--Avanti, avanti!--urlava don Placido, nella notte, correndo lungo la
Via della Stazione--Ora ci verrà addosso tutta l'acqua del santissimo
cielo! Ah, Corpo di Cristo! Avanti!...
L'ombra sua nera e veloce scivolava e fuggiva su' muri. Le donne lo
seguivano, tenendosi per mano, chiuse ne' loro scialli pesanti,
inciampando, di tratto in tratto, ove si faceva più fitta l'oscurità.
Così passarono per via _Gran Quartiere_, poi davanti alla _Villa
Ferdinandea_ le cui statue impallidivano confusamente, poi davanti al
teatro. Adesso arrivavano alla porta vecchia della città. Sotto
l'androne si scaldavano a una grande fiammata di fascine due guardie di
finanza, e quella di piantone canticchiava, con le mani in saccoccia,
addossata a uno stipite.
--Salute!--le gridò don Placido, seguitando a correre.
--Salute e bene!--gridò la guardia.
Adesso le loro ombre s'inseguivano sul ponte delle fortificazioni: sotto
gli stivaloni di don Placido l'acciottolato crepitava. Sui fossati,
sulla vallata di Capua era sceso un velario oscuro.
--Avanti! Siamo arrivati!--egli urlò ancora--Io vado pe' biglietti.
Prendo la terza! Passate per l'ultima porta a destra e aspettatemi sul
marciapiedi...
Bruscamente apparve la fabbrica della Stazione. Letizia si volse. Tutto
era scomparso nella notte, dietro di lei: la città, la campagna, i
bastioni. Nessuna luce brillava quasi più in quel lontano. Tutto finiva.
Allora stese le braccia verso Capua e singhiozzò perdutamente:
--Addio! Addio! Addio!...
Poi si sentì trascinare dalla bionda, che quasi la sollevava, e si
ritrovò sul marciapiedi, davanti al treno nero, interminabile. La
macchina sbuffava. Un vento umido e freddo la percosse in faccia. Udì
confuse voci e a un tratto urlare:
--In vettura! In vettura!
Uno sportello si spalancò. La bionda salì per la prima, stese le
braccia, afferrò Letizia e se la trasse dentro. Lo sportello si chiuse
sbatacchiando. L'impeto del treno che s'avviava le gettò l'una addosso
all'altra.
Lo scompartimento era quasi deserto. Due fattori fumavano sul sedile
opposto, e subito si misero a parlare di derrate, d'olio, di vino, a
voce alta. La pioggia sferzava i vetri dei finestrini.