Se fosse stata veramente nipote di Tullio Sciara, Estella non avrebbe
fatto meglio.
Era una nipote birichina e civettuola, affettuosa e impertinente, che
dava del tu allo Sciara con una franchezza mirabile.
— Mio zio, — ella diceva al Giuliani, — mio zio è molto severo con me.
Anche ora, alla stazione, mi ha strappato di mano un libro che avevo
comperato col mio denaro....
— Ti prego di non ricominciare, — interruppe Tullio, il quale si sentiva
a disagio in quella commedia, e temeva sempre di commettere qualche
imprudenza che rivelasse al Giuliani la verità delle cose, o lo facesse
pensar male della fanciulla affidatagli.
— Insomma, — dichiarò Estella, — io voglio sapere che cosa sono le
_cocottes_. Lei, signor Giuliani, sa che cosa sono le _cocottes_?
Per prima risposta, Ernesto diede in una risata sonora, che fece
oscurare il viso della giovinetta.
— Mi perdoni, — disse poi, — mi perdoni, signorina; ma la domanda è così
impreveduta!... Le _cocottes_? Certamente, so che cosa sono; sono certi
cavallucci che si fanno con la carta. Ma non capisco....
— Capirà subito, — spiegò Estella. — Io ho comperato _l'Almanach des
cocottes_, e mio zio me l'ha tolto di mano, dicendo che non è una
lettura per me....
S'arrestò, al vedere il Giuliani che si smascellava dalle risa, tanto da
dover curvarsi e piegarsi, e da aver gli occhi pieni di lagrime.
— L'_Almanach des cocottes!_ — andava ripetendo. — Ah, ma che bella
idea! E dove l'ha scovato? Guarda se deve andare a pescare l'_Almanach
des cocottes!..._ Certo, è una lettura.... Ah, ma che bella idea, che
bella idea!
Estella ne fu indignata: fissava stupefatta il Giuliani, fissava Tullio,
il quale rideva a sua volta, trascinato dall'impeto allegro dell'amico;
e il viso della fanciulla si coperse d'ombra, mentre le sopracciglia le
si aggrottarono:
— Tu e lui, — disse allo Sciara, — siete d'accordo per prendervi beffe
di me; ma io voglio il mio almanacco.
— Le assicuro, — rispose il Giuliani, asciugandosi gli occhi, — le
assicuro, signorina, che nessuno si beffa di lei. Io non mi farei lecito
simile contegno; ma si ride per il caso; il caso d'una signorina, che
vuol leggere un almanacco in cui si parla di cavallucci di carta....
— Cavallucci, cavallucci! — ella borbottò. — Ma se sulla copertina c'era
una donna in camicia?...
Il Giuliani ricominciò a ridere; ma il volto mortificato d'Estella e il
broncio a cui s'erano raccolte le sue labbra lo persuasero a smettere.
Dovette pensare alle più paurose vicende, a uno scontro ferroviario, a
un'inondazione, alle ultime disgrazie lette nei giornali, per tornare
serio; e finalmente vi riuscì.
— Che vita si fa a Bellagio? — egli disse per sviare la conversazione. —
In questi mesi non dev'essere troppo piacevole il soggiorno.
Allora Estella raccontò la sua vita. Lei faceva la padrona di casa,
perchè il babbo era medico e la mamma sua era morta da anni. Vigilava
che tutto andasse bene, che l'appartamento fosse in ordine perfetto, che
la colazione e il pranzo fossero in tavola all'ora stabilita, e così
scorreva il giorno senz'avvedersene; e quando le rimaneva un po' di
tempo, leggeva i libri che le aveva regalato il papà, certi vecchi
libri, che ormai sapeva quasi a memoria. La primavera e l'estate erano
molto divertenti, perchè arrivavano i forestieri, e lei aveva alcune
amiche tra le villeggianti; ma in casa sua non veniva nessuno perchè suo
padre non voleva impacciarsi di visite; e l'inverno e l'autunno, la
povera Estella rimaneva tutta sola.
— Qualche volta, — proseguì, — la zia Anna viene a prendermi e mi
conduce a Milano; ma non vado d'accordo con la zia; è troppo pedante; e
dopo otto giorni ch'io sono da lei, io penso ad andarmene, e lei pensa a
sbarazzarsi di me....
Stette un momento in silenzio, poi, rammentando la sua parte, si volse a
Tullio, e aggiunse con perfetta sicurezza:
— Per ciò, zietto, quando vieni tu a trovarci è una gran festa; non è
vero? Lo zio mi porta sempre molti regali, molta roba bella di Milano, e
io gli voglio un gran bene. Non pei regali, s'intende, ma pel suo garbo,
perchè ci tiene compagnia, e sa fare certe conversazioni interessanti
con papà....
Tullio era scandalizzato. Ascoltava il racconto, dissimulando a fatica
la maraviglia per la fantasia della giovinetta, la quale descriveva
minutamente la vita con quello zio da commedia e inventava espressioni
di squisita tenerezza per lui. Egli pensava intanto che a Bellagio non
aveva messo piede da almeno dieci anni e non sapeva neppure dove stesse
di casa sua nipote.
Ma Estella insisteva con una volubilità d'imagini, con una padronanza
dell'argomento, con tal verosimiglianza di aneddoti e di particolari,
che Ernesto Giuliani fu tutto preso dal quadro di quella semplice vita
di famiglia, e non potè celare il suo entusiasmo.
— Hai un tesoro, — disse a Tullio, — un tesoro in tua nipote! Tienla
cara; ti vuol tanto bene!
— Che bestia! — pensò Tullio.
E rispose ad alta voce:
— Ma sì, ne sono orgoglioso.... Del resto, hai udito: io sono gentile,
io le porto i regali.... Faccio quel che posso, insomma....
Estella non battè ciglia, e la sua bocca non ebbe il minimo fremito di
riso; forse ella cominciava davvero a credere d'essere nipote di Tullio
Sciara....
Quando il treno rallentò, entrando nella stazione di Como, Ernesto
Giuliani ripetè alla giovinetta la sua ammirazione, e di nuovo la
raccomandò all'affetto dello zio. Estella accolse le lodi con modestia,
a occhi bassi, ma sicura e tranquilla.