NOTE:

[34] _Variae lectiones veteris Testam. ex immensa M. SS. editorumque

codicum congerie haustae, ad vetustissimas versiones, ad accuratiores

sacrae criticae fontes ac leges examinatas, perpetuisque notis

historico-criticis illustratae a Io. Bernardo de Rossi Parmae_ 1784.

1788. T. 4, in 4. Ne aveva prima dato un luminoso saggio con un libro

intitolato _Specimen variarum lectionum sacri textus, et Chaldaica

Estheris additamenta cum latina versione ac notes ex MS. codice Pii

VI. ac variis dissertationibus. Accedit appendix de celeberr. codice

tritaplo Samaritano bibliothecae Barberine. Romae ex Typ. Prop. Fidei_

1782. in 8. e di nuovo _cum nova auct. praef. et variis lect. ex antiq.

MS. suo codice Tubingæ_ 1782. in 8.

[35] _Scholia critica in veteris Testamenti libros, seu supplementa ad

varias sacri textus lectiones Parmae._ 1798. in 4.

[36] Tutto ciò che io dico delle opere MS. di questo autore, e parte

ancora di ciò che dico delle stampate è preso dalle _Memorie Storiche_

deʼ suoi studj stampate in Parma il 1809.

[37] _Parma_ 1773. in 4.

[38] _Parma_ 1775. in 8.

[39] _Elementa Sacrae Ermeneuticæ seu institutiones ad intelligentiam

Sacrarum Scripturarum etc. Castri Novi Carfagnanæ_ 1790. in 4.

[40] _Jacobi Mariae Airoli dissertatio Biblica, in qua Scripturae

textus aliquot insignores adhibitis lingua Hebraea, Syriaca, Chaldaea,

Arabica, Graeca, Latina per dialogismum elucidantur. Romae._

1764. _Liber_ LXX. _hebdomadum resignatus ib._ 1717. _et_ 1748.

_Theses contra Judaeos de_ LXX. _hebdomadis ib._ 1720. _et_ 1748.

_Dissertatio de annis ab exitu Israel de Aegypto ad quartum Salomonis_

nellʼappendice del P. Tournemine al Menochio.

[41] _De praecipuis SS. Bibliorum linguis, et versionibus polemica

dissertatio, cui accedunt quaestiones aliquot ex ipsarum linguarum

interpretatione ortae. Patavii typis Semin._ 1716. in 12.

[42] _Decem disseriationes selectae in Pentateucum. Aug. Taur._ 1722.

in 4.

[43] _Antonii Zanolini quaestiones e Sacra Scriptura ex linguarum

Orientalium interpretatione ortae. Patavii_ 1775. in 8. _Ejusdem

dissertationes ad Sacram Scripturam spectantes de festis et sectis

Iudaeorum ex antiquis et recentibus tum Rabbinorum tum Christianorum

monumentis collectae. Venetiis_ 1753. _in_ 4. _Ioannis Francisci

Marchini tractatus de divinitate, et canonicitate sacrorum Bibliorum.

Taur._ 1777. in 4. Opera postuma. Di lui si conservano ancora altre

opere inedite ricche dʼerudizione orientale.

[44] _Napoli_ 1763. T. 3. in foglio.

[45] _Epistola qua Cl. Celotti emendatio v._ 26. _Matthæi Cap. 1.

rejcienda ostenditur editio secunda aucta adnotationibus et Antirrhesi

Romæ_ 1761. in 4. La prima volta fu stampata nella nuova raccolta del

Calogerà T. 10. Essa è piena dʼerudizion Greca, Latina, ed Ebraica.

[46] _Lucae Typis Iosephi Rocchii_ 1767. in 4.

[47] _Sebastiani Marcutii dissertatio in Matthaei XIX. 9. Quicumque

dimiserit ec. in qua hic locus ex hebraeorum antiquitatibus

illustratur, Catholicae sententiae auctoritas vindicatur. Taurisii._

1752. in 4. Questo dotto, e pio Ecclesiastico ha lasciate inedite

varie osservazioni, e paralleli deʼ migliori autori Greci, Latini, ed

Italiani. _Giornale di Modena_ T. 43. p. 72.

[48] _Encyclopædia Sacrae Scripturae, sive selectae in omni scientiae

et doctrinae genere quaestiones ex sacris potissimum litteris enodatae.

Venetiis_ 1747. in 4. Non ne fu stampato che il primo volume.

_Traduttori deʼ Libri Sacri._

~CAPO~ IV.

Ma questo è un modo troppo indiretto per illustrar le lingue. Molto più

tendono allo scopo del mio ragionamento le traduzioni, delle quali ora

farò parola. Tralascio però la traduzione in prosa deʼ sacri libri di

Monsignor Martini prestantissimo Arcivescovo di Firenze, il Giobbe del

Rezzano, e del Zampieri, le lamentazioni di Geremia del Menzini, e di

Gianfrancesco Manzini, i Salmi penitenziali del Vicini, e del Cerati,

quelle deʼ Profeti minori ed una parte delle lamentazioni di Geremia di

Monsignor Domenico Pacchi, la parafrasi deʼ Proverbj, dellʼEcclesiaste,

dellʼEcclesiastico, dʼalcuni Salmi del medesimo, e le altre molte,

che fatte sono sulla volgata per ristringere il mio discorso solo a

quelle dellʼoriginal testo Ebraico. Il P. Ab. Luigi Mingarelli Canonico

Regolare del Salvatore aprirà lʼadito a questa parte del mio discorso

colla traduzione in prosa dei Salmi.[49] Egli ha voluto combinare il

testo Ebraico, e la volgata, e alle volte si scosta da quello per

seguire la seconda, senza che se ne veda la ragione. Più famosa molto è

la poetica traduzione deʼ Salmi, e dʼaltri libri poetici della Bibbia

dellʼAvv. Mattei, di cui tanto si è parlato a favore, e contro, e della

quale si son vedute tante edizioni. Lʼantologia Romana, il giornale

Ecclesiastico pure di Roma, il giornale di Modena, il P. Hintz, il P.

Canati Teatino, il P. Fantuzzi, Monsignor Rugilo[50] ed altri ne hanno

fatte critiche acri, ma vittoriose, che risparmiano a me la fatica di

diffondermi sopra di lui con particolari osservazioni. Dirò solamente

in generale, che egli è da riprendersi per glʼindecenti rimproveri,

che fa ai SS. Padri ed ai moderni interpetri con espressioni spesso

mordaci, e ingiuriose: è da riprendersi per lʼarbitraria spiegazione

deʼ titoli deʼ Salmi, neʼ quali di suo capriccio trova i nomi deʼ

maestri di Cappella, degli strumenti, che dovevano accompagnare il

canto, il tempo della musica, se comune, o di tripola, ec. ed altri

simili sogni: è da riprendersi per la libertà intollerabile, colla

quale ora vorrebe, che si cangiasse la punteggiatura, ora che si

aggiugnesse qualche versetto, ora che se ne togliessero altri, o si

mutilassero: è da riprendersi per erronee spiegazioni del testo, o male

adottando le altrui, o proponendone delle nuove: è da riprendersi per

gli errori di lingua, neʼ quali cade più volte: è da riprendersi per

lʼimitazione del Metastasio, al quale però poche volte si accosta, ma

generalmente troppo ne è lontano. Ma lo stile del Metastasio bellissimo

è peʼ drammi, e acconcio sarebbe ancora ad alcuni altri generi di

poesia, mal però si adatta ad una traduzione deʼ Salmi, nè ha quel

genere di sublimità, o di delicatezza, che questi richiedono. I suoi

panegiristi sono col tempo scemati molto di numero, e fra questi il

Mingarelli nella sua traduzione si allontano dalle opinioni del Mattei,

ed Evasio Leone, che nʼera stato grande ammiratore, confessò poi

dʼaver cambiato avviso in una lettera diretta al chiarissimo signor

Giordani.[51] Molto ancora offerirebbero a dire le sue dissertazioni,

ma lʼentrare in questa indagine mi farebbe deviar troppo dal mio

sentiero. E già di queste pure si è tanto parlato, che pare inutile il

parlarne di nuovo.

Altri pure hanno tentato la medesima impresa e fra questi è il

signor Canonico Alberto Catenacci dʼAmeria, che al cadere del secolo

decimottavo pubblicò una sua traduzione dallʼEbraico deʼ Salmi, e deʼ

cantici della Bibbia in varj metri.[52] Ma lʼopera sua è per lo più una

vera parafrasi, come il suo titolo annunzia, e una parafrasi poetica

non appartiene a quel genere di traduzioni, che illustrano una lingua.

Lo stesso è da dirsi della sua traduzione dʼaltri libri poetici della

Bibbia.[53] Un motivo molto diverso mi dispensa altresì dal parlare

della traduzione deʼ Salmi del P. Canati Teatino, che non mi è avvenuto

di vedere. Ne parlerà per me il Ch. signor Abate Andrea Rubbi, il

giudizio del quale valuto moltissimo, e meco lo valuteranno gli nomini

dotti. Egli[54] dunque alludendo alla sua critica del Mattei da me

citata poco fa, e a questa sua traduzione dice, che il P. Canati _fece

un volume dʼingiurie contro Saverio Mattei; poi volle superarlo con sua

traduzione. Col primo screditò la sua fama; col secondo la sua penna_.

La traduzione dunque deʼ Salmi è infelice, e riguardo alla critica del

Mattei è vero che screditò la fama del P. Canati, perchè piena è tutta

dʼingiuriose espressioni contro quello scrittore, dalle quali ogni uomo

onesto si dee astener favellando, ed assai più scrivendo. Finalmente

Monsignor Rugilo tradusse i Salmi in metri lirici lodevolmente, ma

per soverchio zelo criticando il Mattei usò maniere troppo aspre, ed

ingiuriose.

Molto più felice di tutte quante le traduzioni fin quì nominate è la

Cantica dʼEvasio Leone.[55] Essa a dir vero non è tratta intieramente

dallʼoriginale, ma in gran parte dalla volgata, alla quale il dotto

autore ha avuto molto riguardo. Siccome però non ha mai perduto di

mira il testo Ebraico, e questo nelle annotazioni ha egregiamente

illustrato, deve aver quì luogo. Egli ha conosciuto con altri, che

lʼopera ha una forma drammatica, ma divisa, in varie parti, che noi

diremmo cantate. Ha per ciò usati i versi drammatici, tali però, che

sono degni del Metastasio. Lo stile dunque è bellissimo, e solamente

alcuno potrebbe credere, che fosse troppo molle principalmente per un

sacro argomento. Egli previene questa objezione (_opere_ T. 3. p.

140.) indicando il fine, chʼegli si era proposto in questa sua fatica,

e ricordando gli esempj di quelli, che lʼavevano preceduto. Il suo

scopo era di opporsi allʼempio autore del _Precis sur le Cantique

des Cantiques_, e al non meno empio volgarizzatore Italiano di quel

librettaccio Francese, il che richiedeva fedeltà nella traduzione.

Nel metro stesso ha egli tradotti i treni di Geremia ottimamente,

ma dubiterei, che per questo non fosse adatto il metro drammatico

da lui usato anche quì; ed a me pare, che con miglior consiglio il

Menzini adoperasse la terza rima, e il Manzoni quello delle Canzoni

Petrarchesche. Un altro valoroso traduttore ancora ha avuto la Cantica,

ed uno Giobbe; la prima nel celebre signor Abate Valperga Caluso

nascosto sotto il nome di Euforbo Melesigene, e il secondo nel signor

Ab. Ceruti,[56] i quali hanno mostrato, come si possa esser fedele

traducendo, e meritarsi nel tempo stesso il titolo di buon Poeta.

Nella illustrazione delle lingue meritano onorevol menzione gli editori

deʼ Classici, di che ora debbo parlare. Passerò sotto silenzio le molte

edizioni del testo Ebraico del vecchio testamento, che non hanno verun

pregio particolare per essere commendate. Ma non tacerò quelle di

Mantova di Livorno e di Pisa con ottimo avvedimento emendate secondo

le correzioni del Norzi. Non è di questo luogo il dire qual fosse la

diligenza usata dal Norzi nel secolo sestodecimo per richiamare il

testo Ebraico alla primitiva lezione, e come in gran parte riuscirono

commendabili le sue fatiche; di che ha già parlato abbastanza il

dottissimo signor Abate de Rossi.[57] Il suo comento con troppo superbo

nome intitolato da lui _Gomér peretz_, cioè _Riparatore della rovina_

fu finalmente posto in luce coʼ torchj di Mantova il 1742. insieme col

sacro testo da Raffaele Chajìm Basilea, che vi aggiunse ancora alcune

sue utili note, e lʼesame di ben novecento varianti, che il Vander

Hoogth aveva raccolte da altre edizioni della Bibbia. Questo dotto

editore intitolò il comento del Norzi più modestamente _Minchad scai_,

cioè _oblazione liberale_, e presso che sempre emendò il sacro testo

secondo lʼavviso di quellʼantico Rabbino. Lʼedizione Mantovana della

Bibbia fu ripetuta in Livorno nel 1780. e poi in Pisa nel 1803.[58] Ma

i due Editori non la ripeterono servilmente, avendo essi ora seguiti ed

ora abbandonati i consigli del Norzi, quando il Mantovano Basilea aveva

fatto altramente. Il signor de Rossi colla sua profonda dottrina ha già

mostrati parecchi deʼ pregj e deʼ difetti di queste edizioni, e a lui

potranno ricorrere gli studiosi della lingua Ebraica.[59]

Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana procurata nel secolo XVIII. dagli Italiani - Parte II · 第 4 / 32 题