che non spiera poter trattare a suo modo contra la giustizia, perchè
mai non gli ho risposto, come forse sperava; imperò che nel principio
ch'io venni qui egli mi fece offerire prima per Ser Tito allora mio
Cancelliere, e poi a me in persona, di volermi dar la metade di ciò
che si poteva cavare da questo pisano, ed anco miglior condizione,
pur ch'io lo favorissi _usque ad victoriam_ in questa causa. S'io ho
fallito a mandar il processo a Lucca, m'incresce: ma non ho però fatto
cosa che altri miei predecessori non abbiano fatto, e che mi paia
che sia contra il dovere, essendo di qui a Lucca XX miglia e di qui a
Ferrara cento: nè anco ho Lucca per città nimica di V. Ecc., nè dove
una parte abbia più amicizia o parentado che l'altra; nè all'una parte
nè all'altra io dissi dove o a chi io l'avessi mandato, nè so come
Piero poi l'abbia inteso; ma dubito che esso abbia paura de la ragione
in ogni loco, e che non abbia fatto questa querela perchè dubiti più di
Lucca che d'altro luogo, ma perchè ogni indugia e dilazione fa per lui.
Se 'l pisano si duole perchè sia menato in lungo, ha ragione perchè
ha frustato tanto tempo qui, che se fosse stato in paradiso gli
dovrebbe rincrescere: ma la colpa non è mia. Questi uomini vengono
mal volontiera a dar questa sentenza, e studiosamente vanno tutti
differendo finchè possano uscire d'officio, e lasciar questo carico
alli successori: ma quando fosse commessa nominatamente a quelli
quattro che erano in officio al tempo che la causa fu commessa, cioè
Soardino, Maestro Gianpiero Atolino, Simon di Lorenzo e Valdrigo,[266]
o ad alcun altro che avesse essere giudice _usque ad expeditionem
cause_, credo che attenderebbono alla espedizione, e non a mirar di
dare il carico al successore. Tutti sono d'accordo a dire che Piero
ha il torto, ma non gli vorrebbono far male. Se pare a V. Ecc. che
io mandi il processo, e che io aspetti da Ferrara la sentenza o che
pur ch'io la dia secondo il consiglio di questi uomini secondo la
commissione di V. Ecc. senza altra consultazione, quella mi faccia dar
avviso, che subito io gli darò espedizione. In buona grazia de la quale
mi raccomando.
Castelnovi, XVI iulii 1523.
XCII
AL MEDESIMO
Ill. Sig. mio. Avevo mandato il Capitano de li balestrieri qui a
Mess. Gioan Ziliolo perchè avessi in presto fino a XX fanti che volevo
che venissono di notte per provare se si potean pigliare li fratelli
del Moro dal Sillico che tuttavia stanno a Cicerana, cioè quelli che
assassinâro il prete pisano; ed è tornato senza, riferendomi che da V.
Ecc. Mess. Gioanni non ha commissione alcuna di mandar gente di qua. A
questo prego V. Ecc. che faccia quella provvisione che li pare, secondo
che per l'altra mia scrivo.
Il Camerlingo di Camporeggiano è qui che non ha portato se non una
parte de li danari de li balestrieri, e dice che quelli de le terre
nuove, cioè Dallo, Pontecchio e il Castello, e l'altre de la Vicarìa
di sopra, negano di voler più conferire alla provvisione di quelli,
allegando che ogni modo[267] non gli giovano, che sono assassinati
e depredati da li Lombardi e da altri, e non è chi li soccorra; e
non solo di questa paga, ma di due passate sono debitori. Io gli ho
subito fatto far li comandamenti con protesto se non pagano ecc., ma
non si trova messo che voglia ire in quel luogo: vederò di mandarli
un balestriere, se io potrò. È passato un anno che io feci in scritto
alcuni comandamenti alli padri e fratelli di quelli assassini da
Pontecchio, e li mandai alli officiali a Camporeggiano, acciò che per
uno di quelli messi gli mandassino, e mai non hanno potuto far che
messo vi voglia andare, e più che uno di questi citati in questo tempo
è venuto a Camporeggiano a certo parlamento, e il notaro del Capitano
che avea questi comandamenti in mano non è stato ardito di fargline
motto, e questo per esser di questo paese; chè dice che non vole essere
amazzato per questo.
Appresso,[268] certi banditi che sono assassini, e sono due
deserti[269] che non hanno nè credito nè sèguito, stanno tuttavia a
Camporeggiano, e non solo quelli officiali non si pongono alla prova
di pigliarli, ma pur mai non me n'hanno scritto: il che intendendo
io per altra via, vi mandai li balestrieri e giungendo improvviso si
trovò che uno di questi tristi, detto il Frate, giocava a carte con
uno da Camporeggiano col circulo di tutta la terra intorno, e come li
balestrieri si scopersono lo ascosero, e lo fêro fuggire in un campo
di canape: e tutti lo vedevano e sapevano, nè fu alcuno che volesse
cennare alli balestrieri, e fra gli altri ci era Ser Costantino da
Castelnovo ivi notaro, il quale poi si escusa che non vole essere
ammazzato. E appresso, colui che ivi fa l'ufficio del Cavalliero stette
quel dì medesimo a battere su un'ara con questo ribaldo il quale da XX
giorni in qua ha assassinato circa sei persone in più volte, poveromini
che veniano di Maremma, e tolto loro fin a XV ducati. M'incresce, chè
par che qui io non abbia da far altro che di riferir male: pur lo fo
perchè tutta la colpa, se le cose non vanno bene, non cada sopra di me.
A V. Ecc. umil. mi raccomando.
(Castelnovi), XVII iulii 1523.
S'io volessi anco aggiungere cha a Camporeggiano o in quella Vicaria si
son fatti maleficî di più sorte, contra li quali non si è mai processo,
direi male, ma direi però la verità.
XCIII
AGLI OTTO DI PRATICA IN FIRENZE
Magnifici ed eccelsi Signori miei osservandissimi. Baccio de la Masa,
esibitore di questa, è venuto a me facendomi intendere, come da Vostre
Signorie è stato chiamato a Fiorenza, e non sapendo per che causa, ha
avuto ricorso al magnifico Potestade di Barga; il quale gli ha detto,
questo non dovere essere per altro, se non per le querele che di quelli
di Barga e di Somma Cologna son venute dal Commissario di Castelnuovo;
e mi ha pregato, che appresso Vostre Signorie io faccia fede de la
verità. Io dunque, perchè non fu mai mia intenzione di ascondere o di
fingere quella, dico che di questo Baccio non ho mai avuto richiamo
alcuno: anzi il dì di San Piero prossimo passato egli fu a ritrovarmi
per comporre certa lite e discordia, che fra un certo Giuliano Grigoro
e alcuni sudditi del mio Ill.mo Signore era sorta; e questo perchè li
nostri si dolevano che questo Giuliano era stato in grossa compagnia a
Massa, terra di questa ducale provincia, e avea usata certa violenza
contra di loro: e da quel giorno in qua le cose sono state molto
quiete, e mi ho creduto che sia stata assai opera di questo Baccio; e
così ne fo fede a Vostre Signorie, alle quali mi raccomando.
Castelnovi, 20 iulii 1523.
XCIV
AI MEDESIMI
_Magnifici et excelsi domini, domini mihi observandissimi._ Molte
volte mi son doluto agli capitani di Barga de li latrocinii e
assassinamenti e altre violenze, che alcuni tristi da Barga e Somma
Cologna tuttavia fanno in questa ducale provincia di Grafagnana, nè
mai ho veduto effetto per il quale questi ribaldi si ritraggano da
le lor malopere; che sempre in buona quantità, _armata manu_, or in
compagnia de li nostri banditi, ora da per sè, non sieno in questo
paese, ora assassinando, ora mettendo taglie, e sempre or in questa
villa, or in quell'altra volendo vivere a discrezione. Io da parte
dell'illustrissimo mio Signore già molti dì sono ho fatto per publica
grida proibizione, che nessuno de li nostri vada in armata, nè in
compagnia di alcuno, sul territorio di V. S., sia per qual cagione
si voglia; ma non mi par che dal canto de li officiali di Vostre
Signorie mi sia stato renduto il cambio; imperò che io non sento mai
altro, se non che or uno, or un altro è stato assassinato, e sempre
vi si truovano genti or da Barga, or da Somma Cologna, in compagnia.
Li quali delitti riferire ad uno ad uno saria troppo lungo, massime
avendone io più volte, e secondo che sono accaduti, fatto intendere
al Capitano di Barga. Di nuovo ho da riferire a V. S., che un Togno
di Nanni del Calzolaro da Somma Cologna, e un Francesco detto Francio
figliuolo di Biagio di Gigrò, Stefano di Barzante di Stefano con altri
cinque compagni, sono iti su quel d'una terra di questa provincia detta
Cicerana, e hanno, spezzando e rompendo casse e sforzando il mandriano,
saccheggiato una quantità di cacio, il quale era di uno Nardino
da Cicerana. Mi è parso ancora che questa cosa non importi quanto
molt'altre che ogni dì si sentono, di farne a V. S. querela, e pregarle
che si degnino pigliarci qualche provisione, acciò che in effetto
cognosciamo essere vero che lor dispiaccia tali portamenti: in buona
grazia de le quali mi raccomando.[270]
Castelnovi, 23 iulii 1523.
XCV
AI MEDESIMI
Magnifici ed eccelsi Signori miei osservandissimi. Ancora che io creda
che 'l magnifico Potestà di Barga abbia fatto intendere a Vostre
Signorie che quello Giuliano Grigoro abbia dinanzi a quelle difesa
la sua causa con molte bugie; non resterò io ancora di certificarle,
che colui di che si duole questo Giuliano che gli ammazzasse quel
suo parente, non è persona di questa provincia, nè suddito alla
giurisdizione mia. Anzi, per quanto intendo, la colpa di tale omicidio
ha uno Bogietto da Somma Cologna, forse aiutato da qualche lombardo,
sopra li quali io non ho potestade nè autorità alcuna, anzi sono
banditi e ribelli del mio illustrissimo Signore. Ma s'a lui è stato
fatta questa ingiuria da quelli di Somma Cologna, forse con aiuto
di qualche uno di questi c'ho detto, che a questa ducale provincia
niente appartengono, che colpa n'hanno gli uomini nostri di Massa?
che nè parentado, nè amicizia, nè forse cognizione hanno ancora con
questi che l'hanno offeso, sì che egli già due o tre volte sia venuto,
poich'io sono in questo officio, con quaranta o cinquanta persone in la
villa di Massa e altrove, e abbia rotto usci e casse, e tolto pane e
formaggio e roba da vivere, e voluto essere alloggiato a discrezione,
come se fosse rotta la guerra. E appresso in questi tempi sono alcuni
stati assassinati alla strada, che non si è potuto sapere da chi, ma
publicamente si è dato colpa alli compagni di questo Giuliano.
Circa a quell'altro Baccio de la Masa, gli è vero che venne a me, e mi
pregò ch'io facessi fede appresso Vostre eccelse Signorie, come io non
mi dolevo di lui, e menò seco alcuni di questa terra di Castelnuovo
ch'io tenevo per uomini da bene, che mi attestaro che questo Baccio
era persona quieta e ch'amava la pace e la tranquillitade, e che
mai non s'era interposto se non a far buone opere. Per questo io lo
compiacqui di fargli quella lettera, che non sapendo io per me alcun
male di lui, non mi pareva anco di dovermilo presumere e imaginare.
Gli è ben vero che poi da molt'altri mi è fatto intendere, che costui
è tutto il contrario di quello che da quelli altri mi fu dipinto, anzi
che esso è consigliere, impulsore, capo e guida di tutti li mali che
Donatello da Somma Cologna fa in questa Grafagnana: del quale Donatello
m'ho più da dolere che d'altro suddito di Vostre Eccellenze; chè di
lui son pochi giorni ch'io non abbia grandissimi richiami or d'avere
fatto una cosa, or un'altra, da farne venire orrore a Vostre Signorie,
quando lo intendessino: e sul libro de le nostre condennagioni è il
suo nome più scritto che d'alcun altro. Se questo Baccio abbia colpa
di tanti mali, o pur sia uomo da bene come quelli altri me l'avevano
dipinto, io lascierò giudicare a chi lo conosca meglio di me; perchè
essendo gli uomini di questa provincia la più parte faziosi, e che
parlano a passione, non mi fido a dar fede più a questi che a quelli.
Vostre Signorie, che sono prudentissime e piene di giustizia, credo
che ben ci sapranno e vorranno pigliar riparo; nè il mio illustrissimo
Signore dal canto suo mancherà di quanto gli sarà possibile, perchè le
strade sieno sicure, e gli uomini da bene nelle case loro. Per adesso
saria buona opera a provvedere che li sudditi di Vostre Signorie non
venisseno per causa alcuna, nè spontaneamente nè chiamati, in questa
ducale provincia, se non a due o tre insieme per far lor faccende, e
non in armate come fanno tutto'l dì; sì come anche io ho provvisto, di
commissione del mio illustrissimo Signore, che li nostri non possano
venire nel dominio di Vostre Signorie. E pur alcuni non obbediscono, e
sono banditi e gente di sorte, sopra la quale, perchè non hanno altro
al mondo che la persona, io non ho potestade alcuna. In bona grazia di
Vostre Signorie mi raccomando.
Castelnovi, 6 augusti 1523.
XCVI
AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA
_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._ Circa a quelli
della vicaria di Minucciano, che sono stati assassinati da due
da Camporeggiano, di che V. S. un'altra volta mi hanno scritto,
rispondendo dico, che se io avessi potuto avere li malfattori in le
mani, o che di quelli che sono stati imputati si trovasse roba che
potesse satisfare il danno, io non avrei aspettato che da V. S. mi
fosse stato scritto a fare il debito mio; ma prima, non mi consta che
tale assassinamento sia stato fatto da quelli di Camporeggiano, se
non quanto si presume, per essere uomini di mala sorte, e che hanno
fatto di tal cose; ma per questo non sono restato, come io fussi certo
che fussino stati quelli, di fare ogni opera per averli nelle mani,
e fo tuttavia: ma fin qui non mi è successo andare contro la roba.
Ho provato l'uno di essi detto il Frate: non si trova ch'abbi altro
al mondo che una casetta di valore, per quanto io intendo, di due o
tre scudi; quella ho fatto porre all'incanto, nè mai se li è trovato
compratore: l'altro compagno, detto Margutte, ha poco similmente, e di
quel poco che si gli trova è comparsa la madre ed uno instrumento di
donazione fatto già 3 anni, al quale instrumento nè anco io sarei per
attendere, se si trovasse compratore a certa parte di selve e di campi,
che sono di queste ragioni: ma io non ho autorità di sforzare alcuno
a comprare contra sua voglia; sì che o V. S. mi abbino per escusato,
o mi mostrino che via io abbia a tenere da far satisfare cotesti suoi
sudditi, senza mancare di ragione. E in buona grazia di quelle mi
raccomando.
Castelnovi, 7 augusti 1523.
XCVII
AL DUCA DI FERRARA
Ill. ed Ecc. Signor mio. Meglio informato come il Moro è fuggito,
ho trovato un coltello in prigione, il quale per quattro testimoni è
provato esser di quel figliolo di Bastiano Coiaio il quale tutto ieri,
come per l'altra mia ho scritto, stette seco in parlamento. Con questo
coltello il Moro ha cavato dentro via una fessura in l'uscio, con la
quale è ito a trovar la chiavatura che di fuora era col cadenazzo, e
con questo coltello ha respinto il chiavistello, e così si ha aperto.
Questo sia per più chiarezza a Vostra Ecc. Se questo figliolo di
Bastiano io potrò, farò pigliare. Suo padre mi è stato a ritrovare, e
con la sua solita insolenza ha detto parole assai altiere, come è suo
costume, e mi ha voluto mostrar ch'io non scrivo cosa a Vostra Ecc.
ch'egli non ne sia avvisato. In somma non può patir ch'io abbia scritto
male di questi fratelli dal Sillico, e le sue parole più tendono per
far che per paura io desista di avvisar di volta in volta le cose
come occorrono a Vostra Ecc., che per buoni portamenti mi voglia far
suo amico: poi che venendo di certo suo luogo scontrò il Moro che
fuggiva, il quale gli aveva narrato di punto in punto come era uscito
di prigione. Vostra Ecc. può per questo solo conietturar se esso era
conscio di questo ordine; chè non mi par così verisimile che a ventura
l'avesse trovato, di quello che lo stesse ad aspettar alla posta. In
buona grazia di Vostra Ecc. mi raccomando.
Castelnovi, 29 augusti 1523.
XCVIII
AL MEDESIMO
Ill. ed Ecc. Sig. mio. Appresso quello che de la morte del conte
giovine[271] di San Donnino e de la madre ho scritto, V. Ecc. intenderà
come mi è venuto alle mani uno instrumento per il quale Pier Madalena,
padre di questo Gian Madalena che di sua mano ha fatto l'omicidio,
promette a quel conte Giovanni che poi fu morto da Genese, che nè esso
Piero nè alcuno de li figliuoli nè de la sua famiglia offenderà nè farà
offendere il detto Conte, nè alcuno de la famiglia di esso, sotto pena
di ducati ducento da essere applicati per la metade alla Camera di V.
Ecc., l'altra metade alla parte offesa. Per questo ho chiamato a me
il detto Piero e l'ho cacciato in prigione, dove spero di tenerlo più
cautamente che non ho saputo fare il Moro. Ecci un'altra pagarìa di
centocinquanta ducati, che quel Genese non offenderìa il Conte prefato
nè li suoi: de la quale pagarìa questo Piero è per cento; e già è
passato l'anno che per questo io lo distenni e volevo che pagasse: ma
quel Giovanni suo figliolo che ora ha fatto questa orribile scellerità,
venne a V. Ecc. e portò una commissione che si procedesse _iure medio_,
di modo che si è agitato il processo lungamente. All'ultimo avevo date
le scritture in mano del Capitano qui acciò che mi consigliasse _in
ferenda sententia_; ma esso (non so perchè) non si è mai risciolto.
Saria buono che V. Ecc. o scrivesse che, messi li processi da parte, io
stringessi questo ribaldo vecchio, il quale credo ch'abbia poco meno di
cento anni, a pagare tutte queste pagarie, di consenso e istigazione
del quale è publica opinione che tutti questi mali sieno seguiti:
ovvero che si scrivesse al Capitano _qui exhiberet consilium_; e se vi
avesse dubbî mandasse quelli o tutto il processo a Ferrara: perchè il
non far pagare le pagarie o porle in disputa è causa di tutti questi
mali che sono in questa provincia. A Vostra Ecc. mi raccomando.
Castelnovi, 29 augusti 1523.
A San Donnino in favore di questo Madalena s'ingrossa gente, e fra gli
altri vi sono quelli del Costa, eccetto Bernardello, il quale intendo
che è alle Verugole in favore delli Castellani, e mi è detto che da
quell'altro canto si fa un'altra armata dove è ito Battistino Magnano
con quelli da Sommacologna, e che questi dal Sillico vi sono iti o sono
per andare. Dubito, chi non l'estingue presto, che s'accenda un foco in
Garfagnana non minor di quel che è stato in Frignano.
Il figliuolo di Lucca Piretto è tornato, e questi che lo favoriscono
si lamentano di me che ho scritto che è capo alla Pieve de la parte
taliana,[272] e tutto quello c'ho scritto m'hanno saputo dire. Mi duole
che mi sien rotti li patti, che per altre sue V. Ecc. mi ha promesso,
di tener secreto tutto quello ch'io sia per scrivere.
XCIX
AL MEDESIMO
Ill. ed Ecc. Signor mio. Mando la copia de l'instrumento per vigore
del quale ho posto Pier Madalena in prigione. V. Ecc. farà giudicare
se per quello è obbligato o non a tal pagheria; e m'avviserà s'io lo
debbo tenere in distretto, o se pur dando sicurtà, come costoro che mi
pregano per lui m'instanno, lo debbo lasciar per rôcca.
Un Battistino Magnano bandito di qui per assassinio, è passato con
alcuni compagni, e fra gli altri con Bernardello da Pontecchio e altri
circa 18, e nel passare hanno fatti due prigioni: l'uno è figliolo d'un
detto il Vergaia da Corfino, e gli hanno posto taglia trenta ducati,
e avuta la sicurtà da uno da Corfino che fra tre dì pagherà, l'hanno
lasciato. De l'altro non mi ricordo ora il nome nè la quantità de la
taglia. Il padre di questo a chi è stato posto taglia, e colui che
gli ha fatto la sicurtà, son ricorsi a me, che non vorriano pagare,
e tuttavia aspettano che le case gli sieno saccheggiate. Io non gli
ho saputo dare altro che parole, e che io aspetto da V. Ecc. buona
provvisione a rassettare il paese. Quando io non avrò più che dire,
e che avrò totalmente perduto il credito, me ne fuggirò di notte, e
me ne venirò a Ferrara. Mentre io scrivo mi è venuto nuova che tra
Sillicano e Gragnanella è stato morto e assassinato un altro. Ognuno è
di malavoglia, e dicono mal di me, ma più di V. Sig.ia, in buona grazia
de la quale mi raccomando.
Castelnovi, ult.o augusti MDXXIII.
C
AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA
_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._ Perchè per
sospetto della peste di Fiorenza e di Pisa sono stato consigliato non
lasciare che la fiera si faccia, solita essere fatta a questa Nostra
Donna di settembre qui a Castelnovo, con mala contentezza di questi
uomini dalle ville dintorno: alli quali pure io desidererei satisfare,
quando senza pericolo d'infettarsi io pensassi che si potesse fare, di
farla almeno alla fine di questo mese, poi che non si è potuta fare a
principio: e perchè cognosco V. S. prudentissime, e che non mi siano
per consigliare se non fedelmente, mi ha parso, prima ch'io determini
altro, di ricorrere a quelle, e pregarle che circa questo si degnino
dirmi il parere loro; se sono di parere ch'io facci fare questa fiera
a S. Michele, non si innovando altro, o pure che per questo anno io la
proibisca in tutto; che tanto eseguo quanto quelle mi consigliano: in
buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 4 septembris 1523.
CI
AI MEDESIMI
_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._ Lo illustrissimo
signor mio mi ha mandata la qui annessa lettera con commissione che
io la rimetta per messo a posta a V. S. acciò che ne abbi a riportare
risposta: e così per lo esibitore presente, il quale sarà Giovanni da
Montepulsano, la mando; il quale Giovanni raccomando a V. S. per certo
torto che già li fu fatto, del che il povero uomo è rimaso disfatto: e
tutto quello che V. S. li faranno, o per giustizia o per misericordia,
tutto serà ben collocato, per essere persona da bene. E a V. S. mi
raccomando.
Castelnovi, 8 septembris 1523.
CII
AI MEDESIMI
_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._ Ieri ebbi una
lettera dell'illustrissimo signor mio, per la quale mi commette che io
le avvisi di quanto serà seguito circa la cosa di Belgrado; e insieme
mi mandò la copia di una lettera, che per questo ultimamente ha scritto
a V. S.: sì che, per non mancare del debito mio, mi è parso di mandare
di nuovo lo esibitore presente, acciò che mi riporti quanto di questo
sia seguìto. Prego V. S. che siano contente di compiacere in questo sua
Eccellenza: e in buona grazia di V. S. mi raccomando sempre.
Castelnovi, 17 septembris 1523.
CIII
AI MEDESIMI
_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._ V. S. ponno avere
inteso come li figliuoli di Piero Madalena da Santo Donnino ammazzaro
il conte Carlo e la madre, loro signori, e appresso saccheggiaro la
casa; e perchè intendo che queste robe e le loro particolari appresso
hanno fuggite e salvate a Gurfigliano, terra di V. S., prego quelle
che per amore dello illustrissimo signor mio, che di questo gravissimo
delitto si chiama molto offeso, _et etiam_ per la giustizia, siano
contente di scrivere subito a chi parrà ad esse, che tali robe
siano ritenute come pertinenti allo illustrissimo signor mio, e non
comportare in modo alcuno che tornino in mano alli malfattori. E a V.
S. mi offero e raccomando.
Castelnovi, 19 septembris 1523.
CIV
AGLI OTTO DI PRATICA DI FIRENZE
Magnifici ed eccelsi Signori miei osservandissimi. Non sono ancora
due anni ch'un ribaldo detto Giovanni di Pier Madalena, d'una terra
di questa ducale provincia detta San Donnino, fece ammazzare il conte
Giovanni suo signore e di quel luogo, il quale era da lui riconosciuto
in feudo dall'illustrissimo Duca mio; ma la cosa non si è scoperta
fin al presente, ch'esso di nuovo accompagnato da alcuni ribaldi ha
morto un giovenetto e la madre insieme, figliuolo e moglie del detto
conte Giovanni, e totalmente ha estinto quella progenie; e appresso ha
saccheggiato la casa, e statovi dentro molti giorni, ed esibitosi come
erede: poi finalmente avendomi il mio Ill.mo Signore mandato il braccio
di parecchi fanti da poter castigare lui e gli altri delinquenti,
si è levato e, secondo che mi è riferito, si è ridotto ad Ugliano
giurisdizione di Fivizzano, dominio di Vostre Signorie: e perchè le
convenzioni tra il mio Ill.mo Signore e Vostre Signorie sono, che
li banditi de l'uno non possano stare nel dominio de l'altro; prego
quelle che sieno contente di commettere al suo magnifico commissario
di Fivizzano che faccia pigliare questo ribaldo, e preso che sia,
avvisarmi, ch'io lo manderò a tôrre, o che per qualche altro modo
operi ch'io l'abbia ne le mani, acciò che tanto e sì enorme delitto non
resti impunito; ch'io similmente ad ogni requisizione sua e d'ogn'altro
officiale di Vostre Signorie serò pronto a far il medesimo e cosa di
maggior importanza di questa, quando me ne sia solamente accennato. E
in buona grazia di Vostre Signorie mi raccomando sempre.
Castelnovi, 24 septembris 1523.
CV
AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA
_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._