[8] _De praecipuis caussis ac momentiis neglectae hebraicarum
litterarum disciplinae disquisitio elencthica. Augustae Taurinorum._
1769. Scrisse altresì. _De necessitate linguae hebraicae in theologo
ex primariis ejus officiis evicta_, opera inedita. _V. le Memorie
della sua vita nel catalogo dalle opere inedite_ § XVI. Aggiungerò
quì altre sue cose manoscritte, che in parte non essendo assai
indicate nel citato catalogo non posso dar loro conveniente luogo,
cioè _introductio ad studia Orientalia_, che forse è lo stesso, che
la _Clavis litteraturas Orientalis_ § XXIV. _Synopsis quaestionum
philologicarum Orientalium_ § XXIII. _De sacro Orientalium linguarum
usu oratio habita. Ann._ 1769. XLI. _Istruzione sopra gli studj Ebraici
e la maniera di ben condurli_ § XLIII. _De optima hebraicorum studiorum
ratione_ § XLIV. Di lui si vedano gli Opuscoli di Filandro Cretense
cioè del chiarissimo signor Conte Antonio Cerati T. 1. p. 122. dove fra
molti leggiadri e veraci ritratti fa quello ancora di questo insigne
letterato.
[9] _Dellʼantica lezione degli Ebrei, e dellʼorigine deʼ punti,
dissertazione. Milano, Orena_ 1786. in 8.
[10] _Bononiae apud Hieron. Corriolani ec._ 1750. in 8.
[11] _De antiquis litteris Hebræorum et Græcorum libellus Io. Baptistæ
Bianconi. Bononiae, Colli_ 1748. in 4.
[12] _De Hebraicorum characterum origine et antiquitate disquisitio
elencthica auctore Fr. Hyacintho Arizzara. Mutinae apud Soc. Typ._
1782. in 4.
[13] _De antiq. litt. Haebr. et Gr. p._ 29.
[14] _Ad Plin, H. N. Lib._ 7.
[15] _Gr. et Lat. ling. Hebr. p._ 62.
[16] _Diatrib. qua Bibliographiae antiquariae, et sacrae critices
capita aliquot illustrantur p._ 270.
[17] _De Numis Hebraeo-Samaritanis. p._ 165.
[18] _Venezia presso Gius. Bettinelli_, 1747. in 8.
[19] _Epitome linguae sanctae. Neapoli_ 1741. _Il Sisti scrisse ancora
trattato delle quattro dentali. Venezia._ 1766. in 8. e _Trattato delle
quattro gutturali e della sola aspirazione H. Ivi_ 1768. in 8. _che non
ho veduti._
[20] Il celebre Cardinal Bellarmino si offeriva di insegnar lʼEbreo in
otto giorni, come dice il P. Bartoli nelle sua vita Lib. 1. Cap. 10.
Ruggiero Bacone secondo il Vood, _Ath. et Ant. Oxon._ asseriva, che
potrebbe insegnare sufficientemente questa lingua e la greca in tre
giorni soli. Il P. Bohslao Balbino Gesuita neʼ _verisimili delle umane
lettere_ dice dʼavere ammaestrati parecchi nella greca in un giorno
in modo, che potessero in essa scrivere non solo correttamente, ma
anche elegantemente. Ma questi non hanno palesato i loro metodi. Altri
gli hanno pubblicati, come Guglielmo Schikerdo _Horologium Hebraeum,
sive consilium quomodo sancta lingua spatio vigintiquatuor horarum
aliquot collegis sufficenter apprehendi queat_. Michele Dilhero nel
1659. pubblicò _Atrium linguae sanctae Hebraicae_, che domanda nulla
più di sei ore. Finalmente del Gesuita Ignazio Weintenaver si ha
_modus addiscendi intra brevissimum tempus linguas Gallicam, Italicam,
Hispanicam, Graecam, Hebraicam, et Chaldaicam, ut ope Lexici explicare
queas. Francof. ad Maen._ 1755. e il tempo brevissimo da lui richiesto
è dʼun giorno per ciascheduna di queste lingue. Quanti sogni!
[21] _Dikduk lascion hakodesc, hoc est Gramatica linguae sanctae
institutio cum vocum omnium anomalarum indice, et explicatione auctore
Josepho Pasino. Patavii_ 1739. in 8. Questa è la più antica edizione,
che io ne conosca; ma debbono esservene altre anteriori.
[22] _De Rossi Synopsis institutionum hebraicarum. Parmae_ 1807. in 8.
Caluso _Prime Lezioni di Grammatica Ebraica. Torino_ 1805. in 4.
[23] A me rincresce di non potere onorare queste mie carte facendo
menzione delle opere, di un uomo così dotto nelle lingue Orientali
e nella Greca, quale è il Sig. Amadeo Peyron. Ma egli lʼanno 1800.
termine a me prescritto non aveva che 15. anni, e le dottissime cose da
lui scritte appartengono al secolo presente.
[24] _Istruzione sopra gli studj Ebraici, e la maniera di ben
condurli. Chiave dellʼEbreo senza punti, o epilogo dʼosservazioni, che
ne facilitano la lettura, e lʼintelligenza. Synopsis phraseologiae
hebraicae. Anthologia hebraica._ Tutte opere inedite, tranne lʼultima.
[25] _Dikduk, sive utriusque grammaticae hebreae scilicet atque
Chaldaicae accuratae disquisitiones, praecaeteris quae hactenus
prodiere, castigationes non tam aequa, quam facili methodo digestae ec._
[26] _Lexicon haebraicum et Chaldaico-Biblicum ordine alphabetico ad
usum Collegii Urbani de Propaganda fide. Romae_ 1737. _in fol_.
[27] _Grammaticae hebreae rudimenta ad usum Collegii etc. Romae_ 1717.
_in_ 8.
[28] _Otzar lascion hukodeso_ (_Thesaurus linguae sanctae_) _Lexicon
hebraicum ab Antonio Zanolino T. U. D. in Seminario Patavino linguarum
Orientalium praeceptore contentum ad usum ejusdem Seminarii. Patavii.
Typis Joannis Manfrè._ 1732. _in_ 4.
[29] _Lexicon Hebraicum et Chaldaeo-Biblicum etc. Io. Buxtorfii et
aliorum doctissimorum virorum operibus excerptum digessit, multisque
auxit atque illustravit Fr. Ioseph. Montaldi Ord. Praed. ec. Romae ex
Typog. Io. Zempel._ 1789. T. 4. _in_ 8.
[30] _Bjoern. Lettere su i suoi viaggi._ T. 2. _p._ 211.
[31] _Considerazioni intorno alla Poesia degli Ebrei, e deʼ Greci.
Roma_ 1707.
[32] _Osservazioni di Ottavio Maranta_ (cioè del Garofolo) _sopra la
Lettera di Bernabò Sacchi ec. Venezia_ 1711. _in_ 8.
[33] _I Libri Poetici dalla Bibbia. Dissertazione preliminare Capo_ 1.
_e_ 2. Mi servo dellʼedizione Napoletana del 1773. non avendo quella
più ampia di Torino.
_Interpetri deʼ Libri
Sacri._
~CAPO~ III.
Lo studio della lingua Ebraica dee sopra tutto esser rivolto alla
interpetrazione dei divini libri del vecchio Testamento, e questo scopo
non è stato dimenticato dai nostri. Il primo mezzo per ottenere ciò è
stato il raccogliere le varie lezioni, il che ha fatto con incredibil
fatica ed erudizione il Sig. Ab. de Rossi. Il Kennicott aveva già prima
intrapresa ed eseguita questa fatica in Inghilterra, nella quale opera
si era prevaluto degli Europei più dotti nella lingua Ebraica, fraʼ
quali voglionsi da me ricordare il medesimo Signor de Rossi, che non
pensava allora ad essergli successore nello stesso lavoro, il P. Porta
in Milano, i PP. Berretta, e Bartoli in Firenze, i due Assemani, i PP.
Giorgi, Teoli, Ballerini, e il Costanzo in Roma, ed altri certamente
a me ignoti. Fu lodata la fatica di quel dotto Inglese; ma quando
vennero alla luce le varianti del Poliglotto Italiano[34] la gloria
del primo restò offuscata. I MSS esaminati dal Kennicott erano 579. e
quelli solamente che possedeva lʼautore Italiano nella domestica sua
ma ricchissima libreria erano 617. A queste si aggiungano 310. sue
edizioni, 46. MSS. Samaritani, 134. codici e 42. edizioni dʼestere
librerie. Se grande fu la sua diligenza nel raccogliere ed esaminare
tanti codici, e trarne le varianti di qualche importanza, lasciate le
minuzie masoretiche, di che ridonda lʼopera Inglese, fu anche maggior
la dottrina, con cui nei prolegomeni si parla deʼ fonti della critica
sacra, nelle dissertazioni si esaminano le precedenti collazioni fatte
dagli Ebrei e dai Cristiani, e si mostra lʼutilità di questa, e tutta
lʼopera dal principio sino alla fine è condotta. E quantunque tanto
facesse allora, pure questʼuomo instancabile trovò poi modo di fare a
quellʼopera unʼappendice di nuove varianti importantissime.[35] Nè in
ciò si limita lʼillustrazione del sacro testo fatta da lui, ma sono fra
le sue carte altre cose non ancor pubblicate, in parte già compite, in
parte cominciate soltanto. Eʼ fra le prime una _Manuductio philhebraei
ad hebraia biblia_, che contiene una breve, ed esatta notizia del suo
pregio, autorità, ed uso delle migliori sue edizioni, e delle più
stimate traduzioni.[36] Vi è lʼ_introductio in criticam sacram veteris
Testamenti_, una parte della quale ha servito ai prolegomeni delle
varianti. Vi è lʼopera _de studio legis, seu Biblico ex Rabbinorum
praeceptis optime instituendo_. È fra le seconde la _synopsis
institutionum Biblicarum Sacrarumque antiquitatum_, e un commentario
_de locis theologicis hebraeorum eorumque tum apud Judaeos tum apud
Christianos auctoritate_.
A questa classe può riferirsi ciò che egli scrisse intorno al Messia,
cioè in primo luogo lʼopera _della vana espettazione degli Ebrei del
loro Re Messia dal compimento di tutte le epoche_.[37] Mostra egli
che vʼha una data e certa epoca rivelata della venuta del Messia, che
questa non poteva esser ritardata, che tutte lʼepoche più autorevoli
determinate dalla Scrittura o dalla tradizione sono passate, che in
niuno, come in Gesù Cristo, si avverano queste epoche, e i caratteri
tutti del Messia. Questʼopera applaudita trovò due oppositori, ma
per loro onore non dirò quali fossero, e quanto spregevoli le loro
obiezioni. Dirò solamente, che il Signor de Rossi rispose collʼ_esame
delle riflessioni teologico-critiche contro il libro della vana
espettazione degli Ebrei_,[38] nè i critici osarono più di ritornare in
campo. Altre opere ancora aveva preparate intorno al Messia, cioè il
_lumen salutis, seu Biblica Messiae oracula ex Chaldaicis paraphrasibus
ac Rabinorum commentariis illustrata_, alcuni estratti del _Sanhedrin_
in Ebraico, e in Latino, e il _systema recentioris judaeorum theologiae
de eorum rege Messia_, ma rimangono manoscritte.
Se tutti io volessi quì registrare glʼinterpetri della Sacra Scrittura,
e devierei dal cammino, che mi debbo proporre, e diffondermi dovrei
soverchiamente. Parlerò però soltanto di volo dʼalcuni che questa
parte coltivando deʼ sacri studj fecero uso della lingua Ebraica, il
che mi pare intimamente connesso col mio argomento. E prima ricorderò
lʼErmeneutica del già citato Arizzarra[39] nella qual opera, oltre alle
molte cose, che al teologo appartengono, e allʼuomo erudito, più altre
ne sono, che questa lingua riguardano, cioè dove parla della necessità
di studiarla, delle Bibbie Poliglotte, del Talmud, e deʼ Commenti
Rabbinici, dello stile deʼ Sacri Libri, dellʼofficio proprio dʼun
sacro interpetre, del merito deʼ SS. PP. e deglʼInterpetri moderni,
deʼ varj sensi della Sacra Scrittura, e delle regole, che voglionsi
osservare nellʼErmeneutica Sacra. AllʼArizzarra, che generalmente ha
trattata questa parte, coloro debbon succedere, che più particolarmente
collʼuso della lingua Ebraica, o dellʼaltre Orientali han preso a
spiegare le sacre carte. Tale è il Gesuita Airoli, che in più e diverse
dissertazioni mostrò quanto profondo egli fosse in queste lingue, le
quali insegnava nel Collegio Romano.[40] Tale è il Pasini, che mentre
nel Seminario di Padova insegnava queste lingue un picciol libro
pubblicò pieno di dottrina sul sacro testo sulle sue traduzioni, e
su parecchi luoghi del testo medesimo, i quali collʼajuto di molta
erudizion poliglotta egli spiega dottamente.[41] Questʼopera forse fece
sì che la fama del suo sapere giunse al Re Sardo, il quale lo chiamò
a Torino professore delle lingue Orientali. Ivi oltre alla Grammatica
di cui ho parlato, ed altre opere, che altrove si accenneranno, stampò
con molto corredo dʼerudizione, e di dottrina le sue dissertazioni
sul Pentateuco.[42] Al Pasini successe prima in Padova lo Zanolini, e
poi nella scuola di Torino il Marchini, i quali pure rivolsero la lor
dottrina Orientale alla interpetrazione della Scrittura.[43] Intanto
il Seminario di Napoli aveva affidata la stessa scuola al celebre
Alessio Simmaco Marzocchi, che col suo _Spicilegio Biblico_[44] aveva
confermata quellʼalta idea di vasta erudizione, che lʼaltre sue
opere gli aveano procacciata. A queste opere voglionsi aggiugnere
le _Pandectae Biblicae_ opera inedita di Jacopo Cavalli in trenta
volumi, _nella quale si rischiarano tutte le voci, i sensi tutti, tutte
le spiegazioni della sacra Scrittura, colla concordanza deʼ sacri
interpetri, deʼ dottori Cattolici, e di quanto scrisse principalmente
il Cardinale Ugone neʼ suoi biblici comentarj_, come dice il P.
Zaccaria negli _Annali letterarj dʼItalia_ T. 3. _p._ 505.
Molto aggiunger potrei, se le minori opere di questo genere volessi
andare indagando, come una lettera del P. Ferdinando Mingarelli contro
il Celotti[45] il Commentario del Matani sopra il nome di Dio presso
gli Ebrei,[46] una dissertazione del Marcuzzi[47] sullʼinterpetrazione
dʼun passo di S. Matteo, quella del celebre Signor Ab. Caluso sul nome
tetragramma di Dio stampata dal Bodoni, ed altre sì fatte moltissime.
Queste dunque tralascio, e tante altre, che stampar solevano i Gesuiti
Interpetri della sacra Scrittura nel Collegio Romano, delle quali molte
si debbono al solo P. Antonio Casini. Questi è ancora autore dʼuna
Enciclopedia scritturale piena dʼingegnose riflessioni, ma mancante
dʼordine e di metodo.[48]
Finalmente debbo far menzione del P. Luigi Mingarelli. Il P. Cavalieri
che ne scrisse la vita ci fa sapere, che egli lasciò manuscritte
alcune osservazioni sopra il Salterio Ebraico stampato a Mantova da
Rafaele Hajim il 1743.: altre osservazioni sopra unʼEbraica Grammatica
stampata in Venezia dal Vandramini ed altrove, il titolo della quale
suona in latino: _Portae Sion: adduntur praeparatio convivii, et liber
formationis_: osservazioni sopra i passi del vecchio Testamento,
che occorrono nel nuovo: e finalmente lʼindice ragionato deʼ codici
Ebraici, Greci, e Latini della libreria di S. Salvatore di Bologna.
Queste tre opere non hanno veduta la pubblica luce, e furono ignote al
Fantuzzi, che non ne ha parlato neʼ suoi _Scrittori Bolognesi_: ed io
non avrei potuto darne questo cenno, se il P. Cavalieri non ne avesse
fatta menzione nella vita allegata.