V.

Aurelio si mostrò molto affabile.

La moglie lo aveva preavvisato del suo ritorno con un biglietto, e gli

era capitata in casa la mattina, pochi minuti prima di sedere a tavola

per la colazione.

Vestiva una sottana rossa di fiamma e una camicetta così trasparente,

che le spalle e il petto fino al cominciar dei seni parevan nudi,

soffusi appena da una polvere diafana; calzava stivaletti alti di pelle

rossa.

Aurelio l'ammirò; gli piacque in modo singolare, dentro la guaina

fiammante, il corpo bruno e odoroso, ch'egli ricordava; ma parlò

d'affari; apprese con soddisfazione che i debiti di Giorgina non

superavano la cifra da lui prevista; e in un medesimo discorso trattò

dell'assegno, della bellezza, d'una società per azioni e dell'eleganza

di sua moglie, terminando con un sorriso indulgente e una piccola fugace

carezza sui capelli di Giorgina.

Questa non dava segno nè di annoiarsi, nè di divertirsi; non la scosse

nemmeno lo spettacolo delle sue camere, che ritrovava dopo due anni non

tocche in alcun particolare. Mentre essa si toglieva il cappello,

Aurelio andò a una finestra e guardò nella via; e tra il brulicar dei

passanti, riconobbe un medico, una dama, due avvocati, il negoziante di

legna che aveva bottega nella casa, e parecchie serve che tornavan dal

mercato di Rialto.

Era l'opinione pubblica che passava, la quale doveva pronunziare il suo

giudizio su Aurelio Sangiorgi, che aveva riaperto la casa alla moglie

colpevole.

Aurelio fece un sibilo tra i denti, per allegria e per disprezzo, e si

mise a ridere.

Giorgina lo guardò attonita, non chiese perchè ridesse, e tornò nella

sala da pranzo.

Osservò sulla tavola la cristalleria multicolore e scintillante, e il

vasellame antico, prezioso, ch'ella non aveva mai visto.

— Sono compere nuove? — domandò al marito.

— No; li ho avuti dalla famiglia Badoèr, — rispose Aurelio, — in seguito

a un affare disgraziato....

— .... per la famiglia Badoèr, — interruppe Giorgina, torcendo la bocca

disdegnosa.

Ladislao sopravvenne in quel momento; al vederlo, la donna ebbe un

sussulto, e una maschera d'angoscia le si stese sul volto; ma fu cosa

rapidissima. Ladis era allegro e chiassoso; i molti fiori porpurei,

distribuiti qua e là per la sala e sulla tavola, gli piacquero.

— Fior di passione! — disse ridendo a Giorgina e ad Aurelio. — Color di

fiamma come la sottana della sposa.

Giorgina lo guardò negli occhi: non v'era ironia, non v'era cinismo, non

v'era nulla.

Ladis aveva dimenticato il loro amore, con una semplicità, con una

naturalezza, incredibili; fior di passione doveva essere per lui

veramente il matrimonio rinverdito e ripreso di Giorgina e d'Aurelio.

Allora la donna si fece allegra ella pure, follemente, ferocemente

allegra, ridendo di tutto; e dentro, a cuor morto, rideva di sè e della

propria stupidaggine.

S'era vestita così per piacergli ancora; aveva pensato che la visione

delle sue carni brune appena velate dalla camicetta, dovesse risvegliare

in lui un brivido dell'antico desiderio selvaggio; e un solo sguardo

sarebbe bastato a richiamarla, a farle abbandonare gli agi e la casa.

Egli non aveva veduto nulla. L'abbigliamento procace andava risvegliando

invece la concupiscenza di suo marito, che le sarebbe balzato sopra, non

appena l'amico si fosse accomiatato.

Il contrasto non poteva essere più comicamente malinconico.

Proprio quella stessa mattina, mentre faceva il bagno, la giovane aveva

scoperto sotto la mammella sinistra una chiazza rotonda, l'ultimo bacio,

il morso ancora dolente di Ladis, il suggello dell'amore finito.

Ella pensava a questo, guardando i bicchieri postile innanzi; e si fece

versare dal servo una coppa di sciampagna, e bevve, e poi un'altra, e

una terza, ridendo. Le frullava per la testa il capriccio, il bisogno,

di stracciarsi il velo che le copriva il seno, e di mostrare il torso

nudo, con quel vivido sigillo della sua passione, perchè Ladis lo

riconoscesse, perchè Aurelio ne fosse sgomento.

Che smorfie avrebbero fatto i suoi uomini allo spettacolo imprevisto?

— Sciampagna! — ella ordinò di nuovo al servo.

— Giorgina! — mormorò Aurelio, in tono di velato rimprovero.

— Una baccante! — disse Ladis, ridendo. — Una baccante superba!

Aurelio la guardò con cupidigia; ma le parole di Ladis avevano avuto un

effetto strano; il volto della giovane s'era sbiancato e la fronte s'era

corrugata per qualche ricordo improvviso, che Ladis aveva sbadatamente

evocato.

Giorgina si alzò: disse:

— Voi dovete parlar d'affari, credo. Io sono stanca: vado a riposare un

poco.

Si volse a Ladis, il quale s'era alzato egli pure.

— La ringrazio, — soggiunse stendendogli la mano.

— Spero di rivederla, prima ch'io me ne vada, — rispose Ladis.

Giorgina lo guardò con un sorriso enigmatico; Ladis non aggiunse parola

e s'inchinò stringendole la mano.

Seguì un istante di silenzio; Ladis riprese il suo posto, e Aurelio non

appena la giovane ebbe varcato il limitare, disse contento:

— Che donnina! Bella, bella, bella!...

L'altro gli fissò in faccia gli occhi, nei quali luceva una acuta

ironia. Il terribile uomo d'affari, Aurelio Sangiorgi il pirata, non

sospettava pur lontanamente che Ladis conoscesse la donnina assai meglio

di lui, e le dovesse una pagina della sua gagliarda vita di scapolo.

Giorgina entrò nella camera da letto, chiuse le persiane e le imposte, e

nella quieta ombra così creata si strappò di dosso la camicetta, il

copribusto, il busto; aperse una valigia che le avevan portato la

mattina stessa e ne levò un tagliacarte con l'impugnatura dorata e la

lama affilatissima.

Si guardò nello specchio. Il torso vibrante, dalle mammelle rigide,

sorgeva come un fiore da quella coppa rovesciata ch'era la sottana

fiammea stretta intorno alle anche.

— Dunque, io non ho disponibili che ottanta azioni, e le riserbo per te,

— diceva Aurelio in quell'istante a Ladis. — A questo proposito, devo

dirti che il valore nominale....

Ladis ascoltava con piacere.

Giorgina si gettò sul letto, impugnò il tagliacarte, affondò due volte

duramente la lama nel polso, due volte nella piegatura del braccio

sinistro; guardò l'immane fiotto di sangue che si precipitava fuori con

violenza, inondando il letto; e rovesciò la testa sul guanciale.

— Ora posso lavorare, lavorare molto! — dichiarava Ladis con un sorriso

calmo. — Devo confessartelo: temevo d'innamorarmi come un poeta e di

sciupare il mio tempo con le donne; ma ho fatto una cura energica.... E

nella vita non avviene mai niente!...

Giorgina rantolava, gli occhi velati, tutto il corpo scosso da fremiti

spaventosi. L'amplesso di Ladis non l'aveva mai fatta vibrare così a

lungo....

Donne e fanciulle · 第 29 / 35 题