VI.

Non c'era nessuno, nella sala ampia, illuminata a luce elettrica;

l'impressione del vasto locale, coi tavolini pronti e non occupati,

sarebbe stata malinconica, se la gaiezza d'Estella non vi avesse diffuso

immediatamente calore e simpatia.

Il pranzo fu allegro; Tullio e la fanciulla mangiarono con appetito e

chiacchierarono con vivacità, quasi con entusiasmo. Estella non beveva

vino, abitualmente, ma non disse nulla al suo compagno, e lasciò ch'egli

facesse recare una bottiglia di vino valtellinese, infocato e piacevole,

che le diede, con un'ardenza insolita, una instancabile vivacità.

Ella rideva e raccontava; raccontava certi piccoli episodii della sua

piccola vita, certe scappatelle con le amiche di Bellagio, e Tullio

notava il candore di quelle bricconerie, la purezza di ciò che la

fanciulla credeva tanto furbesco e malizioso. Egli si vedeva di fronte a

Estella, in quell'albergo di Como, in pieno gennaio, e si stupiva pel

primo dell'avventura impreveduta e innocua.

— Io non ho mai bevuto lo sciampagna, — ella disse a un tratto.

— Ebbene? — domandò Tullio sorpreso.

— Ebbene.... vorrei berlo! — dichiarò Estella sorridendo.

— Questo poi, no, — rispose lo Sciara. — Uno zio non offre lo sciampagna

alla nipote; lo sciampagna è un vino sospetto, e non si usa in

famiglia....

— Me lo faccia assaggiare, — pregò la giovinetta con voce carezzevole. —

Se non mi prendo un po' di spasso oggi, in questa serata misteriosa,

quando me lo prenderò, dunque?

— Ahimè, che logica infelice! — mormorò Tullio.

— Io non devo dire mai che ho passato la notte all'albergo con lei; e

non dirò nemmeno che ho bevuto lo sciampagna. Sarà un segreto che mi

farà tanto, tanto piacere....

Ella s'era sporta innanzi, implorando con gli occhi ceruli, e mostrando

col suo sorriso i piccoli denti nella bocca pura e fresca. Tullio

s'accarezzò la barba, pensieroso.

— Temo che le faccia male, — obiettò. — Non è abituata a bere più

vini....

Estella diede in una risata; se Tullio avesse saputo che non era

abituata a berne neppure uno!

— E se si ubbriacasse, — continuò lo Sciara, — quale scandalo, quale

vergogna!

— Mi faccia assaggiare; bagnerò appena la punta della lingua, —

insistette la fanciulla. — È un capriccio. Non farò altri capricci,

glielo prometto; dopo, sarò molto buona.

— Mi aveva promesso d'obbedire senza discutere, — osservò Tullio.

— Ha ragione; le chiedo scusa....

Allora, vedendola pentita, non sapendo egli stesso perchè, Tullio ordinò

lo sciampagna.

Quando l'udì crepitar nelle coppe, gorgogliante nel suo bel colore di

topazio, Estella diede in esclamazioni di gioia. Era uno sciampagna un

po' dolce, e invece di bagnarvi la lingua, la fanciulla ne bevve una

coppa intera.

— È delizioso, sa? — disse poi. — Le sono molto grata. Volevo bere lo

sciampagna, perchè le mie amiche non l'hanno bevuto mai; ora so qualche

cosa più di loro.

— Ma non può dirlo, — rispose Tullio sorridendo.

— Che importa? Quando si sa, si sa: io voglio sapere per me; e se le

amiche parleranno ancora di sciampagna, io sorriderò, e nessuno capirà

nulla....

— Bel gusto! — esclamò Tullio ridendo.

Dopo pranzo, Estella risalì nella sua camera a mettersi il cappello.

Voleva uscire a veder le mode di Como; aveva pensato alle mode di Como,

tanto per trovare un pretesto a fare una passeggiata sotto i portici e

pel Lungolario. Nel frattempo, Tullio studiò le partenze dei battelli;

fingendo d'arrivar da Milano alle nove, si poteva partire la mattina

alle nove e mezzo, e diede gli ordini all'ufficio dell'albergo.

Estella ricomparve: aveva al collo una stola di pelo nero.

— Ho scovato nel baule il mio gatto, — disse. — Questo è un gatto che

veniva sempre a miagolare nel mio giardino; poi l'ho trovato da un

pellicciaio in forma di stola e l'ho comperato. Costa quindici lire, ma

tiene caldo.

Sorrideva, accarezzando la stola, che le cingeva il collo come una

leggiadra gorgiera e le allargava le spalle. E uscirono.

Che freddo, che freddo, faceva a Como, in gennaio!

Del Bisbino non era possibile scorgere la vetta, incappucciata in una

nuvola grigiastra; e sotto la nuvola s'ampliava una larga distesa di

neve; l'aria gelida soffiava di là, movendo le acque del primo bacino,

che s'accartocciavano per il brividìo.

Col bavero della pelliccia alzato fino alle orecchie, gli occhi bassi a

schivar certi mucchi di neve giallastra ond'era disseminata piazza

Cavour, Tullio Sciara accompagnava Estella in quella inutile

passeggiata, e correvano ambedue.

Videro le mode, nei negozii sotto i portici, ed Estella svelò che ella

si vestiva sempre a Milano, dove si pagava più caro, ma si era veramente

a ragguaglio delle novità.

— Non è vero ch'io vesto bene? — chiese a Tullio. — Non sono sempre

elegante?

— È un gioiello, — rispose Tullio, squadrandola da capo a piedi, con

attenzione. — Anche il gatto le si addice molto, perchè è scuro e dà

rilievo ai capelli e al colorito....

S'inoltrarono per la strada lungo il lago, ma era tutta buia, e soffiava

un rovaio pungentissimo. Estella procedeva a capo basso, con le gonne

appiccicate al corpo, battendo le palpebre per la polvere e pel vento;

Tullio s'era tirato il cappello fin sugli occhi e andava alla ventura,

senza rispondere ai frizzi della fanciulla, che lo beffava pel suo modo

di camminare.

— Badi a non cader nel lago! — gli diceva di tanto in tanto. — Occhio ai

pesci!... Il vento le porterà via la barba!...

Il vento gli portò via il cappello, ed egli dovette correre perchè non

andasse a finir nell'acqua; e la fanciulla assistette alla corsa,

ridendo a voce alta, con un riso squillante e sonoro che veniva da

un'anima senza sospetto.

— Ora torniamo, — ella disse, quando Tullio fu di nuovo al suo fianco. —

Lei ha troppo freddo, e non voglio farle male. Io mi sono tutta

rinfrescata.

— Rinfrescata? — ripetè lo Sciara. — Aveva caldo?

— Un poco, — mormorò Estella impacciata.

— Quel Valtellina e quello sciampagna bruciano come il fuoco, e io sono

astemia, non ho mai bevuto una goccia di vino in tutta la vita....

L'espressione del viso di Tullio, il suo stupore e il suo sdegno furono

così comici, che Estella, invece d'impaurirsene, diede nuovamente in una

risata chiarissima.

— Non è cortese ciò che lei fa, — disse Tullio con voce severa. — Non

deve prendersi giuoco d'un amico e rischiare di sentirsi male per un

piacere così sciocco.

Estella abbassò il capo e non rispose. Il rimprovero diritto e rude

l'aveva percossa duramente.

Donne e fanciulle · 第 12 / 35 题