pregato ch'io lo ricomandi a V. S., che, come quelle ponno sapere, ha
costì avuto dal potestate una sentenza in suo favore, ma pare che la
esecuzione di quella non possa fare venire a capo circa alle spese
della lite; e perchè, dove mi è occorso poterlo fare con giustizia,
sono stato sempre favorevole alli sudditi di V. S., per quello tanto
più arditamente domando il cambio da quelle: e così le prego, prima per
la giustizia, la quale per sè debbe essere anteposta a tutti li altri
rispetti, e poi per amor mio, per inanimarmi a proseguire di bene in
meglio in fare piacere alti sudditi di V. S., che mi occorreno, che
siano contente di non patire che più lungamente questo uomo si consumi
su l'ostaria, ma farli dare quella più presta espedizione merita la
ragione che ha dal canto suo. E a V. S. in maggiore cosa di quella
mi offero paratissimo: in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, primo octobris 1523.
CVI
AI MEDESIMI
_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._ L'esibitore di
questa è uno nostro da Vergemoli, al quale fu consegnato per dote un
poco di selva su quello di Castiglione, e già 4 o 5 anni l'ha côlta:
ora li è proibita dal magnifico vicario di V. S., sì come a forestiero,
perchè forsi non vuole che il frutto vada fuori del dominio di quelle.
Ora avendo io compassione al povero uomo, e parendomi che li sudditi
del mio illustrissimo signore siano anco di V. S., e che _hinc pro
inde_ debbino indifferentemente essere trattati, lo raccomando a
quelle, che sieno contente di non lo lasciare molestare; perchè anch'io
sono per fare il medesimo alli sudditi di quelle, che so che hanno e
selve e altre intrate da ricogliere in questa ducale provincia: e in
buona grazia di V. S. mi raccomando.
Castelnovi, 7 octobris 1523.
CVII
AI MEDESIMI
_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._ Lo esibitore
di questa viene a V. S. per espedire la cosa di Belgrado. E perchè
pare che alla liberazione sua resti l'avere la pace da alcuni che si
chiamano offesi da lui, io prego V. S. che si degnino di mandare per
questi tali; perchè quelle con una parola saranno più atte a fare
che la pace segua, che li parenti di Belgrado con ciò che ponno fare.
Io testifico a V. S. che la liberazione di lui sarà tanto grata allo
illustrissimo signor mio, quanto cosa che al presente potesse avere da
quelle, e altrettanto molesta, quando veda che sia menata in lungo; e
io in particolare la accumulerò appresso l'altre obligazioni, ch'io ho
da V. S.: in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 8 octobris 1523.
CVIII
AI MEDESIMI
_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._ Io ringrazio V. S.
di quanto a' miei preghi hanno concesso a quello nostro da Vergemoli
che possa cogliere le sue castagne; ho anco speranza che quando saranno
secche e serà per estraerle non li faranno peggio ch'io sia per fare
alli sudditi di quelle; ora perchè nel medesimo caso sono molti nostri
che hanno similmente selve nel dominio di V. S., li quali mi daranno
molto da fare se particolarmente avrò da scrivere per ciascuno; prego
V. S. che siano contente di fare una commissione generale a tutti
li suoi officiali, che li nostri che hanno selve nelle giurisdizioni
loro le possino cogliere senza alcuno impedimento, ma non estraerle
senza nuova concessione, che anch'io farò dal canto mio il simile,
chè altramente le castagne andarebbeno a male, non essendo chi le
cogliesse, e sarebbe dannoso a molti e non utile ad alcuno. E in buona
grazia di V. S. sempre mi raccomando.
Castelnovi, 12 octobris 1523.
CIX
AI MEDESIMI
_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._ Io ringrazio V.
S. della provvisione fatta circa che li nostri possino côrre le loro
castagne nel dominio di V. S., e io anco farò il simile dal canto mio.
Circa a quel Belgrado, io avviserò il signore mio di quello che si è
fatto e di quanto V. S. mi scriveno. Appresso, lo esibitore di questa
è uno lombardo suddito dell'illustrissimo signore mio, il quale ha
una selva su questo di Castelnuovo, e aveva côlte certe poche castagne
insieme con alcuni altri, e sopra 3 asini le portavano verso casa loro,
e su quello di Castiglione insieme con li asini sono loro state levate
per commissione di quello vicario. Quasi tutto in un tempo io feci fare
qui il divieto che nessuno potesse portar fuora di questa provincia
castagne, e appresso, ricercato dal detto vicario di Castiglione,
insieme con sua Eccellenza sono convenuto, che trovando portare fuora
di questa provincia castagne che ancorchè dicano averle tolte in questa
ducale provincia, e che siano senza mia bulletta, che le toglia,
che saranno ben tolte; ma perchè prima che io avessi fatto questa
convenzione con il detto vicario, già questi poveri uomini, non sapendo
essere qui di questo alcuno divieto, avevano levate quelle castagne,
e appresso, per essere venuti di nuovo sotto la ubidienza del signore
mio, e per questo credendo di poter condurre via roba come piacesse
loro, sono caduti in questo errore, il quale appresso di me par che
meriti perdono; pertanto io ne ho scritto al detto vicario e pregatolo
che restituisca le robe e le bestie. Sua Eccellenza mi ha risposto
avere scritto questo caso a V. S., e aspettarne risposta: mi è parso
di scrivere anch'io per non tenere questi uomini in tempo; e così prego
V. S. che scrivino al detto vicario che renda queste robe, attento che
sono state tolte prima della convenzione fatta fra noi, e non importano
alcuno danno al paese di V. S., perchè sono robe di questa provincia; e
in buona grazia di V. S. mi raccomando.
Castelnovi, 17 octobris 1523.
CX
AI MEDESIMI
_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._ L'avere io scritto
più volte a V. S. e da quelle avuto risposta, e l'essere rimaso in
buona e ferma conclusione e stabilimento di quanto s'abbia a seguire,
ora mi fa star sospeso d'onde proceda che di nuovo siano impediti
li passaggi de' sali ad Acconcio, officiale sopra questi per il
mio illustrissimo signore, e che li sia bisogno mandare di nuovo a
querelarsi a V. S., e a me di scrivere in suo favore. Sia processo
d'onde si voglia, prego quelle che siano contente di commettere alli
suoi doganieri, di modo che ogni giorno non ci impediscano li sali,
e non diano questo incomodo a questi ducali sudditi; chè quando sia
sospizione che Acconcio sia per lasciare parte di questi sali nel
dominio di V. S., e usare alcuna fraude a danno delle intrate di
quelle, esso si offerisce di dare pagatore di 500 e mille ducati costì
in Lucca, e cauteggiare in modo V. S. che saranno sicure che grano non
ne resterà nel suo dominio: in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 19 octobris 1523.
Acconcio scrive, e mandasi uomo a posta per parlare più diffusamente
circa questa materia: prego V. S. che lo espedischino bene e di modo
che sempre non si abbi a ritornare da capo, e che per questo non si dia
molestia allo illustrissimo signore mio.
CXI
AI MEDESIMI
_Magnifici ac potentes Domini mei observandissimi_. M. Giovanni
Battista esibitore di questa, per il quale molte altre volte ho
scritto a V. S., pure si duole che quantunque sia stato giudicato che
la ragione sia dal canto suo, non ne può avere la esecuzione circa le
spese; e a me ricorre come a quello che li pare che sia mio officio di
avere in protezione lui e li altri sudditi dello illustrissimo signor
mio. Per questo di nuovo scrivo a V. S., e le prego che non comportino
che li favori di alcuni particolari possino più che la giustizia, e non
mi diano esempio che anche io per favorire li miei, quando accada, usi
questi modi verso li sudditi di V. S.; perchè dove la ragione vada di
pari non sono per mancarvi, quando anco si abbi ad avere più rispetto
alli sudditi che a quelle; forse farò secondo me ne sarà dato la norma,
pur mi confido che V. S. non mancheranno nè patiranno che la giustizia
non abbi il loco suo. Appresso io feci intendere ad Acconcio quello che
V. S. mi rispuoseno; esso si offerisce di dare a quelle la cauzione
che sia onesta, costì in Lucca; ora ripeto che le mi significhino di
quanta somma vogliano che sia la pagarìa; in buona grazia delle quali
mi raccomando.
Castelnovi, 28 octobris 1523.
CXII
AI MEDESIMI
_Magnifici ac potentes Domini mei observandissimi_. V. S. averanno
inteso lo assassinamento che fu fatto a Santo Peregrino a quelli
figliuoli e nepoti di maestro Andrea da Santo Donnino, suoi cittadini.
E perchè ho informazione che uno di questi ribaldi detto Donatello da
Sommocolognora, il quale non pure quella, ma molte altre ne ha fatte di
simile sorte, ora per essere di nuovo bandito dal dominio de' signori
Fiorentini si riduce a Cicerana, e non si potrebbe ire in fallo ch'ivi
si troverebbe, mi è parso di darne a V. S. avviso, acciò quelle,
parendoli, mandassino secretamente il suo bargello a Fiattone, il quale
è loco molto presso a questa Cicerana; e come il bargello fusse mosso,
mi mandasseno innanzi lo avviso, che da un'altra via manderei li miei
balestrieri, acciò che tutti a uno tempo, cioè di notte, giungessino
a Cicerana, che facilmente potrebbe essere che costui e delli altri
ribaldi si piglierebbeno quivi, che sarebbe la salute di queste terre
e di V. S., e del mio illustrissimo signore. Se anco quelle per la via
di Fiattone o di Monte Perpori, e altri loro loci vicini a Cicerana
potessino fare andare qualche spia, sì che questi latroni si potessino
fare cadere ne la rete, sarebbe opra laudevile. Io non cesserò dal
canto mio di fare il simile e avvisarne V. S.; in buona grazia delle
quali mi raccomando.
Castelnovi, 3 novembris 1523.
CXIII
AI MEDESIMI
_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi_. Già molti dì sono
che uno Tomeo da Valico di sotto rubò uno mulo ad uno suo zio; e avendo
io processo contra di lui, per essere figliuolo di famiglia, non è
mai comparito nè stato in loco dove io li abbi avuto potestade sopra.
E perchè il povero uomo al quale è stato fatto il danno, il quale è
suo zio, ne riceve grandissimo detrimento, e ne potria uscire qualche
scandolo, chè li figliuoli di questo a chi è stato rubato potriano
offendere o il padre o li fratelli di questo tristo; io, per vietare
questo scandalo e per provvedere alla indennità di questo povero uomo,
volentieri averei il prefato Tomeo in le mani. E perchè intendo si
riduce al Borgo, prego V. S. che commettino a quel suo vicario, che
essendoli mostrato lo ritenga a mia instanza, e mandando io per lui, me
lo dia nelle mani, perchè è bandito di questa provincia, e secondo li
capitoli nostri con V. S. non ponno negare questa grazia; alle quali mi
raccomando.
Castelnovi, 6 novembris 1523.
CXIV
AL DUCA DI FERRARA
_in Castris Herberiae._[273]
Ill. ed Ecc. Sig. mio. Subito ch'io ebbi una di V. S. data a' dieci
di questo, la quale mi fu portata per un di Frignano a' XVI, subito
mandai una persona di qui assai destra a Pescia e indi a Pistoia, e
per altra via ho cercato ed ho avuto avviso da Pisa e da Pietrasanta,
e per un'altra da Barga, e non trovo che in alcuno di questi luoghi
si faccia o s'intenda ch'in altra terra di fiorentini si faccia gente
d'alcuna sorte. Solo passando di qui un fante di questo paese cercava
di comprare certi scoppietti: gli fu domandato che ne voleva fare:
rispose che Polinoro da Vallico, uomo pur suddito di V. Ecc., aveva
commissione da uno che guarda la porta di Pietrasanta di fare 150
fanti, con li quali aveva a passare in Lombardia per la via di Fornovo
per entrare in un castello di non so che gentiluomo; ma non sapeva
esprimere il nome nè il loco: pur non ho poi sentito altro, e credo
che anco questa sia una fola. È ben vero che questo Polinoro è molto
del conte Guido Rangone,[274] ed è stato molto tempo con lui soldato
in Modana e altrove. Io avrei mandato per lui, ma non si lascia trovare
per essere molto fitto di debiti in questa terra. Se pare a V. Ecc. che
s'abbia a rinnovar la grida che nessuno possa ire al soldo fuore, me
ne dia avviso: io la feci bene a' dì passati ancora ch'io non n'avessi
commissione. Li esibitori di questa seranno il Moro dal Sillico e li
altri fratelli de li quali a' dì passati V. Ecc. mi scrisse che io
facessi che venisseno in campo, che darebbe lor soldo. Si escusano se
fin qui hanno differita la loro venuta: è stato per povertà e non avere
avuto il modo di levarsi; il che molto ben ho lor creduto perchè so che
sono poveri. Ora che hanno colte certe loro castagne, che è quella poca
facultà che hanno, vengono. Se V. Ecc. darà lor recapito, credo che ne
avrà buon servizio, perchè credo che sieno valenti e fidelissimi a chi
servono. Altro non occorre: in buona grazia di V. Ecc. mi raccomando
sempre.
Castelnovi, XX novembris 1523.
Io feci che Pierino Magnano scrisse a Pistoia ad un suo amico fingendo
che aveva sentito che vi si dava danari, il che essendo vero voleva
mandare certi suoi amici a pigliarne. Questa è la risposta ch'io mando
qui inclusa.
CXV
AL MEDESIMO
_in Castris Herberiae._
Ill. ed Ecc. Sig. mio. Io ebbi una di V. Ecc. dì 3 di novembre, non
ieri, l'altro[275] che n'avâmo 21. Il portatore fu un prete che mi
disse averla avuta da uno da Sillano, che diceva averla avuta da un
altro, la quale era in risposta di molte mie. Replicare non mi accade
altro, se non circa quelli assassini che praticavano a San Pellegrino,
che se io per me fossi sufficiente a farli pigliare, non domanderei a
V. Ecc. aiuto; ma li balestrieri ch'io ho qui non sono atti a farlo,
chè li assassini prima sono più di loro, poi quando li balestrieri si
partono di Castelnovo, come altre volte ho scritto, li avvisi corrono
subito intorno, e sempre vanno indarno. Questo Donatello e Ceccarello,
capi di questi ribaldi, al presente sono stati di novo banditi dal
Commissario di Barga e molto perseguitati da lui. Lui ha scritto a
me, ed io a lui per averli ne le mani: non so come la cosa succederà.
Si eran ridotti a Cicerana, terra di V. Sig.ia qui presso a 4 miglia,
e qui stavan sicuri perchè v'avevan le spalle di questi figlioli di
Pellegrino dal Sillico e altri banditi che tuttavia stanno in quel
loco. Ora che li figlioli di Pellegrino erano per venire a trovare V.
Ecc., che non so se saranno venuti, rimarranno disarmati de le migliori
difese che avevano, e forse quello che non si è potuto far sin qui,
ora si potrà fare. Ma quando anco fosseno stati sì arditi che fusseno
venuti in compagnia loro a trovar V. Ecc., quella potrà fare quello che
le parrà il meglio. Dicole bene che ha una bella occasione di purgare
questo paese di molte male erbe, chè credo che anco quel Battistino
Magnano, che appresso a Bernardello è il maggior assassino che avesse
questo paese, si trovi al soldo di V. Ecc., o se non v'è al presente
è stato male a lasciarlo partire, chè pur intesi che v'era. E ben vero
che questo paese resta ancora senza questi con qualche bandito, ma non
sono assassini come questi altri.
Circa a quelli di Pier Madalena, poco più gioverà loro il lor
clericato, perchè furon banditi la forca e confiscati li lor beni,
come n'ho scritto diffusamente a Mess. Bonaventura.[276] Io scrissi al
Commissario di Fivizzano per avere Gian Madalena che allora era in quel
loco, e mai non me n'ha dato risposta. Adesso non so dove sia, ma me ne
informerò più certo, e ne avviserò V. Ecc.
Appresso mi venne una lettera da Lucca che mi avvisava come Medici era
creato papa;[277] la qual nuova come si udì da questi di Castelnovo,
parve che a tutti fosse tagliata la testa, e ne sono entrati in
tanta paura, che fûro alcuni che mi volean persuadere che quella sera
medesima io facessi far le guardie alla terra; e chi pensa di vendere,
e chi di fuggir le sue robe. Io mi sforzo di confortarli, e dico lor
ch'io so che stretta amicizia è tra V. Ecc. e Medici, e che non hanno
da sperar se non bene. Mi è parso di darne a V. Ecc. avviso, acciò che
se quella ha qualche cosa con la quale io possa lor dar buono animo, si
degni di significarmela, e se non l'ha, almeno di fingerla. Altro non
occorre. In buona grazia di quella mi raccomando.
Castelnovi, 23 novembris 1523.
CXVI
AL MEDESIMO
Ill. ed Ecc. Signor mio. Mentre io andavo investigando come informarmi
di certo dove si trovasse Gian Madalena per avvisarne V. Ecc.,
secondo che Ella per la sua dì 3 di questo mi avea commesso, mi è
stato riferito come ier sera, che fu lunedì, giunsero a S. Donnino,
cioè Giovan Madalena e li fratelli Olivo e Nicolao da Pontecchio e
quell'altro che intervenne all'omicidio del conte Carlo, detto il
Sartarello, e Genese, il quale già ammazzò il conte Giovanni, e altri
che sono circa a 14, e così vi si ritrovano al presente. Li balestrieri
non sariano atti non che a pigliarli, ma nè ad affrontare,[278] massime
in quel loco, dove sono in le case che pretendono che siano loro, e in
quel Comune dove sono più favoriti che non v'erano quelli poveri Conti.
V. Ecc. si degnerà avvisarmi quanto le parrà ch'io faccia o possa fare:
in bona grazia de la quale mi raccomando. Castelnovi, 24 novembris
1523.
CXVII[279]
A MESSER BONAVENTURA PISTOFILO[280]
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Questo Coiaio, del quale
ho scritto, sta pur in questa terra e si lascia vedere, e dubito che
domani che è il giorno del mercato si farà vedere su la piazza. Io non
posso pensare che questa presunzione venga da altro che sia qualche
trama, che se li balestrieri si movano per ire a pigliarlo, di far lor
danno e vergogna, e dar forse principio a qualche ordine già tramato
con Barghesani. In fin ch'io non ho avviso da voi, son per serrar gli
occhi, chè credendo di far bene, non vorrei far male. Quando il Sig.
nostro avesse buona intelligenza col papa novo e con Fiorentini, e
non dubitassi di cose nove, saria di far di due effetti uno: o mandar
qui fin a XXV fanti, o scrivermi ch'io comandassi Bastiano suo zio e
tutti li Coiai, cioè Nicolao, Bartolomeo e Fantino e Bernardino tutti
fratelli di Franceschino, dinanzi a Sua Ecc., sotto quella pena che
gli paresse, perchè in casa loro si riduce e si è ridotto altre volte.
Le alligate mandavo per uno da Molazzana, ma è ritornato indrieto con
le lettere, perchè dice tra via avere inteso che 'l Sig. nostro si è
partito da Reggio e va verso Milano. Per questo io mando questo messo
a posta che vi venga a ritrovar dove voi siate. A V. Magn. e a Mess.
Obizzo ed alli amici mi raccomando.
Castelnovi, 26 novembris 1523. LUD. ARIOSTUS.
Scrivendo il Sig. ch'io comandi costoro a Ferrara, vi prego facciate
che non paia a mia instanza, ma sì bene ch'io abbia avvisato che questo
Franceschino sia stato qui.
Fuori — _Al Magn.o mio hon.o Mess. Bonaventura Pistofilo ducale
Secretario ecc._
CXVIII
AL DUCA DI FERRARA
Ill. ed Ecc. Signor mio. Oggi uno mandato da gli uomini di Meschioso
mi ha dato una lettera di V. Ecc., per la quale mi commette ch'io
lasci a quelli uomini cavare di questa provincia tutte le castagne che
hanno côlte ne le selve lor proprie o in quelle che hanno condotte ad
affitto. Prima ch'io abbia dato lor licenza, ho voluto avvisare V. Ecc.
che questa provincia si truova in gran carestia, chè ora il frumento
si vende 20 bolognini il staiolo, assai minore del nostro staro di
Ferrara, e le castagne, perchè ne sono state pochissime, sono in più
prezzo che sieno ancora state poi ch'io son qui. E già son fatti cinque
o sei mercati, che in tutto non è comparso più ch'un sacco di grano.
Intorno intorno tutte le tratte son serrate, che da nessun luogo ne
può venir granello. Di Lombardia, che forse ne potria venire, non ne
compare se non pochissimo; nè anco ce ne verrìa, se non fosse ch'io ho
fatto un ordine, che chi porta uno staro di frumento o d'altro grano,
può portar fuori due di castagne. Se V. Ecc., inteso che abbia questo
ch'io scrivo, sarà pur di volontà ch'io lasci portar fuori le castagne
a tutti li sudditi lombardi suoi, io la ubbidirò, ma questa provincia
si affamarà di modo che di questo avrà poco obbligo a V. Ecc. Queste
proibizioni c'ho fatte sono a mio danno; ma ho preposto l'utile comune
al mio, perchè per ordine antico li Commissari pigliano tre quattrini
di ogni soma di roba da mangiare che va fuori. V. Ecc. comandi, alla
quale mi raccomando.
Castelnovi, 26 novembris 1523.
CXIX
AL MEDESIMO
Ill. ed Ecc. Signor mio. Perchè a' dì passati V. Ecc. mi commise che
s'io sentivo che di qua si facesse movimento alcuno io gli dessi
avviso, ora gli fo intendere come le genti d'arme de' Fiorentini
si raccolgono a Pisa, cioè genti a cavallo, e si sono cominciate ad
inviare a pezzo a pezzo. A Pietra Santa ne alloggiaron certi pochi, e
dicevano quelli, che aspettavano cinquecento cavalli per dirizzarsi
alla volta di Lombardia. Non m'ha saputo dir colui che ha portato
l'avviso, se siano uomini d'arme o cavalleggieri, se non che erano
tutti coperti a ferro. Bastiano Coiaio m'ha detto questa mattina che
anco a Pisa si dà denari a' fanti. Manderò oggi persona a posta ad
informarmi meglio: intanto ho voluto mandare questo messo, sì perchè
porti questo avviso, sì anco perchè desidero risposta di molte lettere
che a' dì passati scrissi. Avevo mandato un altro, ma non è stato
ardito di passar Reggio, e mi ha riferito che le strade son rotte, e
che ha mandate le lettere per via di Mess. Ieronimo Nasello. In buona
grazia di V. S. mi raccomando.
Castelnovi, 8 decembris 1523.
CXX
AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA
Magnifici e potenti miei signori osservandissimi. Avendo il vicario di
Gallicano ricercatomi ch'io facci pigliare a sua instanza uno Agostino
di Piero Andrea da Verni, l'ho fatto pigliare e l'ho nelle forze mie ad
ogni riquisizione di V. S.; con speranza che abbino a fare il medesimo,
quando alcuni delli banditi di questa provincia ducale vengano nel suo
dominio. Poi ch'io l'ho fatto pigliare, li uomini nostri del comune di
Carreggine mi hanno fatto gran querela di questa cattura, dolendosi
ch'essi lo avevano fatto venire per condurre una certa pace nel loro
comune, e esso era venuto sicuramente non sapendo della convenzione
e capitoli che sono fra V. S. e lo illustrissimo signor mio, e per
questo mi facevano instanza ch'io lo lasciassi; e vedendo ultimamente
che senza volontà di V. S. io non sono per lasciarlo, mi hanno pregato
ch'io scriva a quelle in suo favore, e ch'io lo raccomandi. Quello
ch'importi il suo caso io non so; io vorrei far piacere ad ogni uno,
ma non mai contra la giustizia. Quando, lasciandolo, e per questo
succedendo questa pace nel comune di Carreggine, abbi ad essere più
utile che a punirlo delli delitti che li sono imputati, prego V. S.
che siano contente che io lo lasci: quando sia anco altrimenti, quelle
faccino e disponghino come loro pare, ch'io non mi partirò dalli
comandamenti loro; in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 24 decembris 1523.
CXXI
AI MEDESIMI
_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi_. Io ho consegnato il
prigione al barigello di V. S.; quelle ne disporranno quello che a loro
piacerà; e non solo in questo, ma in ogni altra cosa, dove io crederò
di far piacere a V. S., sarò sempre prontissimo, con fiducia che quelle
abbino a fare il medesimo verso il signore mio: bene le prego che il
capitano e li balestrieri nostri che l'hanno preso e condurranno sino
al Borgo, siano raccomandati a V. S., che non faccia loro peggio che
il signore mio, che di ogni cattura di bandito vuole che il capitano
abbi 4 ducati, e li balestrieri uno ducato per uno: e perchè a questi
balestrieri è stato detto che questo prigione ha certa taglia drieto,
quando sia vero, non dubito che V. S. siano per mancare: di ogni cosa
che a me ne pervenisse ne fo un dono a V. S.; in buona grazia delle
quali mi raccomando.
Castelnovi, 27 decembris 1523.
CXXII
AI MEDESIMI
_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi_. L'esibitore di
questa, Giovanni da Santo Nastasio, è quello al quale V. S. ai miei
preghi concessero di cogliere una sua selva che ha nella vicarìa di
Castiglione; ed io mi contentai allora di questo, con speranza di fare
che poi permutasse le castagne côlte con qualcuno de' sudditi di V. S.,
che similmente avesseno selve in questa ducale provincia; ma li sudditi
di V. S. sono stati più cauti, che hanno estratto, non so come, le loro
castagne senza che io sia stato richiesto a dare loro licenza, o che
io abbi saputo; nè questo povero uomo è per avere le sue castagne per
permutazioni, ma bisogna che le ottenga di grazia; e per questo io lo
recomando a V. S., e le prego che esso (non ostante alcuno divieto)
possa avere il suo, offerendomi, quando accada, ricompensare li sudditi
di V. S. in maggior cosa di queste: alle quali mi raccomando.
Castelnovi, 27 decembris 1523.
CXXIII
AI MEDESIMI