Un'ombra scivolò rapidamente sotto il muro dell'Arcivescovado, e a un
tratto se ne spiccò e prese forma, dirizzandosi al _Ponte di Annibale_.
Una donna. E pareva giovane, dall'agile incesso e dal disegno della
persona. Pareva: da che le pieghe di uno scialle scuro, che dalla testa
le ricascava sulle spalle e sul petto, le ombreggiavano la faccia.
L'ora già tarda rafforzava il pallido mistero di quel volto,
biancheggiante, con apparenza indefinibile, tra lo sparato dello
scialle. Tuttavia, com'ella, per un momento, quasi irresoluta,
s'arrestava sul piazzale, un fanciullo la riconobbe e le si fece da
presso. Il fanciullo veniva dal _Corso Appio_, e andava verso _Riva
Casilina_. Portava la cartella dei suoi libri attaccata al dosso con due
brevi corregge che gli passavano sotto le ascelle, e in una mano aveva
una riga di legno con cui, camminando e zufolando, a volta a volta si
percoteva la coscia.
--Oh, Letizia!--esclamò.
E ristette davanti alla donna, interrogandola con gli azzurri occhi
contenti, pieni di candido e inconscio riso infantile.
La donna, sorpresa, si trasse addietro e si guardò attorno. Altri non
era in quel luogo in fuori di lei e dello scolaretto; le loro due figure
nere, vicine, differenti, si disegnavano nella vastità del piazzale su
cui non ancora era scesa l'ombra. La donna tremava, borbottava parole
che il fanciulletto non riesciva a comprendere. Lo guardò, a un punto,
smarritamente, come se più non lo riconoscesse, e seguitò a restar muta.
--Dove vai?--disse il piccino.
E subito soggiunse:
--Io vengo dalla scuola. Oggi la scuola è finita più tardi. Ora vado a
casa. Ho i guanti: guarda.
E le mostrò la mano inguantata, in cui serrava il quadrello. L'altra
egli aveva ficcata nella saccoccia dei pantaloncini fino al gomito. La
cavò lentamente e la levò, spiegata. Era gonfia e arrossata;
l'epidermide vi si screpolava sul dosso e si rigava di piccoli solchi
lividi.
--Vedi... Ho i geloni.
Ella taceva, guardandolo. Non lo ascoltava. Il piccino tornò a
domandare:
--E tu dove vai, Letizia?
Ora ella, improvvisamente, si piegava su di lui, gli gettava un braccio
attorno al collo, si traeva addosso il ragazzetto obbediente, sorridente
ancora. E come egli credeva che gli volesse dare un bacio, atteggiò e
appressò le labbra. Ella non lo baciò. Gli mormorò rapidamente,
guardandolo negli occhi:
--Tu non devi dire a nessuno che m'hai vista! Hai capito? A nessuno!
E l'atto e il suono della voce furono così imperativi che il ragazzetto,
istintivamente, si ritrasse, e ritorse la faccia e cercò di liberarsi.
Ma Letizia gli prese il mento nella mano, costrinse più dolcemente quel
piccolo volto quasi impaurito, e lo rigirò, e si chinò fino a
disfiorarlo col suo. Ripetette, con voce più bassa, con un soffio di
voce:
--A nessuno! Dimmi che non lo dirai a nessuno!... Me lo prometti,
Paolino? Senti, guardami! Guarda Letizia tua... Me lo prometti?...
Il piccino balbettò:
--Sì... sì... Non lo dico a nessuno.
Ora Letizia lo baciava forte sulla guancia. Egli le mormorò sulla gelida
gota:
--E alla mamma tua? Neppure?...
--No!--fece Letizia, come inorridita--Vuoi dirlo a mamma!...
--No, no!--promise il piccolo.
E si chinò e raccolse il quadrello che gli era sfuggito. Ora lo brandiva
nella piccola mano inguantata. Ripetette, solenne:
--A nessuno!
Si rincamminò a piccoli passi. A metà della via la infantile sua
curiosità lo punse: si volse. Letizia moveva al ponte, dirittamente, e
la sua figura nera si rilevava, con fine disegno, sul tramonto. Parve a
un tratto, ch'ella, soffermata, incerta, facesse per tornare addietro.
Subito lo scolaretto riprese la sua strada verso _Riva Casilina_. Ma sul
punto d'arrivare a un vico verso il quale s'indirizzava egli si fermò
ancora una volta, e tornò a guardare dalla parte del piazzale già
lontano. Ora Letizia, immobile, in mezzo al gran ponte, contemplava il
fiume dal parapetto. Il segno della sua testa liberata dallo scialle,
del suo busto proteso, delle sue braccia, lungo le quali lo scialle
ricascava e s'allargava a' gomiti puntati sul parapetto, era preciso. Il
fuoco del tramonto ella raggiungeva col capo eretto, immoto. Una dorata
aureola s'effondeva attorno a quel capo e quasi lo penetrava e lo
immaterializzava. Pareva che in quel rosso vapore esso a momenti fosse
per dissolversi, mentre al vento lieve ed opposto una ciocca di capelli,
a volta a volta, vi palpitava e, investito dallo stesso vento, un lembo
dello scialle sbatteva i fili della sua frangia su quell'incendio
lontano.