Camporeggiano e uno Leonardo da San Romano, al quale a' dì passati V.
Ecc. ha fatto grazia libera d'una condennagione che gli avea data detto
Capitano (e la discordia è che 'l Capitano vorrìa esigere il caposoldo,
cioè due bolognini per lira di detta condennagione, allegando che la
mente di V. Ecc. non è di donare quello che proviene agli officiali),
io son stato alquanto sospeso di determinare questa differenza, chè da
una parte mi pare che l'esattore non debbe aver guadagno dove non ha
fatica di riscodere; e io che sono esattore a Castelnovo e similmente
ho d'avere li due bolognini per lira, mai non gli ho domandati di
condennagione ch'io abbia riscossa: da l'altra parte la ragione del
Capitano non mi pare di poco momento, che dice questo essere suo
emolumento, e che levandogli li emolumenti non ci potrà vivere; e che
se non ne avrà frutto non farà per l'avvenire de le condennagioni:
sicchè prego V. Ecc. che si degni di chiarirmi quello c'ho da far, o
più presto da tollerare circa questo, perchè il Capitano ha voluto
ogni modo detto caposoldo. Ben la supplico che non faccia, come si
dice, de l'un figliolo e de l'altro figliastro, chè dovendo avere
lui li due bolognini per lira anch'io li abbia; tanto più ch'io ho la
fatica de l'esigere, che esso li ha senza fatica di esigere: perchè
a Camporeggiano è poi anco un esattore separato che oltra quelli del
Capitano tolle anche egli due bolognini per lira; e come vadano quelle
esazioni di quella Vicarìa, il fattore lo debbe sapere, se mai ne vede
conto.
Perchè V. Ecc. sappia tutto quello che accade in questa provincia, io
scrissi a' dì passati a quella che 'l Capitano predetto aveva avuto
ne le mani un Balduccio il quale insieme con prete Matteo e due altri
ribaldi avevano gettato giù d'una balza e ammazzato un poveruomo,
il qual Balduccio s'è ora venuto a porre spontaneamente in mano del
detto Capitano, e che intendendo io che lo tenea molto sciolto, e
per questo avendo suspicione che 'l Giudice e il malfattore fussino
d'accordo insieme, commisi al notaro di Camporeggiano, non ci essendo
il Capitano, che gli commettesse da mia parte che non lo lasciasse
senza mia licenza; e che poi senza farmene intendere alcuna cosa lo
assolse e liberò di prigione: a questo non mi è stato mai dato alcuna
risposta. Appresso ho a significare a V. Ecc. un'altra cosa simile,
non per dir male, ma perchè V. Ecc. intenda tutto quello che intendo
io pertinente a questo officio. Fu a' dì passati fatta una rissa qua
su a San Romano, dove padre e figliolo intervenne ad uno omicidio, e
io di questa cosa esaminai due o tre testimonî che deponevano assai
gagliardamente che 'l padre e il figliolo n'erano colpevoli, e tal
testificato mandai al detto Capitano. Appresso intesi, non già che
'l Capitano mai me n'abbia avvisato nè detto parola, che 'l padre si
era andato a porre in prigione, e poi ho sentito che è stato liberato
e assoluto. Signor mio Ill., a me pare, se in queste cose non fosson
fraudi, non si schivariano di comunicarle meco, e vengo in dubbio che
detto Capitano non metta in effetto quello che, essendo già in contesa
con gli uomini de la sua Vicarìa, che gli negavano di dare un certo
premio per aver esso fatto giustiziare un ribaldo, disse presente molti
uomini da bene: che poi che di questa esecuzione di giustizia negavano
di premiarlo, impiccaria per l'avvenire le borse e non i ladri. Questo
non ho scritto per referir male, ma per avvertire V. Ecc. che quando le
fusse rapportato, che qui non si fa giustizia, ella non creda che sia
mia colpa. Io avrei più ardire di riprenderli se non fusse che allegano
c'hanno comprato l'ufficio, e che bisogna che se ne rivagliano: pur o
comprino o abbiano in dono, mi parrìa lor debito che di queste cose che
importano mi dovesson far partecipe.
Appresso un Mess. Gian Giacomo, il quale sta alla badia di Frassinoro,
e al quale ho qualche obbligazione per onore che sempre a me e alli
miei ha fatto quando mi accade di andare e di mandare innanzi e
indrieto; e per questo (ma più perchè mi credo che sia gran servitore
di V. Ecc.) l'amo e desidero ogni suo bene; esso mi scrive la qui
inclusa lettera per la quale si duole come V. Ecc. vederà.[241] V. Ecc.
giudichi se si duole a ragione o torto. Di questo fo fede a quella, che
per quello ch'io lo conosco gli è molto fedele e affezionato, e anco
Ser Tito qui notaro potrìa di questo fargli più certa testimonianza.
Esso scrive, e anco più volte ha cercato di persuadermi, che Domenico
d'Amorotto sia buon servitore di V. Ecc. Che esso sia o non sia, V.
Ecc. lo debbe sapere meglio di me: io per me di questa bona opinione
di Domenico non son ben chiaro, perchè gli effetti che per li tempi
passati ho veduto mi paron contrarî: pur avendo esso più possanza in
questi paesi che non hanno li officiali di V. Ecc., non mi pare che
sia fuor di proposito mostrare di credere che più presto ne sia amico
che inimico, finchè un dì Mess. Domenedio provegga che possiamo più
di lui. Io mi son sforzato fin adesso di tenermelo per amico, e anco
di persuadere a lui che V. Ecc. l'abbia per buon servitore: e questo
credo che sia stato bona causa, che fin adesso non ha, sotto specie di
parzialitadi, molestata questa provincia. Se questo mio discorso par
bono a V. Ecc., prego quella che anco con estrinseche dimostrazioni si
sforzi di tenere Domenico, se non amico, almeno non nimico. Se anco le
par meglio ch'io faccia altramente, me ne dia norma.
Io ho da significare a V. Ecc. come a questi dì due preti, l'uno da
Reggio, e l'altro qui da Sillano, andaron a trovare il Sig. Alberto da
Carpi[242] a Lucca mandati da Domenico d'Amorotto, il quale Domenico
domandava di essere fatto Commissario similmente del piano di Reggio
come è de la montagna, e s'accompagnâro qui con uno, al quale per
via disseno quello che andavano a fare; e questo l'ha riferito a
me, e dettomi come il Sig. Alberto ha fatto a Domenico quanto ha
domandato.[243]
Qui si dice che Pierino Magnano si è presentato al cospetto di V.
Ecc.: quando sia vero, aspetto da lei intendere come m'ho da reggere,
circa la confiscazione de li suoi beni. Io ho fatto condurre certa
poca quantità di grano che era ad una sua possessione. Ancora che si
sieno (come anco ho scritto) appresentati chi dicon averlo comprato
dal figliolo, l'ho fatta condurre qui in rôcca, e ci farò anco condurre
un poco di vino, e tutto quello che di lui si trova mobile: ma non ne
farò altro contratto finchè non ho novo avviso da V. Ecc., salvo ch'io
pagherò li balestrieri e le spese de la condotta. Altro non occorre al
presente. In bona grazia di V. Ecc. mi raccomando.
Castelnovi, XXV novembris 1522.
Umil servitore,
LUDOVICO ARIOSTO
XLV
AL MEDESIMO
Ill. ed Ecc. Signor mio. È accaduto che per far scrivere le robe
mobili di Pierino che si trovava avere a Castelnovo e di fuore, e che
non parendo a me che fusse in tutto sicuro che 'l mio Cancelliero vi
andasse solo, ho mandato seco li balestrieri col suo capo ogni volta
in la terra, e tre è accaduto che li detti balestrieri son cavalcati
fuore ad un luogo distante di qui quattro miglia detto Villa: la
prima volta vi andâro a scrivere detti beni e li consegnâro in mano
del prete de la villa, e non parendo a me che fussino ben depositati,
volsi che vi tornasseno e che li mettessino in mano de l'officiale
de la Villa; la terza volta vi sono iti per farli condurre in qua,
e così hanno fatto condurre circa un moggio e mezzo di grano che
v'era, e lasciato comandamento a quelli uomini che conducano un poco
di vino che v'è. Ora non sapendo io come io avessi a satisfare il
Cancelliero, li balestrieri e il suo capo, scrissi a questi dì agli
Magnifici del Consiglio che mi avvisassino come io li avevo a pagare.
Sue Magnificenze mi risposeno ch'io facessi il consueto e quel manco
ch'io potessi, e che satisfatto a queste spese io mandassi il resto
a l'esattore de la Camera. S'io sapessi certo qual fosse questo
consueto, io non avrei avuto a domandare il parere di Sue Magnif.:
ma qui non è Statuto nè lettera alcuna che sia pervenuta in man mia,
che parli di quanto appunto sia la mercede di tali esecutori. Li
balestrieri ogni volta che cavalcano domandano un quarto di ducato per
volta, e il Capitano un ducato; e se fanno esecuzione in Castelnovo,
domandano la metade di questo, e dicono questo essere il consueto: e
il Capitano per queste esecuzioni avrebbe voluto tre ducati e mezzo;
e ogni balestriero tre quarti e mezzo: del Cancelliero non parlo
perchè sta meco e si contenterà di quello che vorrò io. Io dissi di
dare al Capitano due ducati, e mezzo ducato per balestriero, e tutti
si dolgono come io voglia torre quel che lor proviene. Io supplico V.
Ecc. acciò ch'un'altra volta io non abbia a contendere e dar causa
che questi che mi hanno ad ubbidire mi voglian male, che faccia
intendere com'è l'usanza ne li altri luoghi di V. Ecc. di satisfare
li balestrieri per l'esecuzioni che fanno, e far che così de le cose
che appartengono alli Criminali come di quelle che appartengono alla
Camera, io sia puntualmente instrutto, perchè tal lettera io farò qui
registrare ne li Statuti, acciò che per l'avvenire nè io nè li miei
successori stiano più sospesi in tali cause. — Per la Dio grazia qui
si vive molto quietamente e in pace, e ogni cosa anderìa bene se non
fosse per la vicinanza ch'avemo d'alcune terre che sono infette di
peste: ma io col Capitano de la Ragione e con alcuni uomini da bene
di questa terra non cessamo di far tutte le debite provvisioni; ma
gli è il pericolo ch'avemo a far con villani, che mal si ponno tenere
che non vogliano ir trafficando: pur Dio n'ha aiutato fin qui, spero
che anco ne aiuterà: pur quando accadesse che alcuno si infettasse,
supplico V. E. che sia contenta ch'io, senza scrivere altrimente,
possa levarmi e venirmene a casa, perchè in ogni altro luogo mi darìa
il core di poter schivar la peste fuor che qui, dove ho sempre villani
all'orecchie, e non c'è alcuno che stesse a maggior pericolo di me. —
Qui si dice che Pierino è a Ferrara: se 'l serà vero spero che da V.
E. n'averò avviso. Quest'altri confinati, cioè il Coiaio e il Casaia,
han scritto lettere a questa Comunità pregandoli che vogliano scrivere
a V. E. che li rimandi a casa, e promettono di volere far miracoli di
bontade: la lettera fu domenica letta in consiglio, e non fu uomo, di
circa quaranta che c'erano, che rispondesse mai nè ben nè male. Io n'ho
voluto dare avviso a V. Ecc., in bona grazia de la quale mi raccomando.
Castelnovi, 26 novembris 1522.
Umil. servitore,
LUDOVICO ARIOSTO.
XLVI
AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA
_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._ Iacopino da
Convalle, il quale da V. S. mi è stato raccomandato nella differenza
che ha con suoi cognati, mi ricerca ch'io facci fede a quelle di
quanto sia stato fatto da me nella causa sua. V. S. intenderanno come
a sua instanza io feci citare suoi cognati, delli quali uno detto G.
Francesco, il quale è principale di loro, e al quale li altri fratelli
si rimettono, non potè comparire per essere stato prima da me proibito
di uscire di casa, per essere egli stato in luoco sospetto di peste;
e dipoi che fu passato il termine della sospizione, la vicaria, della
quale egli è, fu anco da me vietata di venire in questa terra pure
per simile sospetto, sì che esso non è potuto comparire se non a
l'ultimo comandamento; e questo ho detto perchè Iacopino vorrebbe che
prima che si intendesse altro, lo satisfacesseno delle sue spese; e
a me non è paruto di farlo, e di non giudicare di spese se non poi
che averò cognosciuto li meriti della causa. Iacopino ha prodotto due
testificati; in l'uno mostra che gli furono promessi in dote 22 ducati,
e questo testificato è stato fatto citata la parte; poi ha fatto fare
un altro esamine, ne lo quale mostra che non sterno a quelli primi
patti, e che questi suoi cognati poi gli promisero 25 ducati: ma a
questo secondo esamine non fu citata la parte. Li cognati dicono avere
satisfatto Iacopino di questa dote, e di qualche cosa di più; Iacopino
lo nega: a me pareva di dare qualche dilazione alli cognati di provare;
Iacopino non se ne contenta, e mi prega che io facci relazione a V.
S. del termine in che si trova la causa, e così la faccio. Alle quali
sempre mi raccomando.
Li cognati di Iacopino dicono che hanno le loro prove nella vicaria del
Borgo, e che sono stati per farli esaminare; ma che per essere loro
stati creduti in sospetto di peste, hanno incorso in pericolo della
vita.
Castelnuovo, 12 decembris 1522.
XLVII
AI MEDESIMI
_Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi._ Perchè dubito
che una lettera del medesimo tenore di questa, che a' dì passati io
scrissi a V. S., non sia venuta in sue mani per colpa del portatore,
replico con questa altra per fare loro intendere che lo illustrissimo
signor mio mi aveva dato commissione ch'io ricordassi a V. S. come
sono passati due anni che tra il comune di Valico di sopra e quello
di Cardoso fu fatta una dichiarazione di confine, _intervenientibus
utrinque commissariis_, e di concordia ne fu contratto uno instrumento,
e dal prelibato signor mio ne fu mandata la ratificazione e
confirmazione a V. S.: e V. S. mai non hanno _mutuo_ mandata a sua
Eccellenza. E perchè sua Eccellenza desidera di averla ad ogni buono
fine, m'ha commisso ch'io scriva a quelle che siano contente di
mandarla; onde così io le prego e più presto che ponno, acciocchè da
sua Eccellenza io non sia tenuto per negligente.
Appresso, questi di Valico si dolgono, che contra li patti alcuni di
Cardoso hanno passato le confine, e arato e seminato sul terreno che
non è suo: io prego V. S. che si degnino d'intendere la veritade, e non
comportare che sia alli nostri fatto torto. Alle quali mi raccomando.
Castelnovi, ultimo anni 1522.
XLVIII
AGLI OTTO DI PRATICA IN FIRENZE
_Magnifici et excelsi domini mihi observandissimi._ È accaduto ch'uno,
detto il Pretaccio da Barga, suddito di Vostre Eccellenze, aveva
per un suo figliolo domandata per moglie una fanciulla di questa
terra, ed eragli da li tutori stata promessa. E mentre che si veniva
ordinando per fare il sponsalizio, la fanciulla, _nescio quo spiritu
ducta_, è intrata in un monasterio che abbiamo qui, dell'ordine di San
Francesco, ed èssi fatta vestir suora. Ma prima che si sia vestita,
io insieme con tutori e parenti di lei ho fatto ogni opera possibile
per rimoverla di questa opinione e far che 'l parentato segua; ma non
l'ho potuto ottenere. Per questo il Pretaccio non riman soddisfatto,
e vorrebbe per violenza avere costei, e minaccia alli tutori e alle
monache grandemente. Io me ne sono doluto col capitano di Barga, e sua
Magnificenza me n'ha dato assai giustificata e conveniente risposta;
ma non è restato però, che questa notte passata il Pretaccio non
sia venuto per mezzo li borghi di Castelnuovo con più di 50 compagni
armati, e ito ad una possessione qui presso de la fanciulla, e se ne
dimostra come padrone: ed ècci fin a quest'ora. Io l'ho fatto ammonire
che se ne levi subito. Non so quello che seguirà. Mi è parso di
ricorrere a Vostre Eccellenze, e pregarle che si degnino di scrivere
subito e d'operare in modo che questo suo suddito desista da usare
violenza, e segua li modi de la ragione, acciò che costui non sia causa
di attaccare alcuna nimicizia fra li sudditi del mio Ill.mo Signore e
quelli di Vostre Eccellenze, dove credo che la volontà de li Signori
sia bene unita e ottimamente disposta l'uno verso l'altro: e in bona
grazia di Vostre Eccellenze mi raccomando sempre.
Castelnovi Grafagnanae, 7 ianuarii 1523.
XLIX
AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA
_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._ Perchè V. S.
potriano avere inteso che alla Pieve Fossana, loco il quale è tra
Castiglione suo e questa terra di Castelnuovo, è stato sospetto di
peste; e per questo pensando le cose maggiori e di più pericolo che
non sono, averanno forsi fatti divieti, che quelli che vengano di qui
non possino intrare in Lucca; certifico V. S. come un Lucca Pierotto
per uno suo figlio che nascosamente era andato, non so dove, si è
infettato di modo, che due o tre sono morti di casa sua; ma presto si
è fatto provvisione, chè tutta quella famiglia si è fatta ire in loco
separato, e proibito a tutti quelli della Pieve, che non escano de
le loro confine; benchè, grazia di Dio, in quella terra non si sia la
peste scoperta in altra casa, e a Castelnuovo non è male nè sospezione
alcuna, e stiamo con buonissime guardie. Io scrivo questa a V. S.,
perchè sappiano come sono le cose, e per pregarle che siano contente
che lo esibitore di questa, che serà mio fratello messer Galeazzo
Ariosto, entri e alloggi in Lucca, il quale è venuto da Ferrara per
ire a Carrara a trovare il reverendissimo cardinale Cibo suo padrone;
e questo riceverò da V. S. per uno grandissimo piacere; le quali
ringrazio della copia che a questi giorni mi hanno mandata, di quella
ratificazione pertinente alli uomini di Valico e di Cardoso. E in buona
grazia di V. S. mi raccomando.
Castelnovi, 29 ianuarii 1523.
L
AI MEDESIMI
_Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi._ Giovanni da
Montepulciano, esibitore di questa, farà intendere a V. S. di un
torto che li fece uno di quelli delli quali sono stati confiscati
li beni per loro mali importamenti da V. S.; e mi dice che del tutto
è informatissimo il spettabile Baldassarre da Montecatino, il quale
domandato da quelle ne potrà fare buona relazione. Prego V. S. che
prima per la giustizia, e poi per misericordia di questo povero uomo,
il quale è da bene e merita essere aiutato, e appresso per mio amore,
si degnino di prestargli ogni favore e aiuto conveniente: in buona
grazia delle quali mi raccomando sempre.
Castelnovi, 18 ianuarii 1523.
_Post scripta._ Le S. V. non si diano maraviglia se la lettera è
tardata; la causa è stata per il suspetto che è stato di qua di non
potere entrare in Lucca: tuttavia ogni volta che si presenterà alle S.
V., prego quelle li sia raccomandato per mio amore.
Castelnovi, 17 februarii 1523.
LI
AI MEDESIMI
_Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi._ Alli dì passati
scrissi una lettera a V. S. di uno torto che fu fatto a Giovanni da
Montepulciano per uno di quelli de li quali sono stati confiscati li
suoi beni per li loro mali portamenti, e che del tutto è informatissimo
il spettabile Baldassarre Montecatini e Baccio del Fava vostro
conestabile; li quali, dimandati da quelle, li potranno fare buona
e vera relazione. Prego V. S. che prima per la giustizia e poi per
misericordia di questo povero uomo il quale è da bene e merita di
essere aiutato, e appresso per mio amore, si degnino di volerli far
fare il debito suo conveniente, se non in tutto o in parte, e a quelle
non li serà grave di darne avviso di quello, ed esse si risolveranno,
notificando le S. V.; e serà una buona elemosina a farli del bene,
per essere disfatto per tale conto: e V. S. intenderanno per la
qui alligata tutto quello dimanda esso Giovanni, il quale vi sia
raccomandato in buona grazia. E a V. S. mi offro e raccomando.
Castelnovi, 2 aprilis 1523.
LII
AI MEDESIMI
_Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi._ Essendo io
a questi giorni stato a Ferrara, lo illustrissimo signor mio m'ha
commisso ch'io replichi a V. S. quello che altre volte ho scritto, cioè
che quelle siano contente, che li banditi di questa ducale provincia
non siano securi nel dominio di V. S., _et versa vice_. Quelle ponno
intendere li omicidii e assassinamenti che tuttavia accadeno in
questi paesi, a li quali, per essere le giurisdizioni di V. S., de'
signori Fiorentini e dell'illustrissimo signor mio così appresso l'una
l'altra e come confuse, male si può provedere. Non ci vedo rimedio;
ma che più presto le cose abbino a ire di male in peggio, se V. S.
non mi soccorreno specialmente e presto, di non comportare che a li
miei banditi sia dato recapito in le sue terre; _et etiam_ per vedere
che quando noi dessimo campana a martello per perseguitare tal gente
di mala sorte, che le terre di V. S. accorressino in aiuto, che noi
saremmo apparecchiati di fare per V. S. il medesimo: in buona grazia
delle quali mi raccomando sempre.
Castelnovi, 10 aprilis 1523.
LIII
AL DUCA DI FERRARA
Ill.mo ed Ecc.mo Signor mio. Alla mia giunta qui trovai che questi
banditi del Costa da Pontecchio con li figliuoli di Pellegrin dal
Silico e alcuni lombardi de la fazione di Virgilio da Castagneto
erano in numero di circa sessanta in Grafagnana, li quali, oltre a
quello che avevano fatto fin a quel dì, di che il Capitano mi dice
aver avvisato V. Ecc.a, di poi erano stati a Salcagnana e avevano
preso un uomo da bene detto Cappello e l'avevano menato via legato
e poi ammazzato. Parendomi gran carico mio e anco di V. Ecc.a patire
stessino qui così senza contradizione alcuna, molte volte confortai
questi di Castelnovo che volessino porsi insieme e ire a cacciarli, il
che mai non potetti impetrare, come quelli che non si fidano l'uno de
l'altro, e dubitavano che con intelligenza de la parte italiana fussino
nel paese. Io pur mi deliberai di far il debito mio, e menai pratica
con gli uomini di Sillano, li quali soli di tutta questa provincia
gli avevano mostrato il volto ed erano stati seco alle mani, che luni
mattina prossimo passato si trovassino a Camporeggiano con cinquanta
de li suoi, che io mi troverei qui con quelle persone che potrei fare
più presto; poi la sera innanzi mandai comandamenti nella Vicarìa di
Trassilico che quelli che potevano portare armi la mattina del lunedì
fussino a Camporeggiano: e così senza far motto ad alcuno la mattina
del lunedì nell'aprire del giorno, con una gran pioggia, mi partii
da Castelnovo con li balestrieri, cioè X, chè il Capitano loro con un
altro balestriero restò ferito a Castelnovo, e avendo su la mezzanotte
mandato a chiamare li uomini di Turrita, villa qui più prossima, con
numero di circa quaranta persone, me n'andai a Camporeggiano, credendo
di trovarvi li uomini di Sillano; ma quelli villani non s'erano più
mossi, come nulla appartenesse loro questa cosa: tutti gli altri
comandati vennero a pezzo a pezzo. Fu forza mandare a chiamare questi
di Sillano, senza li quali non mi pareva di poter far cosa che stesse
bene, perchè sono armati e da far qualche espedizione, chè gli altri
erano da fare in loro poco fondamento. Mentre ch'io faceva questa
indugia, li avvisi delli uomini di Castelnovo andavano in volta, li
quali più ad agio mi dà l'animo d'investigare e di trovare. Finalmente
vennero quelli di Sillano, incirca sei persone, e mi fecero certa
scusa infangata, che non m'avevano bene inteso, e poi mi certificaro
che tutti li lombardi insieme con Filippo Pacchione, Bernardello
e Battistino Magnano s'erano partiti e tornati di costa da l'alpe,
e Bertagnetta e tre altri da Pontecchio partiti in discordia da li
compagni si trovavano a Pontecchio, ed erano certi che erano avvisati
e che non aspettariano, e che s'io volevo andare per bruciar le case,
sarei causa di far bruciare la metade di questo paese; e così quelli
da Camporeggiano e tutti gli altri mi pregavano che io non bruciassi,
ch'io sarei causa de la ruina di questo paese. Per questo e perchè mi
vedevo essere stato tardo per pigliarli, e perchè vedevo che nessuno mi
seguiva volentieri, e che sul fatto quando accadesse qualche contrasto
sarei abbandonato, come già due volte sono stati li balestrieri;
l'una da quelli di Castelnovo contra li borghesani, l'altra da quelli
di Camporeggiano contra li banditi; mi parve di licenziare la gente.
Subito mi furon ambasciatori di quelli banditi da Pontecchio, li quali
mi pregavano come per la qui inclusa di Bertagnetta V. Ecc.a potrà
vedere. Io per nessun modo son per farli tal salvocondotto: ben son
per darli bone parole e vedere di assicurarlo alquanto, se mai potessi
fare con astuzia quello che non posso per forza. Io avevo avvisato il
Commissario di Frignano e signori Lucchesi, il Commissario di Fivizzano
e alcuni altri che a me pareva che fussino buoni per serrare li passi
quando questi ribaldi volessono fuggire; ma mentre che ho tardato a dar
questi avvisi (che non ho potuto far sì secreto che li fautori suoi,
cioè tutti questi de la parte taliana di Castelnovo, non se ne siano
avveduti e non gli abbiano avvisati), si sono levati, come ho detto, e
tornati in Lombardia. Io voglio che V.a Ecc.a intenda ogni cosa acciò
che possa pensare e avvisarmi come mi ho da governare, chè veramente
se non ci si fa qualche buona provvisione, questa provincia anderà di
male in peggio e a V.a Ecc.a non resterà altro che 'l titolo di esserne
signore, e la signoria in effetto sarà di questi assassini e delli capi
e fautori c'hanno in questa provincia e specialmente in Castelnovo.