La cameriera aveva alimentato il fuoco nei caminetti, e le camere erano
caldissime.
Quando furono sulla soglia, Estella domandò con voce malsicura:
— Non viene a farmi compagnia?
Tullio, al suono della voce velata, alzò gli occhi, vide che la
fanciulla aveva pianto.
— Che cosa c'è? — disse. — Ha il viso bagnato di lagrime.
— Non viene a farmi compagnia? — ripetè Estella.
Lo Sciara la seguì nella sua camera, di cui la fanciulla richiuse la
porta. E nuovamente egli chiese:
— Perchè piange?
— Mi ha tanto, tanto rimproverata, — ella mormorò. — E ho sentito che ha
ragione di chiamarmi sciocca.... Ma nessuno mi rimprovera mai.... Il
papà dice che sono buona e faccio tutto bene.... Per ciò un rimprovero
mi fa più effetto....
Lo Sciara si smarrì; dovette resistere all'impeto subitaneo di
stringersi la fanciulla tra le braccia, di baciarla e d'accarezzarla
come una bambina; trasse dalla tasca il fazzoletto e le asciugò gli
occhi, mentre Estella riprendeva a sorridere.
— Le domando perdono, — disse Tullio. — Sono stato villano, lo
riconosco, ma io non ho abitudine di trattare con le signorine.... E
poi, me le fa così grosse!.... Sua zia diceva ch'è una marmotta; io
pensava che fosse una marmotta davvero.... E invece mi fa queste
bricconate.... Le domando perdono, sono confuso, riconosco d'essere
stato villano... Ma che vuole? Non sono abituato a trattare con le
signorine....
Egli andava ripetendo queste frasi, dritto innanzi a Estella, con la
bocca a un dito dalla bocca di lei; ed ella sorrideva, lasciando che
egli le asciugasse gli occhi e le sfiorasse i capelli con la mano.
Tullio si rannuvolò e s'allontanò di qualche passo.
— È finita, non ci penso più, — annunziò Estella. — Guardi che
disordine: il baule aperto! Si sieda: là, nella poltrona, presso il
fuoco; lei ha tanto freddo.... Del resto, aveva ragione, sa? Il vino non
mi ha fatto nulla, ma se fossi caduta ubbriaca, col cappellino sul naso,
per le vie di Como?... A pensarci, mi viene un brivido.... Perchè non
risponde? Mi tiene ancora il broncio?
Tullio, seduto nella poltrona presso il fuoco, come aveva ordinato
Estella, volse il capo e disse:
— No, cara. Sono contento che non pianga più.
— Le piacciono i profumi? — domandò Estella.
Era inginocchiata e frugava nel fondo del suo piccolo baule; ne tolse
una bottiglia sottile, la stappò, si drizzò in piedi.
— Questo, — disse, — l'ho comperato a Milano, all'insaputa della zia,
perchè la zia dice che le signorine non devono profumarsi, come se la
nostra pelle fosse diversa dalla sua. È _Houbigant_ e costa
orribilmente, ma a me piace molto.
Così dicendo, gettò alcune gocce sul guanciale, se ne versò altre sulle
mani, si avvicinò a Tullio, e prima ch'egli pensasse a difendersi, gli
tolse il fazzoletto dalla tasca e glielo profumò.
— Ci sono le mie lagrime stupide, — ella disse, — qua dentro, e ora ci
metto un po' del mio profumo. In questo modo si ricorderà di me....
Parve sbalordita per le sue stesse parole e rimase con la mano alzata e
il fazzoletto nell'altra.
— Le sue lagrime mi sono molto care, — rispose Tullio, chinandosi a
raccogliere un fumacchio con le molle, ed evitando di guardare la
fanciulla. — E io mi ricorderò di lei anche quando il profumo sarà
svanito, anche quando lei mi avrà dimenticato....
Estella gli restituì il fazzoletto prestamente con un gesto quasi
sgarbato.
— Io non dimentico, — ella disse. — Io non dimentico nulla!
Il tono con cui le parole furon pronunziate era insolitamente netto ed
energico, e squillò nella piccola camera. Tullio alzò lo sguardo; gli
parve che l'anima vera della fanciulla vibrasse, facendo intravedere la
donna di domani.
— La ringrazio, — egli rispose. — Ma è troppo giovine per ricordarmi a
lungo. Avverranno altri casi nella sua vita, avrà altre gioie, troverà
persone che le saranno più care, e io a poco a poco scomparirò
nell'ombra....
Estella crollò il capo; avvicinata un'altra poltroncina, vi sedette e
allungò i piedi sul bordo del camino. Tullio guardò quei piccoli piedi
arcuati, chiusi nelle scarpe di vernice nera.
Nessuno parlò per lungo tempo. Ambedue fissavano il fuoco, la brage, i
disegni che l'arsione aveva inciso lungo i ceppetti e i tizzoni. Pareva
un mondo quel focolare, nel quale i più sapienti edifici si corrodevano
lentamente, crollavano, si disperdevano in cenere; e ogni tanto risonava
un gemito lungo delle legna più umide, e si sarebbe detto il gemito di
quel povero mondo che rovinava.
Tullio pensava alla cara personcina che gli sedeva allato e ch'egli
avrebbe potuto stringersi al petto, solo stendendo un braccio; e la cara
personcina pensava a lui, stupita ella stessa di quel pensiero
insistente.
— Vede ch'io sono tutta rosa? — disse a un tratto. — Lei mi ha chiamata
bambola di legno, io sono rosa, invece, tutta rosa.
— A questo pensava con tanta gravità? — chiese Tullio sorridendo.
Una fiamma vermiglia le si diffuse repentinamente pel volto.
— No, — rispose.
— E a che cosa pensava, allora?
— No, — ripetè Estella seccamente.
Vi fu un'altra pausa. Un tizzone crollò, trascinando quelli che lo
premevano; Tullio riprese le molle, accomodò il rogo sul quale Estella
gettò qualche altro legno.
— Vuole prendere il tè? — chiese lo Sciara. — Anche per il tè è astemia?
— Non c'è bisogno di rimproverarmi! — osservò bruscamente la fanciulla.
Si fissarono in viso; sentivano l'uno per l'altra un rancore sordo,
improvviso, come, avvertendo la stranezza del loro contegno, fossero
stati malcontenti delle parole e degli atti, e avessero voluto liberarsi
da quella onda di sentimento da cui erano a poco a poco insidiati.
Tullio resistette al corruccio che lo invadeva.
— Vogliamo essere gentili ancora? — egli disse.
Suonò il campanello elettrico, e fece recare il tè.
— Mi aiuti, — pregò Estella, scuotendosi a sua volta. — Portiamo questa
piccola tavola innanzi al fuoco, e prendiamo il tè da buoni amici. Sono
molto rozza, non è vero? Qualche volta io penso che la vita continua in
quel paese perduto mi fa diventare selvatica. A essere gentile, faccio
uno sforzo....
— È sincera, — osservò Tullio. — Io posso leggerle nell'anima.
— Spero di no, — ella interruppe prestamente, mentre di nuovo le si
diffondeva pel volto un rossore vivo.
— La sua anima è così nera?
La giovinetta scosse la testa, angustiata, e non rispose.