VII.

La cameriera aveva alimentato il fuoco nei caminetti, e le camere erano

caldissime.

Quando furono sulla soglia, Estella domandò con voce malsicura:

— Non viene a farmi compagnia?

Tullio, al suono della voce velata, alzò gli occhi, vide che la

fanciulla aveva pianto.

— Che cosa c'è? — disse. — Ha il viso bagnato di lagrime.

— Non viene a farmi compagnia? — ripetè Estella.

Lo Sciara la seguì nella sua camera, di cui la fanciulla richiuse la

porta. E nuovamente egli chiese:

— Perchè piange?

— Mi ha tanto, tanto rimproverata, — ella mormorò. — E ho sentito che ha

ragione di chiamarmi sciocca.... Ma nessuno mi rimprovera mai.... Il

papà dice che sono buona e faccio tutto bene.... Per ciò un rimprovero

mi fa più effetto....

Lo Sciara si smarrì; dovette resistere all'impeto subitaneo di

stringersi la fanciulla tra le braccia, di baciarla e d'accarezzarla

come una bambina; trasse dalla tasca il fazzoletto e le asciugò gli

occhi, mentre Estella riprendeva a sorridere.

— Le domando perdono, — disse Tullio. — Sono stato villano, lo

riconosco, ma io non ho abitudine di trattare con le signorine.... E

poi, me le fa così grosse!.... Sua zia diceva ch'è una marmotta; io

pensava che fosse una marmotta davvero.... E invece mi fa queste

bricconate.... Le domando perdono, sono confuso, riconosco d'essere

stato villano... Ma che vuole? Non sono abituato a trattare con le

signorine....

Egli andava ripetendo queste frasi, dritto innanzi a Estella, con la

bocca a un dito dalla bocca di lei; ed ella sorrideva, lasciando che

egli le asciugasse gli occhi e le sfiorasse i capelli con la mano.

Tullio si rannuvolò e s'allontanò di qualche passo.

— È finita, non ci penso più, — annunziò Estella. — Guardi che

disordine: il baule aperto! Si sieda: là, nella poltrona, presso il

fuoco; lei ha tanto freddo.... Del resto, aveva ragione, sa? Il vino non

mi ha fatto nulla, ma se fossi caduta ubbriaca, col cappellino sul naso,

per le vie di Como?... A pensarci, mi viene un brivido.... Perchè non

risponde? Mi tiene ancora il broncio?

Tullio, seduto nella poltrona presso il fuoco, come aveva ordinato

Estella, volse il capo e disse:

— No, cara. Sono contento che non pianga più.

— Le piacciono i profumi? — domandò Estella.

Era inginocchiata e frugava nel fondo del suo piccolo baule; ne tolse

una bottiglia sottile, la stappò, si drizzò in piedi.

— Questo, — disse, — l'ho comperato a Milano, all'insaputa della zia,

perchè la zia dice che le signorine non devono profumarsi, come se la

nostra pelle fosse diversa dalla sua. È _Houbigant_ e costa

orribilmente, ma a me piace molto.

Così dicendo, gettò alcune gocce sul guanciale, se ne versò altre sulle

mani, si avvicinò a Tullio, e prima ch'egli pensasse a difendersi, gli

tolse il fazzoletto dalla tasca e glielo profumò.

— Ci sono le mie lagrime stupide, — ella disse, — qua dentro, e ora ci

metto un po' del mio profumo. In questo modo si ricorderà di me....

Parve sbalordita per le sue stesse parole e rimase con la mano alzata e

il fazzoletto nell'altra.

— Le sue lagrime mi sono molto care, — rispose Tullio, chinandosi a

raccogliere un fumacchio con le molle, ed evitando di guardare la

fanciulla. — E io mi ricorderò di lei anche quando il profumo sarà

svanito, anche quando lei mi avrà dimenticato....

Estella gli restituì il fazzoletto prestamente con un gesto quasi

sgarbato.

— Io non dimentico, — ella disse. — Io non dimentico nulla!

Il tono con cui le parole furon pronunziate era insolitamente netto ed

energico, e squillò nella piccola camera. Tullio alzò lo sguardo; gli

parve che l'anima vera della fanciulla vibrasse, facendo intravedere la

donna di domani.

— La ringrazio, — egli rispose. — Ma è troppo giovine per ricordarmi a

lungo. Avverranno altri casi nella sua vita, avrà altre gioie, troverà

persone che le saranno più care, e io a poco a poco scomparirò

nell'ombra....

Estella crollò il capo; avvicinata un'altra poltroncina, vi sedette e

allungò i piedi sul bordo del camino. Tullio guardò quei piccoli piedi

arcuati, chiusi nelle scarpe di vernice nera.

Nessuno parlò per lungo tempo. Ambedue fissavano il fuoco, la brage, i

disegni che l'arsione aveva inciso lungo i ceppetti e i tizzoni. Pareva

un mondo quel focolare, nel quale i più sapienti edifici si corrodevano

lentamente, crollavano, si disperdevano in cenere; e ogni tanto risonava

un gemito lungo delle legna più umide, e si sarebbe detto il gemito di

quel povero mondo che rovinava.

Tullio pensava alla cara personcina che gli sedeva allato e ch'egli

avrebbe potuto stringersi al petto, solo stendendo un braccio; e la cara

personcina pensava a lui, stupita ella stessa di quel pensiero

insistente.

— Vede ch'io sono tutta rosa? — disse a un tratto. — Lei mi ha chiamata

bambola di legno, io sono rosa, invece, tutta rosa.

— A questo pensava con tanta gravità? — chiese Tullio sorridendo.

Una fiamma vermiglia le si diffuse repentinamente pel volto.

— No, — rispose.

— E a che cosa pensava, allora?

— No, — ripetè Estella seccamente.

Vi fu un'altra pausa. Un tizzone crollò, trascinando quelli che lo

premevano; Tullio riprese le molle, accomodò il rogo sul quale Estella

gettò qualche altro legno.

— Vuole prendere il tè? — chiese lo Sciara. — Anche per il tè è astemia?

— Non c'è bisogno di rimproverarmi! — osservò bruscamente la fanciulla.

Si fissarono in viso; sentivano l'uno per l'altra un rancore sordo,

improvviso, come, avvertendo la stranezza del loro contegno, fossero

stati malcontenti delle parole e degli atti, e avessero voluto liberarsi

da quella onda di sentimento da cui erano a poco a poco insidiati.

Tullio resistette al corruccio che lo invadeva.

— Vogliamo essere gentili ancora? — egli disse.

Suonò il campanello elettrico, e fece recare il tè.

— Mi aiuti, — pregò Estella, scuotendosi a sua volta. — Portiamo questa

piccola tavola innanzi al fuoco, e prendiamo il tè da buoni amici. Sono

molto rozza, non è vero? Qualche volta io penso che la vita continua in

quel paese perduto mi fa diventare selvatica. A essere gentile, faccio

uno sforzo....

— È sincera, — osservò Tullio. — Io posso leggerle nell'anima.

— Spero di no, — ella interruppe prestamente, mentre di nuovo le si

diffondeva pel volto un rossore vivo.

— La sua anima è così nera?

La giovinetta scosse la testa, angustiata, e non rispose.

Donne e fanciulle · 第 13 / 35 题