IV.

Se fosse stata veramente nipote di Tullio Sciara, Estella non avrebbe

fatto meglio.

Era una nipote birichina e civettuola, affettuosa e impertinente, che

dava del tu allo Sciara con una franchezza mirabile.

— Mio zio, — ella diceva al Giuliani, — mio zio è molto severo con me.

Anche ora, alla stazione, mi ha strappato di mano un libro che avevo

comperato col mio denaro....

— Ti prego di non ricominciare, — interruppe Tullio, il quale si sentiva

a disagio in quella commedia, e temeva sempre di commettere qualche

imprudenza che rivelasse al Giuliani la verità delle cose, o lo facesse

pensar male della fanciulla affidatagli.

— Insomma, — dichiarò Estella, — io voglio sapere che cosa sono le

_cocottes_. Lei, signor Giuliani, sa che cosa sono le _cocottes_?

Per prima risposta, Ernesto diede in una risata sonora, che fece

oscurare il viso della giovinetta.

— Mi perdoni, — disse poi, — mi perdoni, signorina; ma la domanda è così

impreveduta!... Le _cocottes_? Certamente, so che cosa sono; sono certi

cavallucci che si fanno con la carta. Ma non capisco....

— Capirà subito, — spiegò Estella. — Io ho comperato _l'Almanach des

cocottes_, e mio zio me l'ha tolto di mano, dicendo che non è una

lettura per me....

S'arrestò, al vedere il Giuliani che si smascellava dalle risa, tanto da

dover curvarsi e piegarsi, e da aver gli occhi pieni di lagrime.

— L'_Almanach des cocottes!_ — andava ripetendo. — Ah, ma che bella

idea! E dove l'ha scovato? Guarda se deve andare a pescare l'_Almanach

des cocottes!..._ Certo, è una lettura.... Ah, ma che bella idea, che

bella idea!

Estella ne fu indignata: fissava stupefatta il Giuliani, fissava Tullio,

il quale rideva a sua volta, trascinato dall'impeto allegro dell'amico;

e il viso della fanciulla si coperse d'ombra, mentre le sopracciglia le

si aggrottarono:

— Tu e lui, — disse allo Sciara, — siete d'accordo per prendervi beffe

di me; ma io voglio il mio almanacco.

— Le assicuro, — rispose il Giuliani, asciugandosi gli occhi, — le

assicuro, signorina, che nessuno si beffa di lei. Io non mi farei lecito

simile contegno; ma si ride per il caso; il caso d'una signorina, che

vuol leggere un almanacco in cui si parla di cavallucci di carta....

— Cavallucci, cavallucci! — ella borbottò. — Ma se sulla copertina c'era

una donna in camicia?...

Il Giuliani ricominciò a ridere; ma il volto mortificato d'Estella e il

broncio a cui s'erano raccolte le sue labbra lo persuasero a smettere.

Dovette pensare alle più paurose vicende, a uno scontro ferroviario, a

un'inondazione, alle ultime disgrazie lette nei giornali, per tornare

serio; e finalmente vi riuscì.

— Che vita si fa a Bellagio? — egli disse per sviare la conversazione. —

In questi mesi non dev'essere troppo piacevole il soggiorno.

Allora Estella raccontò la sua vita. Lei faceva la padrona di casa,

perchè il babbo era medico e la mamma sua era morta da anni. Vigilava

che tutto andasse bene, che l'appartamento fosse in ordine perfetto, che

la colazione e il pranzo fossero in tavola all'ora stabilita, e così

scorreva il giorno senz'avvedersene; e quando le rimaneva un po' di

tempo, leggeva i libri che le aveva regalato il papà, certi vecchi

libri, che ormai sapeva quasi a memoria. La primavera e l'estate erano

molto divertenti, perchè arrivavano i forestieri, e lei aveva alcune

amiche tra le villeggianti; ma in casa sua non veniva nessuno perchè suo

padre non voleva impacciarsi di visite; e l'inverno e l'autunno, la

povera Estella rimaneva tutta sola.

— Qualche volta, — proseguì, — la zia Anna viene a prendermi e mi

conduce a Milano; ma non vado d'accordo con la zia; è troppo pedante; e

dopo otto giorni ch'io sono da lei, io penso ad andarmene, e lei pensa a

sbarazzarsi di me....

Stette un momento in silenzio, poi, rammentando la sua parte, si volse a

Tullio, e aggiunse con perfetta sicurezza:

— Per ciò, zietto, quando vieni tu a trovarci è una gran festa; non è

vero? Lo zio mi porta sempre molti regali, molta roba bella di Milano, e

io gli voglio un gran bene. Non pei regali, s'intende, ma pel suo garbo,

perchè ci tiene compagnia, e sa fare certe conversazioni interessanti

con papà....

Tullio era scandalizzato. Ascoltava il racconto, dissimulando a fatica

la maraviglia per la fantasia della giovinetta, la quale descriveva

minutamente la vita con quello zio da commedia e inventava espressioni

di squisita tenerezza per lui. Egli pensava intanto che a Bellagio non

aveva messo piede da almeno dieci anni e non sapeva neppure dove stesse

di casa sua nipote.

Ma Estella insisteva con una volubilità d'imagini, con una padronanza

dell'argomento, con tal verosimiglianza di aneddoti e di particolari,

che Ernesto Giuliani fu tutto preso dal quadro di quella semplice vita

di famiglia, e non potè celare il suo entusiasmo.

— Hai un tesoro, — disse a Tullio, — un tesoro in tua nipote! Tienla

cara; ti vuol tanto bene!

— Che bestia! — pensò Tullio.

E rispose ad alta voce:

— Ma sì, ne sono orgoglioso.... Del resto, hai udito: io sono gentile,

io le porto i regali.... Faccio quel che posso, insomma....

Estella non battè ciglia, e la sua bocca non ebbe il minimo fremito di

riso; forse ella cominciava davvero a credere d'essere nipote di Tullio

Sciara....

Quando il treno rallentò, entrando nella stazione di Como, Ernesto

Giuliani ripetè alla giovinetta la sua ammirazione, e di nuovo la

raccomandò all'affetto dello zio. Estella accolse le lodi con modestia,

a occhi bassi, ma sicura e tranquilla.

Donne e fanciulle · 第 10 / 35 题