--Arriviamo...--le mormorò Marta, a un tratto.
Per più d'un'ora, senza parlare, senza neppure guardarla, se l'era
tenuta a fianco, stretta, avvinghiandola quasi, rinserrando la stretta a
ogni scossone del treno. Ora le parlava sottovoce, rapidamente, quasi
all'orecchio.
--Ascolta... Napoli non la so, non ci sono mai stata. Dicono ch'è una
città grande, immensa, pericolosa, un inferno... M'ascolti?...
Letizia assentì con un moto del capo.
Marta continuò:
--Ci ha perdute lo stesso uomo. Bene, non importa... Senti... Siamo come
due sorelle, ci siamo conosciute da tanto tempo... Pensa così, come
penso io. E tu ora mi vuoi bene, e io ti voglio bene... Senti...
E la voce s'inteneriva sempre più, maternamente, e tutte e due quelle
donne palpitavano. I fattori seguitavano a parlare, più basso.
--Io non ti lascerò mai!--balbettò ancora la bionda. E in quel patto
cercò le mani di Letizia e le strinse--E tu giurami lo stesso! Tu non mi
devi lasciare!... Ho paura di Napoli... Senti... Dimmi che m'aiuterai,
che mi difenderai... Letizia, giuralo! Giuralo a Marta, a questa povera
disgraziata!...
Letizia rispose, con un soffio di voce:
--Sì, sì... giuro...
Il treno entrò sotto la tettoia e passò sugli scambii con un fragore
assordante. I fattori si levarono e agguantarono le loro valigie. Una
voce, due, tre urlarono nell'oscurità:
--Napoli! Napoli! Napoli!...
Marta si buttò giù e stese le braccia alla compagna. Si spalancarono in
quel punto gli sportelli di tutte le vetture e vomitarono sul
marciapiedi un'ondata di soldati. Il ventottesimo d'artiglieria, il
reggimento del furiere, era partito con loro da Capua. Ora i primi
ranghi si formavano in fretta, sotto la tettoia, e confusamente
s'udivano altre voci, e lampeggiavano altre armi laggiù in coda al
treno.
Gli ufficiali gridavano i loro ordini e correvano qua e là lungo il
treno.
--Vieni!--disse Marta, trascinando la compagna.
Sorpassarono i cancelli, s'arrestarono per un momento, ignare, indecise,
sotto le arcate dell'uscita sulla piazza.
Era quasi la mezzanotte. La pioggia batteva sul selciato. Migliaia di
lumi, alti, bassi, ora bianchicci, ora rossastri occhieggiavano nella
vasta piazza e dalle vie circostanti, ove le case apparivano e sparivano
in una nebbia nera che a volte pareva che le dissolvesse.
Le due donne, attonite, irresolute, scesero dal marciapiedi. Ma quel
fiume di soldati che le aveva rincorso fu sopra di loro d'un subito, e
le sospinse, e le separò. Passò tutto il reggimento, quasi fuggendo,
sotto la pioggia. Letizia fu ricacciata sotto i giardini, dalla parte
del Vasto. Ella sbarrò nell'oscurità i suoi grandi occhi azzurri pieni
d'orrore.
E urlò:
--Marta!... Marta!
Nessuno le rispose.
Letizia si sentì mancare. S'addossò a un fanale. Raccolse la voce e con
uno sforzo supremo chiamò ancora:
--Marta!... Marta!... Marta!...
Nessuno, nessuno...
Ora ella era a fronte dell'ignoto, nella misteriosa notte del suo
destino.
Sola.