Innanzi alla piccola tavola, su cui era il servizio da tè, con le
ginocchia che quasi toccavano le ginocchia, scaldati dal buon fuoco
borbottante, ritrovarono l'allegria e l'intimità.
Tullio chiese alla fanciulla se Ernesto Giuliani le fosse piaciuto; ed
ella ne fu inorridita. Era brutto, smunto, smilzo, e rideva troppo,
dimenandosi come avesse avuto qualche malanno indosso. Non le piaceva;
non doveva essere buono; i suoi occhi lampeggiavano pieni di malignità e
guardavano obliquamente, sfuggendo lo sguardo degli altri.
— Dunque, non lo sposerebbe? — domandò Tullio.
— Ma io non sposerei nessuno! — esclamò la giovinetta indignata. — Non
ho mai pensato a sposarmi: che me ne faccio d'un marito? Io sono molto
utile al mio papà, e non voglio lasciarlo. Tutte le mie amiche pensano
al marito per uscir di casa; ma io sto bene, a casa mia, sono la
padrona, e il mio papà è tanto contento di me, che non saprebbe vivere
se io lo abbandonassi!... E sposare il Giuliani, poi! Che le viene in
mente? Neppure se mi offrisse un trono! Io voglio vivere quieta e
libera.... Forse sono stata sconveniente col suo amico? Forse ho parlato
troppo, e lei ha creduto che mi piacesse?
Tullio dovette rassicurarla. Ma quando fu sicura, ella lo aggredì a sua
volta:
— Lei, invece, perchè non si sposa? — disse. — Non ha trovato nessuna
che le piaccia?
Lo Sciara tacque, guardandola.
— Ha capito? — riprese la giovinetta. — Le ho chiesto perchè non si
sposa? Quanti anni ha?
— Trenta.
— A trent'anni, un uomo deve prender moglie, — dichiarò gravemente
Estella. — Può sposare una ragazza giovane; dicono che tra marito e
moglie deve esserci una differenza di quattordici anni....
Si fermò di repente, e sentì che le saliva alla faccia una vampa; cercò
di dominarsi, rovesciò il bricco dell'acqua, si confuse.
— Che sciocca! — ella disse. — Io faccio degli sproloqui inutili, e poi
ne arrossisco. Lei deve avere un'idea ben meschina di me.
— No, cara, — rispose Tullio. — Mi ha chiesto perchè non mi sposo, e
glielo dico subito: perchè le mie condizioni finanziarie non me lo
permettono ancora. Io devo pensare a mia madre e a due sorelle più
giovani di me. Forse, un giorno, lavorando, lavorando molto, riuscirò a
migliorare la mia situazione, e allora potrò avere una famiglia mia....
Estella congiunse le mani impetuosamente, con espressione di preghiera.
— Per carità! — disse. — Sono stata molto indiscreta; e l'ho obbligato a
dirmi cose che forse le dispiacciono. Sono una selvaggia, non capisco
nulla, non so trattenermi.... Che opinione si farà di me, lei?... Ma è
la prima volta che mi trovo sola con un uomo, e non so come si deve
fare....
Tullio diede in una risata.
— Cara innocente! — egli esclamò. — Lo credo, che è la prima volta che
si trova sola con un uomo! Ma non mi ha dato nessun dispiacere. Si
confessano a malincuore i segreti delle colpe e dei vizii; dire che si
vive del proprio lavoro non è doloroso; il fatto non è umiliante....
— Anzi, è bellissimo.... Io ho sognato sempre di sposare un uomo che
vivesse del proprio la....
Si morse la lingua. Ormai era fatta, s'era tradita, e la sua confusione
fu tanta, che gli occhi le si velarono di lagrime. Guardò Tullio, il
quale giocherellava con un coltellino e pareva non aver udito, ma egli
alzò il capo, e disse:
— Anche il suo papà vive del proprio lavoro....
— Sì anche il mio papà, — esclamò Estella, felice ch'egli le avesse
gettata quell'ancora. — Anche il papà lavora molto, e studia sempre, e
basta a tutto.
Lo Sciara guardò l'orologio.
— È tardi, — osservò. — Domattina partiremo col battello delle nove e
mezzo. Lei è stanca, e ha bisogno di riposare....
Estella voleva negare e trattenerlo, ma non osò.
Riattizzarono il fuoco, rimisero a posto la piccola tavola, e si
salutarono.
La giovinetta diede la mano a Tullio. Dopo un attimo di esitazione, egli
si chinò, impresse un bacio lungo sulla mano dalle dita sottili, mentre
Estella impallidiva sorridendo.