_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi_. L'esibitore di

questa è Tomeo di Andrea da Bargechia, il quale, come farà intendere a

V. S., ha ricevuto grandissimo torto da uno suddito di quelle, e anco

non molta ragione dal vicario di Gallicano. Io non mi diffonderò molto,

perchè esso a bocca e per le sue scritture narrerà meglio il caso suo

che io per lettere. Io raccomando a V. S. la giustizia, ben che credo

che non accada, e appresso questo uomo; e in buona grazia di quelle mi

raccomando sempre.

Castelnovi, 7 iulii 1523.

LXXXVI

AL DUCA DI FERRARA

Ill. ed Ecc. Signor mio. Ho avuto la notificazione di V. Ecc. di quanto

quel Commissario dei Signori Lucchesi e io avevamo concluso, e così

subito l'ho mandata a Sue Signorie insieme con una mia, per la quale

molto mi dolgo e lamento de li assassinamenti che in queste confine

tra la lor giurisdizione e nostra, ogni or da li loro, or da li nostri

sudditi son fatte; di modo che pochi di questi, che tornano di quel

di Roma o di Siena da lavorare, passano che non sieno spogliati e

predati. Io li ho pregati che mandino il loro bargello per qualche

giorno a star a Gallicano, luogo qui vicino a quattro miglia, acciò che

insieme con li nostri balestrieri possiamo pigliare o dar la caccia

a questi ladri. Di questo medesimo ho scritto ancora al Capitano di

Barga, e m'ha risposto averne scritto a' suoi Signori, e che circa

a questo ha strettissime commissioni da loro; pur nè di qua nè di

là veggo ancora uscire alcun buono effetto. Io non starò d'instare,

sollicitare e importunare. Circa alla differenza degli uomini di Vagli

con quelli di Pietra Santa, quello che V. Ecc. ha scritto a Fiorenza

e a Roma, non credo che possa se non giovare. Questi uomini dovevano

venire a Ferrara, e portare loro instrumenti e contratti, e chiarire

la mente di quella, che ad essi è fatto forza e violenza e ingiustizia

da quel Capitano di Pietra Santa;[260] il quale, secondo che mostra

per l'opere, debbe essere uomo di poca ragione, chè non solo mai non

ha voluto restituire le bestie che furon tolte, e tolte sul nostro,

ma poi parte n'ha fatto ammazzare alla beccaria, e il resto vendere

all'incanto per ventiquattro ducati: ma questi uomini di Vagli mai non

si sono potuti accordare di trovare li danari da pagare un messo che

venisse a V. Ecc., e stanno pure in questa ostinazione che vorrebbon

ch'io dessi loro licenza di far all'incontro ripresaglia d'uomini e di

bestie che càpitano dal canto nostro. Io gli ho pur tenuti in freno,

facendo lor sapere che faranno cosa che dispiacerà a V. Ecc.: quel

Capitano non resta di minacciar che se li nostri saranno arditi di

levar pur una capra de le loro, anderà a bruciar Vagli. Questi di Vagli

cognoscono che per sè non sono possenti a resistere a quelli di Pietra

Santa, e vorriano che se si attaccasse la zuffa, io li soccorressi:

ma io che omai cognosco la natura de li Grafagnini, che con tutti li

comandamenti del mondo non ne potrei far muovere uno a simil cose, chè

già n'ho fatto più d'una esperienza, eleggo per minor danno e minor

vergogna confortare li nostri a star con la testa rotta, e ricorrere a

V. Ecc. per consiglio.

Contra li sudditi de' Lucchesi per la differenza c'hanno li nostri

da Vallico con loro, si potria essere più audaci, perchè li nostri

sudditi, massime quelli di Vallico, mostrano aver poca paura di quelli

di Gelo, e anco fanno poca estima de li Signori di quelli: ma io son

stato rispettivo a non li lasciar fare, perchè le lettere ch'ogni

dì mi vengono da V. Ecc. sempre mi tolgono ogni ardire, e mai non

sento altro, se non che io vada destramente, e che io non attizzi li

galavroni: di modo che par che V. Ecc. non pur abbia rispetto alli

signori de le città, ma ancora alli villani de le montagne di Reggio;

sì come a' dì passati, essendo stata fatta quella preda di tanta

quantità di pecore da li seguaci di Gian Giacomo Cantello e di Domenico

d'Amorotto, e per questo li uomini qui de la Pieve aveano ritenuti

certi muli d'uno di Castelnovo di Reggiana; e io di questa cosa avendo

dato avviso, subito mi è stato rescritto, che senza dilazione alcuna io

faccia restituire questi muli, e che io non attizzi li galavroni; sì

che parea che non li facendo restituire subito io dovessi aver qui il

campo del Papa: ma io li avea già fatto restituire, ma ben con sicurtà

di rappresentarli o di pagarne la valuta ad ogni mia requisizione.

Queste lettere, e altre simili a queste, mi tolgono l'ardire e mi

fanno avere quel tanto rispetto, e quel che mi fa essere tenuto troppo

timido, che V. Ecc. in me riprende per la sua lettera: chè da un lato

aver poca forza e poco braccio all'officio, ed essere capo dei sudditi

che non sono (cioè questi altri a chi non s'appartiene) per seguitarmi

in alcuna impresa dove si maneggi arme; e da l'altra parte esser

tuttavia ammonito e fatto pauroso da le lettere di V. Ecc., e sempre

dettomi ch'io sopporti e ch'io proceda con prudenza e desterità, son

sforzato che s'io fossi un leone io diventassi un coniglio.

Questi di Vallico, quando la lettera di V. Ecc. è giunta direttiva alli

Signori Lucchesi in favor loro, già avevano mandato suoi ambasciatori

per questa causa a quella. Ma pur che sian venuti non è male, chè

meglio informeranno V. Ecc. del bisogno.

Ancora ch'io n'abbia scritto, non starò di replicare che questi uomini

a chi son state levate le bestie, son di mal animo, e mi dicono

gagliardamente che se non le rianno per favore e mezzo di V. Ecc.,

si deliberano di non stare in questa perdita e si rivaleranno su gli

uomini di Lombardia dove potranno, se ben fusson certi di perdere,

non che la roba, ma la vita. Io ho scritto di questa cosa più volte

al Cantello e a Domenico: mostrano ne le lor risposte che sua non sia

la colpa, e che gli ne rincresca: ma poi non mi pare che l'effetto si

accordi con le parole.

Si va pur dicendo che questa armata di Francia si vede in mare, e chi

dice ottanta e chi cento vele; ma io non ho certo autore: questa è ben

certezza, che tutte queste terre di mare ne stanno in gran sospetto. A

V. Ecc. mi raccomando.

Castelnovi, 7 iulii 1523.

LXXXVII

AL MEDESIMO

Ill. Signor mio. Mando a V. Ecc. queste due lettere, l'una de' Signori

Fiorentini, l'altra de' Lucchesi. Credo sian le risposte di quanto

ha scritto loro V. Ecc. per quelle confine e ripresaglie. Quelli di

Pietra Santa vendêro le bestie per 24 ducati; pur quando li nostri

dessero sicurtà di pagarle _in casu sucumbentiae_, le restituiriano.

Quel Commissario mi fa instanza che di novo mi voglia trasferire sul

loco per terminare tal confine; ed io non voglio pigliare ardire senza

commissione di V. Ecc. porre a' danni di quella termini, perchè mi

rendo certo, che tra per sapere meglio dir la sua ragione perchè è

dottore ed ha molti dottori in compagnia, che io non ho qui alcuno,

e per essere più potente e più arrogante di me, vorrà o non mettere

confine o porle a suo modo: io m'ho sempre escusato, che non ho mandato

da V. Ecc., e senza quello non son per venire in su quel loco.

Intendo che Mess. Giovanni Ziliolo[261] è in Frignano per rassettare

quel paese: mi pare che stando là potrebbe anco rassettare questo;

e questo saria mettendo le mani addosso a quelli del Costa e a

quest'altri del Sillico e a parecchi da Somma Cologna, che intendo che

sono venuti in Frignano in soccorso de le parti di Virgilio.

Li portatori di questa saranno, credo, uomini mandati da la Vicarìa di

Camporeggiano per dolersi d'una sentenza data contra di loro. Io l'ho

data secondo _acta et probata_ e per consiglio del Capitano qui, e

tenendomi alle commissioni di V. Ecc., alla quale mi raccomando.

Castelnovi, XI iulii 1523.

LXXXVIII

AL MEDESIMO

Ill. ed Ecc. Signor mio. Molte differenze di confine mi danno

grandissimo travaglio ch'avemo con Fiorentini da un canto e con

Lucchesi da l'altro. Tutto il dì fanno ripresaglia or d'uomini or di

bestiami: questi uomini si dolgono, e vorrebbono fare il simile contra

di loro: io per ubidir V. Ecc. li tengo repressi, or con ammonizioni

or con minaccie, perchè non usino la violenza: ma questo nostro troppo

rispetto fa gli avversari più ogn'ora insolenti e arroganti, chè quello

che noi facemo per bontade e desiderio di vivere in pace, essi estimano

che sia per viltade, e ogni dì si fanno più innanzi e trattano li

sudditi di V. Ecc. come fussino lor schiavi. A' dì passati mi dolsi de'

Signori Lucchesi ch'avevano ritenuto uno da le Fabriche per XV lire,

che volevano e vogliono che li uomini de le Fabriche paghino l'anno per

colta alli loro uomini di Gelo, facendo lor fondamento ne le confine

che già Mess. Pier Antonio Mercatello pose tra il territorio di V.

Ecc. e il loro. Io n'ho scritto a V. Ecc. e mandatoli alcune copie;

ma nel tempo ch'Ella si è ritrovata essere fuor di Ferrara, dal Sig.

Don Ercole mi fu risposto che alla tornata di V. Ecc. sarei instrutto

di quanto circa questo io avessi a fare, e così ne aspetto risposta.

In questo mezzo ho pregato li Signori Lucchesi che lascino quell'uomo

da le Fabriche che avevan prigione finchè V. Ecc. sia ritornata e

m'abbia avvisato del suo parere circa ciò, e così son stati contenti di

rilassarlo con promessa di ritornare in capo d'un mese ne le lor forze.

Mi è parso di darne per questa un poco di ricordo, acciò che quella non

credesse che la cosa non fosse di molta importanza. Ma questa cosa,

ancora che molto importi, non importa quanto un'altra differenza che

è fra gli uomini de la Cappella del Capitanato di Pietra Santa e li

nostri di Vagli di sopra. Il Comune de la Cappella ha fatto ripresaglia

di una gran quantità di bestie grosse ritrovate pascere in un luogo

confinale fra essi e li nostri di Vagli, e secondo l'instrumento che

li uomini di Vagli m'hanno esibito, e secondo che ancora in fatti ho

mandato a vedere, son certo che tal bestiame è stato tolto su quello

che è di nostra giurisdizione e non de la loro. Io n'ho scritto al

Capitano di Pietra Santa, e dolutomi che non faccia osservare quello

che per lo instrumento pare che già gran tempo fosse stabilito: esso

mi scrisse indrieto, che ad un certo dì constituito io mi ritrovassi

sul loco a veder le ragioni d'una parte e de l'altra, e che intanto

voleva ritenere le bestie, acciò che ritrovandosi li nostri uomini aver

passato su le confine e lochi loro, ne fussino puniti; e appresso mi

scrisse ch'io andassi con poche persone, che esso farebbe il simile,

per fuggire li tumulti e li scandali. Io, quantunque mal volentieri

mi trovassi a questa disputa, conoscendo che questo Capitano di Pietra

Santa è dottore ed era per menar seco dottori e notari, di che intendo

in quel luogo esserne copia, ed io non avendo chi menar meco, perchè

il Capitano de la Ragione non ci voleva venire, per essere via di più

di XV miglia la più aspra che sia in questo paese ed è impossibile

che possa farsi a cavallo, ed esso, per essere uomo grave, non pur ne

vuole andare a piedi; nè altro dottore è in tutta Grafagnana, se non

Mess. Achille che gravissimamente è ammalato; pur mi disposi di andare:

e così una domenica circa a XX ore mi mossi per ire quella sera ad

albergare a Vagli e ritrovarmi il luni, che era il giorno constituito,

sul luogo, il quale è alla sommità di Petra Pania. Fosse naturale

accidente, o fosse volontà di Dio, a quell'ora si levò il più orribil

tempo che fosse già dieci anni in questo paese, sicchè le fulmini

ammazzâro quel giorno uomini e bestie; e fu la maggior pioggia e la più

lunga che da questi tempi fosse mai: durò senza intermissione tutto il

giorno e gran pezzo de la notte. L'altro dì, quando il tempo cominciò a

rischiararsi e ch'io mi volsi movere, mi venne un messo che 'l Capitano

di Pietra Santa era stato sul luogo, il che potè fare agevolmente per

esservi molto vicino, e intendo che da quel canto non era stato alcun

mal tempo: nè ancora che fosse stato buon tempo ci vorrei essere ito,

perchè intendo che, contra l'ordine dato, vi era venuto con forse

ducento persone armate e vi aveva appresso cento scoppettieri, e avea

mostrato di venire più per combattere e ottenere per forza, che per

vedere di equità. Io subito gli mandai un messo ch'era de li uomini di

Vagli con la inclusa lettera, e come V. Ecc. potrà vedere lo pregavo

che restituisse queste bestie. Esso non si è degnato di darmi altra

risposta; anzi per mostrare più superbia mi ha rimandata la mia lettera

indrieto, e detto al messo che non vole restituire le bestie, anzi che

gl'incresce che ne restituisse una parte a' dì passati a' miei preghi.

A questa cosa io non so pigliare rimedio, perchè ancora ch'io fossi ito

o di nuovo mandassi sul luogo, so che questo Fiorentino e con le sue

leggi e più con la forza vorrebbe vincere; e più presto la mia andata

sarebbe a pregiudicio che a profitto del Stato di V. Ecc.[262] Questo

paese, che questi di Pietra Santa vorrebbono occupare, non è da lasciar

perdere così pianamente, perchè va a confinare col Stato de la Marchesa

di Massa, e per quella via potemo noi condur sali e altre robe di

tutta quella spiaggia; chè se Fiorentini l'usurpassino vi porrebbono la

Gabella con grandissimo detrimento di questo paese.

L'uomo che sarà portatore di questa supplirà a bocca dove io mancassi

nel scrivere, perchè credo che ne sarà informatissimo. Bisognerà a mio

giudicio che se ci avremo a condurre su queste confine, che l'una parte

e l'altra vi vada con quella gente sola che sia atta a giudicare di

tal lite, perchè per l'odio che è tra li nostri di Vagli e li uomini

de la Cappella e di Pietra Santa, si potrebbe attaccare una scaramuzza

di mala sorte: e dovendo V. Ecc. mandarci, io non sarò buono; salvo se

V. Ecc. non mi desse compagnia di dottore e persona bene instrutta. Ma

saria forse meglio che la causa fosse commessa o a Lucca o a Sarzana,

sicchè senza andare quelli che sono parte sul loco, si giudicasse per

la giustizia; chè la lite mi par che stia in prove di testimonî: qual

sia quel luogo che nomina lo instrumento Acquaruolo, e quali sieno

quelli che si chiamano li pascoli d'Arni. Pur V. Ecc. farà il suo

parere: in buona grazia de la quale mi raccomando.

Castelnovi, xiij (iulii) 1523.

LXXXIX

AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA

_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._ A questi dì ebbi

una di V. S. diretta allo illustrissimo signor mio; credo fusse in

risposta di quanto sua Eccellenza aveva scritto per la differenza

fra li uomini delle Fabriche e di Gello: la lettera mandai domenica

prossima passata, perchè prima non ho avuto mezzo. Sua Eccellenza

ha per questa che io mando replicato, per non avere ancora avuta

quella di V. S.: questo ho scritto, acciò che elle non ne pigliassino

ammirazione; alle quali del continuo mi raccomando.

Castelnovi, 13 iulii 1523.

XC

AL DUCA DI FERRARA

Ill. ed Ecc. Signor mio. Per uno mandato da la Vicarìa di Camporeggiano

mandai a Vostra Ecc. una lettera de li Signori Fiorentini, e una de li

Signori Lucchesi. Credo che lo esibitore di questa sarà uno mandato da

li uomini di Vagli di sopra, alli quali, come per altre mie ho scritto

a Vostra Ecc., da li uomini di Pietra Santa è usata gran violenza.

Vostra Ecc. farà vedere li loro instrumenti e anco si degnerà pigliarne

informazione dal Mag. Mess. Agostino da Villa,[263] il quale intendo

che già fu sul fatto e se ne chiarì benissimo, poi quella farà e

commetterà secondo il suo parere.

Ho poi avuta una di V. Ecc. dì X di questo, e insieme una direttiva

alli Sig.i Lucchesi. Quella che va a' Lucchesi per li uomini medesimi

di Vallico, che ne sono stati portatori, ho mandata a Lucca, e ne

aspetto risposta. Io mandai anco l'altra ch'io ebbi a' dì passati, e

credo che quella ch'io ho mandata per l'uomo da Camporeggiano sia la

risposta. Se li prefati Sig.i Lucchesi faranno il lor debito, n'avrò

piacere; quand'anco non lo facciano, non mancherà per me; poichè io so

la intenzione di V. Ecc. di portarmi con loro come essi si porteranno

con noi: se faranno ripresaglia di nostre robe o nostri uomini, farò

altrettanto a loro. Circa alle novelle da Pisa, poco si può intendere

di verità, perchè vi è la peste. Io non lascio entrar qui persona che

venga di là, nè alcuno de' nostri andare a quella via.

Noi semo stati in gran pericolo circa la peste: perchè questi

contadini, fatto Pasqua, hanno usanza di andare in gran quantità su

quel di Roma e ne le Maremme a guadagnare, e poi, segati li grani,

tornano a casa, e nel ritorno molti hanno seco il morbo. Io ho durato

grandissima fatica a far che non sieno ricettati ne le lor terre, ma

confinati chi qua chi là, e provvisto lor al bosco de li lor bisogni;

pur non ho possuto provveder tanto, che molti furtivamente non sieno

andati alle mogli ed alle lor case; e in una de le terre nove detta

Roggio si è attaccata la peste, sì che subito ne son morti nove.

Provvisioni grandi se gli son fatte e fanno tuttavia, e spero che non

si dilaterà più innanzi. Questi Maremmani han fornito di venire, sicchè

non abbiamo dubbio di peggio. Sia come si voglia, n'ho voluto dare

avviso a V. Ecc.

Circa a quanto V. Ecc. mi commette, ch'io l'avvisi di che genti io

avrei bisogno per rassettare questo paese, io n'ho già dato avviso

a Mess. Gioan Ziliolo, e forse esso avrà mandata la mia lettera a V.

Ecc., pur lo scriverò anco a quella. Qui non è alcuna terra ribelle

che si bisogni brugiare o saccheggiare, nè alcuno capo di parte

ch'abbia sèguito di 200 o di 300 uomini, sicchè per questo sia bisogno

mandare esercito di qua. Qui sono quelli del Costa che sono circa

sei; li figlioli di Pellegrino dal Sillico altrettanti, e qualche

altro giottoncello che li seguita da Barga e da Sommocologna, che

senza l'aiuto de' Lombardi non ponno far gran squadra; e quando hanno

avuti li Lombardi con loro, cioè quelli Pacchioni e alcuni da la

Temporia, non sono arrivati a cento, ma spesso sono stati in trenta

o in quaranta. Io so che, come s'intenda che Mess. Giovanni sia per

passare o mandar gente di qua, si leveranno: nè finchè ci stia ci

appariranno; ma non sì presto sarà partito che saranno qui: nè altra

punizione si potrà dar loro, se non di mettere le mani addosso a' loro

padri, fratelli e parenti, e non li lasciare che non diano sicurtà che

non torneranno li malfattori nel paese. A quelli che non hanno padre,

saccheggiar le case e poi arderle e spianare, tagliar le viti e gli

arbori, e distruggere li lor luoghi, ch'ogni modo non si potria trovar

chi li comprasse, nè aver se ne potria frutto per la Camera; ed anco

saria forse bene di non aver rispetto in questo alli padri, nè alle

mogliere per dar lor punizione, chè con tante proibizioni di V. Ecc.

han sempre dato lor recapito. Poi sarìa bene batter per terra tutti

li campanili, o vero aprirli di sorte che non potessino dar ricorso

alli delinquenti: _et similiter_ le rôcche che V. Ecc. non vuol far

guardare, o _saltem_ alcuna, come quella di Dallo, dove quelli del

Costa signoreggiano. A far tutte queste cose basteriano cento fanti,

e anco cinquanta: li cavalli qui ponno far poco frutto; pur questi

pochi che ci abbiamo con li fanti saranno a sufficienza. Io mandai ieri

questo capo di cavalli leggieri che sta qui, cioè Antonio da Cento,

a parlare a Mess. Giovanni Ziliolo per vedere se potesse avere fino

a 20 fanti, per tornare secretamente di notte, e provare se potesse

avere in Cicerana questi banditi: non so quello che sarà, pur dubito

più del no che io spieri del sì; perchè, poi che sentono questa furia

in Frignano, stanno tuttavia su l'ale. M'era stato detto che volevano

andare a trovare Mess. Giovanni, ed io lo aveva avvisato: e si mossono,

e poi sono tornati indrieto. Quelli del Costa intendo che sono passati

in Lombardia a danno de le reliquie di Domenico di Amorotto;[264]

non so se V. Ecc. avesse modo di farli pigliare là, che saría una

salutifera opera. Impiccati che fossino X ribaldi di questo paese, il

sarìa tutto risanato. Il barigello di Lucca oggi è venuto a Gallicano

con commissione da' suoi Signori di far quanto io gli comandarò, e gli

è accaduto venire in tempo che'l nostro Capitano di balestrieri non

ci era. Mi ha scritto e rescritto, e semo d'accordo che ad ogni mia

richiesta tornerà: io lo avrei fatto aspettare, ma essendo scoperta

la sua venuta tutti li tristi avranno sgombrato. Io gli ho mandata una

nota del nome di questi banditi. Mostrano le lettere sue che ci viene

di buono animo, e così anco le lettere che sopra ciò m'hanno scritto li

Signori Lucchesi. Altro non occorre. A V. Ecc. mi raccomando.

Castelnovi, XV iulii 1523.

XCI

AL MEDESIMO

Ill. ed Ecc. Signor mio. Pier Morello m'ha portato una di V. Ecc.

ne la quale essa mi riprende ch'io abbia mandato a consigliare la

causa ch'egli ha col pisano a Lucca, e che più presto io non l'abbia

mandata a Ferrara. Ma acciò che la ragione mia anco s'intenda, V.

Ecc. intenderà come questa causa fu commessa al Commissario e alli

quattro soprastanti alla gabella, ed essendo venuto per questo in

mia mano questa causa, io ne presi consiglio a' dì passati con Mess.

Raffaele da Carrara allora Capitano di Camporeggiano, e questo perchè

il Capitano qui di Castelnovo è sospetto grandemente al pisano. Esso

Mess. Raffaele, veduto il processo, mi fece la sentenza in scritto;

ne la quale assolveva il pisano a _solutione datij_ per quelli legnami

_de quibus in causa_, e Pier di Morello _ab expensis_. E non mi fidando

io che questa sentenza fosse _de jure_ per certi andamenti che avevo

veduto, ne mandai la copia a V. Ecc., e la pregai che la facesse vedere

al Consiglio, e dissi di volere appresso mandare il processo. Ma V.

Ecc. mi fece rispondere, che non voleva che altrimenti il Consiglio

si intromettesse in questa causa, che pur io la terminassi secondo il

parer mio e de li quattro soprastanti. Dopo, fra pochi dì, venendo io

a Ferrara e parlando di questo col Mag. Mess. Matteo Casella,[265]

Sua Mag. mi disse ch'io non andassi cercando altri consigli, ma che

secondo il parer de li quattro io la espedissi: e così, tornato ch'io

fui qui, tolsi il processo e chiamai li quattro li quali si trovano

essere al presente, e poi ch'ebbi udito il parer loro, chiamai li altri

quattro, e gli altri quattro ancora ch'erano stati prima, e finalmente

quanti uomini di questa terra per diversi tempi erano stati a quello

officio de la gabella; li quali _nemine discrepante_ ho ritrovati

tutti conformi, che di tal petizione il pisano debbia essere assoluto,

fondando questo lor parere, parto sopra li capitoli de la gabella,

parte su la consuetudine che mai non si pagò, ma più che dicono che

la volontà di chi tali capitoli constituì, non fu mai che di tal cose

s'avesse a pagar dazio, e ne sono alcuni vivi che si trovâro a farli: e

aggiungono ancora, che quando questi capitoli non fussino ben chiari,

tutta questa terra sarebbe per far generale consiglio, e chiarire

nominatamente che di tal cose non s'avesse a pagar dazio; e questo

perchè quando tali imprese di legnami si facevano, si dava guadagno

a poveromini che mettevano opere e fatiche in tal condotte di mille

ducati l'anno; il che poi che questa lite è cominciata è cessato con

grandissimo danno del paese. Veduto io che 'l parer di tutti gli uomini

di questa terra era risoluto che 'l pisano _erat absolvendus_, proposi

loro che anco giudicassino, se Piero dovea essere condennato in le

spese, e in certa pena in che per li capitoli incorre il gabelliere che

domandi quello che non ha d'avere, e se lor pareva _an Petrus habuerit

iustam causam litigandi, an non_. A questo non potei condurre alcun

di essi che volesson giudicare, allegando che questa era materia da

dottori e non da essi, che sono volgari e idioti. Per questa causa,

desiderando io di dar sentenza che fosse giustificata e che quando

si avesse a vedere altrove non fosse riprovata, presi espediente di

mandare il processo a Lucca per farmi chiarire questo punto, sì come

luogo più vicino, sperando di mandare un dì il processo e l'altro

averne la espedizione. Ma la cosa è successa altrimente, perchè il

dottore a chi lo mandai si trovò ammalato e mai non l'ha potuto vedere;

ma ora ch'io intendo la volontà di V. Ecc. lo manderò subito a tôrre e

lo rimetterò a Ferrara.

Lettere di Lodovico Ariosto Con prefazione storico-critica, documenti e note · 第 18 / 32 段