IL DIALOGO DELLE BAMBOLE.

È venuto il cronista a dirmi:

— Si rammenta, direttore, di quella giovane bionda, che alcune sere fa,

a teatro, era in un palco di fronte al nostro?... L'hanno trovata morta,

a letto.... Si è uccisa iersera. Ascolti.

Ascolto. Risuonano le voci rauche degli strilloni, che gridano per

_calli_ e per _campi_, lontano e vicino: _Il supplimento! Il

supplimento!_

Supplemento di non si sa che cosa, è un foglietto a due centesimi, che

si pubblica in occasione d'avvenimenti drammatici, e che il popolino

compera e legge con avidità. Il supplemento narra oggi la morte della

giovane bionda, che ho visto a teatro.

Non era sola a teatro. Dirimpetto a lei sedeva un uomo sulla trentina,

il cui volto bruno, e l'espressione decisa risaltavan nettamente sul

fondo d'oro opaco del palchetto.

La sua compagna aveva annodati i capelli in trecce strettissime attorno

alla testa, quasi per costringere l'impeto e nasconder l'opulenza della

chioma, che sotto i raggi della luce elettrica mandava bagliori aurei.

Era assai giovane, la sconosciuta; e a quando a quando posava le mani

sul parapetto del palco, mani guantate di bianco, lunghe e sottili.

— Vuol venire a vederla? — mi chiede il cronista.

— Che? A vedere il cadavere? La ringrazio!

Il giovanotto sorride; ha visto tanti cadaveri, tanti spettacoli di

lutto con l'occhio indifferente, che la mia avversione gli pare

bizzarra.

— Perchè si è uccisa? — domando.

— Per il silenzio.

Guardo il cronista che non batte ciglio.

— Per il silenzio di chi? — interrogo.

— Per il silenzio della città, pel silenzio di Venezia....

— Il silenzio uccide?

— Pare....

— Ci sarà un'altra ragione, via! Quel giovanotto che l'accompagnava era

suo marito?

— No, signore. Era il suo amante....

— Allora l'amante l'avrà tradita, abbandonata.... Di silenzio non si

muore....

Ma non ho ancora affermato questo principio, che già ne dubito....

Perchè non si muore di silenzio? Perchè il silenzio non deve uccidere?

Che sappiamo noi di ciò che sente l'anima d'un altro?

Vado alla finestra, scosto la cortina, e guardo. Piove; piove da

stamane, lentamente, lentamente, e tutto il _campo_ sul quale

prospettano le finestre del giornale luccica d'acqua. Laggiù, a

sinistra, rade figurette nere salgono e scendono il ponte; un bambino

col cappotto bigio e il berretto rosso torna dalla scuola, e tiene in

mano un piccolo paniere.... Poi il ponte resta qualche minuto deserto, e

tutto il _campo_ è deserto.... Le finestre delle case di fronte son

chiuse e dentro non vi si vede che nero.... Ah questa Venezia immobile e

taciturna, come è diversa da quella che conoscono gli stranieri,

tripudiante nelle luci primaverili, calda e sensuale!... Eppure qui

nascono, in questo silenzio, le più gaie e le più voluttuose donne del

mondo....

— Io ho interrogati tutti, il portiere, il direttore dell'albergo, la

cameriera che la serviva abitualmente, e tutti mi han detto che si

lagnava d'una cosa sola, del silenzio.... _Ce silence, ce maudit

silence!_

— Han trovato danaro?

— Sì; milleduecento lire.

— E l'amante?

— L'amante è partito da tre giorni, ma deve tornare domani....

— Lei è molto ingenuo, — osservo al cronista. — L'amante non tornerà nè

domani nè doman l'altro: la ragazza lo sapeva, e si è uccisa....

— Scusi, direttore, — mi rimbecca il giovanotto. — Con quelle

milleduecento lire poteva raggiungerlo.

— Se avesse saputo dov'era, naturalmente....

— E allora? Ci son tanti uomini, tanti giovani.... — mormora il

cronista.

— Lei pensa che la ragazza doveva darsi a lei? Avrebbe fatto un buon

negozio, disgraziata!... Non ci sono tanti uomini, come non ci sono

tante donne; qualche volta, c'è un uomo solo, c'è una donna sola; ed è

la volta in cui ci si uccide....

— Talchè, lei crede, direttore, che si sia uccisa perchè l'amico l'ha

abbandonata?

— Non credo nulla....

— E tutti dicono invece che si è uccisa pel silenzio, — insiste il

giovanotto.

Io non rispondo e ascolto. Ascolto, — cosa strana, — il silenzio, che è

quasi materiale, quasi tangibile, che si può ascoltare come uno

strepito.... È il silenzio delle campagne sepolte sotto la neve, quel

silenzio che disperderebbe senza eco la voce più forte.... Ecco d'un

tratto, di lontano, vien l'onda metallica d'uno scampanìo affievolito,

velato, sordo; poi cessa, a poco a poco, e il silenzio si stende di

nuovo, implacabile, senza confine.... Ecco ancora: il grido gutturale

d'un gondoliere, che gira con la sua gondola l'angolo d'un palazzo:

_Sta....i!_ E null'altro, per un quarto d'ora, per un'ora, forse fino a

domani.... L'acqua cade monotona e sul ponte passano adagio adagio,

guardando i gradini lubrici, le figurette nere.... Perchè non si sarebbe

uccisa, abbandonata e sola in questo insopportabile manto di silenzio,

straniera fra stranieri?

— Come si chiamava?

— Wanda, era polacca; diciannove anni; fuggita di casa con quel signore

che lei ha visto a teatro.... Ha lasciato una lettera per la sua

famiglia, e si è tirata un colpo di rivoltella al cuore....

— Male; si sbaglia quasi sempre; meglio in bocca o alla tempia; meglio

di tutto, una rivoltella per ciascuna tempia....

— Direttore, lei ha fatto studi speciali? — mi chiede il cronista

esitando.

— Non si sa mai....

— Con una rivoltella sola, Wanda non ha sbagliato! — dichiara il

giovanotto trionfalmente.

— L'ammiro. Aveva il polso fermo.

— Le polacche non ischerzano! — dichiara di nuovo il giovanotto.

E la frase mi fa ridere. Se ben mi ricordo, deve avere avuto un'amante

polacca, l'anno scorso, incontrata a una pensione di Lido. Egli parla da

conoscitore....

— Non si è mai lagnata della partenza del suo amico, Wanda Zablinsky, —

insiste. — Ma sempre del silenzio, della malinconia, della pioggia....

Diceva d'avere imaginata una Venezia tutta diversa, tutta diversa.

— Voleva il caldo in dicembre? Fa caldo a Varsavia, in dicembre?...

Perchè l'ha condotta a Venezia, quell'imbecille? Doveva condurla al

Cairo....

— Ma il silenzio? A Varsavia questo silenzio non c'è!

— E se il silenzio le faceva tanto male, perchè non è partita? A Londra,

a Parigi, a Roma, a Napoli, c'è il rumore, il bel rumore che vi fa

vivere della vita altrui, e vi fa dimenticar la vostra....

— S'è perduta, s'è smarrita, è rimasta, ed è morta, — dice il cronista.

— Lei parla come una pietra tombale.

Ma non parliamo più, nè io, nè lui. L'ombra è discesa repentinamente dal

cielo bigio, e nell'ombra splendono sul campo i fanali a gas,

illuminando il lastrico bagnato; qua e là, dentro le finestre, rilucono

le lampade a petrolio....

— Viene a vederla? — riprende il giovane.

— Andiamo.

Il cronista m'accompagna per le _calli_ dove non sempre si può tener

l'ombrello aperto, in causa della strettezza; e incontriamo pochi

viandanti, appena riconoscibili alla fioca luce del gas. In verità, per

godere questa ombra e questo silenzio, occorre un'anima temprata alla

solitudine e sicura di sè; per non soffrirne, un'anima indifferente e

molle.... Che importano il silenzio e l'ombra a questi veneziani miei

amici, che hanno qui le case, la famiglia, la gioia?... La loro gioia è

sepolta nell'ombra e nel silenzio, come lo scrigno dell'avaro in un

sotterraneo misterioso.

Ma Wanda Zablinsky non aveva più nulla: fuggita di casa per un uomo, e

abbandonata dall'uomo pel quale era fuggita, la famiglia lontana, la

gioia perduta.... E il silenzio l'ha presa tutta e l'ha schiacciata.

Mi fermo. Il cronista è innanzi all'albergo; parla col portiere, poi col

direttore. Quest'ultimo mi viene incontro, e mi saluta.

— Non lascio passare nessuno, — dice. — Ma lei, la stampa non ha

barriere.... Abbiamo telegrafato alla famiglia.... Se ne parlerà ancora

molto? Queste chiacchiere ci recano danno.... Io avrei piacere che la si

finisse.... Fortunatamente abbiamo pochi forestieri, in questa

stagione.... Che caso! È dispiaciuto a tutti.... Un caso di nevrastenia;

non poteva sopportare il silenzio. Povera bambina! Le signore hanno

mandato fiori, molti fiori.... Vedrà.... È al numero trentaquattro,

secondo piano....

Salgo. La porta del numero trentaquattro è vigilata da una guardia di

città, che mi lascia passare, riconoscendo il cronista.

E varcata appena la soglia, un profumo denso mi si precipita incontro,

un profumo di violette, di tante violette, che la stanza illuminata ha

preso il colore d'ametista carico. Violette dovunque, sciolte sul

cassettone, sul tavolino, sparse a terra, annodate a guisa di ghirlanda

intorno allo specchio, il quale rifletteva ieri l'imagine della

fanciulla e rifletterà domani l'imagine d'un passante annoiato.

E che silenzio! Veramente il silenzio è assai greve in questa camera.

_Ce silence, ce maudit silence!_ Le finestre guardano sul Canalazzo, che

una bruma pesante ha invaso; non si vede più nulla, e la notte è calata

prima del tempo. S'ode battere ritmicamente una goccia dalla grondaia

sulla tettoia che ripara l'entrata dell'albergo: è un colpo isocrono,

esatto, che segna il tempo come un pendolo, e dice che piove, che

continua a piovere.... E null'altro. Ho guardato ogni cosa: c'è sul

cassettone un pettine di tartaruga chiara costellato di _strass_, che

scintillano tra le violette; più qua un nodo di velluto nero, disposto

forse per esser messo tra i capelli, e un piccolo specchio da mano,

chiuso in una cornicetta d'avorio.

Ho guardato ogni cosa; all'altro lato della camera è il letto col

cadavere, ma non ho ancora osato gettarvi lo sguardo, e sento gli occhi

del cronista che immobile nel mezzo della camera deve fissarmi con

curiosità, non comprendendo la mia ripugnanza.

E infatti, ho torto.

Non c'è nulla di ripugnante nello spettacolo che mi si para innanzi,

quando a capo scoperto mi avvicino al lettuccio d'ottone rilucente.

Wanda è distesa, le mani lungo i fianchi, i capelli lunghissimi tutti

sciolti; indossa un abito di velluto nero, che dà un risalto terribile

al pallore del volto, e tramuta i capelli in un vero fiume d'oro lucido.

Ha gli occhi chiusi, cerchiati d'azzurro, e le labbra bianche.

E le donne, dopo averla composta, l'hanno quasi sepolta sotto le viole,

cosicchè il letto e i guanciali paiono una distesa di fiori su cui la

giovane si sia adagiata per riposare.

— Ma che cosa è? — dico stupito, sottovoce.

Presso il volto della morta vedo un altro visetto con gli occhi aperti,

sorridente, un visetto da bimba, che il cumulo delle viole m'aveva di

prim'acchito nascosto.

— È la sua bambola, — mi risponde il cronista sottovoce. — L'hanno

trovata al suo fianco e ve l'hanno lasciata.

La bambola! È una bambola bionda, vestita di velluto nero, come la

fanciulla; e ride con gli occhi aperti, mettendo in quel muto spettacolo

ferale una nota di vita, un'espressione ribelle di vivacità, che fa

pensare alla bambola come a persona vera.... Era la sua amica, e le si è

stesa al fianco, e sarà seppellita con lei. Gli occhioni azzurri mi

fissano allegri e ingenui, quasi dicessero: — Non rattristarti: io e

Wanda stiamo bene, riposiamo tra queste viole belle; è molto piacevole

riposare così.... Io l'ho vista piangere ed ora dorme tranquilla; io so

tutti i suoi segreti, e so che ha fatto bene a morire.... Non

risvegliarla: lasciala passare!... —

La bambola sembra veramente felice di trovarsi con la padroncina, con

tanti fiori, e i suoi occhi ridono e il suo visetto roseo ha un

significato di soddisfazione quasi comica.

— Non ha lasciato lettere? — chiedo sottovoce.

— Una lettera, che fu sequestrata, alla famiglia. Mi pare d'averglielo

detto.

— E all'amante, nulla?

— Nulla.

— Bene. Il disprezzo!

E non so perchè, questo mi fa tanto piacere che m'accorgo di parlare ad

alta voce.

— È tornata alla bambola! — concludo con voce più sommessa.

A vederla così bianca, così bionda, così giovane, composta nell'abito di

velluto nero, chiuso al collo severamente, si pensa che l'amore sia un

frutto ancora acerbo per lei, e che la bambola le convenga meglio.

La straniera abbandonata nella città del silenzio è tornata alla

bambola, come alla sola amica verace.

Ieri sera, hanno avuto un colloquio: tutt'e due bionde e vestite di

velluto, tutt'e due smarrite e ingenue hanno scambiato i loro piccoli

pensieri.

— Io sono sola, — ha detto la fanciulla. — E soffro, soffro molto. Che

devo fare?

— Io non soffro, — ha risposto la bamboletta di cera e legno. — Sono

allegra perchè non ho cuore che batta. Senti che rido?

— Il mio cuore batte troppo, batte orribilmente, e mi fa male.... Non

posso ridere.... Vedi che piango?

— Perchè non lo fermi, il tuo cuore? Fermalo, se ti fa male, e potrai

ridere, dopo.

— Tu credi?

— Sì: io ho visto una volta un orologiaio, presso la vetrina in cui

vivevo prima che tu mi comprassi, ho visto un orologiaio il quale ha

fermato il suo orologio, che avanzava e correva disperatamente, che

batteva come il tuo cuore.... Il cuore non è il tuo orologio? E se è

pazzo e ti fa male, tu devi fermarlo.

Allora la fanciulla ha adagiata la bambola sul letto, e ha preso l'arma.

— Aspettami. Ora lo fermo.

E posando il capo sul guanciale presso il capo della bambola, ha

lasciato partire il colpo.

— Ecco, il cuore è fermo! — ha detto la bambola. — È fermo, e non ti fa

più male. Dormiamo.

La fanciulla s'è addormentata per sempre, e la bambola, con quel suo

lieve riso, con gli occhi azzurri sbarrati, ne vigila il sonno e mi

guarda per dirmi che tutto va bene.

— Usciamo! — mormoro sottovoce. — Lasciamole stare!...

Raggiungiamo la soglia e apriamo cautamente la porta; ma prima

d'abbandonare la camera color d'ametista, spengo la luce elettrica.

— Così dormiranno meglio, — osservo al mio compagno.

Egli annuisce con un cenno del capo, senza comprendere; e usciti

dall'albergo, riprendiamo in silenzio la via, per le _calli_ taciturne e

oscure....

Donne e fanciulle · 第 17 / 35 题