II

Un'ombra scivolò rapidamente sotto il muro dell'Arcivescovado, e a un

tratto se ne spiccò e prese forma, dirizzandosi al _Ponte di Annibale_.

Una donna. E pareva giovane, dall'agile incesso e dal disegno della

persona. Pareva: da che le pieghe di uno scialle scuro, che dalla testa

le ricascava sulle spalle e sul petto, le ombreggiavano la faccia.

L'ora già tarda rafforzava il pallido mistero di quel volto,

biancheggiante, con apparenza indefinibile, tra lo sparato dello

scialle. Tuttavia, com'ella, per un momento, quasi irresoluta,

s'arrestava sul piazzale, un fanciullo la riconobbe e le si fece da

presso. Il fanciullo veniva dal _Corso Appio_, e andava verso _Riva

Casilina_. Portava la cartella dei suoi libri attaccata al dosso con due

brevi corregge che gli passavano sotto le ascelle, e in una mano aveva

una riga di legno con cui, camminando e zufolando, a volta a volta si

percoteva la coscia.

--Oh, Letizia!--esclamò.

E ristette davanti alla donna, interrogandola con gli azzurri occhi

contenti, pieni di candido e inconscio riso infantile.

La donna, sorpresa, si trasse addietro e si guardò attorno. Altri non

era in quel luogo in fuori di lei e dello scolaretto; le loro due figure

nere, vicine, differenti, si disegnavano nella vastità del piazzale su

cui non ancora era scesa l'ombra. La donna tremava, borbottava parole

che il fanciulletto non riesciva a comprendere. Lo guardò, a un punto,

smarritamente, come se più non lo riconoscesse, e seguitò a restar muta.

--Dove vai?--disse il piccino.

E subito soggiunse:

--Io vengo dalla scuola. Oggi la scuola è finita più tardi. Ora vado a

casa. Ho i guanti: guarda.

E le mostrò la mano inguantata, in cui serrava il quadrello. L'altra

egli aveva ficcata nella saccoccia dei pantaloncini fino al gomito. La

cavò lentamente e la levò, spiegata. Era gonfia e arrossata;

l'epidermide vi si screpolava sul dosso e si rigava di piccoli solchi

lividi.

--Vedi... Ho i geloni.

Ella taceva, guardandolo. Non lo ascoltava. Il piccino tornò a

domandare:

--E tu dove vai, Letizia?

Ora ella, improvvisamente, si piegava su di lui, gli gettava un braccio

attorno al collo, si traeva addosso il ragazzetto obbediente, sorridente

ancora. E come egli credeva che gli volesse dare un bacio, atteggiò e

appressò le labbra. Ella non lo baciò. Gli mormorò rapidamente,

guardandolo negli occhi:

--Tu non devi dire a nessuno che m'hai vista! Hai capito? A nessuno!

E l'atto e il suono della voce furono così imperativi che il ragazzetto,

istintivamente, si ritrasse, e ritorse la faccia e cercò di liberarsi.

Ma Letizia gli prese il mento nella mano, costrinse più dolcemente quel

piccolo volto quasi impaurito, e lo rigirò, e si chinò fino a

disfiorarlo col suo. Ripetette, con voce più bassa, con un soffio di

voce:

--A nessuno! Dimmi che non lo dirai a nessuno!... Me lo prometti,

Paolino? Senti, guardami! Guarda Letizia tua... Me lo prometti?...

Il piccino balbettò:

--Sì... sì... Non lo dico a nessuno.

Ora Letizia lo baciava forte sulla guancia. Egli le mormorò sulla gelida

gota:

--E alla mamma tua? Neppure?...

--No!--fece Letizia, come inorridita--Vuoi dirlo a mamma!...

--No, no!--promise il piccolo.

E si chinò e raccolse il quadrello che gli era sfuggito. Ora lo brandiva

nella piccola mano inguantata. Ripetette, solenne:

--A nessuno!

Si rincamminò a piccoli passi. A metà della via la infantile sua

curiosità lo punse: si volse. Letizia moveva al ponte, dirittamente, e

la sua figura nera si rilevava, con fine disegno, sul tramonto. Parve a

un tratto, ch'ella, soffermata, incerta, facesse per tornare addietro.

Subito lo scolaretto riprese la sua strada verso _Riva Casilina_. Ma sul

punto d'arrivare a un vico verso il quale s'indirizzava egli si fermò

ancora una volta, e tornò a guardare dalla parte del piazzale già

lontano. Ora Letizia, immobile, in mezzo al gran ponte, contemplava il

fiume dal parapetto. Il segno della sua testa liberata dallo scialle,

del suo busto proteso, delle sue braccia, lungo le quali lo scialle

ricascava e s'allargava a' gomiti puntati sul parapetto, era preciso. Il

fuoco del tramonto ella raggiungeva col capo eretto, immoto. Una dorata

aureola s'effondeva attorno a quel capo e quasi lo penetrava e lo

immaterializzava. Pareva che in quel rosso vapore esso a momenti fosse

per dissolversi, mentre al vento lieve ed opposto una ciocca di capelli,

a volta a volta, vi palpitava e, investito dallo stesso vento, un lembo

dello scialle sbatteva i fili della sua frangia su quell'incendio

lontano.

L'ignoto: Novelle · 第 9 / 47 题