Scorgendomi da lungi Claudia, mi gridò con voce piena di gioia.
— Ah! vieni a cercar notizie della piccola Ebrea! Ne avrai. L'ami molto
dunque?
— Claudia, non c'è nella lingua umana una parola che esprima quanto io
l'ami.
— Ne sono felice, allora.
Claudia aveva trascinato Ida pei capelli, fino al suo appartamento, dopo
aver chiuso a chiave la porta della sala del giudizio, che metteva in
comunicazione questa stanza del palazzo di Erode cogli altri
appartamenti. I suoi schiavi, i suoi ufficiali della corte avevano
indietreggiato dinanzi la leonessa che portava la preda nel suo covo, e
l'avevano lasciata passare, silenziosi e spaventati. Claudia, arrivata
in una delle sue stanze, aveva fatto chiamare il _lorarium_, e
mostrandogli quella cosa svenuta ed affranta stesa a terra, gli aveva
detto: «Pei miei pargoli, all'ora ordinaria». Il detto era già
conosciuto da quell'esecutore dell'alta e bassa giustizia che appendeva
pei capelli le schiave nude, e le flagellava fino alla morte.
Il _lorarium_ era un Lucano, di una piccola città detta Grumentum,
omicciattolo tutto muscoli, tutto pelo, dal viso atroce e dall'anima
annegata nel sangue, di forza erculea, coraggioso come un lupo affamato.
Quest'uomo prese a mezzo corpo la giovinetta svenuta e la portò via.
Claudia entrò nel suo gabinetto di teletta.
Io arrivai al momento in cui i misteri delle lozioni e degli unguenti
erano ultimati.
Claudia aveva preso il suo secondo pasto. Dopo di questo, ella aveva
l'abitudine, quando il tempo era bello, di recarsi nei giardini del
palazzo, e di gironzare, cogliendo fiori a bracciate ed assistendo al
pranzo dei suoi pargoli.