Due, tre volte, perdutamente Letizia s'era quasi sospinta dal parapetto
sul fiume tacito e lento. Aveva chiuso gli occhi, s'era allungata sul
largo parapetto col busto, col ventre, lasciando penzolare le gambe
dentro del ponte; e con le braccia stese, irrigidite quasi sul vuoto,
aveva aspettato che una forza misteriosa, invocata, implacabile, la
sospingesse improvvisamente. Ma al senso pauroso del vuoto s'erano
ritratte le sue braccia pian piano, gli occhi suoi s'erano pian piano
aperti e subito rinserrati sull'acqua torbida e oscurata, e più
rilassato e inerte era rimasto quel corpo senza volontà, sul parapetto.
Ora ella quasi temeva di spiccarsene, anzi le pareva che nel punto in
cui fosse per scivolare a terra qualcosa dovesse risospingerla e
precipitarla. Rimase prona sul balaustro: poi riaperse pianamente gli
occhi e riguardò il fiume, di sotto. Il Volturno trascorreva lento e
silenzioso tra le quattro arcate di fabbrica imperatoria. L'acqua torva
pareva, a tratti, stagnante, così tardo era il suo cammino. Ma a quando
a quando dei gorghi l'agitavano, e su per la giallastra sua superficie
si rincorrevano pezzi di fradicio legno e batuffoli di paglia o di
fieno. S'oscuravano di qua e di là le rive. Più avanti, sotto il ponte
ferroviario, al punto ove esso cominciava a far gomito, l'acqua,
incorrotta, luceva come uno specchio.
La donna interrogò un'ultima volta il fiume. Ora ne saliva un alito
d'umidità, e dal liquido fangoso, che alle lor basi immani lambiva i
pilastri quadrati degli archi, s'esprimeva quasi un fascino freddo.
--Che morte!...--ella mormorò.
E come, nell'atto in cui s'indugiava, le cupe acque la tentavano,
l'attiravano ancora, un improvviso tremito la percorse tutta. Ritrovò a
mala pena la forza di lasciarsi scivolare sul ponte, dal parapetto, e a
questo addossarsi, quasi mancando. Confusamente le appariva, adesso, uno
spettacolo nuovo: sulla destra l'Arcivescovado, e poi le case basse, e
poi una via che procedendo lungo quelle case si restringeva e,
nell'alto, ancora più in là, sul cielo bianchiccio, la cupola della
chiesa della _Santella_: in fondo, rimpetto a lei, l'alto anfiteatro
della _Riviera Casilina_ il cui largo arco a un punto era terminato
dalla fabbrica rozza e massiccia della polveriera. Le finestre di
_Riviera Casilina_ rattenevano ancora il lume del tramonto e se ne
accendevano. Abbasso, quasi sull'argine del fiume, l'infame contrada
_Mazzamauriello_ infilava su d'un sentiero invisibile le sue due o tre
losche casucce a un solo piano.
Con la bocca serrata, con le braccia penzoloni, voltando le spalle al
tramonto, Letizia non distoglieva lo sguardo da quel gruppo di case. Di
là, su pel fiume, le pareva che le arrivasse una voce, un susurro, un
appello. Fascinata, immobile, ella rimase lì, ritta tra le ombre che
scendevano rapidamente sul ponte.
L'ora scoccò all'_Arcivescovado_. Letizia si volse attorno, percossa da
quel suono. Era notte. S'era spento l'incendio del bosco, il cielo s'era
chiuso, un velo plumbeo subitamente era sceso sulla _Riviera Casilina_ e
la nascondeva. Nell'ombra, alcune forme confuse passavano sullo spiazzo
e si disperdevano. Allora ella mosse dal ponte verso il _Corso Appio_.
Traversò lo spiazzo con celere passo, tutta raccolta nello scialle,
affrettandosi. E pure sul punto di penetrare nel _Corso_ illuminato e
popolato, per un momento ella si soffermò e parve incerta.
--Andiamo!--mormorò a un tratto--Volontà di Dio...
Rabbrividì, come se avesse bestemmiato. Si tappò la bocca con un lembo
dello scialle, quasi per soffocarvi, nell'atto stesso che le
pronunziava, le parole sacrileghe. Ma ora, davanti a lei, luminoso e
romoroso, il _Corso Appio_ quasi la irrideva: alcune donne ridevano
forte sulla soglia d'una bottega, un cuoiaio canticchiava presso alla
sua, appoggiato allo stipite, e con un cicaleccio allegro, parlando di
cose vane e giovanili, sbucavano da un palazzo tre o quattro fanciulle e
passavano.
--Sì, sì!--ella fece, disperatamente--È volontà di Dio!...
Entrò nel _Corso Appio_ e andò avanti, risoluta.