_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi_. Lo esibitore di

questa è un povero uomo, il quale fu condotto da uno lombardo ad andare

a caricare certe castagne che erano a Massa, qui di mia giurisdizione,

per portarle in Lombardia; ed esso povero uomo avendo tolti li asini

in presto, e credendo che colui che lo aveva condotto avesse licenza,

lo andò a servire; e quando fu su quello di Castiglione, li fu dalla

famiglia del vicario tolto li asini e le some; e avendo allora dato

sicurtà di rapresentare detta roba, li furono restituiti li asini.

Ora la sicurtade è astretta a rapresentare li asini, come esso più

diffusamente conterà il caso suo, del quale il vicario di Castiglione è

benissimo informato, e mostra di averli compassione non meno di me; pur

si recusa chè quello che esso ha fatto non può tornare in drieto senza

grazia di V. S. Io raccomando sommamente questo poveretto a V. S., il

quale non ha al mondo cosa che sia sua, se non grave famiglia, alla

quale, affaticandosi e stentando, fa le spese al meglio che può: e da

una parte li è minacciato da colui di chi sono li asini; e dall'altra,

dal lombardo di chi erano le castagne, che è uomo di pessima sorte.

Prego V. S. che per clemenza e pietà, e attento la innocenza e povertà

di costui, e appresso per mio amore, sian contente di farli restituire

tutto quello che li è stato tolto, offerendomi anch'io, quando troverò

alcuni delli suoi sudditi in simile fallo, d'averli per amore di V. S.

misericordia: in buona grazia delle quali mi raccomando.

Castelnovi, 12 ianuarii 1524.

CXXIV[281]

AL DUCA DI FERRARA

Ill. ed Ecc. Signor mio. Ho visto quanto V. Ecc. mi commette _circa la

lettera per_ la quale a' dì passati ella m'avea dato autorità di poter

_far accordi_ e composizioni, acciò che questi sudditi fuggissino li

dispendi _della giustizia_, e che s'io l'ho fatta registrare ch'io la

cancelli... _Se V. Ecc. ha_ volontà che questa lettera si cancelli di

su il registro, lo può _ottenere, non già con mio_ biasimo, ma più

presto con mio onore, e _cioè_ differendosi a far tal cancellazione

finchè io esca di officio. _Frattanto io_ non m'interporrò in alcuna

cosa sicchè il Capitano si _lamenti_ ch'io gli turbi il suo guadagno:

poi alla mia partita, rivocando _una_ tal lettera, non si farà carico

ad alcuno, anzi io ne guadagnerò qualche _onore, mostrando_ che quella

abbia avuto in me quella fede che poi non vorrà avere ne _gli altri_:

e perchè V. Ecc. non creda che questo abbia ad essere lungo tempo, si

ricordi che a' sette giorni di febbraio prossimo saranno compiuti _due_

anni ch'io sono in questo officio,[282] il quale volentieri muterei

in un _altro_ dove io fossi più vicino a quella, quando con sua bona

grazia io potessi farlo; come sarebbe il Commissariato di Romagna, che

per qualche pratica ch'io ho pur imparata qui in Grafagnana mi darìa _a

sperare_ di far meglio quello officio ch'io non ho saputo far questo;

ed in buona grazia di V. Ecc. mi raccomando sempre.

Castelnovi, XII jan. 1524.

CXXV

AL MEDESIMO

Ill. ed Ecc. Signor mio. Se ieri avessi saputo che 'l Capitano de la

Ragione qui di Castelnovo fosse per venire a Ferrara, non mi sarei

trattenuto in lungo a scrivere a Mess. Bonaventura la mala condizione

in che si truova al presente questo paese per causa di cinque o sei

ribaldi che sono ritornati al loro solito esercizio, perchè, meglio

ch'io non lo posso scrivere, il Capitano prefato, così bene informato

come io del tutto, lo potrà riferire a bocca; e forse troverà più

credenza che non hanno fatto sin qui le mie lettere. Solo prego V. Ecc.

che per onore e utile suo e salute di questa provincia sia contenta

di ascoltarlo circa li portamenti che fa Bernardello con sèguito di

qualche altro, e come si portano quelli di Pellegrino dal Sillico,

che qui si dice c'hanno avuto la grazia da V. Ecc., e di quello che di

nuovo fa Battistino Magnano con Donatello, Ceccarello e altri assassini

publici e in che disperazione si truova questo paese, il quale estima

non essere in alcuna memoria di V. Ecc. Altro non occorre. In buona

grazia di quella mi raccomando.

Castelnovi, 21 jan. 1524.

CXXVI

AL MEDESIMO

Ill. Sig. mio. Se V. Ecc. avesse avuta una mia lettera per _la quale_

significavo che colui ch'era venuto in favor di Ser Tomaso _Micotto_

in nome della Vicarìa di Trasilico, era stato mandato da alcuni pochi

che sono con il lor potestade in liga a rubare e a scorticare il resto

de la Vicarìa, non credo che fosse stato prestato più fede a quella

lettera che falsamente era in nome di tutta quella Vicarìa, che alle

mie che non contengono mai falsità nè bugia alcuna. Io avevo data

quella lettera ad uno da _Cicerana_ il quale penso che la portò in

luogo ove fu aperta e non lasciata andar più innanzi, e credo che sia

rimasa qui in Castelnovo. Pur ritrovandosi il Capitano di Castelnovo

costì, e volendo V. Ecc. pigliare informazione che uomo sia detto

Ser Tomaso, e quanto tirannicamente e contra la volontà de li tre

quarti di quella Vicarìa occupa quello officio, esso Capitano ne potrà

dare vera informazione a quella; e se anco gli pare di far scrivere

a qualche uomo da bene particolare in questa provincia e dimandare

informazione di costui, credo che tutti riferiranno a una voce che gli

è un tristo: salvo Pierino Magnano che è suo cognato, che però se gli

è dato sacramento non lo sapria negare, e Bastiano _Coiaio che pur_

non ne diria male, parte perchè è cognato d'un suo parente, parte chè

sua natura è d'avere la protezione de li Micotti; tutto il resto si

concorderìano meco... _A me pare_ se nella elezione di questo podestade

si avesse a chiamare _un uomo per_ casa e alla presenza del Commissario

s'avesse a porre _il parere per_ ballotte, che così la cosa succederìa

senza fraude, _ma dove_ solo si ha da chiamare li sindici ed officiali

de li Comuni che lo eleggano, li poveruomini ne restano fraudati,

perchè _tutti_ questi sindici ed officiali ogn'anno si eleggono per

volontà di officiali e sindici vecchi e del podestà, sicchè averanno

Ser Tomaso: e chi tien con lui disegnato di continuare _nel_ suo

officio ha procurato che siano fatti sindici e officiali quelli che san

che saranno in suo favore, e adesso son _certi_ che non cesseran per

mezzo di parziali e per tutti gli altri _nominati_ di confermare questi

elettori nella sua intenzione; _e però se_ un uomo per casa avesse da

dare il suo parere a _ballotte_, nessuno potria essere ingannato.[283]

Esso spiera che _al tempo_ che sarà il termine del suo officio io

non abbia _ad esser qui_, e che avrò avuto il successore, e che poi

guiderà _le cose_ meglio a suo modo che non potrà fare essendoci io,

come mi è stato riferito che Bastiano Coiaio ha detto. _Non avendo a_

star qui, quando fosse con buona grazia di V. Ecc., e _trovandomi_ da

quella provveduto o d'altro officio più vicino, o di _esserle_ appresso

con conveniente condizione, io avrei di gradimento il levarmi: non di

meno, o dovendo star qui o dovendo partirmi, sempre desidererei che la

giustizia avesse _luogo_.... V. Ecc. determini quello _che le pare:_ a

me basta di essere scaricato appresso a Dio _e agli uomini_ che vedono

come le cose passano, che per me non altro si cerca che la giustizia

abbia luogo; e in buona grazia di V. Ecc. mi raccomando sempre.

Castelnovi, 23 jan. 1524.

CXXVII

AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA

_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi_. Io ringrazio V.

S. di quanto mi hanno scritto, che per mio amore sono contente che li

asini e le castagne siano rendute a questo povero uomo esibitore di

questa; ma maggiore saria l'obbligo mio, se fosse seguito lo effetto.

La ragione, perchè il vicario di Castiglione non abbia voluto rendere

le castagne, non so; nè di lui mi vo' dolere, non la sapendo: pur la

compassione che io ho a questo povero uomo, che ogni dì mi torna a

piangere dinanzi, mi sforza di nuovo raccomandarlo a V. S.; le quali

prego che, veduto il bisogno del poveretto e il poco guadagno che di

questo può risultare a chi li ritiene dette castagne, faccia che il

dono, che già m'hanno fatto, abbia esecuzione: in buona grazia delle

quali mi raccomando.

Castelnovi, 26 ianuarii 1524.

CXXVIII[284]

AL DUCA DI FERRARA

Ill. ed Ecc. Sig. mio. Se V. Ecc. non mi aiuta a difendere l'onor de

l'officio, io per me non ho forza di farlo; chè se bene io condanno

e minaccio quelli che mi disubbidiscano, e poi V. Ecc. li assolva o

determini in modo che mostri di dar più lor ragione che a me, essa

viene a dar aiuto a deprimere l'autorità del magistro.[285] Serìa

meglio, s'io non ci sono idoneo, a mandare uno che fosse più al

proposito, chè guastando tuttavia quello che bene o male io faccia

si attenuasse la maestà del Commissariato, sì come è accaduto ne la

rivocazione de la lettera già registrata, come ne l'assoluzione di

Ser Tomaso e confirmazione ch'abbia a proseguire l'officio fin al suo

termine, e altre cose che non voglio ora replicare. Se tali ignominie

si facessino a me solo, non ne farei parola, perchè V. Ecc. mi può

trattare come suo servo; ma ridondando tali incarichi più ne l'onor de

l'officio, e susseguentemente a far le persone con chi ho da praticare

più insolenti verso li lor governi, non mi par di tollerarlo senza

dolermene a V. S. — Di nuovo V. Ecc. può avere inteso, perchè n'ho

scritto a Mess. Bonaventura[286] (se quella lettera sarà però giunta

prima di questa), come quelli da le Verugole hanno prigione quel Genese

che ammazzò il conte Giovanni da S. Donnino, ed io mandai subito

subito un messo e poi li balestrieri per farlo condurre qui. Essi

ricusâro di darmelo, dicendo che n'aveano avvisato Mess. Bonaventura,

e finchè non avessino la risposta non erano per farne altro. Parendomi

che non ci fosse l'onore de l'officio, replicai con lettere che

essi lo conducessino qui, e mettessino per loro chi volessino che

intervenisseno alli esamini, ch'io non ero per farne se non quanto

volea la giustizia. Non mi hanno rescritto altro, se non che m'hanno

mandato a dire a bocca pel messo, che non me lo vogliono dare; e hanno

di più usato parole prima alli balestrieri e poi al secondo messo,

che sanno che io avevo preso denari da li Madaleni, e per questo io

non avevo fatto bruciare le lor case, e che dubitano che s'avrò questo

Genese in mano io lo lasci per danari. Se appresso all'insolenze che

per tutto il paese fanno questi di Simon prete, come V. Ecc. ne debbe

saper qualche cosa (che già non è mancato per me di darne avviso), e al

tenere di continuo banditi ne le rôcche appresso a Bernardello, ancora

V. Ecc. vuol comportare che non rendano ubbidienza al Commissario,

prego quella che mandi qui uno in mio luogo che abbia miglior stomaco

di me a patire queste ingiurie, che a me non basta la pazienza a

tollerarle. Io non so quello che V. Ecc. determini circa a Bernardello,

che non avendo pace da alcuno de' suoi nimici, de' infiniti che n'ha,

debbia stare nel paese dovunque voglia, e col favore di questi da le

Verugole avere sempre sèguito di compagnia armata, e ne' suoi bisogni

aver ricorso ne la miglior fortezza che in queste parti abbia V. Ecc.,

e tuttavia sèguiti di mettere taglie, come altre volte n'ho scritto

ed anco mandato a dire a bocca pel Capitano de la Ragione. Ma se nè a

questo, nè alli assassinamenti che fa Battistino Magnano e Donatello

e altri ribaldi, che hanno preso il campanile di Carreggine e vi

sono stati parecchi giorni dentro come in una lor fortezza, non pare

a V. Ecc. di provvedere, io non me ne debbio pigliar più cura che

essa voglia. Ma dove importa tanto smaccamento de l'onor mio, io vuo'

gridare e farne instanza, e pregare e supplicare V. Ecc. che più presto

mi chiami a Ferrara, che lasciarmi qui con vergogna: in bona grazia de

la quale mi raccomando.

Castelnovi, 30 jan. 1524.

Appresso, il messo c'ho mandato la seconda volta mi ha riferito, che

Bernardello dice c'ha preso costui come suo nimico e ad instanza d'un

grande uomo, e che non è per darmelo. Poi il prete da le Verugole ha

detto avere avuto due lettere da li officiali de' Lucchesi, sul qual

territorio l'han pigliato, che fanno instanza che sia lasciato per un

salvocondotto ch'avea questo Genese da' suoi Signori, e già cominciano

questi da le Verugole a porre in disputa se costui sia ben preso o mal

preso, come essere n'abbiano essi li giudici.

CXXIX

AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA

_Magnifici ac potentes Domini mei observandissimi._ Uno suddito di V.

S., portando certe castagne da Castiglione, quando fu su quel di Massa

di questa ducale provincia, li furono tolte, insieme con le bestie su

che le portava, da uno di Massa; e dolendosene a me, e avendo io fatto

chiamare questo da Massa, e interrogatolo, perchè avesse usata questa

violenza, mi disse, perchè il simile era stato fatto a lui a Lucca,

di certe some di sale che portava da Pisa. Io, senza volere ammettere

alcuna sua ragione, feci che subito restituì le some e le bestie al

suddito di V. S., e anco lo averei castigato, se non che molti uomini

di questa provincia insieme con lui si lamentavano, che dalli dazieri

di Lucca erano questi ducali sudditi molto male trattati, e nel sale

e ne l'altre mercanzie, che li passaggi erano loro proibiti, e anche

il pagamento delle gabelle accresciuto più del dovere, e che da V.

S. non potevano avere ragione, ed era forza che molti facesseno come

avea fatto questo da Massa, di rivalersi dove potevano, e che già

per questo erano ricorsi all'illustrissimo signor Duca nostro, e che

avevano portato una lettera direttiva a V. S. Io li confortai dunque,

poi che avevano questa lettera, che la mandassino per uomo a posta,

e che intendessino il parere di V. S.; che credevo che tal violenze,

di che essi si lamentano, non erano di loro volontà, ed ero certo che

quelle non erano per comportare alcuna ingiustizia; e così il messo si

manda con lettere ducali con speranza di ottenere da V. S. ogni cosa

licita e onesta; le quali appresso prego che siano contente di fare

restituire il suo sale a questo da Massa: in buona grazia delle quali

mi raccomando.

Castelnovi, 18 februarii 1524.

CXXX

AI MEDESIMI

_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._ Ancora che mia

natura sia di non intercedere per alcuni delinquenti, non di meno

essendo io pregato da molti amici, ed essendo anche l'uomo per chi si

prega suddito per origine dell'illustrissimo signore mio, sono sforzato

a pregare quelle, si voglino degnare per amor mio, e per la osservanza

che io loro porto, di rimettere e perdonare la condennazione fatta

ad uno Geminiano di Cristoforo da Ricovolto, abitante al presente

in Coreglia, per avere esso estratto castagne e farina di detto loco

contro li divieti di V. S.: e tanto più mi induco a pregare quelle,

perchè esso Geminiano mi dice avere fallato per esempio di molti altri

che hanno fatto il simile, e se avesse creduto di fare dispiacere a V.

S., non saria incorso in tal fallo, ma più presto averia fatto, come

è solito, che avria portato vittuaglia in detto loco. Prego quelle

adunque si degnino avere raccomandato detto Geminiano: in buona grazia

delle quali sempre mi raccomando.

Castelnovi, 27 februarii 1424.

CXXXI

AL DUCA DI FERRARA

Ill. ed Ecc. Circa quanto V. Ecc. per ricuperazione de l'onor mio

ha determinato che s'abbia a far quando sarà tempo di confirmare o

di eleggere di nuovo il potestà di Trasilico, io ne resto molto ben

contento e satisfatto da quella, alla quale rendo infinite grazie,

così di questo, come anco di aver commesso che Genese mi sia dato ne le

mani, il quale prima che le lettere di V. Ecc. sien giunte io l'avevo

avuto, e così l'ho nel fondo de la torre con li ferri a' piedi, nè temo

che mi sia tolto perchè non mi fidarò a compiacenza d'uomo del mondo

alleggerirgli la prigione, come io feci al Moro dal Sillico. Domani

fo pensiero di cominciare ad esaminarlo, chè qui è rimaso luogotenente

della _Ragione_ un Mess. Achille Granduccio di questa terra, il quale

già fu giudice al Maleficio a Ferrara, che serà ottimo _per tale_

officio perchè c'è pratico e uomo da bene, e _tratto le cose_ tuttavia

con lui. Se poi V. Ecc. vorrà mandare il Commissario del Frignano o

altri, il potrà fare: ma non accade _perchè_ Genese è già condennato

la vita per la morte del conte Giovanni, che Mess. Ludovico Albinello

allora Capitano _lo ebbe_ condennato, e la condennagione appare

sul libro de' Maleficî, sì che non accade a darne altra sentenza, e

quand'anco _occorresse_, questo Mess. Achille si offerisce di far il

bisogno. Il Commissario di Frignano non potria venir qui senza spesa

di questa provincia, e questi uomini fuggono le spese più che ponno.

Se a V. Ecc. pare che facciamo la cosa da noi o pur si aspetti altro

mandato, quella faccia _il voler suo_.

Se contra Simon prete io avessi scritto alquanto gagliardamente, tratto

un poco dal sdegno che mi negassino di dar questo prigione, io mi

emendo, e non voglio dar la colpa a Simone, perchè so che sua intenzion

era di darmelo subito che io lo richiedetti, ed anco gli altri suoi

figlioli c'hanno più senno erano del medesimo parere; ma solo il prete,

il quale ha assai de l'arrogante, e si tien troppo savio, vietava

insieme con Bernardello e altri simili a lui, che non mi fusse dato.

Quando ho mandato a tôrre il prigione, Bernardello _assieme_ col prete

erano andati non so dove. Simone _mi aveva_ mandato a dire ch'io lo

mandassi a tôrre, e _poi facendomi molte_ scuse e domandandomi cento

perdonanze _lo consegnò_ alli balestrieri. Serà ben fatto, a mio

_parere ed anco_ di Simone, a non lasciare che Bernardello _entri per

qualche_ tempo in quelle rôcche, perchè è con troppo dispiacere _di

tutto il_ paese ch'un scellerato come quello abbia _ad abitarvi_. E

se per avere già morto Bertagna e... merita qualche grazia, secondo

le gride _che furono_ fatte, s'intende però (siccome anco _fu da

me_ publicato) ch'abbia grazia avendo le paci dalli _suoi nemici, e_

intanto si può contentare d'un salvo condotto, ma non che debbia andare

per tutta la provincia a suo modo.

Circa gli altri banditi, sono stati (come il Capitano ne ha riferito

a V. Ecc.) un gran pezzo a Cicerana e _poscia_ a Carreggine, e stati

qualche giorno qui fortificati nel campanile de la chiesa, poi sono

ritornati a San Romano, ove stanno il più del tempo in la canonica

di quella chiesa, la quale _serve a ricetto_ di Pierino Magnano: e

quando li balestrieri sono iti a tôrre questo prigione, dicono d'averli

veduti da lontano che erano circa diciotto, e mai non vanno in meno

di XV, e sempre dove vanno si riducono alle chiese, e qui, da chi per

amicizia, da chi per paura, si fanno portare mangiare assiduamente

da gli uomini de la terra, e per questo io non posso condennare nè li

Comuni, nè li uomini particolari, chè non si può provare che altrove

abbiano recapito che da li preti, contra li quali io non ho autorità;

e già l'ho domandata alli Vescovi di Lucca e di Sarzana, e non me

l'hanno voluta dare. Io non veggo modo alcuno da farli dar ne la rete,

perchè li nostri balestrieri non sono atti affrontarli per sè. Chi

domandasse soccorso a' Lucchesi e Fiorentini, non credo che mandassino

lor bargelli fin qui _per esser_ troppo discosti, e quand'anco li

mandassino, non _potrebbero_ mandarli tanto secretamente che li banditi

non fossero _avvertiti, sicchè_ avriano tempo di levarsi; nè uomini

del paese mai _crederei di poter_ mandare che non fusson di fazione; e

qui tutte queste _famiglie_ hanno uno ordine, che come una fazione _si

muove_, subito quelli de la diversa parte avvisano li lor _seguaci_ in

l'altre terre. Circa questo già son parecchi dì che il Commissario di

Barga è meco in pratica ch'io lo tenga avvisato dove questo Donatello

e Battistino e li compagni si riducono, e che quando mi manderà un uomo

il quale già io conosco ed è de la fazione contraria di questi ribaldi,

ch'io mandi _subito_ li balestrieri, perchè avrà in ordine parecchi

uomini _da prendere_ li assassini. Io non ho mancato di far sempre

il debito, ma non siamo mai venuti a concluderlo, _chè le notizie

di ogni mossa si spargono_ subito in questa terra, e di qui volano

dove poi bisogna. Se questi balestrieri fussino dieci o dodici fanti,

sicchè senza richiedere uomo del paese io potessi porne venticinque

insieme, il Capitano de li balestrieri mi dice che anderia per tutto,

e non lasceria fermare questi tristi in luogo alcuno. E avendo questo

braccio, bisogneria un'altra cosa a mio giudicio: che il detto Capitano

avesse commissione da V. Ecc. che tutti quelli luoghi dove trovasse

che banditi fussino allogati, _e tanto se_ ci fussino o non ci fussino

li banditi allora dentro, cacciasse subito il fuoco, e massime in le

canoniche de le chiese, e mostrasse il Capitano farlo come da sè. Io

son stato più volte in animo di far bruciar questa canonica _di S.

Romano_, che non è mai sì povera che non abbia qualche bandito, e già

due o tre volte v'ho mandato li balestrieri _senza prenderne_ alcuno,

chè quando sono intrati dentro hanno trovato _essere_ il letto caldo,

e non è possibile che 'l bandito _non vi fosse allora;_ pur tutta la

terra è stata unanime _a negare di averlo_ veduto. Questo San Romano

è luogo alto, chè _uomini non_ vi ponno ire che non sieno veduti. Io,

come _ho detto, avrei voluto_ comandar che brugino quella canonica, poi

ho _avuto timore_ che quel Mess. Nicolò che è sollicitatore a Roma non

_soffra_ qualche fastidio in Roma: ma se V. Ecc. comanda al Capitano

quanto ho detto, saria un'opera santa; e far _altrettanto_ al prete da

Sillano, a quel da Ogno, da Cicerana, da _Carreggine_, e finalmente a

quante chiese sono in questo paese; chè tutte, parte perchè li preti

voglion così, parte perchè non ponno fare altrimenti, _servono a_

ricetto di banditi.

Poi che V. Ecc. mi scrive che 'l Commissario di Frignano è per venire

prima a Ferrara che possa venir qui, io differirò di mandargli la

lettera a lui direttiva,[287] finchè da V. Ecc. avrò altro avviso.

Circa al salvocondotto che questo Genese diceva avere da' Signori

Lucchesi, ho già provvisto sicchè non mi potrà ostare; nè per quanto

intendo li Signori Lucchesi l'avevano fatto, ma l'officiale del luogo

dove fu preso, il quale avrà pazienza.

Giorni sono V. Ecc. per un'altra sua mi commise ch'io comandassi a

Porfirio e Polinoro da Vallico di venire a trovare V. Ecc., e così

mandai subito li comandamenti al Potestà _di qui_ che li mandasse a

Vallico, ed oggi m'ha riferito _di averlo fatto_, e che Porfirio l'ha

avuto in persona, quell'altro, _cioè Polinoro_, l'ha avuto alla casa.

S'altro avrò da _aggiugnere_ a V. Ecc., lo farò per altre lettere,

che questa è lunga _anche troppo:_ in bona grazia de la quale mi

raccomando.

Castelnovi, VIII martii MDXXIV.

CXXXII

AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA

_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi_. Li esibitori di

questa sono poveri uomini di questa ducale provincia, li quali, per

la gran carestia che è in questo paese, erano iti al Borgo, e avevano

comprato tre some di farina di castagne; e, o fusse per ignoranza o

per avanzarsi li denari della bolletta, caricaro le some senza altra

licenza, e quando furo su quel di Gallicano s'incontraro per lor

disgrazia nel Vicario, che loro levò la farina e le bestie; al quale

caso, se V. S. per lor solita clemenza non hanno misericordia, li

poveri uomini rimarranno disfatti e moriranno di fame. Io, astretto da'

lor preghi e da compassione che ho alla povertade, scrivo questa a V.

S., siccome a quelle nelle quali ho fiducia che non mi siano per negare

alcuna grazia ch'io loro dimandi, e che appresso conosco clementissime

e di pietade piene; così le prego che abbino questi poveretti per

raccomandati, e siano contente di donare e fare loro elemosina di

questo, che per avere disubbidito alli ordini di V. S. debitamente

arebbeno perduto: in buona grazia delle quali medesime mi raccomando.

Castelnovi, 17 martii 1524.

CXXXIII

AI MEDESIMI

_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._ Perchè noi siamo

per fare la fiera qui a Castelnuovo, e pure si va ragionando che in

qualche loco verso Roma e per le maremme è sospetto di peste, e perchè

mi rendo certo che V. S. ne siano informatissime, le prego che siano

contente di avvisarmi come passano le cose, e da che luochi si avemo

a guardare; e quando la cosa fusse pericolosa, seranno pregate di far

fare una grida, che nessuno, che venga senza bolletta e fede della

sanità, serà accettato a Castelnuovo: e con buona grazia di V. S. mi

raccomando. Castelnovi, 28 martii 1524.

CXXXIV

AI MEDESIMI

_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._ V. S. Intenderanno

dalli esibitori di questa, suoi sudditi, quanto si sia eseguito in

quello che V. S. mi hanno domandato. Il prigione è al piacere di

quelle: in buona grazia delle quali mi raccomando.

Castelnovi, ultimo martii 1524.

CXXXV

AL VICARIO DI GALLICANO

Lettere di Lodovico Ariosto Con prefazione storico-critica, documenti e note · 第 21 / 32 段