Claudia indicò un seggio al Rabbì e principiò a passeggiare per la
stanza d'un passo agitato.
— Sai perchè t'ho fatto chiamare? sclamò ella.
— Quando si domanda del medico, rispose tranquillamente il Rabbì, è
segno che si è ammalati.
— Potresti forse aver ragione. Ma dov'è il mio male?
— Dove tutte le donne han male: al cuore.
— Quando c'è un cuore! Sì, tutte le donne sono prese di là, ora perchè
non le si amano, ora perchè le si amano poco o troppo, talvolta perchè
esse amano. È malattia d'amore la mia? in quale categoria mi poni tu?
— Quando si è bella come sei tu, giovane, ricca, possente come sei tu,
di rado una donna si lagna dell'altrui amore. Che la si ami o no, ognuno
s'affretta a circondarla d'un'atmosfera d'amore alla temperatura ch'ella
desidera. Dunque, Claudia, tu ami.
— Io amo. Che vuoi tu che faccia una donna a ventiquattro anni se non
ama?
— Ami, e sei gelosa.
Claudia s'arrestò, e prendendo le mani del Rabbì gridò:
— Sì, sono gelosa, gelosa da morirne.
Il Rabbì afferrò le mani che Claudia gli presentava e le serrò,
quantunque ella a quel contatto ardente volesse ritirarle. In pari
tempo, il Rabbì inchiodò su di lei le sue larghe, calde, penetranti
pupille, simili a due raggi di fiamma, e Claudia accasciandosi sulla
persona cadde sopra un seggio. Il Rabbì si avvicinò ancora alla sua
fronte e chinandosi su di lei, la guardò con maggiore intensità ancora.
Claudia chiuse gli occhi. Dopo un istante, il Rabbì si allontanò.
Claudia si rialzò. Questa scena non durò che alcuni minuti.
— Che ho io dunque? disse Claudia, allungando le braccia, — sono
affranta, ho creduto di morire.
— L'aria di questa stanza è troppo calda, osservò il Rabbì aprendo la
finestra; la tua emozione ti ha dominata.
— Che ti diceva io or ora?... Ah! M'è stato parlato della tua potenza.
Ti credono un Messia, e tu ti spacci per figlio di Dio.
— Tu non mi credi?
— Figlio di Dio? perchè no. Enea lo era, Alessandro, Cesare lo erano;
non so quanti altri re, conquistatori, e maghi lo sono stati. Siilo tu
pure. L'opera che vuoi compire lo esige. Ti è egli stato detto, che io
vi do' aiuto?
— L'opera alla quale io lavoro, o Claudia, mi è stata ordinata da mio
Padre.
— Io non mi occupo di colui che ordina, ma di colui che deve obbedire.
Tu vieni per rovesciare Roma. In nome di chi vieni tu a tentare
un'impresa nella quale Alessandro e Cesare soccomberebbero? Quali sono
le tue forze? Con chi e con che vuoi tu surrogarle?
— Claudia, ti hanno male informata sul mio conto. Il mio regno non è di
questo mondo. Io non vengo a rovesciar Roma. Io vengo a dare al mondo ed
a Roma stessa ciò che alcuni Romani gli rifiutano: l'eguaglianza dinanzi
Dio[13]. Alessandro, Cesare, Augusto, Tiberio fallirebbero in questa
impresa, perchè vorrebbero imporla, mentre occorre indicarla, e
lasciarla compiersi da sè sola. La mia forza, è la verità; è questo
popolo, di cui si è fatto finora una cosa, e di cui io desidero fare un
uomo. Io pongo Dio al posto di Roma.
[13] «Quale vita sarebbe sufficiente per narrare tutti i benefizii
dell'eguaglianza?... Nell'universo, essa produce l'insieme; nelle
città, la democrazia ben regolata, sì differente dall'oclocrazia
ove la moltitudine ignorante ed appassionata vorrebbe comandare;
nel corpo, è la salute; nelle anime, l'onestà e la virtù.
L'ineguaglianza invece, è la causa prima del male che si fa
quaggiù». FILONE. _Della creazione del principe_, ecc. Il precetto
dell'eguaglianza non era quindi stato evocato e predicato da Gesù
pel primo.
— Se questo è tutto ciò che tu proponi, puoi ritornartene in Galilea:
Pilato non ha d'uopo di chiamare nuove legioni. Rabbì, sai che sei qui
con una complice?
— Io non conosco complici; conosco dei messaggieri della mia parola, dei
credenti nella mia missione.
— Rabbì, tu parli già da padrone. Ciò non basta. Che hai tu fatto, che
puoi tu fare? M'è stato detto che hai guarito degli ammalati, e dato del
pane a degli affamati. Rabbì, per sollevare il popolo ebreo come una
marea spaventevole, e sommergere questo pugno di Romani che lo
schiacciano, Esculapio stesso sarebbe impossente. Occorre un Gracco, un
Cesare, un Mario, un Silla, od un Dio: perfino un Catilina.
— Donna, non affrettarti a giudicare l'operaio prima di veder l'opera.
Tu non hai la fede.
— La fede si prova, Rabbì: giacchè io non conosco nulla di così
incredulo, che la credulità. Manifesta il tuo potere, ed allora....
— Allora il figlio di Dio sarà disceso al livello di Simone, il mago di
Sichem. Gli è per domandarmi dei miracoli, come la plebe, che m'hai
chiamato?
— Non hai detto tu stesso che io era ammalata? Ebbene, tutte le azioni
della mia vita non tendono che ad uno scopo. Se io ti domando dei
miracoli, è che non ti considero come un mio schiavo, il filosofo
Filottete.
— Claudia, tu hai d'uopo di una spiegazione e non d'un miracolo. Tu
nascondi un segreto nel fondo della tua anima. Tu ami tuo marito, ma lo
disprezzi; e ti fai violenza e ti torturi per non farti indovinare. Tu
credi che Pilato t'abbia sposata per ambizione, e non per amore. Non
puoi comprendere che egli abbia potuto amarti, conoscendo le tue
costumanze alla corte di Tiberio, ma non sapendo che tu ti disonoravi
per ottenere la libertà di tua madre.
— Rabbì, Rabbì, gridò Claudia, chi ti ha detto tutto ciò?
— Tu stessa.
— Mai, mai io non te n'ho confidato una parola.
— La parola non apprende nulla a coloro che leggono nel cuore.
— Se tu hai questo potere spaventevole, Rabbì, sei più di Dio.
— Mio Padre, che mi ha inviato, m'illumina. Tu sei dunque gelosa.
— Allora dimmelo, mio marito mi ama egli?
— Hai tu un amante, Claudia?
— No.
— Se tu avessi un amante, ameresti tuo marito?
— Certo che no.
— Ebbene...
— Ebbene?
— Pilato ha una ganza.
— Tu menti, gridò Claudia, balzando come una tigre sul Rabbì,
scuotendolo pel braccio.
— Sai tu chi è la sua amante, Claudia?
— Lo saprò, e la ucciderò.
— Io te la denunzio: è mia sorella.
— Che!
— Pilato l'ha comperata da un miserabile parente la fece portar via, e
la nascose agli occhi del mondo. Ella lo ha amato.
— Ah! Disgrazia su loro. È essa bella?
— Non so. Ma non vi sono donne belle, ove sei tu.
— Allora ella si è servita d'un filtro. Conosci tu i filtri, Rabbì?
— Ne conosco uno che è irresistibile: il candore.
— Rabbì, disse Claudia con ansietà, tu leggi nella mia anima; tu mi
denunzii Pilato; mi denunzii tua sorella: chi sei tu? che cosa vuoi tu?
— Io sono l'inviato di mio Padre, quello che porta la luce. Voglio
insegnarti a perdonare. Poichè, se tuo marito ti amasse, cosa farebbe?
perdonerebbe le tue colpe. Ove eri tu? che facevi tu, quando tuo marito
trovava il suo letto vedovo, e sognava di sua moglie riposante in un
talamo adultero?
— È vero.
— Ebbene, ecco ciò che io vengo ad insegnare al mondo. Roma ti dice:
Uccidi tuo marito, uccidi la sua amante: io dico: Perdona, come desideri
di essere perdonata.
— Io non perdonerò mai.
— Ah! tu mi chiedevi qual'è la forza che sommergerà Roma? Eccola: il
rifiuto del perdono. I popoli la misureranno come ella li ha misurati.
— Che importa a me di Roma? Non vieni tu dunque per dire a questo popolo
vile: insorgi e schiaccia questi insolenti stranieri che ti schiacciano?
Non te li do io forse in mano? Rinunzi tu già al mandato accettato di
chiamare alle armi gli ebrei? Io non vedo che una cosa io, e non voglio
che una cosa: quella donna. L'uomo, lo tengo.
— Io non rinunzio a nulla, rispose il Rabbì; attendo la mia ora.
— Rabbì, ov'è tua sorella? Voglio vederla.
— Claudia, io non ti ho svelato un delitto: ti ho indicato una sventura.
Soffoca la tua sete di sangue. Se uccidi tuo marito, il tuo amore per
lui si cangierà in una veste di fuoco che ti consumerà per tutta la
vita. Se fai perire la povera vittima, l'amore di tuo marito per lei,
diviene immortale. Vuoi tu punirli? Dimentica e perdona.
— Rabbì, sono Romana, io. Mi vendico delle ingiurie che mi vengono
fatte. Questa religione del perdono è la religione degli schiavi, i
quali non hanno diritto ad avere dell'onore. Rabbì, tu che leggi negli
animi, devi leggere nella natura: indicami un filtro. Io voglio che egli
mi ami. Fino ad ora, ho sofferto in silenzio, pensando ch'egli pure
soffrirebbe del mio disprezzo, della sua solitudine, del vedovaggio al
quale io lo condannava. Poichè io sperava, lavoravo a soddisfare la sua
ambizione, e vederlo allora ai miei piedi. Tu hai posto un aspide nel
mio cuore. Egli ama altrove. Egli si rifà altrove del mio disprezzo. La
vittima dunque sono io. La condannata alla solitudine, sono io; egli mi
deride forse. Si delizia nella braccia d'un'altra. Impossibile. Bisogna
ch'egli m'ami: bisogna che quella donna sparisca dal mondo.
— Ne prenderà un'altra; ne ha di già forse un'altra.
— Taci; vuoi dunque rendermi pazza? Che vuol egli? Vuol essere prefetto
della Siria, delle Gallie, della Spagna, imperatore forse, che so io?
Ebbene Rabbì, all'opera. Poni fuoco ai quattro angoli di Gerusalemme;
incendia la Giudea; sii re degli Ebrei.... e dammi di che comperargli
Cesare, che vende perfino se stesso. Va, predica, tuona, fulmina; l'ora
è propizia. Pilato è assente. Io ti do tutto in mano, comando, palazzi,
torri, fortezze, legioni; consegnami tua sorella. Tu esiti?
— Ti compiango.
— Rifiuti? allora saprò ben trovarla da me. Cneus Priscus è riescito in
cose più difficili di codesto. Indicami almeno un filtro per
addormentare il mio cuore. Che Messia sei tu dunque? Canidia, la saga
del monte Esquilino, m'avrebbe di già soddisfatta. Vuoi dell'oro?
— Claudia, la pace non è nel delitto, ma nella verità. Hai mai chiesto a
tuo marito se egli ti amasse?
— Quel miserabile sarebbe capace di dirmi che mi adora. Non mi ha egli
sposata, togliendomi dal bagno di Tiberio? Arrossirei di rivolgergli una
domanda simile.
— Gli hai mai detto che lo amavi?
— Vorrei piuttosto mozzarmi la lingua coi denti.
— Come vuoi tu dunque conoscere il vero, se fai a te d'intorno le
tenebre?
— Rabbì, va, tu sei un povero allocco! Io ti chiedo un filtro, e tu mi
porgi dei consigli; ti domando una malìa, e tu mi dai delle parole; ti
dico, solleva il tuo paese! e mi rispondi che attendi la tua ora;
domando di veder tua sorella, e mi consigli di assicurarmi se Pilato mi
ami.... Donde vieni tu dunque, vaneggiatore? Non basta di aver scoperto,
Dio sa come, uno dei miei secreti. Non basta proclamarti figlio di Dio:
bisogna provarlo.
— Claudia, Dio non fa i miracoli per soddisfare la curiosità degli
oziosi, come il tuo cuoco fa delle leccornie per solleticare il tuo
palato, ma per manifestare i suoi eletti, ed indicare ai popoli la
giustizia e la verità. Tu mi vorresti complice d'un'atrocità; io vorrei
innalzarti alla luce della carità. Tu mi hai chiamato, io sono venuto:
ma per consolarti per illuminarti, per ricordarti il tuo dovere di donna
che solo può ricondurti il marito, e sottrarti all'infamia. Tu sei
sorda, e domandi dei miracoli, e mi spingi alla ribellione. Io non opero
pegli uni o pegli altri, Claudia; io mi voto e sacrifico per tutti. Nè
il tuo aiuto, nè la tua opposizione, non possono influire sopra i passi
del figlio dell'uomo: io sono l'eletto, io sono la volontà di mio Padre.
Tu ardi dal desiderio di vedere Gerusalemme nel sangue. Ahimè! la
vedrai.
— Rabbì, tu farnetichi. Un'ultima parola ancora, perchè, fin qui,
abbiamo divagato. Ecco la situazione. Amo mio marito. Sono gelosa e
dubito. Io cospiro contro il mio proprio paese per saziare l'ambizione
di Pilato. Ti ho chiamato per conoscerti, dopo che hai accettato di
divenire il capo dell'insurrezione della Giudea; per vedere colui che si
addimanda figlio di Dio, e fa dei miracoli; per conoscere da te, se i
miei dubbii e la mia gelosia sono fondati; per avere da te, uomo dei
prodigi, un qualche cosa, onde farmi amare, o cessare di amare. Tu non
m'hai soddisfatta in nulla.
— Me ne dispiace.
— Ciò m'importa poco. Sono stata maturata dalla disgrazia, in mezzo alle
feste ed ai piaceri, alla corte dell'imperatore del mondo. Non mi pasco
di frasi, che il mio _lorarium_[14] farebbe rientrare a colpi di verghe
nella gola del mio filosofo, se per caso ei se ne permettesse di simili.
Voglio delle risposte categoriche a domande precise. Pilato m'ama egli?
[14] Schiavo che infliggeva i castighi del padrone agli altri
schiavi.
— Non gli ho mai parlato. Nol so.
— Perchè dunque m'hai svelato che tua sorella era la sua amante?
— Perchè, a quest'ora tutta Gerusalemme forse lo sa; perchè iersera,
dinanzi un gran numero di persone, ho denunziato ciò; e perchè io non
mentisco giammai.
— E perchè in questo caso, rifiuti tu la tua opera per soddisfare il mio
amore?
— Perchè io insegno la parola di Dio, e non sono nè un'infame
profumiera, nè una saga, nè un giuocoliere.
— Perchè mi nascondi tua sorella, poichè tutti la conoscono?
— Perchè uccideresti una vittima e non una colpevole, e perchè mio Padre
mi ha ordinato di stigmatizzare il peccato e perdonare al peccatore.
— Sta bene. Ed ora, accetti tu la parte di messia che ti fu offerta?
— Io non accetto una parte come un istrione; io compio la volontà di mio
Padre. Se gli altri cooperano meco, tanto meglio; io non sono strumento
di alcun partito. Io sono ciò che voglio, ed ignoro ciò che altri
vogliano.
— Basta così, replicò Claudia dopo alcuni istanti di silenzio. Io saprò
ciò che ora tu mi taci. Tu poi saprai ciò che si vuole da te, e tu dirai
ciò che io voglio. Ma rifletti bene a questo: in cima di tutto ciò havvi
un abisso.
— L'ho compreso fin dal primo momento.
— Tu sai dunque che ti sei cacciato in una trama le cui braccia t'hanno
serrato, le cui ruote t'hanno afferrato. Bisogna ora andar avanti, o
essere stritolato. Tu sai troppe cose. Hai promesso. Hai principiato.
Una parte della strada ti fu appianata; non t'appartieni più: sei
nostro, o devi perire. Lascia lì codesto Padre la di cui missione
affermi di compire, e la cui voce dici di ascoltare. La voce che tu devi
ascoltare è la nostra: è la mia. Tu sei un porta-voce e non una voce.
Hai principiato a spacciarti per messia, e per figlio di Dio, per tuo
proprio conto; devi finire pel conto nostro. Se dei miracoli sono
necessarii, te ne appresteremo dei belli e pronti, e tu li farai. Se si
crede conveniente di dichiararti figlio di Davide o di Giove, troverai
la tua genealogia tutta in ordine. Hannah ti farà discendere dal cielo
sopra un carro di fulmini, se gli pare opportuno. Non inquietarti di
nulla. Se hai del Messia, del tuo, usane; se no, te ne daremo del
nostro. Ma sta in guardia contro le velleità intempestive. Resistere,
gli è perire. Addio.
— Claudia, mio Padre ti perdonerà poichè tu non sai ciò che tu dici, nè
ciò che insulti. Ma tu hai parlato di tutto, tranne del tuo secreto.
— Quale?
— Eccolo; tu tradisci i traditori.
— Cosa intendi tu di dire?
— Tu spingi alla rivolta, per ischiacciarla. Hai tutto preparato a
questo scopo; e quando la sarà domata dirai a Cesare: Pilato ti ha
salvato una grande provincia dell'impero, merita una ricompensa; dagli
il governo della Siria. Sejano ti ha dato questo consiglio in prezzo di
ciò ch'io non voglio dire, la vigilia della tua partenza da Roma.
— Tu sai tutto ciò? gridò Claudia impallidendo.
— Di più ancora, continuò il Rabbì. Tu desideri i tesori del Tempio e
della tomba di Davide, di cui la sommossa t'offre l'occasione
d'impadronirti, onde comperare l'assenso di Tiberio se egli resiste;
corrompere le legioni, se lo puoi, e in qualità di nipote d'Augusto,
rovesciare l'infame di Capri.
— Rabbì, disse freddamente Claudia dopo aver riflettuto, tu ne sai
troppo, troppo. Ne sono però contenta; poichè tu devi comprendere, che
chi ha penetrati misteri simili, deve per forza o per elezione, esser
complice e partecipare ai benefici, o morire. Or ora ti credevo un
ciarlatano; adesso ti credo un mago. M'hai tenuta un momento in tuo
potere, poco fa, quando m'hai annientata sotto il tuo sguardo. Ho
sentito che mi strappavi qualcosa dall'anima[15]. Sia pure. Se hai osato
tanto, gli è che pensavi di servirmi, e che io t'avrei aiutato. Il patto
è suggellato: silenzio, e va avanti. Mi dirai dopo il prezzo che esigi:
è già accordato. Hai compreso?
[15] HERDER: _Del redentore degli uomini secondo i nostri tre
primi Evangelii; Del figlio di Dio, salvatore del mondo, secondo
l'Evangelio di San Giovanni_; PAULUS: _Commentario degli
Evangelii; Vita di Gesù_; SCHLEIERMARCHER: _Dogmatica Lezioni
sulla vita di Gesù_: — citate da STRAUSS; — HASE: _La vita di
Gesù_, — e diversi altri scienziati tedeschi spiegano la parte
taumaturga della vita del Nazareno mediante mezzi naturali, Paulus
sopratutto. Hase invoca anche il magnetismo «questa forza
misteriosa che si svolge dalle viscere della natura per agire
sulla vita ammalata.» Giuda non ne sapeva tanto; egli racconta
senza spiegare.
— Il mio premio è nel cielo; la terra non ha per me che una croce.
Addio.
Così dicendo, Gesù escì.
Prese la via di Bethania.
Una folla di pensieri d'ogni natura lo opprimeva. Si sarebbe potuto
crederlo imprudente nella sua conversazione con Claudia. E non pertanto,
tutte le parole avevano una ragione ed un intento.
Il Rabbì aveva rimarcato che l'ufficiale di Claudia aveva impedito agli
ufficiali del Tempio di arrestarlo. Sapeva che con i preti, i farisei,
il sanhedrin, era impossibile ogni riconciliazione, e che per lui non
c'era più grazia. Gli restava una sola probabilità di salute e di
resistenza: farsi scudo della moglie del procuratore. Lo tentò. Colpì lo
spirito di Claudia, strappandole prima, svelandole poi, il suo secreto.
Ma egli non domò punto quel carattere temprato negli intrighi della
corte di Tiberio. Il Rabbì si trovò più che mai preso nella
cospirazione, e più che mai minacciato. Questo sopraccarico di peso lo
minacciava. Egli aveva chiuse tutte le porte dietro di sè, e dinanzi a
sè: l'abisso lo assorbiva.
Il giorno era molto avanzato quando giunse a Bethania. Egli camminava
col dosso curvo, la testa bassa, lo spirito distratto, quando sulla
soglia della casa di Lazzaro, sentì le sue ginocchia avvolte fra due
braccia, e vide ai suoi piedi una donna che gridava:
— Pietà, fratello! pietà.
Riconobbe Ida.
Questa vista finì di abbatterlo, poichè sapeva il terribile pericolo che
minacciava quella giovine disgraziata.
— Cosa vuoi da me? sclamò il Rabbì. Fuggi, sparisci dalla terra,
infelice, se la terra ha ancora un angolo da ricoverarti.
Ida s'ingannò sul senso delle parole di suo fratello, che pensava alle
minaccie di Claudia.
— Fratello, rispose, io non vengo a chiederti una misericordia che non
puoi avere per me. Io vengo a dirti alla mia volta: fuggi, fratello,
lascia questa città maledetta ove si cospira la tua morte.
— Lo so e ci resto, replicò il Rabbì. Che vuoi, allora?
— Ciò che io voglio? ma io son dunque meno di una straniera per te? Tu
che hai avuto una parola di grazia per la donna adultera, una parola di
tenerezza per la donna di Samaria, una parola di perdono per la
peccatrice di Magdala, una parola di pietà per la fanciulla pagana di
Tiro, non hai dunque nulla per la figlia di tua madre, che peccò perchè
amava? Fratello, se sono nell'abisso, a chi il compito di farmene
uscire? Fratello, nel mio ritiro, ho seguito tutti i tuoi passi, mi son
fatta ripetere tutte le tue parole; io credo in te: salvami. Tutti
m'hanno abbandonata.
— Che posso io fare per te, figlia del dolore? L'avvoltoio ha il suo
nido, la volpe la sua tana, il sciacallo il suo buco, la tigre la sua
caverna; il figlio dell'uomo non ha un sito ove riposare il suo capo.
Posso io domandare l'ospitalità nella casa dell'onore, per la figlia
della colpa?
— Devo dunque perdermi, od uccidermi?
— Non c'è in tutto il mondo per te, che un solo rifugio: le braccia di
tua madre. Ch'ella ti perdoni, ed io t'assolvo. Ma il pericolo è
imminente.
— Che venga dunque, che ricada su me; ma tu, salvati, o fratello.
Il Rabbì rialzò sua sorella, sempre alle sue ginocchia, e baciandola in
fronte, le disse con voce molto commossa:
— Va, povera fanciulla, va e non peccar più.... Dio conterà le tue
lagrime, se piangi; e ti sarà molto perdonato perchè hai molto amato.
Ida gettò le braccia al collo del Rabbì, e gli coprì il viso di lagrime
e di baci. Una grossa lagrima navigò negli occhi di quell'uomo severo,
cui la disgrazia provava, e, come una perla d'una corona, la lasciò
cadere su quella bella giovine testa condannata.
— Nasconditi, figliuola, soggiunse il Rabbì; domani ti cercherò un
ricovero, e che Iddio ti dia pace. Fra due settimane tua madre arriva
pel paschah.
Ida abbracciò di nuovo suo fratello, e ritornò a Berachac ove io
l'attendeva fin dal mattino.