Io ho inteso delle nozze ch'avete fatte; delle quali ho preso tanto

contento, quanto di cosa ch'io avessi potuto udire. Così Dio faccia

che sieno felici e fauste, e che fra pochi giorni io senta che si

faccian l'altre di madonna Lucrezia, e quelle di V. S. Circa che vi

dolete che il Cancelliero di questa[333] fosse ammalato a Padova e V.

S. niente ne seppe, V. S. sappia, che quando gli venne alli bagni la

prima febbre, accadette che vi si trovò il cavaliero degli Obici, e lo

pregò che venisse a Padova ad alloggiar seco finchè fosse risanato;

e tanto lo persuase, che lasciò di venire a Ferrara, come avea prima

deliberato, e andò a Padova, dove ebbe un'altra febbre, che fu terzana.

Ed avendo egli disegnato, risanato che fosse, di star qualche giorno in

Padova, dove avria visitato V. S. e gli altri suoi amici, sopraggiunse

il signor Duca, e lo menò seco a Vinegia, che ancora era debole e non

ben guarito, sicchè gli mancò il tempo di far quello ch'era il debito

suo: e però V. S. lo scusi. S'un'altra volta gli accadesse a venire in

quelle parti, rifarìa questo dove ora par che sia mancato; ed a V. S.

molto si offerisce e raccomanda.

Il lino ebbi; del quale, oltra quello che di villa io le scrissi, senza

fin la ringrazio, e per amor suo me lo goderò; ancora che mi pare che

dovea bastare, chè l'anno passato V. S. me ne donò. Così mi pare che

la si voglia far mia feudataria. Alla quale mi raccomando sempre,

e la priego che da mia parte abbracci la madonna sua madre, e sue

sorelle; e all'una e all'altra senza fin mi raccomando, e s'io posso

lor far servizio, che senza rispetto mi comandino, c'ho gran piacere e

desiderio di far lor cosa grata.

Ferrara, 26 ottobre 1531.

Di V. S.,

ALESSANDRA STROZZA.

IV[334]

AL MEDESIMO[335]

Magn.o M. Giovan Franc.o qual fratello hon. Heri sera hebbi una de

V. S. del primo dell'instante, per la qual ho visto quanto quella me

scrive, precipue del Mag.co Ariosto. Non ve pigliati admiration alcuna

se non ve ho scritto, rispetto che aspetava scrivervi una gran nova de

sua Sig.ria e al presente ve la notifico, qualmente ditto M.co Ariosto

è statto alquanti giorni con la Excell.tia dello Ill.o Sig.r Marchese

del Guasto, et al partir suo gli à donati D. 100 d'intrata all'anno per

lui e per sui heredi, et gli ha donato un lapis lazari belissimo legato

in oro cum una catena d'oro e una crosetta cum Iesù Christo d'oro. In

vero che è una cossa belissima da veder, sì che per hora sua Sig.ria

se ritrova qua in Ferrara sano e molto contento di questo dono che il

prefatto S.r Marchese gli à donato. Quanto al sposalitio della Mag.ca

madonna vostra sorella, certo io ne ho hauto tanto apiacer quanto

fusse stata una mia sorella, e tanto più quanto mi è stà riferto per

il Canc.ro dello Ill.o S.r Alessandro Fregoso, qual mi ha dimostrato

esser una delle bellissime spose habbia mai visto, e il simile della

bona gratia c'haveva sua S.ria dell'andar fora di casa, maxime de

belissimi gesti e movezi che quella tien in sua persona. Et etiam di

quello Mag.co sposo, giovine, galante, cortese; cossa che in verità non

desidero altro, et ne non è mai giorno che non prego l'altissimo Dio

che li conserva tutti doi in eterno nella sua contenteza: et credo che

ogni giorno se troveranno più contenti l'uno per l'altro.

Quanto alli drapeselli, io ve li mando per uno de quelli del S.r

Alessandro, e non ve pigliati admiration niuna se son statta tarda a

mandarli per amor de quello nostro non se trovava qua in la terra.[336]

Il Mag.co Mess. Guido Strozo se alegra molto del sponsalitio della

Mag.ca sorella di V. S. et molto se arecomanda, e il simile fa il

M.co mess. Ludovico Ariosto. Il M.co M. Guido à fondate tutte le sue

possessioni da Rechan: del resto stiamo benissimo. Altro per ora non mi

occorre, se non ch'a V. S. cum tutti di casa humilmente mi offero: et

ribasandovi la man, a quello M.co sposo e la sposa fazo il medemo.

Da Ferrara, alli XVI novembrio MDXXXI.

Di V. S.

Come sorella,

ALESSANDRA STROZA.

V

AL MEDESIMO

_a Villabona._

Magnifico messer Giovanfrancesco. Oggi abbiamo avuto una vostra de'

quattro di questo. Non accade a far altra scusa perchè non v'avemo

prima scritto: volevamo prima aver la vostra, ch'ogni modo aspettavamo

d'aver oggi; e domani, o avendola o non avendola, vi volevamo scrivere

per le navi. Voi intenderete che 'l magnifico vostro suocero è senza

febbre già cinque dì sono, ma tanto fiacco che par non si possa

riavere; e per disgrazia che facesse qualche disordine e che ricadesse,

avrei poca speranza nei fatti suoi: e per questo io vi conforto ad

accelerarvi più che potete di venir alla conclusione; ch'almanco al

fin d'agosto siate in questa terra ben espedito d'ogni cosa. Messer

Bonaventura[337] mi ha detto questa mattina, che di dì in dì aspetta

la dispensa. Se voi avessi così dal canto vostro in ordine il resto, si

farìa poco indugio per la dispensa.

Noi credemo di mandarvi il disegno del ricamo della veste morella:

pur non lo promettiam certo. Nella veste anderanno ventisei braccia

di raso, e nelle sottomaniche due, che faranno ventotto; e nulla

manco, per esser grande come ella è. Io non so la quantità dell'oro

che v'andrà. Io so ben che madonna Beatrice Gualenga se ne fe' ricamar

una questo carnevale, e fece le cordelline d'oro e di seta, e vi si

messero due libre d'oro, che messer Guido le mandò a tôrre a Fiorenza.

Credo che facendosi queste d'oro schietto, non ve n'andrà meno di tre

libre, perchè hanno da esser cordelle, e non cordoni, che mostrano

più ricco e più bello. Io vi conforto a non guardare un poco più o un

poco meno: chè quando si ha da far una spesa, si vuol far magnifica,

o lasciarla stare. Mi piace che abbiasi trovato il velluto rizzolino,

che sia bello. Similmente per le sottomaniche bisogneranno ventotto

braccia. Circa gli scuffiotti, mi piace che ne facciate fare uno

morello e d'oro, massimamente che si confarà con la veste; e così

vorrei che l'altro fosse rizzolino e d'oro, essendo l'altra camorra

così fatta, cioè rizzolina. La consorte vi prega che siate contento,

che facendole una camorra bianca, ch'anco abbia uno scuffiotto bianco

e d'oro; e tanto più quanto ella sta molto bene col bianco. Io vi

avvertisco a cercar oro sottile, che farà tanto più bello lavoro. E se

voi mi rimetterete queste robe, si terrà conto e del numero e del peso,

sicchè non ne sarete fraudato d'un ferlino;[338] e quando la veste sarà

messa insieme per mandarla al ricamatore, io la peserò; e la peserò di

nuovo quando il ricamatore me la ritornerà: e la farò lavorare tanto

secretamente, che non si saprà; sicchè parerà poi, che voi l'abbiate

mandata da Padoa bella e fatta. Altro non accade. Abbiamo fatte le

vostre raccomandazioni. Il suocero, la consorte, e la cognata e noi

senza fine ci raccomandiamo a Vostra Signoria.

Ferrariae, 5 iulii 1532.

Vostri,

ALESSANDRA STROZZI ed il suo Cancelliere.

VI

A MADONNA LUCIA STROZZI

Molto magnifica madonna onoranda. Io avvisai a questi dì al magnifico

figliuolo di V. S. del male del Messer, e poi come era guarito, anzi

era andato due volte o tre fuori di casa. Ma dipoi è ricaduto, e

ieri ebbe una gran febbre. Mi è paruto mio debito di darne avviso; e

perch'io non so dove messer Giovanfrancesco si ritrovi, ho voluto darne

avviso a V. S., la quale sarà contenta di avvertirlo, che fin che 'l

Messer non è ben sano, stia in loco dove possiamo sapere di lui per

avvisarlo, se bisognerà. Alla quale mi raccomando, ed insieme a madonna

Lucrezia, per infinite volte.

Ferrariae, 18 iulii 1532.

Quanto ubbidiente figliuola di V. S.,

ALESSANDRA STROZZI.

Fuori — _Alla molto Magn. come madre onor. mad. Lucia moglie già del

Mag. Mess. Carlo de' Strozzi. — A Padova._

VII

A GIOVANFRANCESCO STROZZI

(_Il magnifico Ambasciator di Ferrara sia contento di fare ch'abbia

recapito fedelmente_).

Messer Giovanfrancesco mio onorando. Credo che per un'altra mia avrete

inteso (la quale, non sapendo ove voi fossi, aveva indirizzata alla

magnifica vostra madre) come messer Guido era ricaduto, e per questo

vi facevo più fretta di dare espedizione alle vostre faccende, per

attender a questa. Ora vi significo come, ancora che 'l male se gli

sia molto alleggerito, e speramo che tosto riaverà la sua sanità, pur

non è uscito ancora del letto; ed appresso, voi intenderete che 'l

signor Duca nostro l'ha eletto per commissario di Romagna, dove avrà

da trasferirsi con tutta la sua famiglia tosto che sia guarito. E per

questo mi parrebbe che se ben la causa delli Calcagnini v'importa, la

metteste da parte un poco per attendere a dar espedizione a questa;

sicchè, innanzi che messer Guido si partissi di questa terra, voi

avessi sposata vostra mogliere, e che voi fossi sicuro che la pratica

non vi potesse esser turbata. Chè sebbene il signor Duca è rimaso

satisfatto da messer Guido, il figliuolo non cessa di fargli dar delle

battaglie; e sempre mai in tutte le cose l'avvenire è pericoloso: onde,

per tutti i rispetti, sarà bene che cercate l'espedizione; ed io son

quasi in animo, senza aspettar altra vostra risposta, di mandarvi il

Sivero con uno sarto, acciò che si possa far tagliare quei panni.

Oltre di questo poi, avete a sapere, ch'espedita che sia questa cosa,

non vi accaderà di provvedervi di casa altrimente; perchè, mentre che

messer Guido starà in quell'officio di Romagna (che non potrà esser

meno di due anni), voi potrete goder la casa di questa terra: in

questo mezzo, con vostra comodità, provvedervi d'un'altra casa, dove

vi possiate ridurre quando esso ritornerà. A questi dì esso disse al

Cancelliere di questa, che vi scrivesse che a lui pareva che facessimo

opera di comprar la casa di quei giovini de' Trotti da Santa Maria

del Vado; ch'ogni modo non vi mancherà mai a chi venderla pel prezzo

che voi l'aveste comprata: e le gabelle del comprare e del vendere

non costeranno quanto gli affitti di quella o d'un'altra casa che voi

toleste a pigione. Egli non ve ne scrisse altrimente, perchè tosto

di poi successe quest'altra cosa, per la quale potrete avere una casa

ottima senza pagarne pigione, pur che vegnate a capo di quanto avete

a fare: ed io n'ho già parlato a messer Guido, e l'ho trovato di modo

disposto, che spero che sarà contento di lasciarvi in casa. Ma non

cesserò di dire e ridire, e importunar tanto che o volontieri o suo

malgrado lo farà ogni modo; ma per quello ch'io n'ho finora, credo che

lo farà volentieri.

Circa l'oro, io vi dico, che senza dubbio quello di Fiorenza sarà

migliore; ed io, senza aspettare altro avviso da voi, ho fatto scrivere

a Fiorenza, e quest'altra settimana sarà quì. Non accade altro se non

che mandate trentatrè ducati d'oro per pagarlo: se costerà più o meno,

se ne terrà buon conto. Io credo di mandarvi un altro disegno della

veste; ma non l'ho potuto ancor aver dal maestro. A me piace più del

primo; e l'uno e l'altro non è stato più visto: ed io, senza che voi

me lo ricordassi, non farei fare una simil cosa che fosse stata vista

indosso ad altri. Ho parlato con la consorte; la quale, prima, si vi

raccomanda per infinite volte. Circa li ventagli, quel dal manico

d'oro vorria che fosse di penne morelle gialle, alla similitudine

della veste; l'altro dal manico bianco fosse anco di penne bianche.

Le sottane, ne vorrìa una di raso incarnato, listata di tela d'oro,

o di quello che piacerà a voi; l'altra di velluto alto e basso, di

colore che parrà a voi: e così d'ogni cosa si rimette al parer vostro;

chè tutto quello che piacerà a voi, piacerà a lei ancora. Del raso

bianco, qui non se ne trova braccio, ch'io n'ho fatto cercar per tutto:

bisognerà che mandiamo a Bologna, non vi piacendo di quello di Venezia.

Della seta chermesina ch'avevo domandata, non la vorrei più; ma in quel

cambio, due onze di morella, ch'abbia il chermisino, che non perda il

colore a lavarsi; e quattro onze d'oro, che sia sottile e ben coverto.

Lo potrete far vedere a persone che se n'intendano, perchè vorrei far

un colletto al modo della veste: e mandatelo presto, perchè si possa

cominciar a lavorare; chè in queste cose bisogna mettere assai tempo.

Oltra quello che vi scrisse madonna Alessandra, il Cancelliero vi

conforta di espedirvi tosto, perchè sempre fu pericolo nell'indugio.

E l'uno e l'altro, e prima la consorte e messer Guido senza fine vi si

raccomandano.

Ferrariae, 23 iulii 1532.

Vostra,

_Alessandra Strozza._

Fuori — _Al Magn. Messer Giovanfrancesco de' Strozzi, a Venezia._

VIII

AL MEDESIMO

Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. Per lo messo di Vostra

Signoria ho avute tutte quelle cose ch'ella mi scrive di mandarmi per

lui. E prima, circa i danari, ho fatto che ser Iacomo Ziponaro gli ha

portati al mercadante, e satisfattolo, e fattosi render lo scritto, il

quale vi rimando; ed esso ser Iacomo di questo scriverà a V. S. più a

pieno. Circa la corona e le perle e le altre cose che 'l vostro messo

dovea portare a Lugo[339] a madonna Leona,[340] ci è parato di non

lasciarle andar più inante; perchè Lugo si trova da questo tempo tutto

allagato dintorno, e non vi può andare se non chi molto sia pratico

della strada, e molto peggio persona a cavallo: e oltre a questo,

tutto il paese è pieno di cavalli e di fanteria dell'imperatore,[341]

che starebbe a pericolo di essere rubato. Io ho mandate le lettere: le

cose ho ritenute appresso di me, cioè il zebelino, la corona, le perle

da orecchie, le pantofole e l'ufficio. Come mi occorra messo fedele

e sufficiente, e che si possa andare intorno, gliene manderò: intanto

saprà ella che sono appresso di me. Della catena che avete mandata a

me, molto riferisco grazie a V. S., ancora che non accadèa di pigliare

adesso questo disconcio, non vi ritrovando meglio in danari di quello

che vi dovete trovare; chè sempre si potèa fare. Io la salverò così a

nome vostro come a mio, chè non meno ne porrete disporre, come se fosse

in man vostra. Ben vi avvertisco e priego che non parliate di avermi

fatto questo dono; perchè se venisse all'orecchie di vostra suocera,

nè voi nè io avressimo mai più pace con lei. Io la terrò molto bene

occulta, nè altri saprà ch'io l'abbia, che voi e il Cancellier di

questa.

Circa il servitore che V. S. mi scrive, quella saprà che dopo la

partita vostra esso ha preso moglie: nondimeno esso è per venire

volontieri; ma io non l'ho voluto mandare, se prima non vi ho fatto

intendere questo termine in che egli si ritrova. La moglie che egli

ha preso, è donna attempata e senza figliuoli, e gli ha dato una casa

ed un casale, e sta così bene che non avrà bisogno del vostro. Lui

commendo a V. S. per uomo fidatissimo e sufficiente: tuttavia farete

in questo il parer vostro. Dell'Ebrèo io non vi scriverò altro, perchè

il servitor vostro vi riferirà a bocca quello ch'io gli ho detto.

Del vostro non venire in qua non solo vi escuso, ma vi laudo; chè mi

maraviglio come possa alcuno andare intorno. Altro non occorre. Insieme

col Cancelliere mi vi raccomando, e vi priego che a madonna vostra

madre ed alla sorella mi raccomandiate.

Ferrara, 25 decembre 1532.

Di V. S.

ALESSANDRA STROZZA.

ALTRA LETTERA DI LODOVICO ARIOSTO

SCRITTA A NOME DEL CARDINALE IPPOLITO D'ESTE

A FRANCESCO GONZAGA MARCHESE DI MANTOVA

Ill.me et Ex.me d[~n]e Cognate et d[~n]e mi obser.me Essendo per far

stampare un libro di M. Ludovico Ariosto mio servitore, et a questo

bisognandomi mille risme di carta, mando il presente exhibitor per

condurne hora una parte da Salò, e fatto che habbia questa condutta

per rimandarlo o lui o altri, tanto ch'io n'habbia tutta questa summa.

Prego V. Ex.tia che per mio amore sia contenta de commettere a' suoi

ufficiali, che sia lasciato passare senza pagamento alcuno de dacio

o altro impedimento de volta in volta che mostrarà la presente, che

gli ho fatta e gli farò per questo effetto, finchè m'habbia condutta

la quantità delle mille risme che per quest'opera mi son de bisogno;

et V. Ex.tia lo deve fare volontera, perchè essa anchora n'haverà la

sua parte del piacere, et leggendola vi trovarà esser nominata con

qualche laude in più d'un loco; et se ben forse non così altamente che

se arrivi alli meriti de V. Ex.tia, almeno per quanto s'hanno potuto

extendere le forze del compositore.

Quae bene valeat, et a cui mi raccomando.

Ferrariae, XVII sept. MDXV.

Servitor et Cognatus

HIPP. Card. ESTENSIS.[342]

Fuori — _Ill.mo et Ex.mo D[~n]o Cognato et D[~n]o meo observ.mo Domino

Marchioni Mantuae._

APPENDICE DI DUE LETTERE INEDITE

DI LODOVICO ARIOSTO

I

AL MAGNIFICO NICOLÒ DE' CONTI IN PADOVA

Magnifico parente mio hon.mo Vostra Mag.tia se sarà forse maravigliata

che non le habbia mandato le copie di quelle sue investiture, di che

essa et a Gabriele mio fratello et a me a' dì passati ha molte volte

scritto. Sappia che, oltre le investiture le quali feci vedere al

suo messo e ch'egli mi disse non erano a proposito, se ne trovò poi

un'altra _la quale si sperò_ potesse essere quella che V. Mag.tia

cercava, ma niente _fu perchè essa_ si rimette ad un altro istrumento

fatto del.... libro di tal millesimo. Credevo che fusse a casa.... de

la camera, che così m'havea detto il notaro che intorno.... tal libro;

et essendo questo Consultore stato fuor de la terra molti giorni, ho

aspettato il suo ritorno. Quando poi è venuto, gli ho fatto cercare, et

finalmente non c'è questo libro.... Speranza resta che si potrà trovare

nella torre _del Castello_, dove scritture vecchie si conservano:

così ho messo ordine che vi sii cercato. Intanto perchè V. Mag.tia non

m'imputi di negligentia, gli n'ho voluto dare avviso. Non restarò di

far cercare finchè sarò chiaro se questa sua investitura si trova o

non. Intanto me le raccomando.

Ferrariae, 4 augusti MDXX.

Di V[~r]a Mag.tia LUDOVICO ARIOSTO.[343]

Fuori — _Mag.co et generoso affini et tamquam fratri ac parente et

fratello, Domino Nicolao de' Comitibus, Paduae._

II

AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA

_Magnifici ac potentes Domini mihi observandissimi._ — Li exibitori di

questa sono homini della villa di Cascio di questa ducale provincia,

li quali havevano tolto a corre certe castagne al terzo sul territorio

di Gallicano, et poi che vi hanno posto le loro spese et fatiche, sono

vietati per la prohibitione di V.e S.e di potersele portare a casa. Io

confidentemente pregho V.e S.e per questa volta et per questi poveri

homini, che in tutto sono quattro, che siano contente, che poi che

hanno hauto le fatiche habbino ancho il fructo. Alle quali sempre mi

rachomando.

Ex Castro Novo, XXV sept. MDXXII.

D.i V.e obser.mus

LUD.cus ARIOSTUS Duc.lis Commissarius.[344]

SONETTO

DI LODOVICO ARIOSTO A GIULIANO DELLA ROVERE

eletto papa nel 1503 col nome di Giulio II[345]

L'arbor ch'al viver prisco porse aita,

Poi si converse a miglior tempo in oro,

Or ha prodotto un sì soave alloro,

Che la fragranza in fino al ciel n'è gita.

Oh fra' mortali e fra gli Dei gradita,

Felice pianta! oh vivo e bel tesoro!

Per te s'allunga il seme di coloro

Che per cosa divina il mondo addita.

Quinci i rami gentil, quinci i rampolli

Ch'empìo di gloria e di trionfo il mondo,

E fan Roma superba e li suoi colli.

Godi, sacra colonna, e scorgi a tondo:

Alta sei d'ogni parte e senza crolli,

Nè del tuo stato mai fu il più giocondo.

DUE STANZE

COLLE QUALI INCOMINCIA UN CODICE SINCRONO

POSSEDUTO DAI SIGG. EREDI ROSSI

DE' CINQUE CANTI DELL'ARIOSTO

PUBBLICATI LA PRIMA VOLTA IN VENEZIA NEL 1545

DOPO L'ORLANDO FURIOSO

STANZA 1ª DEL CODICE

Oltre che già Rinaldo e Orlando ucciso

Molti in più volte avean de' lor malvagi;

Ben che l'ingiurie fûr con saggio avviso

Dal re acchetate e li comun disagi,

E che in quei giorni avea lor tolto il riso

l'ucciso Pinabello e Bertolagi:

Nova invidia e nov'odio anco successe

Che Franza e Carlo in gran periglio messe.[346]

STANZA 2ª DEL CODICE, E 1ª DELL'EDIZ. 1545

Ma prima che di questo altro vi dica,

Siate, Signor, contento ch'io vi mene,

(Chè ben vi menerò senza fatica)

Là dove il Gange ha le dorate arene;

E veder faccia una montagna aprica,

Che quasi il ciel sopra le spalle tiene,

Col gran tempio nel quale ogni quint'anno

L'immortal fate a far consiglio vanno.

PRIVILEGI ACCORDATI A LODOVICO ARIOSTO

PER LA STAMPA DEL SUO «ORLANDO FURIOSO»

I

DELLA SIGNORIA DI FIRENZE

(Arch. della Repubblica. Registri delle deliberazioni de' Signori

e Collegi)

«Die XII mensis martii 1515 [stile comune 1516].

«Item prefati Domini et Vexillifer simul adunati etc., et servatis

etc., deliberaverunt et deliberando mandaverunt omnibus et singulis

impressoribus, liberariis et aliis quibuscumque de civitate, comitatu

et districtu Florentiae, quatenus modo aliquo non audeant vel presumant

imprimere, nec imprimi facere nec vendere nec vendi facere librum sive

novum opus quod intitulatur ORLANDO FURIOSO, noviter editum per dominum

_Ludovicum de Ariostis_, sine expressa licentia dicti domini Ludovici,

sub poena eorum indignationis. Mandantes etc.»[347]

II

DI PAPA LEONE X

«DILECTO FILIO LUDOVICO DE ARIOSTIS FERRARIENSI

LEO PAPA DECIMVS.

«Dilecte fili salutem et Apostolicam benedictionem. — Singularis

tua et pervetus erga nos familiamque nostram observantia egregiaque

bonarum artium et litterarum doctrina, atque in studiis mitioribus,

praesertimque poetices elegans ac praeclarum ingenium, jure prope

suo a nobis exposcere videntur, ut quae tibi usui futura sunt,

justa praesertim et honesta patenti, ea tibi liberaliter et gratiose

concedamus. Quamobrem cum libros vernaculo sermone et carmine, quos

ORLANDI FURIOSI titulo inscripsisti, ludicro more, longo tamen studio

et cogitatione, multisque vigiliis confeceris, eosque conductis abs

te impressoribus ac librariis edere cupias; cum ut cura diligentiaque

tua emendatiores exeant, tum ut si quis fructus ea de causa percipi

potest, is ad te potius, qui conficiendi poematis laborem pertulisti,

quam ad alienos deferatur: volumus et mandamus ne quis te vivente

eos tuos libros imprimere, aut imprimi facere, aut impressos

venundare, vendendosve tradere ullis in locis audeat sine tuo jussu

et concessione. Qui contra mandatum hoc nostrum fecerit et admiserit,

universae Dei Ecclesiae toto orbe terrarum expers excommunicatusque

esto, nec non librorum omnium amissione, ac ducatorum centum (quorum

quinquaginta fabricae divorum Apostolorum Petri et Pauli de urbe,

reliqui quinquaginta tibi et accusatoribus executoribusque pro rata

adscribantur) poenis plectatur. Mandantes propterea universis et

singulis Venerabilibus fratribus Archiepiscopis et Episcopis, eorumque

in spiritualibus Vicariis Generalibus, et aliis ad quos spectat in

virtute Sanctae obedientiae, ut praemissa servari omnino faciant,

contrariis non obstantibus quibuscumque.

«Datum Romae apud Sanctum Petrum sub annulo Piscatoris, die XXVII

Martii M. D. XVI. Pontificatus nostri Anno quarto.

«IACOBUS SADOLETUS.»[348]

III

DI GIO. FRANCESCO GONZAGA MARCHESE DI MANTOVA

«FRANCISCUS MARCHIO MANTUAE, etc.

«Havendo lo nobilissimo et doctissimo M.r _Ludovico Ariosti_ gentilhomo

ferrarese, familiare del R.mo et Ill.mo Sig. Card. da Este nostro

cognato et fratello honorandissimo novamente fatto imprimer una

elegantissima opera volgar di battaglie composta per lui, intitolata

ORLANDO FURIOSO, amando noi esso M.r _Ludovico_ singolarmente per le

sue rare virtù et per la observantia sua verso noi, et per l'honor che

'l ne fa ne li suoi dottissimi scritti, disposti sempre a gratificarlo

in molte maggior cose, per la presente nostra gli concediamo che

in tutto il tempo di sua vita niuna persona possa imprimere la

soprascritta opera nè in la città, nè in lo dominio nostro di Mantua,

et questo acciò che lui più comodamente possa vender gli volumi di

essa opera che l'ha fatto imprimer. Comandiamo adunque in virtù della

presente nostra a qualunque nostro officiale così in la città di Mantua

come nel resto del dominio nostro a cui la presente sarà mostrata ad

instantia del prefato Mess. Ludovico, faciano observar quanto in essa

si contiene, prohibendo ad ognuno lo incominciar ad imprimer la dicta

opera et a perficerla quando l'havessero cominciata ad imprimer, che

così è di nostra volontà et intentione.

«Datum Mantuae sub fide nostri majoris sigilli, die XXV Maij MDXVI.

«Jo. Jacobus Calandra secretarius, mandato Domini ex relatione M.

Equitis domini Ptolomei Gonzagae primi secretarii et consiliarii,

subscripsit.»[349]

IV

DELLA SIGNORIA DI VENEZIA

«ANDREAS GRITTI, Dei gratia Dux Venetiarum et Universis et singulis

Rectoribus, Potestatibus, Jusdicentibus locorum et terrarum Dominii

nostri, ac Officialibus huius civitatis: fidelibus dilectis salutem et

dilectionis affectum.

Lettere di Lodovico Ariosto Con prefazione storico-critica, documenti e note · 第 27 / 32 段