_Magnifico vicario._ A questa ora, che è circa mezza ora di notte,

essendo li miei servitori iti per dare mangiare a quello prigione da

Colognora, che io avevo qui ad instanza di V. Magnifica Signoria, hanno

trovato che con la propria cintola, avendosi legato l'uno capo al collo

e l'altro ad uno piede, si è strangolato. Mi è parso di darvene subito

avviso, acciò che V. M. mandi uno al quale io lo consegni morto, poichè

non lo posso consegnare vivo. E a V. M. mi raccomando.

Castelnovi, 3 aprilis 1524.

CXXXVI

AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA

_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._ Ancora che io

creda che V. S. siano informate come successe del prigione che a loro

instanza io feci prendere alle Fabriche, perchè io ne diedi subito

avviso al vicario di Gallicano; pure per più sicurezza mi pare mio

debito di avvisare quelle, come, avendolo io fatto porre nel fondo

della Torre, esso con una cintola, che a pena era due braccia di

lunghezza, ligandosene una parte al collo e l'altra a uno piede, si

strangolò: cosa che pareva impossibile a seguire. Io aveva scritto

al detto vicario, che mandasse persona a chi io lo consegnassi

morto, poi che io non lo aveva potuto consegnare vivo; ma poi non

comparendo alcuno, e non essendo cosa da potere conservare, io lo feci

seppellire fuori nella gierra del fiume. Questo serà per avviso a V.

S.; alle quali mi raccomando, e al lor comandamento sempre mi offero

paratissimo.

Castelnovi, 9 aprilis 1524.

CXXXVII

AL DUCA DI FERRARA

Ill. ed Ecc. Signor mio. Questa mattina per tempo giunsi _a Castelnovo_

e trovai tutto il paese in grandissima paura, _sentendo da_ questi

di Castelnovo, che quasi ognuno aveva fuggita la sua roba. Ritrovai

qui circa quattrocento persone forastiere, venute ad instanza qual

di Pierino Magnano, qual di Aconzio, e qual di Soardino e qual

d'altri, che tutti hanno mostrato buona servitù verso V. Ecc., li nomi

particolari de' quali riferirò più ad agio a quella. De la potestarìa

di Montefiorino eran venuti circa cinquanta fanti; da molte altre

potestarìe de la montagna di Modena e di Reggio aveva avuto risposta

a mie lettere, che circa questo avevo lor scritto da Montefiorino, e

prometteanmi di mandar subito buona quantità di genti; sicchè s'io non

avessi _ricuperato_ quello che avean preso, avevo bona speranza che

non mi avrebbono tolto Castelnovo. La mia intenzione era di difendere e

non di combattere, finchè da V. Ecc. non avevo risposta, e mi spiacque

che ieri li nostri li andâro ad assaltare a Camporeggiano, e rimasero

de li nostri morti circa 2, avvenga che si portaro benissimo, e de

li nimici sei, benchè di questo il Capitano de la Ragione debbe aver

scritto diffusamente a V. Ecc. Oggi di nuovo son venuti due casi per

noi ottimi: il primo che li nimici si sono attaccati insieme ed hanno

ferito il lor Capitano a morte, del che avendo io avuto spia, avevo

fatto porre insieme circa 500 fanti per tornare a Camporeggiano e

dar lor dentro; ma in questo tempo è giunto Ser Costantino notaio a

Camporeggiano il quale era prigione, e mi ha riferito che Morgante

_Demino oggi stesso era giunto_ a Camporeggiano, con XXV cavalli e 60

schioppettieri chiamati dalle genti del Sig. Giovannino,[288] ch'avean

fatto _che a loro_ venisse in soccorso, perchè erano stati assediati

e _fatti quasi prigioni:_ e il detto Morgante quando vide che aveano

_minor_ forza di V. Ecc. fe' loro di male parole, dicendo che questo

era senza saputa del Sig. Giovannino,[289] e comandò che lasciasson

l'impresa e gli andasson drieto, e fe' liberare il detto Ser Costantino

notaio senza nullo _ostacolo_, e a lui consegnò la rôcca di V. Ecc.

e gli raccomandò quel Capitano Todeschino che è ferito a morte, che

gli fesse salvare la vita; e così la rôcca è restituita, ed è in man

nostra. Io ho subito mandato il Capitano con li balestrieri che vi stia

dentro finchè mandi altro, e gli ho comandato che salvi quel Todeschino

e lo faccia medicare. Fo pensiero di andare domani ad esaminarlo per

intendere chi lo ha fatto venire, chè son certo che è stato chiamato

da alcuni de la provincia, tanto più che Ulivo e Nicolao da Pontecchio

e due figlioli di Pier Madalena e il Bosatello, e sì il Cornacchia,

sono in squadra de li nemici. E qui V. Ecc. mi perdoni, che mi voglio

lamentare di lei un poco, chè _l'altro_ dì essendo io a Ferrara e

cercando d'una supplicazione fra molte che ve n'erano di segnate in

mano di Mess. Bartolomeo _di pugno di V. Ecc._, ne vidi una ne la quale

supplicavano questi due fratelli _Ulivo_ e Nicolao, che oltra gli altri

lor delitti _commessi_ in compagnia ad ammazzare quelli poveri conti di

San _Donnino_ supplicavano e dimandavan grazia di certo omicidio _con

tale di_ che avevan la pace, e la lor supplicazione _era stata esaudita

alla_ libera, ed era stata segnata questa _proprio_ nel tempo ch'io ero

a Ferrara. A me pare che in ogni cosa di Carfagnini, ed essendo io a

Ferrara, dovevo esser domandato di che condizione eran costoro: _sed de

his satis_.

V. Ecc., se un Signor può essere obbligato a un suddito, ha grande

obbligo a Morgante Demino perchè si avventura; e se la sua bona fede

non ne aiutava, V. Ecc. non so quando fosse mai più per riavere questa

rôcca di Camporeggiano, perchè a mio giudicio è la più forte di questo

paese, e non merita già di esser tenuta da quella in sì poco conto

come ella è, che non vi si debbia tenere dentro che un Capitano dottore

con un solo famiglio. Meglio sarìa minar queste rôcche totalmente, che

tenerle senza guardia; che oltre che tutti questi uomini si lamentino

fin al cielo che V. Ecc. pigli li lor denari, e le rôcche che li

potriano difendere da li assassini e da tali novità sieno abbandonate,

anco V. Ecc. può credere che non venirà sempre Morgante Demino a farle

restituire.[290] Altro non occorre. A V. Ecc. mi raccomando sempre.

Castelnovi, 5 iulij 1524.

Appresso, questi nimici hanno menato con loro alcuni sudditi e

servitori di V. Ecc. prigioni. Io ho scritto e pregato Morgante che

li facci liberare, se potesse. _Degnando_ V. Ecc. di scrivergliene

un'altra, serìa a gran satisfazione _del paese. Ancora_ questi uomini

hanno grandissimo sospetto che questi ribaldi.... faccin testa, e non

potendo rubar le castella, assassinare le ville. Per questo supplicano

a V. S. che non resti di _dare la_ provvisione che pare a quella.

CXXXVIII

AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA

_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._ Essendo io

ritornato da Ferrara, ho ritrovato questa provincia nel disordine, che

credo V. S. abbino inteso; della qualcosa, per lo effetto che dipoi è

seguito, io son certo che alcuni ribaldi banditi di questo paese siano

stati quelli che siano iti a far venire queste genti, con speranza

di dare loro questa provincia a sacco. _Sit quomodocumque_, con

queste genti era uno Bogietto da Sommocolognora detto il Cornacchia,

li latrocinii e assassinamenti del quale credo che a V. S. siano

notissimi; e Olivo e Nicola da Pontecchio, e uno delli figliuoli del

già Pier Madalena, che ammazzarono il conte Carlino da San Donnino e la

madre: ora ho avuto certo avviso che a Curfigliano, terra di V. S., si

ritrova questo Cornacchia, e qualcuno di questi altri sopranominati.

Non credo che bisogni ch'io ricordi a V. S. le convenzioni fatte tra

lo illustrissimo signore mio e V. S. per il magnifico messer Santuccio

suo e me, nè quello che in simili casi io abbi fatto ad ogni richiesta

di V. S., che io mosterrei avere diffidenza di quelle, e per la verità

non ho minor fede in quelle che nell'illustrissimo signore mio, a

conservazione di questo stato e della giustizia; solo mi pare che

basti significarli che questo ribaldo Cornacchia si trova a Gurfigliano

(delli altri non sono così certo), e pregare V. S., e così le prego,

che con quanto migliore modo che ponno o mandando il suo bargello

o comandando alli suoi sudditi del loco che faccino lo effetto,

operino di modo che questo ribaldo sia preso; e così se altri delli

sopranominati ci sono: e preso che sia, dare avviso. Io domando a V. S.

questa grazia: alle quali sempre mi raccomando.

Castelnovi, 7 iulii 1524.

CXXXIX

AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA

_Magnifici et excelsi domini._ Ho visto quanto le V. eccelse S. mi

scriveno circa la differenza delli uomini di Cardoso, sudditi di

quelle, e li nostri di Valico. Mi rincresce della loro insolenza;

farò chiamare le parti, e per quanto a me si aspetta, non mancherò

di ragioni; e se li nostri aranno fallito, non mancherò di punirli;

perchè ancora noi desideriamo, che li uni e l'altri de' vostri e nostri

sudditi vivino in concordia e pace: e alle prefate Vostre eccelse

Signorie del continuo mi raccomando.

Ex Castronovo Carfagnane, die 15 iulii 1524.

CXL

AI MEDESIMI

_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._ Da questi vostri

di Cardoso intenderanno le V. eccelse Signorie, a quello sia rimaso

in la loro causa con quelli nostri di Valico: io non sono per fare

altra differenza fra li sudditi di quelle e li nostri, nè patirò, per

quanto potrò, li sia fatto torto nè violenza; e alle prefate V. eccelse

Signorie del continuo mi raccomando.

Ex Castronovo Carfagnane, die 18 iulii 1524.

CXLI

AL DUCA DI FERRARA

Ill. ed Ecc. Signor mio. Quando io venivo in qua ed a Montefiorino,

_gli uomini_ del Sig. Giovannino erano in Carfignana. Come _n'ebbi

l'avviso_, a V. Ecc. spacciai tre messi, l'uno a Minozzo, l'altro a

Quaro, l'altro a Toano, li quali mi diede il _potestà_, e uno ne mandai

a Reggio, che pagai del mio; poi quando fui qui, il detto potestà mi

mandò per uno de li suoi uomini alcune lettere di V. Ecc. che a lui

erano state rimesse da Sestola, e mi scrisse ch'io fessi pagare il

messo. Per quella prima volta io feci pagare quel messo, ma con gran

fatica e lamentazione di questi uomini di Castelnovo, che allegavano

che ad essi non tocca pagare li messi che a servizio di V. Ecc. sono

mandati in qua, e che ben debbe bastare che paghino quelli che essi

mandano o a Ferrara o a Reggio o in altro luogo in servizio di V. Ecc.

Parendomi che avessino ragione non volsi che pagassino un altro messo

che di poi detto potestà m'avea mandato pur con lettere di V. Ecc. a

lui rimesse da Reggio, e gli scrissi che facesse che li suoi uomini lo

pagassino, o vero se ne dolesse a V. Ecc. acciò che quella determinasse

chi avesse a pagare tal _messo_. Esso potestà m'ha risposto quanto

quella potrà vedere ne la sua qui inclusa; e perchè stando la cosa

in controversia potria accadere che anderebbon lettere a Montefiorino

che sariano d'importanza per dover essere portate qui, e li uomini di

Montefiorino non le vorrebbon mandare, mi è parso di avvisarne V. Ecc.

acciò che quella faccia vedere chi debba pagare questi messi...

_A me pare che_ gli uomini di Montefiorino abbiano gran torto, che a

loro non sta di giudicare se le lettere che V. Ecc. loro manda perchè

le portino qui sieno a utilità di questa provincia, o particolarmente

di V. Ecc.; chè se 'l Capitano di Reggio o Signori Lucchesi o altri

mandasse qui una lettera perchè la mandassi a Montefiorino per

importanza di V. Ecc., questi uomini pagheriano il messo, e non

cercheriano che quelli di Montefiorino lo pagassino. Prego quella

che determini questa controversia, e parendole che gli uomini di

Montefiorino abbiano torto, gli faccia con sue lettere capaci del loro

errore; ed in buona grazia sua mi raccomando.

Castelnovi, XX julij 1524.

CXLII

AL MEDESIMO

Ill. Sig. mio. Io non so quello che V. Ecc. avrà disposto circa

_quelli_ schioppettieri che gli uomini di questa terra m'hanno detto

aver domandato a quella, e per questo effetto aver mandato Bigo

_Camonchiella_ cavalleggiero qui che le ne faccia instanza a _bocca_;

avvenga ch'io creda che l'animo di questi che sono stati principali

a ricercar questo da lei, non sia che V. Ecc. li compiaccia, ma più

presto che negando dia loro buona escusa che un'altra volta, accadendo

il bisogno, si possano rendere a chi li vorrà per sudditi; perchè

publicamente dicono, che almeno, poi che quella non li vuol difendere,

gli desse licenza e li ponesse in libertà, che si potesson dare a chi

fosse atto a poterli difendere e tener in pace. E V. Ecc. non creda

che se a questa poca di guerra si sono tenuti, e hanno mandato a tôrre

persone forestiere a lor spese, che sia stato per amore sì grande che

portino a quella; ma l'hanno fatto per lor difensione e per aver scorta

da fuggire e da salvarsi, accadendo il bisogno, ed anco, se venía lor

ben fatto, per tagliare a pezzi li lor nimici. La parte italiana è

stata quella c'ha fatto questa ragunanza, e con essi Aconzio, avvenga

che sia francioso di parte, per il nuovo parentado c'hanno fatto

insieme, imperò che vedevano che queste genti del Sig. Giovannino

avevano con loro li figlioli di Pier Madalena e il Cornacchia e Olivo,

che sono di fazione francese: e se li fanti del Signor Giovannino

fusson stati in più numero che non erano, e se anco così pochi

com'erano davano l'assalto alla terra, V. Ecc. stia sicura che tutti

fuggivano, e la terra si abbandonava; e di questo n'ho argomento, chè

tutti e tutti affatto avevano fuggite le donne e li fanciulli e tutta

la lor roba, nè in questa terra era rimasa altra roba che la mia che

avevo in rôcca; io dico non ne eccettuando alcuno. Io son _certo che

Pierino_ Magnano procurerà di fare grandi li meriti di Battistino

_Magnano suo fratello_ e de li altri banditi e assassini suoi seguaci,

perchè V. Ecc. faccia lor grazia.... sono in circa XII o XV, e vanno

rubando intorno il _bestiame_, e fanno qui la beccarìa e vendono la

carne a gran denari, poi si lievano e vanno alle ville vicine e mettono

taglie a chi lor pare, e fra l'altre a un Cappellano d'un prete hanno

tirato tanto li c..... che gli hanno fatto pagare otto ducati: poi

hanno trovato il padrone; ma quello si è posto su le gambe, e fuggì fin

a Castiglione; e se gli uomini di Castiglione non saltavan fuor in suo

soccorso lo ammazzavano. Un altro prete hanno preso e dicevano che lo

volevano menare al suo potestade in Camporeggiano, cioè a Battistino

Magnano, e quel poveruomo per paura si ha posto taglia e pagato certi

ducati, sicchè l'hanno lasciato. Io anderei troppo in lungo s'io

volessi scrivere a V. Ecc. tutti li richiami ch'io n'ho, ma più ad

agio ne farò una lista e la manderò a quella. Non tacerò questo ancora,

che uomini di Salacagnana sono venuti in quattro insieme mostrando di

venire per altro, e quando sono stati a me hanno cominciato a piangere,

e non m'hanno voluto dire altro. Io ho lor domandato che voglion da me:

m'hanno risposto che non ponno parlare per essere minacciati della vita

se parlano, e per l'amor di Dio che non dica che di questo m'abbiano

fatto motto........

Ser Costantino notaro di Camporeggiano è fuggito in questa terra, _e

non è per_ tornare all'officio, chè questi nuovi officiali _non lo

vogliono_ in casa sua. Il Capitano con suo poco onore _ancora_ credo

che faccia quanto essi gli comandano. Io ho desiderio di avere questi

ribaldi e di farli subito, senza _udire_ altro, impiccare; ma io non

son sufficiente, parte perchè non ho se non dieci balestrieri, ed anco

perchè di essi non mi fido, che per il lungo tempo che sono stati in

questo paese non sono meno parziali de li Grafagnini, chè la maggior

parte v'ha moglie e parentado, e per questo ho scritto e pregato il

Capitano di Reggio e il Commissario di Sestola, che mi servino di 30

fanti per uno. Non so quello che mi risponderanno. Se 'l presente mio

scrivere parrà differente a quello che a' dì passati, cioè subito ch'io

fui giunto, io scrissi a V. Ecc., chè allora lodai alcuni di Castelnovo

che a salvazione e stato di quella si erano portati benissimo, quella

non si maravigli nè m'imputi per uomo incostante e leggiero; ma allora

io scrissi quello che mi parea e ch'io credeva: ma il veder succedere

mali effetti, mi fa credere e toccare con mano questo che ora io

scrivo. Ed anco m'ho da lamentare di Pierino, che di qui si partì con

parecchi fanti, e andò a Camporeggiano a parlar a questi ribaldi, e in

quella povera terra, secondo che mi riferîro quelli di Camporeggiano,

volse alloggiare a discrezione, e dar lor questa giunta, oltra li danni

che aveano patito. Io l'ho detto altre volte e sono stato male inteso,

pur io lo dirò anco di nuovo, che la salute di questa terra, senza

dare altra spesa a V. Ecc., saria di tenere confinati _lungi di qui_ in

perpetuo e in eterno quelli che sono banditi..............

_Io sempre scrissi_ e son per scrivere liberamente a V. Ecc. tutti

_quanti_ li andamenti ch'io veggo, sì per mutar proposito, _sì ora

a lode_ ed ora a biasimo, secondo li portamenti: ben prego V. Ecc. e

li Secretarî, che di quello ch'io scrivo o male o bene mi _tengano_

secreto, chè Dio mi è testimonio, che non affezione, _non odio ch'io_

porti più a l'uno che a l'altro, ma l'amore de la giustizia mi spinge a

scrivere e dire quello che accade.

Appresso, questo ferito Capitano de le genti del Sig. Giovannino credo

che risanerà: quando è stato un poco meglio io l'ho interrogato da

lui _solo_ e da me, e poi ho fatto una nota di quanto m'ha risposto,

copia de la quale mando a V. Ecc. Credo che in parte dica _il vero_ e

in parte anco lo taccia: non di meno quella può fare congiettura del

resto. Io le manderò anco alcuni altri testificati ad agio. Il prete

da Soraggio de li Bosi che ad instanza del Commissario di papa Clemente

era stato preso, cioè che diede quando _venne qui_, or ora è morto dopo

un mese ch'era stato ammalato. Non ho mancato, poi ch'io son stato

qui, ch'io non gli avessi fatto levare li ferri e andare li medici e

li parenti, e padre e fratello per sua cura, e fargli tutte quelle

provvisioni che mi sian state possibili; tuttavolta è morto, e sta

ben morto, perchè era una mala _bestia_, e teneva in grandissima paura

tutto Soraggio, e stuprava uomini, e dava ferite e bastonate, e ogni dì

n'avevo reclami. Altro non accade: a V. Ecc. sempre mi raccomando.

Castelnovi,[291] XX iulij 1524.

CXLIII[292]

AL MEDESIMO

Ill. Sig. Sig. mio osseq. Benchè io creda che non abbia _di bisogno_,

pure perchè alle volte interviene de le cose ch'altri non pensa, _non_

sarìa fora di proposito che V. Ecc. facesse provvedere _una soma_ di

polvere in queste fortezze, fra qui in Castelnovo, Camporgiano e le

Verucole, in ogni caso che potesse avvenire, _perchè_ la polvere qua è

molto cara: e avendone V. Ecc. _in Rubiera,_ quando quella ne volesse

mandare una soma di là, io comanderò da qui a qualche giorni di farla

pagare de li denari de la gabella qui. Al presente non ci è ordine di

pagarla, per avere la gabella debito per altre occorrenze. V. Ecc. farà

cosa grata a questi uomini, e ancora li inanimerà; chè a non farlo,

queste fortezze non hanno provvisione alcuna quando accadesse alcuna

cosa; sicchè V. Ecc. pigli quello più espediente le pare: alla bona

grazia de la quale del continuo mi raccomando.

Ex Castelnovo Carfignanae, die 24 iulij 1524.

Excellentiae Vestrae

Servitor,

LUDOVICOS ARIOSTUS.

CXLIV

AL MEDESIMO

Ill. ed Ecc. Signor mio. Chi facesse impiccare quattro o cinque che

sono in questa provincia, basteria, senza bisogno di mandare qui

_altri balestrieri, nè_ fare altra spesa: e questi sono Battistino

Magnano e Donatello e certi suoi compagni da una parte e l'altra, e

quel Cornacchia da Sommacologna, de li quali tutti n'ho fatto più volte

querela a V. Ecc. Circa al Cornacchia ho scritto già il modo come si

potria avere per la via de' Lucchesi: ma questi altri che sono di più

importanza, adesso è accaduta la occasione che V. Ecc., volendoli,

li potrà avere. È accaduto per quel prete de li Bosi che è morto qui

prigione, che Mess. Nicolò cognato di Pierino Magnano ha mandato a

pigliare la possessione a suo nome de la chiesa di Soraggio, e v'ha

mandato e vi fa stare continuamente Battistino prefato e Donatello e li

compagni che sono in tutto circa XII, tutti banditi e assassini. Questo

Soraggio confina con Reggiana, e da Castelnovo di Reggiana vi si può

ire in un tratto: bisogneria a mio giudicio che V. Ecc. commettesse

al Capitano di Reggio che mandasse segretamente li suoi balestrieri

con buon numero di genti a piedi che arrivassino una notte a questa

chiesa, che tutti li pigliarebbono a man salva, e questa provincia

resteria netta. Sarìa anco bene che 'l Capitano de' balestrieri avesse

una patente di V. Ecc. acciò che potesse comandare nel paese che se

gli movesse contra, e quando non si potesson pigliare, s'assediarìa

la chiesa, che si avriano ogni modo. A questo effetto avevo scritto

al Commissario di _Pietrasanta che_ mi mandasse fin a 30 uomini: si

è escusato che sono occupati ne li ricolti, e anco me ne dissuade

perchè sono villani, e per conseguenza cattiva gente. Avevo scritto

al Capitano di Reggio, ma il prolungare che fa a darmi risposta, mi

fa dubitare che non sia per far _a mia_ instanza cosa alcuna. Ora io

ricorro a V. Ecc., in buona grazia de la quale mi raccomando.

Castelnovi, 24 iulij 1524.

CXLV

AL MEDESIMO

Ill. Sig. mio. Gli uomini di Cicerana or ora m'hanno riferito che

Donatello con parecchi banditi è in quella terra, e _ieri usò_ certa

violenza a un poveruomo, che messero taglia _ad esso_ poveruomo, e, non

la potendo pagare, lo battêro. Se quelli dal Sillico che vorriano la

grazia da V. S. facessino quello che già s'hanno profferto, di cacciar

li altri banditi, questi ribaldi non si ardiriano di stare in Cicerana.

Appresso, li balestrieri oggi erano iti così a solazzo a piedi alla

Pieve, che qui a un miglio è lontana, e volendo andare alla canonica,

fu loro asserrato l'uscio incontro da questi fratelli del Moro dal

Sillico banditi, e facendo punta li balestrieri d'entrare dentro, si

affacciò un di loro, e disse alli balestrieri che se non si levavano

li taglieriano a pezzi. Il Capitano mandò subito ad avvisare. Io m'ero

mosso con questi _altri balestrieri_ per andarlo a soccorrere, e quando

son stato fuori del paese mi è venuto un balestriero all'incontra, che

mi ha detto che il prete per un uscio di drieto li ha fatto fuggire. Io

sono tornato indrieto, ed ho scritto questa perchè ho un messo ch'or

ora parte, nè posso sapere questa cosa in tutto, perchè il Capitano

de' balestrieri non si è _ancora veduto, ma_ solo per avvisare V.

S...............

CXLVI

AL MEDESIMO

Lettere di Lodovico Ariosto Con prefazione storico-critica, documenti e note · 第 22 / 32 段