Era un giuoco per lei. Ella tutta sensuale, nella linea del corpo e
nella qualità dell'intelligenza, vi si abbandonò con gioia impetuosa.
Non ebbe mai esitazioni o smarrimenti, non trovò mai l'ora per chiedersi
quale risveglio avrebbe avuto quella follìa. Recava con la mente chiusa
e il cuore atono, il bel corpo all'amante assetato perchè se ne
abbeverasse; e Ladis dalla febbre carnale risorgeva ogni volta più
eccitato e voglioso, ed ella si concedeva intera ogni volta.
Bel giuoco. Il desiderio di Ladis, corrotto da precoci abitudini
libertine, moltiplicava fantasie e capricci sul corpo ardente della
femmina, che si offriva a tutti i baci; e gli amanti si separavano alla
fine d'ogni convegno stanchi e non sazii, dopo aver disperso in veementi
spasimi un tesoro d'energia.
Ladis trattava la sua donna con una brutalità imperturbabile, che la
domava facendola fremere di rabbia, perchè era in quel delirio sordo una
specie di grandezza; e Giorgina se ne sentiva ammirata e offesa a un
tempo, deliziandovisi con paura.
Ella, che aveva pensato dall'inizio di poter essere la dominatrice, era
stata subito presa e soggiogata da quella rude volontà, infinitamente
più decisa della sua.
Ma Ladis pareva egli stesso sdegnato e sorpreso che la sensualità
insidiosa della donna non gli avesse detto ancora l'ultimo segreto; e
quasi per ira se ne lasciava possedere, e quasi per vendetta la
possedeva.
Di sè e di lei, non una parola; non cercava e non faceva confidenze, non
ricordava nè il passato nè il domani, come se egli e Giorgina fossero
diventati due forme di godimento corporeo, prive di cuore, di pensiero,
di sentimento.
Egli l'afferrava, la spogliava, la teneva, perchè desse il piacere,
tutte le espressioni di piacere di cui era capace, e qualche volta
sembrava che dalla bocca di lei volesse con la bocca carpir la vita.
Bel giuoco. Gli amanti eran chiusi in un cerchio di fiamme; Venezia
flagellata dal sole estivo o coperta dallo scirocco umido e bruciante
metteva nelle vene dei giovani un ardore insaziabile donde germinava
veleno di nuovi desiderii. I freschi abiti tutti bianchi, che davano a
Giorgina un'eleganza non priva di candore, il bisogno di far lunghe
sieste voluttuosamente torpide, la libertà completa di cui godevano
Ladis e la donna, che nessuno vigilava, che nessuno attendeva, eran
continui stimolanti alla gioia.
Giorgina non aveva mai sentito il tempo così dolcemente leggero, quasi
fluido, nè mai aveva avuta l'anima più obliosa e fidente; le pareva di
navigare a occhi chiusi per un gran fiume tranquillo, in un'aria nè
calda nè fredda, che addormentava pensiero e coscienza. A poco a poco
ella pure aveva dimenticato lo scopo di quel viaggio, l'approdo
imminente, la fine, come sempre fosse vissuta e sempre avesse dovuto
vivere, nuda sotto una gaia tempesta di baci, in un'estate perenne.
Di tratto in tratto ella avvertiva un rivolgimento nel suo animo, un
rapido impulso di gratitudine per Ladis, che le aveva dato così profondo
gaudio; forse ella lo amava ormai sfrenatamente; non si chiedeva nulla,
non voleva nulla sapere; e la sua anima si riaddormentava placida nella
voluttà.
Un giorno, mentre passeggiava per la camera annodandosi la cravatta,
Ladis annunziò d'improvviso:
— Ho parlato con Aurelio. È combinato tutto.
Giorgina alzò disperatamente le braccia; si curvò muta sotto il colpo,
si sentì come vuotar le vene e chiuse per un attimo gli occhi.
Ladis non poteva vederla bene, perchè essa, interamente vestita, volgeva
le spalle alle finestre, la cui luce era smorzata dalle tende.
— Ha detto, — seguitò, — che la sua casa è sempre tua, e puoi andarvi
anche subito. Io gli ho fatto capire che tu devi avere qualche imbarazzo
finanziario, ma egli sarà lieto di accomodare ogni cosa. È un buon
diavolo; ti desidera molto. La sua ricchezza, il suo lavoro, la sua vita
senza una donna, mi ha confessato, son troppo tristi... Quanto
all'opinione pubblica, come tu sai....
A denti stretti, livida in viso, fredda per tutto il corpo, Giorgina
ascoltava. Si vide in un grande specchio, il quale qualche volta aveva
riflesso abbracciamenti strani e complicati, ed ebbe orrore, non sapeva
di chi o di che cosa; un'acqua amara le veniva alla gola, e dentro
sentiva una voce gridarle: “Non parlare; è finita; non parlare!...„ E
non parlò; guardò Ladis con occhi spaventati e supplici; sì, veramente
era finita, egli non avrebbe compreso.
La mano della donna serrò con tal forza l'impugnatura dell'ombrellino,
che la spezzò.
— Brava! — disse Ladis ridendo. — Aurelio può cominciare col dono d'un
parasole.... E così, quando andrai?...
Giorgina stentò a muovere le labbra bianche; lentamente, con pena,
mormorò:
— Domattina....
— Ci vedremo. Aurelio m'ha invitato a colazione; sarò testimonio della
vostra pace....
Stupita, la donna sentì di poter ridere; e rise, rauca un poco, non
sapendo ciò che si facesse. Il suo sguardo vagava intanto per la camera,
per il nido, per il covo, dov'era stata così lietamente belva, così
avidamente femmina; e quando le parve d'aver bevuto abbastanza con gli
occhi quel tesoro d'imagini familiari ch'era un tesoro di ricordi
intimi, si mosse per andare.
— Non te l'avevo detto io, — osservò Ladis, mentre spazzolava la giacca,
— non te l'avevo detto che Aurelio ascolta e obbedisce?
— Sì; arrivederci! — mormorò Giorgina.
— Arrivederci, — rispose Ladis, un po' sorpreso di tanta fretta. — Hai
furia?
— Ho molte cose da fare, — disse Giorgina. — Non sapevo che questo fosse
l'ultimo....
Si diede un morso feroce alle labbra per non rompere in uno scoppio di
lagrime.
— .... l'ultimo appuntamento, e sono impreparata, ho molte cose da
ordinare....
— È giusto: arrivederci domattina, a casa tua! — disse Ladis
cortesemente.
Ella non gli rispose, evitò di dargli la mano, gli voltò le spalle.
— Bel modo di ringraziare! — mormorò Ladis quando si trovò solo. — Poco
incoraggiante per un gentiluomo!