Il vetturale al quale Tullio aveva dato ordine di condurli all'imbarco
del battello, osservò che non v'erano battelli in partenza a quell'ora.
Tullio rimbeccò che v'era un battello diretto a Bellagio. Il vetturale
gli rispose sorridendo che la corsa era “facoltativa„, e che quel
giorno, non essendovi mercati, la corsa non si effettuava. Tullio
sfogliò l'orario, guardò, rilevò l'errore commesso.
Ne fu sbalordito e spaventato.
— Non c'è il battello, — egli disse alla ragazza con voce tremante. —
Come fare? Bisogna passar la notte insieme.
— Meglio, — rispose Estella, ridendo. — Andremo a teatro!
— Che teatro, che teatro! — esclamò Tullio sbuffando. — Io la condurrò
in un albergo, e quanto a me, dormirò in un altro....
Estella giunse le mani con atto di repentino terrore.
— No, — disse, — per carità, non mi abbandoni!...
Non voleva: aveva paura di rimanere sola all'albergo; che cosa avrebbero
pensato di lei? come avrebbe potuto dormire? chiudersi a chiave, stava
bene; ma chi assicurava che nella camera attigua non vi fosse un ladro?
Sarebbe morta per l'orrore soltanto a pensarvi....
Ella s'era tutta sbiancata in volto, e tremava davvero in tal modo, che
Tullio non potè nemmen tentare di persuaderla, non si sarebbe mai detto
fosse la medesima, che poco prima rappresentava la commedia con sì
astuta perizia.
Lo Sciara non insistette; salì in carrozza, diede l'indirizzo
dell'albergo, e si rassegnò, mentre Estella racconsolata rideva, gli
stringeva le mani in un impeto di gratitudine.
All'albergo offersero dapprima una camera con letto matrimoniale, poi
due camere comunicanti. Tullio dovette dire che la ragazza era sua
nipote, e chiedere due camere contigue, ma separate; e volgendosi,
s'accorse che il viso d'Estella, alle prime offerte del direttore
dell'albergo, s'era fatto di porpora.
— Finalmente, — pensò, — capisce qualche cosa; capisce l'impaccio di
questa situazione.... Accidenti alla signora Anna e a tutte le femmine!
Ma il turbamento d'Estella scomparve subito, e salendo le scale, ella
s'avvicinò allo Sciara, e gli disse sottovoce:
— Ancora nipote? Quanto mi piace!
Tullio chiuse fuggevolmente gli occhi. Era agitato lui, ora: la
freddezza, il dominio dei nervi lo abbandonavano d'un tratto; l'intimità
imprevista di quelle scene gli intorbidava il pensiero; e non poteva dir
nulla alla giovinetta, ch'era superba di sentirsi in mano di lui, sotto
la sua protezione.
Le camere belle, nitide, luminose, eran tappezzate con carta chiara; e
ciascuna aveva un camino nell'angolo, una tavola nel mezzo, un letto
tutto bianco; l'impiantito era lucido, quasi sdrucciolevole.
Estella fece portare subito le legna pei caminetti, e rimandò la
cameriera. Volle accendere ella stessa il camino nella camera di Tullio.
E deposto il cappello, gettati i guanti, inginocchiata, dispose le legna
sottili e poi le grosse, vi diede fuoco, e rimase a guardare la fiamma
che andava allargandosi tra le legna che crepitavano.
Tullio, seduto in una poltrona, fissava la figurina, così gentile con la
selva di capelli d'oro accendentisi ai riflessi del fuoco. Nulla di più
soave che la linea di quel corpo ancora un po' magro e aspro nei
contorni; nulla di più grazioso che i movimenti della giovinetta
inginocchiata, la quale seguiva con gli occhi le fiamme azzurrastre e
gialle, e andava perdendosi a poco a poco in qualche sogno....
Ma d'un tratto si riscosse, e balzò in piedi.
— Fra cinque minuti, — disse, — la camera sarà riscaldata.
Tullio sorrise senza rispondere.
— Sono contenta, — seguitò Estella. — Qui si sta molto bene. Non le pare
che si stia molto bene? Nessuno sa che noi siamo qui: è una vera fuga.
La zia ci crede a Bellagio, o in via di arrivarvi. Che mistero, che
segreto!
Lo Sciara interruppe:
— Ascolti. Nessuno deve sapere mai che abbiam passato la notte
all'albergo. Mai, ha capito? Noi partiremo domani in modo che suo padre
ci creda provenienti da Milano, e lei non dirà mai a nessuno quello che
ci è toccato stasera. Me lo promette?
— Glielo prometto, — rispose Estella.
— Forse lei non comprende, — soggiunse Tullio, notando un certo dubbio
nella giovinetta. — Ma comprenderà più tardi, quando conoscerà il mondo
e le sue cattiverie. Mi obbedisca senza discutere, se ha fiducia in me.
Ella rispose:
— Ma obbedirò certo, senza discutere. Io ho molta fiducia in lei!
Tullio sorrise di nuovo, guardandola. Ella era tanto placida, tanto
ingenua, ch'egli sentì quasi vergogna del turbamento ond'era stato colto
poco innanzi, e si rinfrancò d'un subito, come uscisse da un incubo.
— Suvvia, nipotina, — disse ridendo, — vuole che scendiamo a pranzare?
— Non osavo dirglielo, — rispose Estella con un breve rossore alla
fronte. — Ma io ho una fame da lupo, anzi da lupa.
— Andiamo, allora, lupetta!
E Tullio si credette così padrone di sè, che passò un braccio attorno al
busto della fanciulla, e, appoggiandosela al fianco, l'accompagnò per le
scale fino alla sala da pranzo.