Non c'era nessuno, nella sala ampia, illuminata a luce elettrica;
l'impressione del vasto locale, coi tavolini pronti e non occupati,
sarebbe stata malinconica, se la gaiezza d'Estella non vi avesse diffuso
immediatamente calore e simpatia.
Il pranzo fu allegro; Tullio e la fanciulla mangiarono con appetito e
chiacchierarono con vivacità, quasi con entusiasmo. Estella non beveva
vino, abitualmente, ma non disse nulla al suo compagno, e lasciò ch'egli
facesse recare una bottiglia di vino valtellinese, infocato e piacevole,
che le diede, con un'ardenza insolita, una instancabile vivacità.
Ella rideva e raccontava; raccontava certi piccoli episodii della sua
piccola vita, certe scappatelle con le amiche di Bellagio, e Tullio
notava il candore di quelle bricconerie, la purezza di ciò che la
fanciulla credeva tanto furbesco e malizioso. Egli si vedeva di fronte a
Estella, in quell'albergo di Como, in pieno gennaio, e si stupiva pel
primo dell'avventura impreveduta e innocua.
— Io non ho mai bevuto lo sciampagna, — ella disse a un tratto.
— Ebbene? — domandò Tullio sorpreso.
— Ebbene.... vorrei berlo! — dichiarò Estella sorridendo.
— Questo poi, no, — rispose lo Sciara. — Uno zio non offre lo sciampagna
alla nipote; lo sciampagna è un vino sospetto, e non si usa in
famiglia....
— Me lo faccia assaggiare, — pregò la giovinetta con voce carezzevole. —
Se non mi prendo un po' di spasso oggi, in questa serata misteriosa,
quando me lo prenderò, dunque?
— Ahimè, che logica infelice! — mormorò Tullio.
— Io non devo dire mai che ho passato la notte all'albergo con lei; e
non dirò nemmeno che ho bevuto lo sciampagna. Sarà un segreto che mi
farà tanto, tanto piacere....
Ella s'era sporta innanzi, implorando con gli occhi ceruli, e mostrando
col suo sorriso i piccoli denti nella bocca pura e fresca. Tullio
s'accarezzò la barba, pensieroso.
— Temo che le faccia male, — obiettò. — Non è abituata a bere più
vini....
Estella diede in una risata; se Tullio avesse saputo che non era
abituata a berne neppure uno!
— E se si ubbriacasse, — continuò lo Sciara, — quale scandalo, quale
vergogna!
— Mi faccia assaggiare; bagnerò appena la punta della lingua, —
insistette la fanciulla. — È un capriccio. Non farò altri capricci,
glielo prometto; dopo, sarò molto buona.
— Mi aveva promesso d'obbedire senza discutere, — osservò Tullio.
— Ha ragione; le chiedo scusa....
Allora, vedendola pentita, non sapendo egli stesso perchè, Tullio ordinò
lo sciampagna.
Quando l'udì crepitar nelle coppe, gorgogliante nel suo bel colore di
topazio, Estella diede in esclamazioni di gioia. Era uno sciampagna un
po' dolce, e invece di bagnarvi la lingua, la fanciulla ne bevve una
coppa intera.
— È delizioso, sa? — disse poi. — Le sono molto grata. Volevo bere lo
sciampagna, perchè le mie amiche non l'hanno bevuto mai; ora so qualche
cosa più di loro.
— Ma non può dirlo, — rispose Tullio sorridendo.
— Che importa? Quando si sa, si sa: io voglio sapere per me; e se le
amiche parleranno ancora di sciampagna, io sorriderò, e nessuno capirà
nulla....
— Bel gusto! — esclamò Tullio ridendo.
Dopo pranzo, Estella risalì nella sua camera a mettersi il cappello.
Voleva uscire a veder le mode di Como; aveva pensato alle mode di Como,
tanto per trovare un pretesto a fare una passeggiata sotto i portici e
pel Lungolario. Nel frattempo, Tullio studiò le partenze dei battelli;
fingendo d'arrivar da Milano alle nove, si poteva partire la mattina
alle nove e mezzo, e diede gli ordini all'ufficio dell'albergo.
Estella ricomparve: aveva al collo una stola di pelo nero.
— Ho scovato nel baule il mio gatto, — disse. — Questo è un gatto che
veniva sempre a miagolare nel mio giardino; poi l'ho trovato da un
pellicciaio in forma di stola e l'ho comperato. Costa quindici lire, ma
tiene caldo.
Sorrideva, accarezzando la stola, che le cingeva il collo come una
leggiadra gorgiera e le allargava le spalle. E uscirono.
Che freddo, che freddo, faceva a Como, in gennaio!
Del Bisbino non era possibile scorgere la vetta, incappucciata in una
nuvola grigiastra; e sotto la nuvola s'ampliava una larga distesa di
neve; l'aria gelida soffiava di là, movendo le acque del primo bacino,
che s'accartocciavano per il brividìo.
Col bavero della pelliccia alzato fino alle orecchie, gli occhi bassi a
schivar certi mucchi di neve giallastra ond'era disseminata piazza
Cavour, Tullio Sciara accompagnava Estella in quella inutile
passeggiata, e correvano ambedue.
Videro le mode, nei negozii sotto i portici, ed Estella svelò che ella
si vestiva sempre a Milano, dove si pagava più caro, ma si era veramente
a ragguaglio delle novità.
— Non è vero ch'io vesto bene? — chiese a Tullio. — Non sono sempre
elegante?
— È un gioiello, — rispose Tullio, squadrandola da capo a piedi, con
attenzione. — Anche il gatto le si addice molto, perchè è scuro e dà
rilievo ai capelli e al colorito....
S'inoltrarono per la strada lungo il lago, ma era tutta buia, e soffiava
un rovaio pungentissimo. Estella procedeva a capo basso, con le gonne
appiccicate al corpo, battendo le palpebre per la polvere e pel vento;
Tullio s'era tirato il cappello fin sugli occhi e andava alla ventura,
senza rispondere ai frizzi della fanciulla, che lo beffava pel suo modo
di camminare.
— Badi a non cader nel lago! — gli diceva di tanto in tanto. — Occhio ai
pesci!... Il vento le porterà via la barba!...
Il vento gli portò via il cappello, ed egli dovette correre perchè non
andasse a finir nell'acqua; e la fanciulla assistette alla corsa,
ridendo a voce alta, con un riso squillante e sonoro che veniva da
un'anima senza sospetto.
— Ora torniamo, — ella disse, quando Tullio fu di nuovo al suo fianco. —
Lei ha troppo freddo, e non voglio farle male. Io mi sono tutta
rinfrescata.
— Rinfrescata? — ripetè lo Sciara. — Aveva caldo?
— Un poco, — mormorò Estella impacciata.
— Quel Valtellina e quello sciampagna bruciano come il fuoco, e io sono
astemia, non ho mai bevuto una goccia di vino in tutta la vita....
L'espressione del viso di Tullio, il suo stupore e il suo sdegno furono
così comici, che Estella, invece d'impaurirsene, diede nuovamente in una
risata chiarissima.
— Non è cortese ciò che lei fa, — disse Tullio con voce severa. — Non
deve prendersi giuoco d'un amico e rischiare di sentirsi male per un
piacere così sciocco.
Estella abbassò il capo e non rispose. Il rimprovero diritto e rude
l'aveva percossa duramente.