NOTE:

[49] _I Salmi tradotti in Italiano dallʼoriginale Ebraico con accanto

la versione volgata dei medesimi, e colle differenze di essa dal detto

originale. Si aggiungono in fine i Cantici deʼ quali si serve la Chiesa

nel Divino Offizio. Lucca presso Francesco Bonsignori_ 1787. T. 2.

in 12. senza nome dʼautore. La traduzione deʼ Cantici è fatta sulla

volgata. Lo stesso autore pubblicò ancora il bel comento sui Salmi di

Marco Marino da Brescia, _Bononiae_ 1748. T. 2. in 4. cui aggiunse la

traduzione dei Cantici.

[50] Le opere del P. Hintz, del P. Fantuzzi, di M. Rugilo saranno da

me citate fra poco. Quella del Canati è intitolata: _Supplimento,

che serve per Tomo nono allʼedizione di Padova deʼ Salmi tradotti

dallʼEbraico originale da Saverio Mattei, di D. Valerio Canati C. R. T.

Venezia_ 1785.

[51] _Evas. Op._ T. 3. p. 135.

[52] _Salmi, e Cantici parafrasati in versi Toscani dal Canonico

Alberto Catenacci Patrizio Amerino. Lucca_ 1794. T. 2. in 8.

[53] _I Libri deʼ Profeti parafrasati in versi_ dal medesimo. _Fuligno

Tomassini_ 1796. T. 5. in 8. Vi sono uniti il libro di Giobbe, e il

Cantico deʼ Cantici.

[54] _Parnasso deʼ poeti classici dʼogni nazione trasportati nella

lingua Italiana_ T. 2. p. 23.

[55] _Torino_ 1787. in 8. Di nuovo nel T. 1. del _Parnasso deʼ classici

trasportati in Italiano_, e nel T. 1. delle susue opere stampate a

Piacenza il 1812.

[56] _Il libro di Giobbe recato dal testo Ebraico in versi_ (sciolti)

_Italiani dallʼAb. Giacinto Ceruti Dottor di Teologia. Seconda edizione

corretta aumentata ed arricchita col testo originale e con note. Roma

Casaletti_ 1773. in 8. La prima edizione è di Torino del 1754. In

questa vi sono uniti alcuni saggi della Cantica, i Salmi 44. e 135. e

il Canto dʼIsaia al C. 14.

[57] _Diz. Stor. degli Ant. Ebr._ T. 2. _p._ 79.

[58] Questa edizione appartenendo al secolo presente non dovrebbe

quì aver luogo. Io ne parlo solamente per non lasciare imperfetta la

notizia, del testo Norziano.

[59] _Compendio di Critica Sacra._ p. 13. e seguenti.

_Scrittori dʼantiquaria, e di bibliografia.

Scrittori in Ebraico_

~CAPO~ V.

Illustratori di questa lingua chiamar si debbono anche coloro, che i

suoi riti spiegarono, gli usi, e i costumi, e le leggi, e tuttociò

che sotto il nome dʼantichità si suole intendere, come pure quelli

che trattarono della Bibliografia dei libri Ebraici, e della storia

letteraria. Gli scrittori, e i raccoglitori dʼopere dʼantiquaria

allora illustrano una lingua, quando o scrivendo in questo genere

entrano neʼ misteri di quella lingua, o danno in luce opere dʼantichi

autori, che in essa hanno scritto. Tale appunto è Taddeo Ugolino, che

nel suo tesoro dellʼEbraiche antichità[60] parecchie opere di Rabbini

raccolse, o quelle dʼaltri, che allʼintelligenza della lingua Ebrea,

della Caldea, e della Rabbinica sono vantaggiose. Noi dobbiamo saper

di ciò molto grado a lui, che con molta fatica e dottrina eseguì così

nobile impresa, e allʼimmortal Mecenate, che per solo amore dei buoni

studj la promosse, e ne sopportò la spesa, voglio dire il signor

Francesco Foscari nobile Veneziano. Nè fu egli editor solamente, ma

dieci sue dissertazioni vʼinserì, ad alcune di altri fece considerabili

aggiunte, e le opere deʼ Rabbini tradusse, illustrò, ed arricchì di

sue appendici. Lo Schooetgenio nelle sue ore Ebraiche, e Talmudiche lo

biasimò per aver quì pubblicate alcune opere del Rabbino Maimonide,

di cui parlò con sommo disprezzo. Gli rispose però lʼUgolini, e per

avere nella questione un giudice, cui lʼavversario non potesse ricusare

diresse la sua risposta al celebre Cristiano Benedetto Michaelis,

e la stampò in Venezia nel 1748. Due soli oltre allʼeditore sono

glʼItaliani, che in questo tesoro abbian luogo, cioè il P. Casto

Innocenzo Ansaldi con un libro _de Forensi Iudaeorum buccina_, e il

P. Gio. Girolamo Gradenigo con una dissertazione _de Syclo argenteo

Brixiae reperto_.[61]

Per ciò poi che spetta alla bibliografia e alla storia Letteraria

ritorna di nuovo in campo il celebre signor Ab. de Rossi, che le

origini indicò dellʼEbraica tipografia, la storia della tipografia

di Ferrara, di Sabioneta, e di Cremona, non meno, che dellʼEbraica

tipografia in generale, e dette il novero degli Ebrei, che scrissero

contro la santa Religion nostra, e la descrizione deʼ codici daʼ quali

trasse le varianti della Bibbia.[62] Dopo questo grande scrittore

si dee far menzione altresì del Pasini, Rivautella, e Berta, che il

Catalogo ci dettero dei codici della Real Libreria di Torino,[63] fraʼ

quali han luogo pure gli Ebraici; del Canonico Biscioni, che quello

ci dette della Laurenziana di Firenze;[64] e dellʼAssemani, che tutti

descrisse i codici orientali della Laurenziana e della Palatina della

stessa Città.[65] Egli con Giuseppe Simonio Assemani quello ancora

intraprese della Vaticana.[66]

Vuolsi finalmente fare onorevol menzione di coloro, che alcune cose

scrissero in lingua Ebraica, il che tanto più è da lodarsi, quanto

più sono rari quelli che possono farlo. Più e diverse cose in questa

lingua, ed in più altre orientali ha scritto il Sig. Ab. de Rossi, che

ho già lodato più volte, e che non posso mai lodare abbastanza. Nelle

memorie storiche deʼ suoi studj si vedono registrate,[67] il catalogo

delle quali troppo lungo sarebbe a trascriversi. Il Cardinal Luchi

scrisse un dialogo in questa lingua fra un Cristiano, ed un Ebreo, e

prese a tradurre dal Greco in Ebraico il vecchio, e il nuovo Testamento

ma la sua versione è rimasta imperfetta.[68] E finalmente lʼAb.

Angelini (per tralasciare parecchi altri, che hanno fatto cose minori)

alcune sue poesie Ebraiche ha unite alla sua traduzione dʼalcune

Tragedie di Sofocle.[69]

Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana procurata nel secolo XVIII. dagli Italiani - Parte II · 第 5 / 32 题