Ill. Signor mio. Io credo che l'esibitore di questa Mess. Giacomo

pisano _si lagnerà che la_ causa che già molto tempo pende fra lui

e Pier Morello _non sia_ stata condotta a fine; e perchè V. Ecc.

non creda che la _colpa sia_ mia, io le fo intendere, come avendo io

chiamato li _quattro_ deputati sopra la gabella, alli quali e insieme

a me la causa fu commessa, e ben veduti e considerati li capitoli de

la gabella, e pigliato informazione da tutti quelli che per li tempi

innanzi erano stati conduttori di essa gabella, e da quelli ch'avevano

ricordo di poi che tal gabella fu constituita fin al dì d'oggi: ed

essendo ben _certi che_ se Mess. Giacomo doveva essere assoluto o non

_da la parte di esso_ Pier Morello, solo ne restava un dubbio _se la

parte perdente_ dovea essere condennata ne le spese o non; nè essendo

li prefati quattro nè io giurisperito, ci accordammo di domandare

sopra questo dubbio consiglio: e perchè li Capitani giurisperiti

della provincia vedevamo sospetti alle parti, deliberai di mandare

il processo a Lucca, siccome in luogo _dove più_ presto avessimo

risposta che da Ferrara, la quale ci pareva troppo rimota. In questo

tempo Pier Morello, o diffidandosi _di Lucca_ e che il consiglio

venisse per lui o pur desiderando di mandare la cosa in lungo, ebbe

ricorso a Ferrara, e fece _venire una lettera_ la quale commetteva che

per modo alcuno io non _avessi a risolvere_ secondo il consiglio di

Lucca, ma che volendo consiglio l'avessi a domandare a Ferrara. Per

questo io _domandai il processo alle_ parti per mandarlo a Ferrara,

e prima questo pisano rispose che non voleva dar la sua copia fuori

_nè permettere_ che la sua causa fosse veduta da altri, ma che fusse

giudicata secondo il Sig. l'aveva commessa, cioè da me e da li quattro.

Pier Morello non voleva dare se non quelli atti che erano stati fatti

dai predecessori............ per questo io non ho fatto altro, se non

che mi sono assunto di accordarli; ma Pier Morello non volse venire

_ad accordo. Gli_ uomini di Castelnovo mal volentieri vengono a dar

_sentenza contro_ li quattro che erano l'anno passato, per non far

danno a l'una parte o a l'altra. Pur quando V. Ecc. mi liberi ch'io

sentenzî _secondo_ la prima commissione, cioè secondo il parere de li

quattro, io _espedirò_ la cosa subito. Quando anco le paia che si pigli

consiglio a Ferrara, mi commetta ch'io astringa l'una de le parti o

amendue insieme a far levare il processo, ch'io lo manderò a _V. Ecc.,_

in buona grazia de la quale mi raccomando.

Castelnovi ......... 1524.[293]

CXLVII

AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA

_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi_. Anco per altra mia

vi abbia scritto il medesimo, per questa ancora avviso le eccelse S.

V., che non mancherò di fare satisfare quelli vostri di Cardoso delle

loro capre; e anco circa il fieno, che loro dicono esserli stato tolto

da questi di Valico, non mancherò loro di ragione: e a V. eccelse S. mi

raccomando.

Ex Castronovo Carfagnane, 25 iulii 1524.

CXLVIII

AL DUCA DI FERRARA

Ill. ed Ecc. Signor mio. La lettera di V. Ecc. dì XXI di questo mese,

appresso il buono effetto venuto con quella de li 25 schioppettieri,

e così il Castellano mandato per le rôcche de le Verugole, sono stati

tanto grati agli uomini da bene ed amatori di pace di questo paese, che

di nuovo quella può far conto di aversegli acquistati per fidelissimi

sudditi. Alla lor giunta tutta li banditi hanno sgombrato il paese, nè

credo, finchè ci stiano, che se ne senta alcuno. Io ho messo di questi

schioppettieri una parte a Camporeggiano e una parte a Castelnovo, ma

nè a Castelnovo nè a Camporeggiano li lascierò fermare, perchè vorrò

che vadano in volta per il paese; e così ieri cominciai, e ne menai

meco una parte a Sassi, per far provvisione a quella rôcca, come V.

Ecc. per la sua mi commette, de la qual rôcca, non so se quella n'abbia

ricordo, ma sappia che gli è luogo molto più forte de le Verugole, e

di manco guardia assai, e fra gli altri Cristoforo Casanuova ne potria

dare cognizioni a V. Ecc. che già l'ha veduta e parlatone meco. È

situata in luogo importante perchè è alle confine de' Fiorentini e de'

Lucchesi, e tanto vicina a Castelnovo, che quando accadesse un bisogno,

e vi fosse un Castellano, questi uomini più volentieri vi fuggiriano le

sue robe e le sue brigate, che non fariano a Barga e ne l'altre terre

vicine, come hanno fatto a questi dì. E perchè V. Ecc. mi scrive, ch'io

veda di aver questa rôcca in le mani e ch'io vi ponga un Castellano a

mio modo, io fo congiettura che a quella sia stato scritto che qualche

bandito la tenesse e qualche nimico di V. Ecc. Quella sappia che

in quella rôcca non stà alcuno, nè anco vi può stare perchè è tutta

discoperta: gli è ben vero che in questi sospetti il Casaia e alcuni de

la parte francese che avean sospetto de li banditi, e la parte italiana

che da _Rocca e da S. Romano_ ha fatto venire Pierin Magnano si erano

ridotti a Sassi _perchè_ la chiesa di quella terra la quale è congiunta

con la rôcca è d'un Antonino nipote del quondam Ser Ferdiano, e la più

parte de la terra di Sassi è de la parte francese; e per questo non

solo adesso, ma anco in gli altri tempi li banditi che sono de la parte

francese spesso danno di capo a Sassi, con grandissimo dispiacere de la

parte taliana che non vorria che li nimici avessino ridotto alcuno; e

non pongono all'incontro che essi taliani tengono la rôcca di Cicerana

e quella del Sillico, che son qui in su gli occhi a Castelnovo, e con

molta più querela del paese, perchè nè a Sassi, nè a quella via è mai

stato fatto assassinamento alcuno, ma di quello che sia stato fatto da

quest'altro canto V. Ecc. si debbe ricordare: ancora li pover uomini

di Cicerana stan nel danno de li cento ducati che pagâro al prete.

Sarìa ogni modo ben fatto che ne la rôcca di Sassi stesse un Castellano

col suo salario, che sono undici lire al mese che paga questa gabella

di Castelnovo, e credo che abbia certo poco ancora di condennagione.

_Forse_ un uomo con un famiglio basteria a guardarla per tempo di

pace, e li banditi sapendo che ci fosse un Castellano non capitariano a

Sassi, e il prete medesimo nipote di Ser Ferdiano e questi uomini me ne

pregano, perchè il venire che fanno li banditi e seguaci in quel luogo

non è lor se non dannoso; ma non li ponno _negare,_ per averli essi già

serviti ne li lor bisogni, di dar lor _mangiare_ e bere. E perchè V.

Ecc. mi scrive ch'io vi ponga un Castellano a mio modo, secondo che mi

pare il bisogno, avevo pensato di porvi due di questi schioppettieri

mandati, ma vedendo che non c'è alcun coperto, ho lasciato stare ed

ho fatto chiamare li uomini de le Terre nove per domani a parlamento,

li quali uomini sono obbligati a riparare questa rôcca, perchè V.

Ecc. dona _la tassa_ della metade de le lor condennagioni, e farò che

subito _sia riparata e che il Castellano vi possa abitare, perchè non

avessero a farlo_ queste genti del Sig. Giovannino. So che _Pierino

ritiene che il_ Casaia e prete Bartolomeo da Gragnanello _non siano_

di questa parte francese, ma io non ho _di ciò alcun sentore_ nè

indicio alcuno: e se ben il Casaia e il detto prete si partì e andò

a Sassi, il Capitano de la Ragione mi _farà fede_ che fu di suo

consiglio e commissione, e questo perchè avendo Pierino fatto venire

questi banditi, e da l'altra parte avendo il Casaia fatto venire degli

altri forestieri, de la contraria parte, e dubitando che l'una parte

e l'altra si attaccasse insieme, perchè ne vedeva di manifesti segni,

consigliò li detti Casaia e il prete più presto a levarsi che a tener

qui pericolo di voltare ogni cosa sottosopra, e così feceno. Ora

Pierino quanto può s'affatica di voler mostrar che la partita di questi

sia stata una ribellione, e quando questo Capitano del Sig. Giovannino

rimase ferito a Camporeggiano, Pierino, oltra che io avessi mandato

li balestrieri, mandò una quantità de li suoi a torlo, e se lo voleva

far portare in casa, e poi ch'io l'ho avuto in rôcca, ogni dì veniva o

mandava a persuaderlo che si levasse di qui e andasse a casa sua perchè

staria meglio, di modo che ho avuto fatica a far che questo ferito

aspettasse la risposta di V. Ecc. E questo Pierino facea tutto perchè

avendolo in casa sperava di farlo dire a suo modo. Ultimamente poi

c'ho avuto la risposta di V. Ecc. l'ho lasciato partire; ma prima l'ho

persuaso, e così è stato contento di farsi portare in l'alloggiamento

del Capitano de' balestrieri, come loco che non sia sospetto nè all'una

parte nè all'altra, ma dubito che non camperà: pur se campa oggi,

il medico dice che n'averà speranza. E quanto Pierino si affatica a

voler far conoscere che il Casaia abbia colpa di questo movimento, fa

altrettanto il Casaia per farmi vedere che se ho _sospetto che in ciò_

v'ha colpa, ch'ella sia di Pierino............. e che poi quando il

tamburino venne a domandare la terra, venne seco un parente di Pierino

pur da Fivizzano e parlò con un altro parente di Pierino da Barga che

era qui lungamente, e poi quel da Barga parlò con Pierino, e Pierino

gli fe' mandare da mangiare e da bere per sei compagni: e che poi che

questa gente si fu ritirata a Camporeggiano, in Camporeggiano Pierino

parlò lungamente col Capitano Todeschino che ora è qui ferito e ancora

parlò con altri suoi parenti che erano nel campo di là. Queste cose

son ben vere, ma non credo già che Pierino le facesse a male effetto;

pur li suoi nimici le interpretano del modo che esso fa la lor partita,

sicchè l'una parte e l'altra ha che dire, e così è come la intendo io.

Voglio anche che V. Ecc. le sappia, perchè ne possa far quel giudicio

che le pare, e come ho fatto pel passato sarò per far per l'avvenire,

di avvisar sempre V. Ecc. di tutto quello che sento, e dir male e

bene de l'una parte e de l'altra secondo i lor portamenti. Fin ch'io

starò in questo officio non sono per avervi alcuno amico, se non la

giustizia.

Ho fatto a Pierino e agli altri li ringraziamenti o comendamenti che

V. Ecc. mi commette, chè ho lor letto la lettera di V. Ecc. ne le parti

che appartengono a loro, avvenga che per una lettera di quella già serà

fatto il medesimo.

_Ho scritto_ al Capitano di Fivizzano, e a quelli officiali _in

Lunigiana_, e ho fatto far una grida publica che gli _uomini_

di Fivizzano e d'ogni altro luogo possano venire sicuramente in

questa provincia. Ho fatto chiamare il parlamento per li _uomini_

de la Vicaria di Castelnovo, dove parlerò delle cose de li uomini

di Silicagnana, et etiam di por sul generale la spesa fatta per

questo movimento, secondo che V. Ecc. mi comanda. E lunedì anderò a

far il medesimo a Camporeggiano, chè per quel dì ho fatto chiamare

quelli altri a parlamento, dove parlerò e mi sforzerò che sia fatto

provvisione alle rôcche de le Verugole. Del successo avviserò poi V.

Ecc., in buona grazia de la quale mi raccomando intanto.

Castelnovi, penultimo iulij 1524.

Or ora son venuti due del paese di Lucca, che dicon tornare di

Lunigiana, e riferiscono che le genti del Sig. Giovannino hanno presa

una fortezza detta la Bastia ch'era tenuta inespugnabile, e questo

per mezzo de li mastri che l'avean fatta, con certi _altri_, e che

sono a campo a un altro luogo detto Monti del marchese Spinetta, e che

quelli fanti dicono che avuti questi anderanno a Fossadinovo, ovvero

torneranno in Carfagnana.[294]

CXLIX

AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA

_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi_. Perchè ho inteso

che a Gurfigliano, in casa di quello prete Michele, sono alcune robe

della buona memoria del conte Giovanni da Santo Donnino, rubate da

quello Giovanni Maddalena; prego le V. eccelse S. voglino sequestrare

quelle robe in mano a quello prete per inventario, acciocchè quelli che

le ruborno non l'abbino a godere, e che le possino avere coloro a chi

pervengano di ragione: e alla buona grazia delle prefate V. eccelse S.

mi raccomando.

Ex Castronovo Carfagnane, die primo augusti 1524.

CL

AL DUCA DI FERRARA

Ill. ed Ecc. Sig. mio. Ebbi da V. Ecc. l'avviso come ella avea

commesso al Capitano di Reggio che mandasse a Soraggio per pigliar

quelli banditi ch'eran nella chiesa, ed io per essergli più presso

a dar soccorso se bisognasse, mi mossi con li schioppettieri verso

Camporeggiano e allora incontrai uno che mi diede una lettera di

Giacomo di Pasino Capitano de li cavalleggieri di Reggio, per la

quale mi avvisava che la sera dinanzi era giunto a Soraggio e avea

trovato in la chiesa un figliolo e un nipote di Bastian Coiaio e altri

compagni, circa X, e tutti li avea presi, e che li menava verso Reggio:

ma il medesimo messo che mi diè la lettera mi disse che alla giunta

di questo Giacomo di Pasino a Soraggio, Battistino Magnano e Margutte

da Camporeggiano banditi e assassini pubblici eran con gli altri, ma

che facendo lor spalle quest'altri che non eran banditi, se n'erano

fuggiti, e che ci avean avuto tempo perchè avean veduto venire li

balestrieri da lungi, imperocchè questa compagnia era giunta a Soraggio

su le XXII ore: de la qual cosa ho avuto dispiacere che questo Giacomo

non sia stato tanto avveduto, che non abbia saputo giungere di notte, o

su l'alba, sicchè non s'abbia lasciato vedere prima che sia stato lor

addosso. Io non so se l'abbia fatto scioccamente, o pur d'industria,

perchè di poi m'è stato detto che la moglie di Bastiano Coiaio è

parente di Giacomo di Pasino. _Sit quomodocumque_, io sento grandissimo

dispiacere che quelli due ribaldi sieno campati. Donatello con un

altro bandito detto Venturello s'era partito poco prima. Io non so che

farà il Capitano di Reggio di questi che son stati _menati_ prigioni:

non sarìa male di dar loro qualche ricordo, chè sempre non avessino a

favorire e star con banditi: e forse chi li esaminasse intenderia da

loro qualche andamento di questi ribaldi. V. Ecc. farà quello che gli

parrà.

Ier sera fui alle Verugole, e trovai quella rôcca fornita _solo di

tutti_ li disagi: ho detto al Castellano che mi mandi la _nota di

quanto gli bisogna_...... Io non mi partirò da Camporeggiano dove sono

ora, che gli farò provvisione di tutto quello che _occorrerà_; ma ho da

far con mali villani. Ieri feci chiamare a parlamento perchè facessino

provvisione di quattro guardie da _porre_ ogni notte in le Verugole:

mi risposeno che non lo volevano fare perchè non erano obbligati, e

che pagavano per quelle rôcche 4 bolognini il dì, e che toccava a V.

Ecc. farle guardare, e non già ad essi: pur impetrai dopo molte parole

che ne mandassino due per quindici giorni, tanto ch'io avessi scritto

e avuto da V. Ecc. risposta, e difficilmente furon contenti. Come

già quella può sapere, il luogo è grande e col suo salario compito

si vi solea tenere 14 persone, sette per rôcca. Ora che la cosa è

ridotta a cinque, male si potranno guardare, cioè quando accadesse

qualche novità di guerra; ma quando fossimo liberi da quel sospetto,

credo sieno assai: pur Bernardino dal Doccie non sta molto sicuro,

mentre che queste genti del Signor Giovannino stanno in Lunigiana,

che partendosi la sera potriano essere all'alba alle Verugole; e per

questo m'ha pregato ed io son stato contento di dargli due di questi

schioppettieri appresso. La provvisione più necessaria, che è di far

murare una porta che non è molto importante, che serà più sicura che

far di novo perchè è marza e guasta, e far conciar la cisterna, farò

prima ch'io mi parta di qui; e ho pur disposto gli uomini che questo

faranno a sue spese. Circa il resto io vederò li suoi capitoli, e

quello che saranno obbligati vorrò che facciano. Del resto V. Ecc.

serà prima avvisata che si faccia altra spesa. Qui ne la rôcca di

Camporeggiano ho posto Santo Giacomello Castellano, la quale similmente

è senza provvisione alcuna: di questa similmente, come di quell'altre,

farò poi ch'avrò veduti li capitoli di questa Vicarìa: ma poca spesa

farebbe questa Vicarìa non molto forte; e fortificata questa cognosco

_che in queste parti_ non sariano di bisogno _altre fortezze nè di

fare altra spesa_, e poi vi porrò due fanti finchè V. Ecc. mi avviserà

_diversamente_. Altra persona non saprei che porvi, perchè nessuno del

paese saria buono, nè nessuno vi vorria entrare, se non sapesse d'avere

la provvigione di che V. Ecc. non me ne dà avviso alcuno. V. Ecc.

scrive che manderà anco un Capitano a Camporeggiano, e non ha mandato

se non quello de le Verugole. Non so quanto abbia determinato, ma dico

ben secondo il mio parere che stava meglio un Castellano in la rôcca di

Camporeggiano che in le Verugole per essere più utile a quelli uomini

che in Camporeggiano stesse un poco di guardia che in le Verugole che

è lor più lungi, ed anco mi pare che con poca poca spesa la rôcca di

Camporeggiano si farìa molto più forte che quella de le Verugole, ed

è di minor guardia assai; pur a quella stà di fare il parer suo. Ma

riparato e provvisto a queste tre rôcche, Verugole, Camporeggiano e

Sassi, meglio saria minar l'altre, o smantellare e aprire di sorte che

banditi o altri nimici non vi potesson alloggiar dentro; ma meglio e

più pace del paese saria a guardarle. Ecci anco la rôcca di Trassilico,

che quando V. Ecc. non vi voglia porre altro Castellano, non sarìa

forse mal fatto che il potestade vi stesse dentro, poi che a quella

pare che 'l podestà abbia da stare a Trassilico, perchè vi starìa esso

più sicuro e sarìa causa che quelli uomini la terrìano riparata, come

sono obbligati; e intendo che è condotta a tal ruina, che forse il

volere ripararla sarebbe oramai tardi: pur quando questa fosse volontà

di V. Ecc. la anderei o manderei a vedere. Circa alle rôcche sia per

ora detto assai.

Di quanto V. E. mi scrive di far salvo condotto a quelli banditi che

per la lettera venuta da parte di questi uomini _era stata pregata,

dirò a quella.... che l'intenzione del_ paese è stata di supplicare

V. Ecc. che abbia per raccomandata questa provincia e per sua salute

faccia le provvisioni necessarie, ma dimandare salvo condotto o grazia

per Bastiano Magnano e Donatello e Venturello e certi altri assassini

o di pessima sorte, V. Ecc. sappia che nè il Comune, nè uomo da bene

è stato chiamato a questo, ma Pierin Magnano e Maestro Gian Piero e

Aconzio, c'hanno fatto una lega insieme e voglion guidare ogni cosa

a lor modo con Ser Evangelista or Cancelliero de la Comunità, hanno

fatto questa lettera a V. Ecc., senza chiamar consiglio, e senza

participazione d'alcun altro. Se questi ribaldi fosson banditi per uno

omicidio o due soli, V. Ecc. potria compiacere, non dico il Comune, chè

esso non domanda questo, ma ciascun di questi particolari: ma voler

far grazia ad ammazzatori, publici assassini, e che non vivon se non

di porre taglie, se tutto il mondo ne pregasse V. Ecc., quella non

lo dovria fare. Il balestriero che fu mandato di qui con lettera di

credenza è uomo da bene per soldato, ma è tanto di questa parte taliana

per aver moglie una parente di Ser Evangelista, ch'io dubito ch'abbia

detto a V. Ecc. a favor d'una de le parti e a biasimo de l'altra più

che non richiede il dovere, e massime ch'abbia fatto grandi li meriti

di questi banditi, li quali se son venuti in favore di questo paese V.

Ecc. non creda che sia stato perchè gli siano tanto affezionati più

degli altri, ma per difensione de la lor fazione, vedendo che con li

nimici veniva il Cornacchia e li figlioli di Pier Madalena, e quelli

da Pontecchio, cioè Ulivo e il fratello _che sono_ lor nimici capitali:

pur e di questa come de l'altre cose mi rimetto a V. Ecc......

Or ora ho avuto avviso che 'l Capitano Todeschino che fu ferito è

morto. Un che gli attendeva ne la sua infermitade e a chi io aveva

commesso che meglio che potea si sforzasse di cavarne quel che l'avea

mosso a venir in qua, mi ha riferito che sino alla morte è stato

nel fermo proposito che 'l Sig. Giannino nulla ne sapea, ma che quel

giudice da Fivizzano l'avea mosso, con speranza che, succedendo le cose

_ad vota_, il Sig. Giannino dovesse essere contento e pigliar questa

escusa che li uomini l'avesson chiamato. Io scrissi a V. Ecc. che

la Bastia era perduta; di poi hanno avuto monte di Simone dove hanno

preso il marchese Spinetta e moglie e figlioli. Si dice che v'è stato

tradimento. Son per ire a Fosdinovo, dove il marchese Lorenzo si fa

forte ed ha aiuto da San Giorgio.[295] Altro non occorre. A V. Ecc. mi

raccomando.

Camporegiani, 2 augusti 1524.

CLI

AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA

_Magnifici ac potentes domini etc_. Ho visto quanto le V. eccelse S.

scriveno: le ringrazio del buono animo. È ben vero che io prego quelle,

che la medesima commissione hanno dato al suo vicario di Castiglione,

la voglino ancora dare al vicario del Borgo, di Camaiore, ed altri

suoi officiali; che scadendo che quelli tali li capitasseno alle mani,

tengano via di averli e pigliarli. Circa quello che le prefate V.

eccelse S. mi scriveno della commissione data al suo bargello di venire

dove accaderà, per adesso la grazia del mio illustrissimo Signore mi ha

dato braccio, che se capitano in queste parti, da poterli castigare. Ho

parlato a bocca con il suo vicario di Castiglione, e conferito l'ordine

si ha a tenere acciò la cosa abbi effetto: e alle V. S. di continuo mi

raccomando.

Ex arce Camporeggiani, die 2 augusti 1524.

CLII

AI MEDESIMI

_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi_. Ieri, essendo a

Carreggine, mi venne un messo di V. S. con sue lettere, per le quali

mi avvisano, come li cavalli e fanti mandati dal governatore di Reggio

avevano preso a Soraggio alcuni banditi di V. S., e che io facessi

intendere al detto governatore le convenzioni e capitoli che sono fra

V. S. e il mio illustrissimo signore; e io, come sempre, desideroso

di fare piacere e servizio a quelle, per il medesimo messo scrissi al

governatore in buona forma, e non dubito che non faccia il medesimo

ch'io ho fatto per il passato e sempre sono per fare, purchè si trovi

essere vero che in questi, che il capitano del governatore ha menato a

Reggio, siano quelli banditi di V. S.; ma nella lista che mi mandò il

detto capitano, quando si partì da Soraggio, già non era nominato quel

Jeronimo. Pure credo che _oculata fide_ il governatore di Reggio farà

vedere al messo di V. S. tutti questi prigioni, acciò che conoschi li

suoi banditi, se vi sono; ed essendovi, e non li volendo il governatore

dare (il che però non credo), io sono per scrivere cento lettere non

che una all'illustrissimo Signore mio, acciò che V. S. abbino il suo

intento. Bene le prego, che per fare la volontà mia, che ho verso

quelle di buona optima[296] che l'officio c'ho sempre fatto e sono

per fare per quelle, esse all'incontro vogliano fare per me, di porre

qualche industria di far pigliare e darmi nelle mani Battistino Magnano

di Castelnovo e Margutte da Camporeggiano suo compagno, li quali

intendo che spesso si riducano in Tramonte e su quel di Castiglioni, e

vanno villeggiando per le terre di V. S.; che più facilmente riusciria

a V. S., delle quali non hanno sospetto, a farli pigliare, che a me dal

quale si guardano con troppo vigilanza, massimamente al presente che il

signore mio m'ha mandato 25 stioppettieri a piedi, oltra li cavalli ci

ho per ordinario. Quando V. S. mi faccino uno piacere di questa sorte,

stiano secure, che quello c'hanno di me in maggior parte al presente,

averanno poi in tutto, sì che non meno potranno disporre di me e di

questa provincia in cosa di giustizia, che possa lo illustrissimo

Signor mio. In buona grazia di V. S. sempre mi raccomando.

Camporeggiani, 5 augusti 1524.

CLIII

AGLI OTTO DI PRATICA IN FIRENZE

_Magnifici et excelsi domini mihi observandissimi_. Li esibitori

di questa, Barone e Corsetto da Vagli di sopra, vengono a V. S. per

far loro intendere, in nome del suo Comune, di certe bestie che fur

lor tolte dagli uomini de la Cappella del capitaneato di Pietra

Santa; di che esse forse debbono essere informate, chè di questo

anco l'anno passato, quando fu il caso, lo Ill.mo Signor mio scrisse

a Vostre Signorie, o fosse alli predecessori suoi; e quelle mi par

che commettessino, che a questi nostri di Vagli fosson le bestie

restituite, o che essi fosson soddisfatti del prezzo: ma tal commission

non fu però eseguita. Ma che ne fosse causa, li detti uomini mandati

riguaglieranno Vostre Signorie, le quali prego dieno lor buona udienza

e indubitata fede, perchè non sono per esporre se non la verità; e che

appresso nella differenza c'hanno per certi lor paschi con detti uomini

de la Cappella, che sia lor servato quello che per antiqua composizione

(come appare per li contratti che son fra l'un Comune e l'altro) è

stato lungamente in uso, e le parole del contratto sieno interpretate

per la equità e non con cavillazioni, sì che tranquillamente possano

vicinare insieme. Ho fede nella benignità di Vostre Signorie che si

degneranno ascoltare le ragioni di questi nostri, e non tollereranno

che sieno trattati con tal violenza da questi de la Cappella; li quali

per esser sotto la protezione e favore di Vostre Signorie si arrogano

più di autorità, che non credo che sia volontà di quelle ch'abbiano.

Che se bene per essere suoi sudditi li hanno cari, non credo che però

abbiano men cara la giustizia. Credo che di questo anco a Vostre

Signorie scriva il capitano suo di Pietra Santa, il quale è assai

informato della cosa, e mi confido nella prudenza e bontà sua, che farà

relazione della verità. E in buona grazia di Vostre Signorie sempre mi

raccomando.

Castelnovi Carfignanae, 29 augusti 1524.

CLIV

AI MEDESIMI

_Magnifici et excelsi Domini mihi observandissimi._ Io ho dato

commissione agli esibitori di questa, che poi che delle sue faccende,

per che vengono, avranno parlato a Vostre Signorie, che anco da mia

parte faccian loro intendere uno assassinamento fatto ieri a un pover

uomo di questa provincia (appresso gli altri grandissimi, che a' dì

passati gli avevan fatto) da alcuni ribaldi da Barga, e in specialità

da uno detto Matteo del Mazone. Prego Vostre Signorie che circa questo

prestino lor fede, quanto a me proprio; e che appresso, intesa la cosa,

ne faccian quella dimostrazione che merita la giustizia, e io ho fede

che sieno per fare, sì che questi da Barga ne piglino tal esempio,

ch'ogni dì non abbiano questa provincia in preda. In buona grazia delle

quali sempre mi raccomando.

Castelnovi, 29 augusti 1524.

Ho preso informazione, e intendo che col detto Matteo era un detto il

Moro del Pazaglia, Luchino di Paolo d'Ochi e un detto Coietto, e altri,

di chi non so il nome.

CLV

AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA

Lettere di Lodovico Ariosto Con prefazione storico-critica, documenti e note · 第 23 / 32 段