Pregadi gratia et facultà al dilettissimo nostro _Ludovico Ariosto_,
nobile ferrarese, famigliare dell'Eccellentissimo Signor Duca di
Ferrara, che una opera sua chiamata ORLANDO FURIOSO per lui composta
et novamente corretta et reformata possi lui solo farla stampar et
vendere. Nè ad altri questo sia licito nelle terre et loci nostri, con
quelli modi et conditioni et sotto quelle pene che pel Collegio nostro
li fu concesso del 1515 a dì 25 Ottubrio. Perhò vi commettemo che
ditta nostra gratia li osserviate et da tutti faciate inviolabiliter
osservare.
«Datum in nostro Ducali Palatio, die XIIII Januarii, inditione prima,
M. D. XXVII.»[350]
V
(inedito)
DI FEDERICO GONZAGA DUCA DI MANTOVA
«FEDERICUS DUX MANTUAE etc. — Essendo noi sempre facili in compiacere
ne le loro honeste domande a quelli che ricorreno a noi anchora che non
habbiamo lor cognitione, nè da essi possiamo sperare honore nè altro,
ragionevolmente dovemo essere facilissimi a compiacere a quelli che
conoscemo, e non solo a noi ma a molt'altri hanno dato cognitione de
le lor virtù et ne possono con esse dare, et già n'hanno dato laude
et fama, come il Mag.co et Dott.mo Mess. _Ludovico Ariosto_ Gentilhomo
ferrarese, qual ne li suoi elegantissimi scritti a noi et a casa nostra
ha fatto honore, per il quale havemo da esserli non mediocremente
obligati. Esso havendo novamente revista et ampliata l'opera di
battaglia tanto laudata composta per lui sotto il nome d'ORLANDO
FURIOSO, et volendo farla stampare e dar fuore, n'ha fatto pregare a
contentarci di provedere che nel dominio nostro, senza sua licentia non
sia impressa, acciò ch'altri non abbia a guadagnare de le fatiche sue:
nel che molto volentieri li compiacemo; et così per la presente nostra
comandiamo et vetiamo che tanto ch'egli vive niuna persona nè ne la
città di Mantova nè in altro loco del dominio nostro possa imprimere
la detta opera senza sua expressa licentia, nè venderla quando altrove
fosse stampita senza detta licentia, sotto pena di perdere li libri
et un ducato per volume da essere scosso irremissibilmente da chi
contrafarà, et applicata la metade alla Camera nostra fiscale, e
l'altra metade come piacerà a Mess. Ludovico, ad ogni requisitione
del quale comandiamo a tutti li nostri officiali così ne la città di
Mantova, come nel resto del dominio nostro, che facciano pienamente
servare quanto ne la presente si contiene: che così è nostro fermo
volere.
«Datum Mantuae sub fide nostri maioris sigilli, Die XVIa Jan.
MDXXXI.»[351]
VI
DI FRANCESCO VISCONTI II DUCA DI MILANO, ecc.
«FRANCISCUS VICECOMES, etc. — Essendo Nui sempre facili in concedere
tutte le dimande che per qualunque causa hanno in sè honestà, tanto
più dovemo essere facilissimi in concedere quelle che per virtù sono
honestissime. Ricercandone adunque il nobilissimo et doctissimo Mess.
_Ludovico Ariosto_ Gentil'homo Ferrarese che vogliamo provedere non si
possi stampare nel nostro dominio senza sua licentia durante la lui
vita l'opera per lui novamente revista et ampliata, sotto il nome di
ORLANDO FURIOSO, ad ciò che altri non habbi ad guadagnare de le fatiche
sue, non habbiamo possuto in cosa tanto honesta desdirli: et però per
tenore de le presenti concedemo che vivendo il detto Ariosto, niuna
persona del Stato nostro, nè altri possi stampare, nè fare stampare, nè
stampato altrove vendere nel nostro Dominio la detta opera senza sua
espressa licentia, sotto pena de perdere li libri et uno ducato per
caduno volume, da essere scosso irremissibilmente da chi contrafarà,
et la mittà sia applicata alla Camera nostra, l'altra mittà come
piacerà al detto Ariosto. Ad ogni requisitione del quale commandiamo a
qualunque nostri offitiali et subditi ad chi appartenerà, che facciano
pienamente osservare quanto ne le presenti si contiene, perchè così è
nostra ferma voluntà.
«Datum Comi sub nostri fide sigilli. Die XX Julii M. D. XXXI.»[352]
VII
DELL'IMPERATORE CARLO V
«Carolus Augustus divina favente clementia Romanorum Imperator ac
Germaniae, Hispaniarum, utriusque Siciliae, Hierusalem etc. Rex,
Archidux Austriae, Dux Burgundiae et Galliae Belgicae Dominus etc.
«Librum ORLANDI FURIOSI per Ludovicum Ariostum alias editum et nunc
denuo purgatum et locupletatum, nulli hominum per universum Romanum
Imperium, Regnaque nostra nisi uni Ariosto aut ab eo mandatum habenti
quamdiu is vixerit typis excudere excussumve alibi vendere fas sit,
qui secus fecerit viginti Marcarum auri poena plectatur. Harum rei
testimonio litterarum manu nostra subscriptarum, et sigilli a tergo
impressione munitarum....
«Datum in Oppido nostro Bruxellensi. Die XVII mensis Octobris, Anno
Domini M. D. XXXI. Imperii nostri undecimo, Regnorumque nostrorum
omnium sextodecimo.
«Ad Mandatum Caesareae et Catholicae Majestatis perpetuum.
«ALF. VALDEIUS.»[353]
VIII
DI PAPA CLEMENTE VII
«DILECTO FILIO LUDOVICO ARIOSTO NOBILI FERRARIENSI CLEMENS PAPA VII
«Dilecte fili salutem et Apostolicam benedictionem. — Cum sicut nobis
exponi fecisti tu librum tuum qui _Orlandus furiosus_ inscribitur a
te jamdiu editum et impressum vitio mendosum corrigere et supplere
ac in melius reformare, aliaque pariter tui ingenii opera imprimere
desideres verearisque ne alii te inscio vel invito illa imprimant, seu
impressa vendant; Nos qui tuo ingenio et virtuti libenter favemus,
tuamque postulationem aequissimam agnoscimus, tuis precibus super
hoc nobis porrectis inclinati inhibemus omnibus et singulis per omnem
Sanctae Romanae Ecclesiae Ditionem temporalem constitutis praesertimque
Bibliopolis et librorum impressoribus sub excomunicationis latae
sententiae, et insuper amissionis librorum et XXV aureorum tibi
applicandorum totiens quotiens contravenerint et eo ipso incurrenda
poena, ne sine tua expressa licentia, consensu et voluntate tam dictum
librum _Orlandi furiosi_ de novo a te imprimendum quam quaevis alia
per te in latino, seu vulgari sermone, in prosa vel in metris hactenus
composita, et deinceps componenda opera quae tu imprimi feceris
ulli alii donec tu vixeris imprimere aut imprimi facere seu vendere,
aut venales habere praesumant. Mandantes universis locorum nostrae
temporalis Ditionis tam Archiepiscopis et Episcopis eorumque Vicariis,
Gubernatoribus, Locatenentibus, Potestatibus et Tribunalibus, ac
Executoribus quibuscumque, ut ad omnem tuam vel tuorum requisitionem
praesentes litteras tibi efficaciter observari, et poenas praedictas a
contravenientibus irremissibiliter exigi faciant et curent cum effectu,
contrariis non obstantibus quibuscumquae. Volumus etiam praesentium
transumptis manu notarii publici subscriptis, et sigillo personae in
dignitate ecclesiastica constitutae munitis, plenam in iudicio et extra
ac eandem prorsus fidem adhiberi, quae literis originalibus adhiberetur
si essent ostensae.
«Datum Romae apud Sanctum Petrum, sub annulo piscatoris. Die ultima
Januarii MDXXXII. Pontificatus nostri anno nono.
«BLOSIUS.»[354]
FINE
INDICE
_Avvertenza_ Pag. V
PREFAZIONE storico-critica intorno Lodovico Ariosto
e il suo tempo IX
AGGIUNTA alla Prefazione CXXXI
DOCUMENTI ALLA PREFAZIONE
I Lettera di Lodovico Ariosto (seniore)
a Paolo Costabili CXXXIII
II Lettera di Nicolò Ariosto al duca di Ferrara
Ercole I CXXXIV
III Lettera del medesimo alla duchessa d'Aragona
d'Este CXXXV
IV Lettera del cardinale Ippolito d'Este a
Beltrando Costabili in Roma CXXXVI
V Lettera del duca di Ferrara Alfonso I a
Sigismondo Salimbeni in Venezia CXXXVIII
VI Lettera di Beltrando Costabili al cardinale
Ippolito d'Este CXL
VII Lettera di Benedetto Fantino a Gherardo Saraceni CXLII
VIII Lettera del duca Alfonso I al cardinale Ippolito
d'Este in Firenze CXLIII
IX Lettera del medesimo al suddetto in Parma CXLIV
X Lettera del medesimo al suddetto in Ferrara CXLV
XI Lettera del medesimo al suddetto in Ferrara CXLVI
XII Processo contro monsignor Uberto Gambara, 1521 CXLVIII
XIII Lettera del duca di Ferrara Alfonso I
all'Imperatore contro papa Leone X, 1521 CXLVIII
XIV Risposta della Corte di Roma alla lettera
suddetta, 1522 CLXII
XV Lettera di Rinaldo Ariosto ad Isabella Estense
Gonzaga in Mantova CLXXV
XVI Lettera di Alfonso Paolucci al duca di
Ferrara Alfonso I CLXXVI
XVII Supplica dei fratelli Gabriele, Galasso e
Alessandro Ariosto e Virginio loro nipote ad
Ercole II duca di Ferrara, 1534 CLXXXII
LETTERE DI LODOVICO ARIOSTO, n. cxciii per ordine cronologico
(1498-1532), dirette:
Ad Aldo Manuzio (il vecchio) _inedita_ 1
Al cardinale Ippolito d'Este 2 e seg.
Al cardinale Giovanni de' Medici 20
Al marchese di Mantova 22 e seg.
Al principe Lodovico Gonzaga 23
A Benedetto Fantino 24
Al Doge di Venezia 26 e 279
Al duca di Ferrara Alfonso I 29 e seg.
Alla marchesana di Mantova Isabella d'Este
Gonzaga 31 e 302
A Mario Equicola 32 e 36
A papa Leone X 34
A Benci de' Benci, capitano di Barga 37 e 126
Agli Anziani della Repubblica di Lucca 39 e seg.
Agli Otto di Pratica in Firenze 46 e seg.
Ad Obizo Remo, segretario ducale 55, 60 e 63
A Santuccio Santucci, commissario in Lucca 122
A Lorenzo Pandolfini, podestà di Barga 134
A Nicolò Rucellai capitano e commissario
di Pietrasanta 140
A Bonaventura Pistofilo segretario ducale 200
Al Vicario di Gallicano 225
A Pietro Bembo 282
Al conte Nicolò Tassone d'Este, _inedita_ 282
A Gianfrancesco Strozzi 285 e seg.
A Gio. Giacomo Calandra 290
A Margherita Paleologa Gonzaga 302
Al principe Guidobaldo Feltrio della Rovere 303
LETTERE scritte da Lodovico Ariosto a nome del cardinale
Ippolito d'Este:
I A Beltrando Costabili 305
II Al rev. Padre 306
III Al rev. don Rufino Berlinghieri 306
IV Al medesimo 307
V Al Sufraganeo nostro in Milano 308
GRIDE n. VIII fatte pubblicare da Lodovico
Ariosto in Garfagnana 309 a 317
LETTERE scritte da Lodovico Ariosto a nome di Alessandra
Benucci vedova Strozzi:
I A Lorenzo Strozzi in Firenze 319
II A Giovanfrancesco Strozzi in Padova 323
III Al medesimo 325
IV Al medesimo 327
V Al medesimo 329
VI A madonna Lucia Strozzi 331
VII A Giovanfrancesco Strozzi 332
VIII Al medesimo 335
ALTRA LETTERA di Lodovico Ariosto a nome del cardinale
Ippolito d'Este:
A Francesco Gonzaga marchese di Mantova 339
APPENDICE di due Lettere inedite di Lodovico Ariosto:
I A Nicolò de' Conti in Padova 341
II Agli Anziani della Repubblica di Lucca 343
SONETTO di Lodovico Ariosto a Giuliano della Rovere
eletto papa nel 1503 345
DUE STANZE colle quali incomincia un codice de'
_Cinque Canti_ dell'Ariosto 347
PRIVILEGI accordati a L. Ariosto per la stampa del suo
_Furioso_:
I Della Signoria di Firenze 349
II Di Papa Leone X 350
III Di Gio. Francesco Gonzaga marchese di
Mantova 352
IV Della Signoria di Venezia 353
V Di Federico Gonzaga duca di Mantova,
_inedito_ 354
VI Di Francesco Visconti II duca di Milano 356
VII Dell'Imperatore Carlo V 357
VIII Di Papa Clemente VII 358
NOTE:
[1] Canto XIII, st. 73.
[2] Nicolò da Casola bolognese indirizzò nel 1358 il suo _Attila_,
poema in lingua francese, ad Aldobrandino d'Este e a Bonifazio Ariosti:
Por fer a le Marchis da Est un riche don,
Ovoiremant a suen oncles dam Boniface il baron.
Il Dolfi pretende che Bonifazio sposasse Misina figlia di Azzo d'Este.
[3] Nel diploma dell'imperatore non si trova nominato Ugo, il maggiore
dei fratelli Ariosti, che però in una lettera del duca di Ferrara
Ercole I è detto anch'esso conte e cavaliere.
[4] LOD. ARIOSTO, _Opere minori_, ordinate e annotate per cura di F. L.
Polidori. Firenze, 1857, tomo I, pag. 360.
[5] Riportiamo in Appendice una lettera dell'arcip. Lodovico (Docum. I).
[6] SCHIVENOGLIA, _Cronaca di Mantova_. Milano, 1857, vol. II, pag.
167. — _Diario ferrarese_ in MURATORI, _Rer. ital. scrip._, vol.
XXIV, col. 237. _Nicolò di Leonello d'Este_, notizie da noi pubblicate
negli _Atti e Memorie di storia patria_. Modena, 1870, vol. V, pag.
422 e 436 in cui si riporta una lettera dello stesso Nicolò d'Este
diretta al Mag. Lorenzo de' Medici in data 16 dicembre 1471, che narra
distesamente i particolari dell'attentato.
[7] _Vita di Lod. Ariosto_, scritta dall'ab. GIROLAMO BARUFFALDI.
Ferrara, 1807, pag. 12.
[8] _Croniche di Reggio lepido originate secondo le vite de' suoi
Vescovi_, di FULVIO AZZARI reggiano. Tomi 2, in-fol. MS. presso la
Bibl. Estense di Modena.
[9] _Memorie stor. di Reggio._ Carpi, 1769, T. III, pag. 563, e non già
tomo I, pag. 612, come dice il Baruffaldi.
[10] _Vita di Lod. Ariosto_, cit., pag. 32.
[11] Questo figlio di Lucrezia Borgia nacque secondo l'Azzari il 7
settembre 1505 e secondo il Panciroli due giorni dopo. Gli fu posto
nome Alessandro, in memoria di papa Alessandro VI padre di Lucrezia.
Morì poco dopo «per non essere il parto a termine», come nota anche
BONAVENTURA PISTOFILO nella _Vita di Alfonso I_, da noi pubblicata
negli _Atti e Memorie di storia patria_ (Serie I). Modena, 1865, vol.
III, pag. 493. Il Frizzi fa che il parto succeda a Rovigo: errore
invece di Reggio.
[12] TACOLI, _Memorie storiche di Reggio_. Parma, 1748, Tomo II, pag.
789.
[13] _Relazioni dei Governatori di Reggio al duca Ercole I di Ferrara_,
per cura del cav. GIOVANNI BATTISTA VENTURI. Vedi _Atti e Memorie di
storia patria_. Serie III, vol. II. Modena, 1884, pag. 269.
[14] _Notizie per la vita di Lodovico Ariosto_, tratte da documenti
inediti a cura di GIUSEPPE CAMPORI, 2ª ediz. Modena, 1871, pag. 13 e
14.
[15] Nicolò non aggradì in quest'officio a' suoi stessi colleghi ed al
popolo, di che abbiamo prova in 23 Sonetti satirici contro il medesimo
da noi pubblicati per la seconda volta nelle _Rime edite e inedite_ di
ANTONIO CAMMELLI detto IL PISTOIA. Livorno, 1884, pag. 251 e segg.
[16] _Vita di Lod. Ariosto_, l. c., pag. 23.
[17] ARIOSTO, _Opere minori_, cit., Tomo I, pag. 346 e 362.
[18] CAMPORI, _Notizie per la vita di Lodovico Ariosto_, ediz.
cit., pag. 21-22, ove si notano due pagamenti fatti nel 1502 e 1503
all'Ariosto per l'ufficio suddetto ch'era rimasto ignoto a tutti i
biografi del poeta.
[19] _Poesie latine edite e inedite di Lodovico Ariosto_, studi e
ricerche di GIOSUÈ CARDUCCI. 2ª ediz. Bologna, 1876. E veggasi anche
la nota alla lettera latina inedita dell'Ariosto, pag. 1 del presente
volume.
In tale proposito crediamo opportuno riferire il seguente epigramma
inedito dell'Ariosto, tratto dal codice Estense VI. B. 29 nel quale è
scritto due volte:
Sum dat es, est; et edo dat es, est: genus unde, Magister,
Estense ? an quod sit dicitur, an quod edit?
[20] DANTE, _Paradiso_, c. VIII, in fine.
[21] Essendo solito uccidere _capponi ed oche_ che incontrava ne'
campi altrui, il padre gli scrisse nel 1494 che dovesse astenersene, e
attendere piuttosto a studiare.
[22] _Lettere storiche_, di LUIGI DA PORTO. Firenze, Le Monnier, 1857,
pag. 156. Veggasi pure a pag. 109.
[23] _Storia della corte di Roma e di papa Alessandro VI_, cap. 61.
[24] BONAV. PISTOFILO, _Vita di Alfonso I_, l. c., cap. IX. — Il
Pistofilo, segretario e favorito del duca, avrebbe avuto tutto
l'interesse a tacere la presenza del cardinale al delitto, se non fosse
stata troppo allora palese. Anche il Guicciardini l'afferma.
[25] ARIOSTO, _Orlando furioso_, c. XXXVI, st. 8.
[26] FRIZZI, _Memorie per la storia di Ferrara_. Ferrara, 1796. Tomo
IV, pag. 207.
[27] BON. PISTOFILO, _Vita di Alfonso I_, cap. IX.
[28] FRANCESCO DE' MANTOVANI, _Libro di alcune croniche_. Ms. presso
la Bibl. Estense di Modena. Per congratulare della scoperta congiura
non mancarono lettere mandate da varie parti, e abbiamo da Modena la
seguente diretta al duca Alfonso: — «Ill. Princeps et Excell. d. nr.
sing. — Mandiamo a V. Ecc. per Oratori nostri li spettabili dottori di
legge mess. Lodovico Bellencino cavaliero e mess. Giovanni Sadoleto,
i quali in nome nostro si condoleranno con quella della congiurazione
fatta e ordinata contro la persona di V. Ecc., e successive si
congratuleranno che Dio abbia preservato per sua benignità la prefata
V. Ecc. da simile detestabile congiurazione.
«Così preghiamo quella si degni dare fede circa ciò ad essi nostri
Oratori come a noi proprii: ed a quella ci raccomandiamo di continuo.
«Mutinae, die XIV aug. 1506.
«E. Ex. V. fidel. servit.
«Sap. presidentes Reipubl. Mutinae.»
[29] FRANCESCO DE' MANTOVANI, _Croniche_ mss. citate.
[30] ANTONIO FRIZZI, _Memorie per la storia di Ferrara_, Tomo IV, pag.
205, ediz. di Ferrara, 1796.
[31] POMPEO LITTA, _Famiglie celebri italiane_.
[32] DIOMEDE GUIDALOTTO nel suo _Tirocinio delle cose vulgari_ (Bologna
1501), parlando di Angela Borgia quand'anche trovavasi in Roma, dice in
un sonetto a Cristoforo Valdes:
Chi ad Angiola già pose il divin nome,
Fu, Cristofor mio, certo uom ch'ebbe ingegno,
Chè costei passa di natura il segno,
Da ornar, non una sol, ma cento Rome.
Che occhi vid'io, che man, che petto!... _ecc._
È ricordata anche dall'ARIOSTO, _Orlando furioso_, c. XLVI, st. 4.
Nella _Cronaca modenese_ di TOMMASINO LANCILLOTTO (Parma, 1862, T.
I, pag. 141-42) si riporta il seguente fatto che ci dà prova della
condotta dell'Angela Borgia anche dopo il suo matrimonio con Alessandro
Pio: «Domenica, a dì 8 settembre 1510. La mogliera del sig. Alessandro
Pio signore di Sassuolo è stata menata via da Sassuolo dal sig.
Galeazzo Pallavicino in parmigiana, e lei ci ha dato Sassuolo nelle
mani per essere della parte dei Francesi, contro la voglia del suo
consorte».
[33] ARIOSTO, _Opere minori_, Tomo I, pag. 849.
[34] Idem, ivi, pag. 267 a 276.
[35] ARIOSTO, _Opere minori_, Tomo I, pag. 251.
[36] Canto III, st. 60-62, e canto XLVI, st. 95.
[37] Lettera d'Isabella d'Este duchessa di Mantova al cardinale
Ippolito, del 5 febbraio 1507, in TIRABOSCHI, _Storia della letteratura
italiana_, libro III, capo III.
[38] Fin dal 1486 venne rappresentata in Ferrara la commedia de'
_Menecmi_ di Plauto, traduzione fatta ad istanza di Ercole I, la cui
sola messa in scena gli costò mille scudi, e diedesi pure il _Cefalo_,
favola pastorale di Nicolò da Correggio. Ma senza estenderci su questi
spettacoli, ricorderemo almeno di aver rilevato dalla _Cronaca_ del
Zambotto, che per festeggiare l'arrivo in Ferrara di Lucrezia Borgia
sposa ad Alfonso d'Este vennero recitate dal 3 all'8 febbraio 1502
cinque commedie tradotte da Plauto, e cioè l'_Epidico_, le _Bacchidi_,
il _Milite glorioso_, l'_Asinaria_ e la _Casina_.
[39] BONAV. PISTOFILO, _Vita di Alfonso I_, cap. XI.
[40] ARIOSTO, _Furioso_, canto XL, st. 3.
[41] BON. PISTOFILO, _Vita di Alfonso I_, cap. XIV.
[42] _Antichità Estensi_. Modena, 1740, tomo II, pag. 296. Veggasi
anche a pag. 410, ove in proposito della scomunica data dal papa a
Cesare I nel 1597 col privarlo di Ferrara, Cento, la Pieve ed altri
luoghi di Romagna, dice: «come lo spirito pacifico e mansueto, lasciato
dal divino Salvatore per eredità alla sua Chiesa, potesse mai per
beni temporali procedere a tanti castighi e maledizioni contra di un
principe cattolico.»
[43] BARUFFALDI, _Vita di Lod. Ariosto_, pag. 140 e 141.
[44] CAMPORI, _Notizie_ ecc., l. c., p. 43.
[45] _Antichità Estensi_. Modena, 1740, tomo II, pag. 298.
[46] Da Parma scriveva al suo segretario in Ferrara di mandargli
«il corsetto, la gola di ferro, li spallazzi, la braga di maglia, li
scanni, le balle e il guizzotto».
[47] Una lettera del duca in data 5 settembre 1510 rammenta fra questi
un Alfonso Ariosto, come parve anche al FRIZZI nelle sue _Memorie
storiche della nobil famiglia Ariosti. Vedi Raccolta di opuscoli_, ecc.
Ferrara, 1779, tomo III.
[48] BARUFFALDI, _Vita di Lod. Ariosto_, pag. 137.
[49] Isabella d'Este marchesana di Mantova così scriveva al cardinale
Ippolito suo fratello in Parma sotto la data del 7 dicembre 1510:
«Io mi conforto, che da tutti quelli che vengono da Ferrara mi è
certificato che gentiluomini, cittadini, artisti, preti, frati e donne
con grande animo lavorano alli ripari, e sono in buona disposizione di
difendersi e star saldi; che mi fa sperare che li nemici si pentiranno
d'andarvi.»
[50] ARIOSTO, _Opere minori_, tomo I, pag. 232. V. anche nel _Furioso_,
canto XIV, st. 2 a 9, e c. XXXIII, st. 40 e 41.
[51] A tale oggetto il duca aveva già mandato a Roma il celebre
giureconsulto reggiano Carlo Ruini, ma il papa non accettando scuse e
giustificazioni, proruppe in nuove lagnanze contro il duca, accusandolo
di tirannia, imputandogli l'uccisione di Ercole Strozzi la notte del 6
giugno 1508 e di un prete ricco a denari e per beneficii, come pure di
aver coniata moneta falsa di cui aveva le prove, e perciò disse aver
deliberato di privarlo giuridicamente del feudo di Ferrara (CAMPORI,
_Notizie_ ecc., l. c., p. 47-48).
[52] ARIOSTO, _Furioso_, canto XIV, st. 4.
[53] ANSELMO MICOTTI, _Descrizione di Garfagnana_. Ms. presso la R.
Biblioteca Estense di Modena.
[54] GIOVIO, _Vita di Alfonso I_, trad. del Gelli. Fir., 1553, pag. 127.
[55] ARIOSTO, _Opere minori_, tomo I, pag. 283.
[56] Idem, _Furioso_, canto XXXV, st. 2.
[57] Il BARUFFALDI, _Vita di Lod. Ariosto_, pag. 174, seguendo la
Cronaca di Jacopo da Marano, dice che il cardinale Ippolito ritornò a
Ferrara il 7 luglio 1516. Vi è certamente l'errore di un mese, poichè
a pag. 146 di questo volume riportiamo una lettera del cardinale datata
di colà il 10 giugno.
[58] Vedi lettera dell'Ariosto, 25 dicembre 1509, pag. 9 a 11 del
presente volume e note relative.
[59] CAMPORI, _Notizie_ ecc., l. c., pag. 56, ov'è pubblicata per la
prima volta la lettera del cardinale. La riportiamo in appendice alla
presente edizione, avendo rilevato essere tutta di pugno dell'Ariosto.
[60] Il BARUFFALDI dice che il vicario del cardinale a Milano era
Beltrando Costabili, confondendolo forse col socio del beneficio. _Vita
di Lod. Ariosto_, pag. 178.
[61] BONAVENTURA PISTOFILO, _Vita di Alfonso I_, cap. II. Questa vita
rimase imperfetta al cap. CIV per la morte dell'autore avvenuta il
primo ottobre 1533, un anno prima di quella del duca. È lodata dal
Muratori perchè scritta da persona molto bene informata delle cose
da lui stesso trattate a nome di Alfonso I; ma pecca di soverchia
parzialità al medesimo.
[62] NAPOLÉON III, _Études sur le passé et l'avenir de l'artillerie_,
liv. I, chap. 2 (_Bataille d'Aguadel_).
[63] A' suoi maggiori cannoni d'assedio pose nome di _diavolo_, di
_gran diavolo_ e di _terremoto_ (ricordandolo anche l'ARIOSTO nel
_Furioso_, c. XXV, s. 14), e così chiamò _Giulia_ una famosa bombarda
perchè fatta col bronzo della statua che i Bolognesi avevano innalzata
a Giulio II col magisterio del divino Michelangiolo. Su questa bombarda
stanno nell'Archivio di Stato in Modena degli Epigrammi a penna dettati
da diversi autori in latino ed in italiano, ed eccone un saggio:
_Tela Jovis supero, tremefactaque pondera terræ,_
_Alphonsi Estensis machina facta manu...._
Chi non dirà che Giove e 'l ciel s'adiri,
Se avvien che 'l fulminar mio si rimiri?...
Gli avanzi delle artiglierie del duca Alfonso conservaronsi in
Modena sino alla fine del secolo scorso, in cui se ne appropriarono i
Francesi.
[64] PIETRO GHINZONI, _Nozze e commedie alla corte di Ferrara nel
febbraio 1491_ (v. _Archivio storico lombardo_, anno XI, fasc. IV,
dicembre 1884). La citata _grida_ aggiunta in fine dal traduttore
dei _Menecmi_ ci fa conoscere che la recita venne eseguita sulla
riduzione libera in ottava e terza rima che fu poi stampata a Venezia
1528 e 1530, due edizioni molto scorrette. L'_Anfitrione_, commedia di
PLAUTO recitata la sera dopo, fu tradotta prolissamente in terza rima
da PANDOLFO COLLENUCCIO. Trovasi pubblicata a Venezia nel 1530, e da
ultimo nella _Biblioteca rara_ del DAELLI (Milano 1864); ma convien
credere che per recitarla (e ciò avvenne anche due volte nel 1487) si
dovesse accorciare in più luoghi, giacchè a darla conforme la stampa, e
con intermezzi, sarebbe occorso troppo tempo.
[65] FRANCESCO DE' MANTOVANI, nel suo _Libro di alcune croniche_, mss.,
parlando di Lucrezia, dice: «Il papa li voleva bene, a tale che niuno
non poteva ottenire beneficii, se non per via di lei, e per questo
guadagnava un tesoro.» Il RAYNAL, _Ann. Eccles._, dichiara che le fu
talvolta ceduto dal padre il governo temporale di Roma.
[66] Veggasi a pag. XXXV, nota 2 del presente volume.
[67] ARIOSTO, _Opere minori_, vol. I, pag. 327.
[68] _Archivio storico italiano. Appendice_, tomo II (Firenze, 1845),
pag. 307 e 308.