_Magnifici et excelsi Domini mihi observandissimi._ Fin il maggio

passato io scrissi a Vostre eccelse Signorie quello ch'io avevo fatto e

potuto far con ragione nella causa che Bartolomeo di messer Jacopo da

Barga ha con alcuni di questa ducale provincia, che esso dice che con

la paga si fuggirono da lui a Buon Convento, e pienamente feci a Vostre

Signorie (s'elle ebbero la mia lettera) intendere che avendo l'una

parte e l'altra a paragone, avevo trovato quello che anco replicherò

di novo, acciò che quelle non abbino di me questa mala openione, che

a persona del mondo io volessi mancare di ragione, e tanto meno ne

vorrei mancare alli sudditi suoi, che oltra che Vostre eccelse Signorie

ho in riverenza, per rispetto della buona amicizia ch'io so essere

tra il mio ill.mo signore Duca e cotesta eccelsa Repubblica, anche io

particolarmente e per antiqua conversazione ch'i' ho avuta in Fiorenza

e per una naturale inclinazione son molto affezionato a cotesto Stato

e desideroso di ubbidire li comandamenti suoi. Vostre Signorie dunque

intenderanno di novo, che la cosa sta in questo modo: che Bartolomeo

mandò a levare alcuni di questa provincia, che in tutto furon sette,

e diè loro certi pochi denari, promettendoli come fussino a Castel

Fiorentino, avrebbono il supplemento della paga; e essi dubitando di

non essere menati a vento, gli protestaro, che non avendo quivi li

lor denari, se ne voleano poter ritornare con quelli pochi denari che

avevon presi; e così non niega uno, che Bartolomeo mandò quì, essere

vero: come furono a Castelfiorentino, non v'era chi dèsse denari, e

questi nostri voleano ritornarsi; ma pur pregandoli Bartolomeo, furon

contenti d'andare a Poggibonici; ma protestando di novo, se quivi non

avean la paga, se ne ritornerebbono a casa; da Poggibonici, con simili

preghi e promesse, furono tratti a Siena. Non essendo anco a Siena chi

lor dèsse denari, se ne volsono ritornare; pur Bartolomeo pregando

e promettendo e dando loro anche qualche quattrino, fece tanto che

restaro: e venendo il campo a Siena, furo in su le mura, e feron la

lor fazione; e da Siena poi, senza dar lor la paga, con simili preghi

e promesse furon tratti fino a Buon Convento; dove non avendo anco la

paga, nè speranza di averla, e per la più parte dissolvendosi il campo,

se ne vennero con molti altri, e se ne portaron quelli pochi denari

che avevan preso; che in sette compagni furon circa dieci o dodici

ducati. Questo ch'io scrivo a Vostre eccelse Signorie fu confirmato

da una parte e dall'altra in mia presenza esser vero. Ma perchè la

professione mia non è d'arme, non mi confidando di sapere giudicare

in questa causa, chiamai, con un dottore che abbiamo qui assai ben

dotto, molti uomini da bene, c'hanno fatto il mestiero del soldo; li

quali disseno, che a quel dì che arrivaro a Castelfiorentino doveva

cominciare il servizio di questi fanti, e poi compensare chi era più,

o li dì ch'avean servito o la rata delli denari che avevan presi.

Questa determinazione non piacque a chi era venuto per Bartolomeo, e

si partiron; e hanno fatto querela a Vostre eccelse Signorie come io

non gli voglia far ragione. Quelle intendono il caso, e perchè son

prudentissime, e hanno costì copia di soldati e persone che intendono

meglio l'uso dell'arme, che non fo io, nè questi qui meco, con li

quali io mi posso consigliare; supplico Vostre eccelse Signorie che

giudichino questa causa, e che mi avvisino quello che vogliono ch'io

faccia, ch'io sono per condennare e assolvere questi miei, secondo

il giudicio di quelle: e quando Bartolomeo dicessi che la cosa stessi

altrimente, io manderò a star seco al paragone uno di questi fanti, che

chiariranno le menti di Vostre Signorie; in bona grazia de le quali mi

raccomando sempre.

Castelnovi, 24 septembris 1522.[234]

XXXV

AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA

_Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi._ Perchè, per

grazia di Dio, tutta questa ducale provincia di Garfagnana fino a

qui è sana e senza un male al mondo, vorrei con tutti li modi che mi

sieno possibili, che anco per lo avvenire si conservasse, e per questo

non cesso di far fare buona guardia di non lasciare venire persone di

paese sospetto: ma questi sono mali che nascono tanto improvviso, che

non mi confido di conoscere bene da chi mi debbia guardare. Per questo

ho voluto ricorrere a V. S. come a quelle nelle quali ho grandissima

fede, e credo che poco meno amino li sudditi del mio illustrissimo

signore che li suoi proprii; così le supplico che sieno contente per

questo messo, ch'io mando a posta, di avvisarmi le terre da chi mi

debbio guardare, e che anche mi consiglino, s'io debbo lassare fare la

fiera; la quale, sperando che le cose migliorasseno, avevamo differito

a'cinque di ottobre. E in buona grazia di V. S. mi raccomando.

Castelnuovo, 28 settembre 1522.

XXXVI

A OBIZO REMO

Magn. mihi hon. Ieri ho avuta una lettera del Sig. nostro mandatami da

Cristoforo Casanova da Sestola in risposta de la grida, de la quale

mandai la copia. Del procedere contra li assassini da Pontecchio e

gli altri banditi, non dubitate ch'io 'l faccia senza il consiglio del

Capitano qui, e ch'io possa essere imputato di far contra ragione. Mi

piace che 'l Sig. sia contento ch'io pigli accordo con Sig.ri Lucchesi

e Fiorentini che li lor banditi non sieno sicuri sul nostro, nè li

nostri sul loro: io tratterò la cosa maturatamente sì che vada di pari,

e non abbino vantaggio da noi. Credo che a quest'ora abbiate Pierino

a Ferrara. A Bastiano Coiaio ho dato alquanto di dilazione, e non

lo costringerò a venire altrimenti finchè io non abbia risposta alle

lettere che circa questo ho scritto a Vostra Mag.; e Ser Evangelista

in nome di questa Comunitade ha scritto al Sig. il testificato di

avere esso dato recapito a' banditi. Per un'altra mia avrete veduto

esso viene malissimo volentieri, e dice che questa è la sua ruina, e

mi prega e mi fa mille croci ch'io faccia opera che non venga. Io gli

ho compassione; pur in questo mi rimetto a chi ha miglior giudicio di

me, e a chi la misericordia non corrompe la giustizia. Io 'l confesso

ingenuamente, ch'io non son uomo da governare altri uomini, chè ho

troppa pietà, e non ho fronte di negare cosa che mi sia domandata.

Li balestrieri che seranno esibitori di questa son due uomini da bene

e bene in ordine e valentuomini: quanto gli ho saputo imputare è che

hanno moglie in questa terra. Io li raccomando a V. Mag. che faccia

che non perdano il lor loco. Ce n'è restato un altro detto il Magnano,

il quale per essere ammalato non ha potuto venire. Venirà più presto

che potrà. Prego Vos. Mag. che operi che per questo non perda il suo

loco, chè anco così mi promise mess. Giovanni Ziliolo. Quest'altri che

restano avranno il bisogno, e non accade mutarli per adesso altrimente.

Quel Giovanni Frascolino che Vos. Mag. mi raccomanda, non è comparso.

Se fin adesso non è partito da Ferrara, non curo che venga altramente

nè lui, nè altri, perchè di questi ch'i' ho mi contento.

Ringrazio Vostra Mag. dell'avviso che mi ha dato del Sig. Don

Ercole,[235] e così starò con speranza di meglio, e che quello che

fu promesso a Mes. Lod.o Cato[236] in Ispagna sia quello che tutti

desideràmo. Altro non occorre al presente. A Vostra Magnificenza mi

raccomando.

Castelnovi, 2 octobris 1522.

XXXVII

AL MEDESIMO

Mag.co Mess. Opizo mio onor. — Bastiano presente esibitore viene

per supplicare al Signore nostro in suo nome e forse anco per suo

zio Leone, ambidui da Gragnanella, che voglia lor rimettere la

condennazione nella quale sono incorsi per aver feriti l'un l'altro,

e son quelli a punto di che V.a Mag.za mi scrisse addì passati che la

intenzione del Signore nostro era di non far loro altra grazia più

di quella ch'avevan per li Statuti. Pur perchè son poveromini e me

n'hanno pregato, io li raccomando a V.a Mag.za che faccia il Signore

star contento delle 35 lire c'ha pagato ciascun di loro. Gli è vero

che l'ordine era che non avessino ad uscire di prigione finchè non

avessino satisfatto a tutta la somma; pur a' preghi di molti uomini

da bene son stato contento di far lor termine del resto de la metade

per tutto questo mese e dell'altra metade per tutto novembre; ma ben

ho assicurato la Camera che al tempo debito sarà pagata. Or, come

dico, Sebastiano viene per impetrar grazia, e così io lo raccomando a

V.a Mag.za, facendoli fede che paga mal volentieri; e a V.a Mag.za mi

raccomando.

Appresso, io scrissi addì passati come un Balduccio da Carreggini

imputato di aver morto un Togno che stava alla Isola Santa si era

venuto _sponte_ a porre in prigione del Capitano di Camporeggiano,

ma che subito, cioè l'altro dì che 'l detto Balduccio si era posto

in prigione, il detto Capitano si era partito dall'ufficio con la

licenza alla usanza delle Suore da Genova,[237] e ito un poco a spasso

a casa sua in Lunigiana: e per questo e perchè non stavo sicuro che

costui, con speranza di purgare li indizi con poca lavatura si fusse

d'accordo andato a porre in prigione, avevo disegnato di mandare a

torre questo prigione e di tenerlo qui a Castelnovo acciò che non si

esaminasse senza me; ieri, essendomi per altre faccende accaduto andare

a Camporeggiano, avevo pensato di menarlo meco in qua, e tanto più me

ne venne voglia quando vidi in che modo era tenuto, però che va libero

per la rôcca e senza guardia, e a lui sta l'andare e il stare. Pur a'

prieghi di Ser Constantino, il quale è il notaro di quel loco, fui

contento di non far questa ingiuria al Capitano, ma ben comandai al

cavalliero del Capitano che lo ha in guardia, ed anco al notaro, che

lo dovessino tenere in prigione e con li ferri alli piedi, e che anche

quando accadesse che purgasse li indizi, non lo lasciasseno senza mia

commissione. La parte offesa ha fatto gran querela a me che costui

sia tenuto così largamente e vorria ogni modo ch'io pigliassi questa

causa in me, e credo che supplicherà. Io non mi curerei già di questo

impaccio perchè ci son mal atto, ma non sería male che alla cognizione

di questo s'accompagnasse il Capitano di Castelnovo con quell'altro

di Camporeggiano, acciò che una volta s'incominciasse in questo paese

a punire li malfattori, che per l'impunitade c'hanno avuto pel tempo

passato e pel poco braccio che li officiali han qui, moltiplican

di sorte che non è sicuro il paese in alcun lato. Ma la Vicarìa di

Camporeggiano sta molto peggio, che di poi ch'io son tornato da Ferrara

è stato morto uno a San Romano, un altro in un altro loco pur di quella

Vicarìa è stato preso da quel Ginese (che anche amazzò il conte di San

Donino) e legato ad un arbore nudo, e poi che l'ha avuto legato gli ha

dato sedici ferite: e tutta la notte quel pover uomo è stato legato

nella selva, nè fin al giorno a grande ora ritrovato, e pur ancora è

vivo. Quelli ribaldi da Ponteccio stanno tuttavia a casa e ancora hanno

ardimento di mandare a domandarmi accordo, e per l'uno di essi, cioè

Bernardello, è venuto Simon Contardo e mi ha offerto che quando io gli

perdoni, che darà sicurtà di trecento ducati di non fare dispiacere ad

uomo del mondo e di vivere costumatamente e di pagare tutto quello che

ha tolto dalli castronari di Domenico di Amorotto, e sopra questo di

donare a me, o voglia un muletto o voglia X ducati d'oro. Similmente

è venuto un altro da parte di Bertragnetto e mi ha fatto la medesima

offerta, ed anco lui, per la sua parte, di donarmi altri X ducati; poi

ieri, ch'io fui a Camporeggiano, gli Otto di quella Vicarìa mi pregarno

del medesimo per tutti quelli assassini che darebbono securtade di 300

ducati di vivere d'uomini da bene. Io ho mostrato di dar loro qualche

speranza, e questo perchè mi proponevano che s'io volevo far loro un

salvo condotto che mi venisseno a parlare, mi farebbono intendere

che il torre de li denari a quelli Lombardi, che poi restituiro, e

il torre di prossimo questi castroni era stato lor fatto fare sotto

fede che ne farebbono piacere al Signore nostro, e che parlandomi mi

direbbono chi fusse stato quelli che a ciò li avesse persuasi. Io non

ho voluto a patto ignuno che mi vengano a parlare, nè far loro alcun

salvo condotto, ma ho lor fatto dire che mi scrivano tutto questo che

mi voglion dire a bocca, e così son rimaso con loro. Gli ho usato anco

un poco di mansuetudine, perchè ho pratica con alcuni uomini da bene

da Sillano, che assicurandoli un poco sperano di darmeli ne le mani.

Questi altri dal Silico che amazzaron Ser Ferdiano stanno tuttavia al

Silico e a Cesarana. Io non cesso di pensare e di fantasticare come

senza spesa del Signore nostro io possa accrescere le mie forze per

far che almeno questi ribaldi abbian paura di me. E per questo ieri

fui a Camporeggiano dove avevo commesso che fusson chiamati gli Otto

di quella Vicarìa; ma per essere andato il mio comandamento tardi,

non ne potei avere se non quattro. A questi feci intendere come a'

dì passati ch'ero stato a Ferrara avevo avuto lungo parlamento con

l'Ecc.a del Signore circa li delitti ch'ogni dì si commettevano in

la lor Vicarìa, e che Sua Ecc.a volea provederli ogni modo, e che

stava in pensiero di mandare un'altra volta il suplemento fin alli 25

balestrieri, e che voleva più presto che essa Vicarìa si dolesse di

pagare questi balestrieri, che fusse lasciata a questo modo in preda

alli assassini e ribaldi; ma che da l'altra parte avendo pietà alla

povertà sua, era stato perplesso assai: ultimamente aveva eletto questo

espediente, che la Vicarìa di Camporeggiano eleggesse cinquanta uomini

sotto dui caporali, e quella di Castelnovo cinquant'altri sotto dui

altri caporali, e questi fussino obligati, o tutti o parte secondo li

bisogni, ad ogni richiesta del Commissario venire armati e insieme con

li balestrieri andare a fare le esecuzioni che serian lor commesse, ed

ogni volta che fusseno messi in opera, ogni Vicarìa fusse obligata a

pagare li suoi a sei bolognini per fante il giorno, chè questa serìa

poca spesa alla Vicarìa: e pigliandosi questo ordine non accaderà che

'l Signore mandi qui altri balestrieri. Alli quattro Otto che qui

si trovaro piacque questo modo, e dissero che era poca spesa e per

riuscire loro in grande utile, ma che volevano termine a rispondermi

finchè avessino parlato col resto degli Otto e che speravano che a

questo tutti seriano di una volontade. Io ho voluto di questo avvisare

V.a Mag.za acciò che accadendo che qualcuno di questi venisse a Ferrara

e ne parlassi, io non paressi bugiardo. Con quest'altra Vicarìa

di Castelnovo credo facilmente di ottener questo ordine, il quale

succedendo come spiero,[238] non credo che li banditi si fermino troppo

in questa provincia.

Pierino Magnano oggi son 12 giorni che con mie lettere si partì da

Castelnovo, e mi disse che voleva venire ad ubbidire il Signore. Se

sia a questa ora giunto o no, V. Magn. lo può sapere meglio di me. A

me è detto (ma non so se ben lo debbia credere, perchè la persona che

me l'ha detto non è troppo sua amica), che dopo che si partì di qui

è stato alcuni dì ascoso con alcuni banditi nel campanile di Villa,

terra qui vicina, e che poi è ito a Pistoia. A Bastiano Coiaio ho

fatto un altro comandamento, e assegnatoli un termine che mi è parso

conveniente di appresentarsi dinanzi al Signore.[239] Esso sta pur con

speranza, che, prima che 'l termine finisca, il Sig. abbia da revocare

questa commissione. Come ho detto, ieri fui a Camporeggiano, e quelli

uomini si maravigliano che 'l Sig. non manda un Capitano nuovo, o non

conferma questo che sin qui ci è stato, perchè il suo termine finì a

San Michele. Il Capitanato di Camporeggiano è molto migliore di questo

di Castelnovo, e ora che le cose sono pacifiche, credo ch'ogni uomo da

bene ci verria volentieri. Altro non m'occorre al presente. A V. Magn.

mi raccomando.

Castelnovi, 5 octob. 1522.

XXXVIII

AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA

_Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi_. Ancora che pochi

dì siano ch'io scrivessi a V. S. del medesimo tenore, e ch'io abbi

ritrovato quelle prontissime a compiacermi di quanto io l'ho pregate;

pure avendo di nuovo circa questa materia avuto lettere e nuova

commissione dallo illustrissimo mio signore, mi è parso di replicare

con questa altra, e fare loro intendere, come sua Eccellenza per

quiete di questa provincia desidera che fra V. S. e sua Eccellenza sia

rinnovata quella consuetudine e patto, ch'io intendo che altre volte

ci soleva essere: che li banniti di questa provincia per alcuno caso

enorme, come rebelli ovvero assassini ovvero omicidiali volontarii,

non possano essere securi nel dominio di V. S., _et e converso_; e che

capitando alcuni di tali banditi da V. S. in questa ducale provincia,

il Commissario qui sia obbligato a dare ogni favore a chi li domanderà

per parte di V. S., perchè li abbi nelle mani, _et e converso_:

pertanto io supplico V. S. che siano contente di compiacere in questa

onesta domanda il mio signore, e scriverne una lettera nel miglior modo

che paia a quelle, la quale io abbia a fare registrare nelli Statuti di

questo loco; e io farò il medesimo o per mie lettere, ovvero ch'io ne

farò venire una ducale come più piacerà a V. S.; in buona grazia delle

quali mi raccomando sempre.

Castelnovi, 9 octobris 1522.

XXXIX

AI MEDESIMI

_Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi._ V. S. vedranno

quanto questa comunità di Castelnuovo le raccomanda uno fratello di

prete Riccio, il quale costì è stato preso per imputazioni di monete

false. Quando sia novizio ne l'arte, e mai più non abbi fatto simile

errore, e sia stato sedotto dal compagno (sì come è più facile che li

cattivi corrompeno li buoni, che li buoni reducano li cattivi al ben

fare), io ancora insieme con gli altri lo raccomando a V. S.: ma quando

anco sie _inveteratus malorum_, io non sono per impedire la giustizia.

E a V. S. sempre mi raccomando.

Castelnovi, 14 octobris 1522.

XL

AI MEDESIMI

_Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi._ Mi è stato

referito che a Ceserana, terra qui prossima e di questa ducale

provincia, è nascosamente uno di quelli Totti ribelli di V. S., in

compagnia degli figliuoli di Peregrino dal Silico banditi di questo

ducale sito; e per non avere io più braccio di quello che io mi abbi,

vi stanno contra mia volontà. Per questo mi è parso di avvisare V.

S., che con quello mezzo che loro paia il migliore veggano per la via

di Lupinaia o altre loro terre in quelle confine, di informarsi se

questo che mi è stato detto è vero o no, che anch'io dal canto mio

mi sforzerò di informarmene meglio che potrò: e ritrovandosi essere

vero, mi pareria ben fatto che V. S. mandassero il loro bargiello una

notte, o veramente qui a Castelnuovo o in qualche altro loco, dove più

giustamente questi balestrieri che io ho qui si potesseno congiungere

con lui e andare a Ceserana, e in un tratto pigliare il ribelle di V.

S. e li banniti di questa provincia. Prego dunque quelle, che usino

diligenza per trovare la verità di questo che io scrivo, che anch'io

farò il simile; e quello che ne arà prima certezza, ne avviserà

l'altro. E a V. S. sempre mi raccomando.

Castelnovi, 14 octobris 1522.

XLI

AL DUCA DI FERRARA

Ill. Sig. mio. Ieri il Moro dal Silico mi appresentò la grazia che

V. Ecc. gli ha fatto per un certo omicidio che meritava più presto

clemenza che severità. Oggi ho avuto lettere e messo a posta dal

Commissario di Frignano, che mi avvisa che questo Moro insieme con li

fratelli e altri compagni, de li quali esso Moro era capo, tornando di

Frignano in qua, dove erano iti in soccorso di Virgilio, intrôro in

casa d'un suddito di V. Ecc. lì da Frignano, e gli spezzâro gli usci

e le casse, e depredarono roba e valuta di cento lire, non essendo in

casa altri che una vecchia; e mi prega ch'io faccia restituire questa

roba. Se 'l Moro mi torna più dinanzi, io lo piglierò e farò che 'l

Capitano lo punirà come merita il delitto, senza guardare a grazia che

gli abbia fatto V. Ecc., perchè non si estende in questo nè in altri

assassinamenti che _mi_ è stato detto che questo Moro insieme con

li fratelli hanno fatto; ma dubito che non ci tornerà, perchè questo

poveruomo che è stato rubato, prima che sia venuto da me, è stato dal

figliuolo e dal nipote _di_ Bastiano Coiaio e da ser Evangelista a

provare se per lo meno potesse riavere la sua roba: _e a ciò dice di_

essere stato consigliato da questi altri di Frignano che sono _uniti

col Moro in_ lega; e non avendo potuto aver niente _è ricorso_ a me;

sì che dubito n'avrà preso sospetto, e non tornerà _più_ a me. Se non

torna, parendo a V. Ecc., gli annullerei la grazia: in buona grazia

della quale humillime mi raccomando.

Castelnovi, XIX novembris (1522).[240]

Humillimus servitor,

LUDOVICUS ARIOSTUS.

XLII

AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA

_Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi._ A' dì passati

scrissi a V. S. del desiderio che aveva lo illustrissimo signor mio,

che li banditi per omicidi volontari di questa ducale provincia e

ribelli non fusseno sicuri nel dominio di V. S., massimamente in

queste terre che ne confinano qui in Garfagnana; con obbligo che sua

Eccellenza facesse il medesimo verso V. S.: e perchè quelle non mi

hanno mai dato soluta risposta, e perchè anco di nuovo lo illustrissimo

signor mio me ne ha scritto, ho replicato questa, per la quale le prego

che mi rispondino, e siano contente di concedermi quanto li domando,

che veramente farà la quiete e tranquillità di tutta Garfagnana. E a V.

S. mi raccomando.

Castelnovi, 22 novembris 1522.

XLIII

AI MEDESIMI

_Magnifici ac potentes domini mihi honorandissimi._ Perchè ogni dì

si rinfresca qualche nuova circa la peste in questi luochi, che non

sono da noi però molto distanti, mi pare che sia mio debito e ad ogni

altra persona che non sia in tutto stolta, di porre questa cosa per

il maggiore pensiero che io abbia; e come se la guerra mi instasse, io

avrei ricorso a V. S., come a quelle nelle quali dopo il signor mio ho

maggior fede, così in questa peste che non mi spaventa meno che farebbe

la guerra, userò la medesima confidenza. Di nessuna cosa ho più dubio,

che delli miei mulattieri, li quali mandati da Acconcio salinaro vanno

e vengono da Pisa; e questo solamente per li alloggiamenti che fanno

per via, che non so come siano securi: per questo mi è parso ricorrere

a V. S., e pregarle siano contente di fare trovare o in Lucca o fuora

di Lucca ne' borghi una stanza dove detti mulattieri possano albergare

senza andare alla publica ostaria; della qual stanza esso Acconcio

pagherà l'affitto, e se la fornirà secondo il suo bisogno. Maggior

grazia ancora avrei da V. S., che quelle si degnassero di provvedere

che detti mulattieri di Acconcio non avessero da passare Lucca, ma

che V. S. commettesseno alli suoi carrattieri e vetturali, che ad

istanza di detto Acconcio levasseno da Pisa la quantità del sale che

li bisogna, la quale è in tutto staia 3000 e la conducessino a Lucca, e

secondo l'ordinario e solito pagamento; dove si porrebbe in una stanza

deputata a questo, e di costì si manderebbe per li nostri vetturali a

tôrre qui a Castelnuovo: assicurando V. S. per tutte quelle cauzioni

che loro paresse, che non avessino di tal cosa a patire danno alcuno.

Io prego di questa grazia V. S. sì per più securità di mantenere sano

il paese, sì anco perchè la montagna di Modena ha gran bisogno di sale;

e dubito che li vetturali nostri non potranno supplire così presto,

come richiede il bisogno: e lo illustrissimo signor mio mi ha dato

commissione ch'io usi diligenza, che questi sali si conduchino presto.

S'io piglio troppa securità di V. S., quelle lo attribuischino più

presto a molta fede che io ho in esse, che a presunzione: alle quali

sempre mi raccomando.

Castelnuovo, 25 novembre 1522.

Se V. S. fusseno contente di dare uno alloggiamento a Sesto alli ditti

vetturali, verrebbe comodo assai, e forsi manco disconcio a V. S.

XLIV

AL DUCA DI FERRARA

Ill. ed Ecc. Signor mio. Per ubbidire alla Ecc. V. ho fatto chiamare

gli uomini de la Vicarìa di Trasilico, e fatto loro intendere da parte

di quella che eleggano un altro potestade, chè V. Ecc. non vuole che

Ser Tomaso Micotto più faccia l'ufficio. Essi uomini mi domandaron

termine a far questa elezione sei giorni, e poi tornâro in capo di due,

e mi dissero che mi pregavano ch'almeno io dessi dilazione a questo

Ser Tomaso che potesse venire al cospetto di V. Ecc. prima ch'io lo

privassi de l'officio, e che essi n'eleggessino un altro, con speranza

che quella serìa contenta che per due mesi ancora seguitasse finchè

fusse in capo de l'officio che gli fu dato per un anno; e che essi mi

facevano questi preghi perchè erano pregati da detto Ser Tomaso, che

non gli facessino questa ingiuria; e che essi erano sforzati avergli

rispetto, fussino li suoi portamenti come si vogliano, per essere di

buon parentado in questi paesi. Io nè in tutto ho voluto negare la

loro domanda, nè anco compiacerli con disubbidienza di V. Ecc., e feci

che elessino un potestade che rendesse lor ragione finchè Ser Tomaso

o rifermato o in tutto escluso ritornasse da Ferrara; e così elessino

Mess. Achille Granduccio, che solo in tutta Garfagnana si trova essere

dottore, e veramente, oltra la dottrina, uomo molto da bene, che anco

V. Ecc. ne può avere avuta qualche prova, chè non son molti giorni

che era Giudice de' Malefici a Ferrara. Quando poi V. Ecc. vorrà che

o al presente o al principio de l'anno, o a marzo, che fu il tempo

che questo Ser Tomaso entrò in officio, che questi uomini facciano

la consueta elezione, s'eleggeranno questo medesimo che hanno ora

instituito, cioè Mess. Achille. La elezione non potria essere migliore:

se anco eleggeranno altri, io ne farò giusta relazione a V. Ecc.

Lettere di Lodovico Ariosto Con prefazione storico-critica, documenti e note · 第 13 / 32 段