scrittori.
Venezia_, 1800. in 8.
[226] _Corso di Lett. Gr. Op._ T. 20. p. 123.
[227] Hist Gr. lib. 6. cap. 4. Erra lʼinterpetre latino nellʼedizione
del Wels, che traduce _in latitudine_. Altrove si può spiegare così;
ma quì il contesto mostra, che si dee intendere della profondità. Così
nellʼorazione per la Corona nel decreto deʼ Bizantini (p. 256. ed.
del R.) dove si dice, che gli Ateniesi soccorsero quella Repubblica
πλοίοισιν ἕκατον καὶ ἕικοσι, καί σίτω, καὶ βέλεσι, καὶ ὁπλίτως:
_navibus centum et viginti, frumento, telis, et legionibus_, come
traduce il Volfio. Ma sarebbe stato un debole soccorso il mandar
_dardi_. Il Sig. Cesarotti pare che si sia accorto di questa difficoltà
avendo volgarizzato le due ultime parole, _arme e soldatesca_, e certo
sarebbe stato assai utile il mandar arme dʼogni sorte, ma il testo
nomina soltanto i _dardi_, dunque non si mandarono _armi_ in generale.
Io dubiterei, che βέλεσι quì si prendesse per saettatori; e mi confermo
in questo sentimento, vedendo che dopo si nominano gli _Opliti_,
che significa armati, ma più specialmente si prende per _soldati di
armatura greve_; onde tradurrei _jaculatoribus et militibus gravis
armaturae_. Lascio di ciò il giudizio agli eruditi Grecisti.
[228] Op. T. 15. p. 272. 273.
[229] _LʼIliade Lucca_ 1703. in 12. _LʼOdissea_, ivi in 12. senza nota
dʼAnno.
[230] _LʼIliade Venezia_ 1770. T. 4. in 8. _LʼOdissea. Mantova_ 1778.
T. 3. in 8.
[231] _LʼIliade in versi sciolti e la Batracomiomachia in ottave rime.
Venezia_ 1776. T. 2. in 8.
[232] Il Signor Cav. Monti ha poi tradotta lʼIliade in versi sciolti, e
la sua traduzione ha ottenuto un plauso corrispondente alla celebrità
del suo nome. Essa è stata impressa nel secolo presente, e non è mio
officio il parlarne.
[233] _Li due primi Canti dellʼIliade del Marchese Scipione Maffei,
e li due primi dellʼEneide da Giuseppe Torelli tradotti in versi
Italiani, si aggiunge la traduzione di unʼelegia di Catullo in Greco
fatta dal Signore Anton M. Salvini. Verona_ 1749. in 8. E prima il solo
primo libro dellʼIliade, e dellʼEneide nelle _traduzioni poetiche, o
sia tentativi per ben tradurre esemplificati col volgarizzamento_ etc.
Ivi 1746. in 8. E di nuovo nelle sue opere T. 19. aggiuntovi il terzo
libro.
[234] _I viaggi dʼUlisse tratti dellʼOdissea dʼOmero. Venezia_ 1796. in
12.
[235] Algar. Op. T. 9. p. 89. 90. 91. 115. 116. T. 14. p. 247.
[236] Mazza Opere, Parma, 1817. T. 3. p. 196. si veda ancora alla facc.
87.
[237] _V. Pind. Op. Gotting._ ec. 1798. T. 1. _Praef._ p. 51.
[238] _Sassari_ 1772. in 8.
[239] _Patavii_ 1808. T. 3. in 4.
[240] _Cesarotti Op._ T. 17. p. 284.
[241] Ivi T. 18. p. 143.
[242] Altri hanno preso a tradurre Pindaro in questo secolo. Della
bella e dotta versione del signor Mezzanotte abbiamo il primo volume
stampato in Pisa, il quale sarà seguitato dagli altri. Questo poeta è
stato poco fa tradotto in parte ancora dai signori Bellini e Bianchi
le opere deʼ quali non ho vedute. V. _Bibl. Ital. Gennajo_ 1820. p.
22. Non dovrei far parola di me che ho pure tradotte le Olimpiche,
e la terza Istmica. Ma non so trattenermi dal dire, che il mio
volgarizzamento (tranne la tredicesima Olimpica, che è inedita) fu
sventuratamente malmenato dallo stampator Veneto nel tomo 15. del
Parnasso deʼ poeti classici volgarizzati, avendo egli tralasciati
intieri versi, mutate o tolte parole a capriccio, e commessi parecchi
errori tipografici. Forse riparerò un giorno a tanta rovina.
[243] _Sette in Tebe. Vineg._ 1794. in 8. _Prometeo legato._ Ivi 1795.
in 8. Il P. Caballeros _Bibl. Script. soc. Jesu, suppl._ II. _p._ 65.
attribuisce per errore queste due traduzioni allʼAb. Marotti.
[244] _Roma_ 1754. in 8. Su questa traduzione il P. Pietro Lazeri
Gesuita scrisse una _lettera a Monsignor Michelangelo Giacomelli_
stampata nel _Giorn. deʼ lett. di Roma_. 1754.
[245] _Roma_ 1752. in 4. e 1756. in 8.
[246] Roma 1757. Vi è unito il testo Greco con ottime annotazioni che
lo illustrano.
[247] _Brescia. Bertoni_ 1806. in 4. Il chiarissimo editore signor
Alessandro Verri nelle note ne ha indicati alcuni errori, ma non tutti.
[248] _Giorn. deʼ Lett. di Firenze_ T. 7. p. 2. Art. 6.
[249] _Filottete. Siena_ 1791. in 4. _Sofocle volgarizzato. Vol. primo
Siena_ 1791. in 8. Contiene le Trachinie, e i due Edipi. Il Secondo
volume non si è stampato.
[250] _Elettra, Edipo, e Antigone di Sofocle, e il Ciclope dramma
satirico dʼEuripide dallʼoriginal testo Greco nuovamente tradotto
dallʼAb. Francesco Angelini Piacentino con un saggio di sue poesie
Italiane, Latine, Greche ed Ebraiche_ etc. _Roma Salvioni_ 1752. in
8. Non ho veduto questo libro e il giudizio che ne do è fondato sugli
squarci riportati nel Giornale di Modena T. 26. Art. 7. A queste si
aggiungono le seguenti. _LʼElettra del Lazzarini_ fra le sue opere
Venezia 1736. _Il Filottete_ del Sig. Tommaso Farsetti _Venezia_ 1767.
_LʼEdipo_ (del Conte Agostino Piovene) _Venezia_ 1711. La _Morte
dʼErcole_ (cioè le Trachinie) di Tommaso Farsetti fra le sue Opere
_Venezia_ 1764. Le _Trachinie_ di Francesco Boaretti nel Tom. II. del
Parnas. deʼ Clas. Volg.
[251] Roma 1763. in 8. con poche annotazioni in fine.
[252] _Anecd. ex MSS. Codd. eruta_ T. 3. in principio.
[253] _Lett. deʼ suoi viag._ T. 3. p. 276.
[254] La traduzione del Giacomelli era nella libreria del Cardinale
Zelada e passò poi in Ispagna. Io dubito che a questa alluda
lʼInvernizzi nella prefazione al suo Aristofane dove parlando
delle traduzioni di questo Autore dice, _quod aetate nostra vir
quidem litteratissimus nec vulgaris poeta infelici tamen successu
tentavit cujus in quatuor Comoedias conatus extant Romæ manuscripti
in ornatissima Zeladiana Bibliotheca_. Se quì si è voluto parlare
del Giacomelli si dovrà dire che la sua opera si stendesse a sole
quattro commedie, e saranno certamente quelle che non sono imbrattate
dʼoscenità.
[255] _Milano_ 1731. in 4.
[256] _Londra_ 1739. in 4.
[257] _Lucca_ 1794. in 12.
[258] _Colle_ 1782. T. 2. in 8.
[259] _Parn. deʼ Cl. volg._ T. 14. p. 214.
[260] Il chiarissimo Signor Giovanni Caselli ha poi vinto il de Rogati
colla sua bella traduzione stampata egregiamente a Firenze dal Piatti
in f. in questʼanno 1819 col testo Greco come ho detto altrove. Alcune
odi tradusse ancora Costantino Ridolfi che non ho vedute Caballeros
suppl. 2. p. 89.
[261] _Venezia_ 1780. in 12.
[262] Modena 1781. in 8.
[263] T. 23. p. 316.
[264] _Torino_ 1729. in 8.
[265] _DellʼEuropa di Mosco_ vʼha anche una traduzione di Vincenzo
Corazza Ferrara 1736.
[266] _Poesie di Greci scrittori recati in versi Italiani. Brescia,
Bettoni_ 1808. _in_ 4. Cito questa edizione, quantunque sia fatta nel
secolo presente, perchè vi sono unite tutte le sue traduzioni. Parecchi
anni sono egli mi disse, che meditava di recar in Italiano la Cassandra
di Licofrone, ma forse no ʼl fece.
[267] _Venezia_ 1751.
[268] DellʼAntologia preparava una versione in versi Latini Biagio
Ugolini, come si legge nelle Lett. del Bjoerns. T. 3. p. 182.
DellʼIliade del Cunich abbiamo tre edizioni di Roma, di Vienna, e di
Padova, e due dellʼOdissea del Zamagna di Siena, e di Padova. Più altre
cose minori hanno tradotte in bei versi latini questi due celebri
Exgesuiti, che tralascio, ma possono vedersi indicate dal P. Raimondo
Diosdado _Caballero Bibl. Script. soc. Jesu_, suppl. I. p. 123. e segg.
[269] Romae. 1795. in 4.
[270] Ib. 1818. in 4.
[271] _Fabbroni Vit._ T. 8. p 45.
[272] _Milano_ 1753. in 8. Non avrei voluto veder quì attribuita a
Demostene lʼorazion funebre, che Dionisio dʼAlicarnasso, Libanio, e
Fozio negano che sia di lui.
[273] _Venezia_ 1751. in 8.
[274] _Siena_ 1720. in 8.
[275] _Venezia_ 1780. Il Conte Cornelio Pepoli e il Sig. Onofrio
Gargiulli lo trasportarono in versi, il primo in Venezia 1763. in 8.
e il secondo nel _Parnas. deʼ Classici volgarizzati_ T. 15. e 35. Non
conosco la traduzione del Tognaccini se non perchè la trovo nominata in
una lettera, la quale il celebre Signor Canonico Domenico Moreni si è
compiaciuto dʼindirizzarmi.
[276] _Verona_ 1772. 1773. T. 5. in 4.
[277] _Venezia_ 1787.
[278] _Verona_ 1785. in 4. Mi sia quì permesso di ricordare le belle
traduzioni, che il chiarissimo Sig. Cav. Canonico Ciampi Professore
di lingua Greca nellʼUniversità di Varsavia ha fatte di tre opuscoli
di Plutarco, cioè del _tardo gastigo della Divinità. Pistoja_ 1801.
_dellʼeducazione deʼ figliuoli_. Ivi 1806. e _lʼammonizione ai
Maritati. Pisa_ 1801. e _del Convito di Senofonte, Venezia_ 1801.
e finalmente di quella parte di Romanzo di Longo sofista, che era
inedita, e M. Curier ha tratta da un codice della Laurenziana di
Firenze. Esse sono posteriori allʼepoca prescritta a questo mio
ragionamento; ma non ho potuto astenermi dal farne parola pel merito
del traduttore, e per la molta stima, che ho di lui. Le sue versioni
sono eleganti ed esatte. Le prime sono corredate dʼannotazioni
eruditissime dirette o ad illustrare le storie, le favole, e gli
antichi costumi, a cui alludono quegli scrittori, o ad esaminare le
varianti proposte dai precedenti editori, e a proporne delle nuove
molto lodevoli. Nellʼultima egli ha preso ad imitare lo stile del Caro,
e vi è riuscito con somma felicità, e perciò nella nuova edizione del
volgarizzamento dello stesso Caro fatta dal Molini il 1811. essa vi è
stata con gran ragione inserita a preferenza di quella, che altri aveva
scritta meno lodevolmente.
[279] _Delle opere di Luciano filosofo tradotte dalla Greca nella
Italiana favella, Parti_ 4. _Londra_ (Venezia) 1764. 1767. T. 4. in 8.
Del Gozzi sono il Sogno e il Timone nel primo Tomo, e il Maestro di
Rettorica nel quarto. A questi fece il Lusi qualche piccola mutazione
per renderli più conformi al testo, e principalmente allʼedizione del
1743.
[280] _Venezia_ 1761. in 4. Della traduzione del Salvini ho già parlato
di sopra.
[281] _Trevigi._ 1764. in 8.
[282] _Verona_ 1739. in 8.
[283] _Verona_ 1779. T. 4. in 8.
[284] _Firenze._ 1711. in 4.
[285] _Firenze._ 1732. in 4.
[286] _Venezia_ 1796. in 8.
[287] _Venezia_ 1800. in 8.
[288] _Napoli_ 1794. in 8.
[289] Hor. Ep. Lib. 2.
_Scrittori in Greco._
~CAPO~ X.
Per compimento di ciò che della lingua Greca per me si doveva dire
resta ora solamente, che di coloro i quali in Greco hanno scritto,
faccia onorevole ricordanza. Pochi nomi però posso quì ricordare; ma
fra questi uno solo domanderebbe lungo discorso. Della Greca traduzione
delle Orazioni concistoriali di Clemente XI. ho dato un cenno
parlando della lingua Ebraica. Una sola Omelìa dello stesso Pontefice
trasportò in Greco Biagio Garofolo, che non ho veduta[290]. Anton
Maria Salvini, che tanto scrisse si esercitò ancora in questa parte.
A esortazione del Marchese Maffei prese a tradurre in versi Greci le
favole di Fedro, ma non le terminò. Terminò bensì la traduzione di
Catullo[291], della quale però abbiamo alle stampe solamente lʼelegìa,
che quel poeta aveva tradotta da Callimaco, e di cui lʼoriginal testo
Greco è perduto. Il Salvini tien quì pure il suo metodo di tradurre
letteralmente, e con ciò appunto mostra quanto possedesse la lingua
Greca. A me sembra però che la fedeltà troppo scrupolosa e servile non
sia quì commendabile, perchè non può aver quello scopo, che egli si
era proposto nelle versioni Italiane. Chi vuol rendere in versi Greci
quellʼelegia dovrebbe, se non mʼinganno, adoperarsi dʼindovinare il
modo, con che la scrisse Callimaco, e dovrebbe inserirvi queʼ pochi
frammenti dellʼoriginale, che sono fino a noi pervenuti. A maggiore
impresa, e più difficile si accinse il P. Carmeli, che nel 1757. stampò
un Greco poema in quattro libri in lode di Lorenzo Morosini intitolato
Θεῶν ἀγορὰ, cioè _il Concilio degli Dei_ e a me rincresce che non
solamente non ho potuto vederlo, ma nè pure mʼè riuscito dʼaverne
verunʼaltro indizio. Il Canonico Checozzi Vicentino tradusse i Salmi
in versi greci, come ci assicura il Lazzarini[292]. Di questʼopera
rimasta inedita non parla il P. Zaccaria nel suo elogio[293] nè il
dizionario storico stampato a Bassano nel suo articolo, e invece
parlano di _molte sue poesie Latine e Greche_ unite a quelle del
Volpi. Essi però errarono, perchè il Checozzi ivi non ha che un solo
epigramma Greco colla versione latina. Ma quello che più dʼognʼaltro
ha scritto in questa lingua è il Cardinale MichelʼAngelo Luchi troppo
immaturatamente rapito alla Chiesa ed alle lettere. Le sue lodi sono
maggiori di quello che io potessi dir quì, e sono state esposte dal
signor Canonico Luigi Ciolli nellʼorazion funebre da lui detta in
Subiaco ai 2. dʼottobre del 1802. e lʼanno medesimo stampata in Roma
dal Lazzarini. Molte sono le opere sue, fra le quali settantacinque
son quelle scritte in Greco tuttʼora inedite oltre agli Esapli, di
cui ho già parlato, e tutte si conservano nella Vaticana. Voglionsi
a queste aggiungere due dialoghi stampati, uno sulla vita rustica, e
lʼaltro sulla necessità, che i giovani hanno dʼapplicare allo studio,
e far buon uso del tempo[294]. Egli scriveva queste operette in Greco
sopra argomenti dʼogni genere, affinchè i giovani studiosi di questa
lingua trovassero in esse raccolte le principali voci, e modi di
dire usati dagli scrittori, onde minor difficoltà incontrassero nel
leggere lʼopere degli antichi, di che gli si dee saper molto grado. Ma
lasciam finalmente questa lingua, della quale troppo a lungo forse ho
favellato, e a quelle facciam passaggio, che nacquer da lei.