me le S. V., quel Belgrado da Valico averli narrato le sue ragioni, con
avere anco restituito il giannettone e lo spiedo, mi dicono appresso,
che hanno dato commissione al vicario del Borgo, che vogli udire
benignamente ditto Belgrado, con administrare giustizia; e perchè ditto
Belgrado è povero uomo, e devotissimo delle S. V., e anco ha ricevuto
di tal rissa più che alcun altro, e si commisse oltra il suo volere;
per tutti questi rispetti, e ultimo loco per amore mio, avendolo
ritrovato obedientissimo circa le restituzioni di dette arme, supplico
V. S. si degnino commettere al loro vicario che impuoni silenzio
contra di ditto Belgrado. Circa quelli dal Silico, che alli dì passati
ferirno quelli di Castiglione, ne farò ogni rigorosa dimostrazione di
giustizia, e quel più che mi ricercherà il vicario di Castiglione,
acciò le S. V. effettualmente cognoschino quanto mi sia dispiaciuto
tale eccesso perpetrato. E a V. S. mi raccomando, _quae feliciter
valeant_.
Ex Castronovo Carfagnanae, 8 aprilis 1522.
XXIV
AL DUCA DI FERRARA
Ill.mo ed Ecc.mo Signor mio. V.ra Ecc.a a questi dì mi ha dato
commissione ch'io m'informi come sia stata fatta quella elezione per
gli uomini di Trasilico del lor podestade; se giuridicamente e secondo
il consueto, o pur altrimenti: et oltra di questo ch'io pigli notizia
della condizione dell'uomo e ch'io la riferisca. V.ra Ecc.a dunque
intenderà, che soleva essere costume che insieme con alcuni uomini
deputati da quella Vicaria il Commissario faceva la elezione, la quale
appresso V.ra Ecc.a confirmava; ma poi da quella fu loro concesso che
essi senza il Commissario potesson fare la elezione del lor podestade,
che essa poi avea da confirmare, se le parea: e acciò che V.a Ecc.a
ne sia più chiara, le mando le copie delle lettere su le quali questi
uomini di Trasilico si fondano. Circa alla condizione dell'uomo, per
quanto a me pare, e per quanto io me n'ho potuto informare, è assai
tenuto uomo da bene, secondo gli altri che son qui: è vero che egli e
Pierino Magnano hanno per lor mogli due sorelle, ed al presente abitano
amendue nella casa della loro suocera, l'uno per sospetto e per esser
più sicuro dentro da le mura in casa della suocera, che nel borgo
dove ha la propria casa, e questo è Pierino; e l'altro per essere da
Camporeggiano, e non avere casa qui. Amendui entrano per una porta,
ma le loro stanze, secondo ch'io intendo, hanno separate, e ciascuno
mangia da sua posta. Che costui seguiti parti, non ne fa dimostrazione
estrinseca, ma so bene che Bastiano Coiaio, un figliolo del quale è
cognato di costui e di Pierino, perchè ha l'altra sorella, ha fatto la
pratica per far che costui sia podestade; e che Bastiano l'abbia fatto
a qualche suo disegno, più presto si può dubitarne che non, perchè
lui non ho a modo alcuno per persona neutrale, ancora che si sforzi
di farlo credere a me. Tuttavia V.a Ecc.a può essere certa che avendo
da essere podestade di Trasilico uomo di questo commissariato (non
voglio dir di Castelnovo solo), è forza che sia notato o per bianco
o per nero: e se ben non fusse in effetto (il che sería difficillimo
a trovare), pur serà sempre in sospetto ad una delle parti. Il padre
di costui è un ser Giovanni notaio e procuratore a Camporeggiano,
il quale al tempo che Lucchesi ebbono questa provincia fu mandato da
loro ad un suo Castello detto Camaiore per notaio. Ch'egli fusse in
trattato mi saria difficile a ritrovare per la verità, perchè s'io ne
dimanderò la parte italiana, mi diranno che non fu vero, e ch'egli è
uomo da bene; se dimanderò la francese, tutti mi diranno che fu vero,
e mi aggiungeranno tutto il male che imaginar si potranno: ma sia
il padre come si voglia, che da quella macchia in fuore, che potria
essere così falsa come vera, non ne sento dir se non bene. Il figliolo
è assai costumata persona, ed essendo già stato eletto e avendo dalla
elezione in qua sempre fatto l'officio del podestade, non potria essere
dimesso senza suo gravissimo scorno ed ignominia: e parendomi che la
intenzione di V.a Ecc.a sia più presto di gratificarsi questi uomini
che dar loro alcuna mala contentezza; poi che quella si è degnata in
questo dimandare il mio parere, io dirò che mi parria che costui non
fusse rimosso per porre in quel luogo alcun altro di questa terra,
perchè potria essere causa di dar principio a qualche altra nimicizia.
Soggiungerò bene che non sería se non ben fatto, che venendo li uomini
di Trasilico a Ferrara, come son per venire, che V.a Ecc.a operassi
che fussino contenti di far che 'l Capitano della Ragion di Castelnovo
fusse ancora suo podestade, con capitolo espresso che avesse a
procedere secondo li loro statuti, perchè, così facendo, l'officio del
Capitano si faria migliore, e V.a Ecc.a potria mandare qui un dottore
di qualche sufficienza, che con questa aggiunta n'avria da poter
star meglio; ch'ogni modo il podestade ch'essi eleggono sta sempre a
Castelnovo, e se voglion ragione sono sforzati a venir qui, e appresso
hanno le più volte per podestate persona che sa a pena leggere: poi non
è possibile ch'eleggano podestade di questo luogo che non sia parziale.
Volerne mandare a torre uno di fuore, o che stia là con loro, l'officio
non può far la spesa. La ostinazione di volere un podestade particolare
dipende da dui o tre villani che governano quel Comune, che ogni anno,
quando per un paio di calze, quando per un fiorino o dui, vendono a
questi notaroli la lor podestaria. Ho voluto che V.a Ecc.a sia del
tutto fatta accorta, al miglior giudicio della quale mi rimetto sempre:
ed in sua bona grazia umilmente mi raccomando.
Ex Castelnovo, XIX aprilis MDXXII.
XXV
AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA
_Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi._ Ringrazio V. S.
delle benigne offerte e buona disposizione verso il mio illustrissimo
signor Duca, e dello avviso dato a me; e del tutto per mio debito e
per consolazione di sua Eccellenza ho scritto a pieno. Prego V. S. si
degnino, accadendo la opportunità e il bisogno per lo avvenire, sì dal
canto di Toscana, come anco di Lombardia, farmi participe delle nuove
averanno, offerendomi al simile con ogni sollecitudine verso quelle.
Circa quelli dal Silico che ferirno, sì come è stato ditto, quelli dui
da Castiglione, come per altre mie ho promisso a V. S., non resteranno
impuniti dello eccesso perpetrato; e penso domane o l'altro andare fino
a Castiglione per parlare con il vicario di V. S., e provedere che
di nuovo si assicurino ambi li comuni di Castiglione e Silico, acciò
possino praticare in qualunque loco, e l'uno a casa de l'altro senza
sospetto. Spero fra ditto vicario e me faremo buona opera. E a V. S.
offerendomi sempre mi raccomando; _quae bene valeant_.
Ex Castronovo Carfagnanae, die 20 aprilis 1522.
XXVI
AI MEDESIMI
_Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi._ Lo illustrissimo
signor mio mi scrive che hanno da essere garbugli in Toscana, e
che io usi ogni diligenza per intendere di ora in ora il successo
di quelli; e specialmente mi commette sua Eccellenza che io abbia
ricorso dalle S. V., rendendosi certo che da quelle si averà del
tutto la verità: e così con questa mia prego V. S. si degnino di tale
occorrenza farmene participe acciò io possi esequire lo intento del
mio illustrissimo signore. E tutta la spesa delli messi che manderanno
a posta, de la quale parte S. V. mi aviseranno, satisfarò a pieno; e
anco di quella spesa che alle prefate accascherà fare per mandare in
li lochi necessarii per avere la verità, sono contento che in quello
parerà onesto a V. S. di concorrere; chè così è anco la mente del mio
illustrissimo signore. E a V. S. offerendomi mi raccomando sempre:
_quae bene valeant_.
Ex Castelnovo Carfagnanae, 25 aprilis 1522.
XXVII
AI MEDESIMI
_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._ Questo presente
esibitore del mio commissariato mi fa intendere, esserli stato rubato
uno suo mulo da certi suoi vicini; e che avendo ricercato di ritrovare
detto suo mulo alli giorni passati, uno Giovanni di Niccolò Giusti
da Pescaglia ebbe a dire, che sapeva colui che lo aveva rubato detto
mulo: e ora volendo il predetto esibitore intendere da ditto Giovanni,
chi era stato quello che glielo aveva rubato, ditto Giovanni li ha
negato, e non li vuole dire la verità. Pertanto V. S. saranno contente
commettere sia chiamato ditto Giovanni, ed esaminato quello lui sa
di questo furto, acciò che il povero uomo possi trovare la via di
rinvenire il malfattore e la sua robba; perchè, per quanto mi dice,
quello Giovanni sa il tutto. E a V. S. offerendomi, mi raccomando
sempre.
(Castelnovo.... 1522).
XXVIII[227]
AGLI OTTO DI PRATICA
_Magnifici et excelsi Domini mihi observandissimi._ Per obedire
a quanto Vostre Signorie mi comandano; perchè le loro esortazioni
voglio che mi sieno in luogo di comandamento; ho fatto chiamare a me
quelli sudditi al mio officio, delli quali Bartolomeo da Barga si
duole che da Buonconvento si sieno fuggiti con la paga; e ritruovo
che molto ben difendono la ragione loro, e dicono che Bartolomeo
mandandoli a chiamare a casa loro fece dare al capo (che tutti eran
sette) certi scudi, promettendo come fussino a Castel Fiorentino,
che darebbe loro la paga integra; e che venendo a trovare il detto
Bartolomeo a Barga, n'ebbono la medesima promissione; e di più disse
loro, che se a Castel Fiorentino non facea lor dar la paga, fusse
lor licito di ritornarsine indietro con quelli denari che avevano: e
quando furono a Castel Fiorentino, e non avendo denari, e per questo
volendo tornare a dietro, furon pregati dal detto Bartolomeo che si
conducessero fin a Poggibonici, dove avrebbon denari; e che mancando,
senza altra eccezione se ne tornassino a Poggibonici. Non ebbono anco
se non parole, e pur con li medesimi preghi e promissioni furo anco
tirati fin a Siena: dove venendo li nimici, feron senza aver avuti
altri denari le fazioni e il debito loro. Quindi volendoli di nuovo
Bartolomeo condurre a Buonconvento, negaro di non volervi andare: pur,
parte con prieghi, parte con dar loro alcuni pochi denari; che tutti
cominciando da li primi ch'avevano avuto a casa e tra via, non passaro
fra sette compagni in tutto la somma di X ducati; fece tanto, che li
trasse a Buonconvento, refermando pure il medesimo, che se quivi non
dava loro tutta la paga, se ne tornassino liberamente. E così condotti
a Buonconvento con grandissimo disagio e carestia, non fu dato lor la
paga più che in gli altri luoghi; e per questo non fuggendo, ma più
presto partendosi di patto se ne tornaro a....[228]: e fra il giorno
che si partiro da casa, fin a quello che si partiro da Buonconvento,
corsero 14 giorni. Io per ubbidire Vostre Signorie, e insieme per non
mancare del dovere, e non essendo io molto nè assai ancora esperto
nelle ragioni pertinenti al mistier del soldo, ho fatto alquanto di
ragunanza di uomini, che sono usati d'aver compagnie di fanti, avendo
fatto che due mandati da Bartolomeo in questa terra, e dall'altra
parte questi incolpati di esser fuggiti, han dette le ragioni loro.
Ultimamente mi dicono che 'l soldo di questi fanti ha da cominciar dal
dì che giunsero a Castel Fiorentino, secondo l'ordine e il costume
solito del mistier del soldo; maisì, quando sia vero che Bartolomeo
dicesse loro, che non avendo denari, cioè la paga intiera a Castel
Firentino, se ne potessono tornar indrieto; che li patti rompono le
leggi; che 'l soldo ha da cominciar dal dì che furon levati da casa
e ebbon la prima prestanza. Li mandati da Bartolomeo non negano nè
affermano questo patto. Io volevo assignare termine alli fanti a provar
questo, ma li mandati da Bartolomeo non se ne sono contentati, e dubito
che non sieno per farne a Vostre eccelse Signorie alcuna sinistra
e men che vera relazione. Per questo ho voluto a quelle dare avviso
del tutto, acciò ch'elle ancora ne sieno giudici, chè so che non si
partiranno dalla giustizia, essendo io per non mi partire dà quanto
parerà a quelle, delle quali son deditissimo; e in sua bona grazia mi
raccomando sempre.
Ex Castronovo, 21 maii 1522.
Di Vostre eccelse Signorie
Observantissimo
LUDOVICO ARIOSTO
Ducale Commissario in Grafagnana.
XXIX
AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA
_Magnifici ac potentes domini mei observandissimi._ Ho veduto quanto V.
S. mi raccomandano Francesco Martino suo: non mancherà per me di farli,
mediante la giustizia, ogni favore; e perchè sono in questa terra
alcuni Statuti, che il commissario non si può impacciare in le cause
pertinenti al capitano della Ragione, la qual via è alquanto lunga; io
ho avvisato il prefato del modo che ha da tenere per venire a presta
espedizione. E come in questa, così in ogni altra cosa sono paratissimo
sempre di ubbidire V. S., alle quali mi raccomando.
Ex Castro novo, 23 maii 1522.
XXX
AL DUCA DI FERRARA
Ill. ed Ecc. Signor mio. Le troppe grazie che V. E. fa a questi uomini
de la Vicaria di Camporeggiano li inasinisce (chè più onesto vocabolo
non so loro attribuire), e nessuna cosa son per far mai se non per
forza: io dico questo, chè mi par che usino gran torto al Capitano di
Camporeggiano, che avendo esso fatto giustiziare quel ribaldo ch'aveva
in prigione, e per li ordini e usanza che qui è dovendo per questo
avere lire cinquanta, negano, per quanto me ne avvisa il Capitano,
di volerlo soddisfare; e credo che vorranno avere ricorso a V. E.,
confidandosi che così come quella è lor benigna e liberale nel suo
particolare, così anco debbia lor essere in quello che con gran fatica
e continuo fastidio li officiali si guadagnano. Supplico V. E. abbia
raccomandato il Capitano perchè è da bene e dotto e buono e fedele
servitore di quella, per accrescergli l'animo a lui e agli altri di
punir li tristi.
Appresso gli significo che ora son capitati qui alcuni che vengono di
Maremma, che dicono che molti fanti ch'avevan preso denari a Pisa e poi
s'erano imbarcati a Livorno per ire alla guardia di Genoa, son stati
tenuti in posta da Messer Andrea Doria, o sia da frate Bernardino,[229]
ad un luogo detto Meloria, e morti, feriti e presi con li legni che li
conducevano. O vera o falsa che sia la nova la dò a V. E. nel modo che
io l'ho; in bona grazia de la quale umilmente mi raccomando.
Ex Castelnovo, 22 junij 1522.
XXXI
AGLI ANZIANI DELLA REPUBBLICA DI LUCCA
_Magnifici et excelsi domini mihi observandissimi._ Io sono stato a
questi giorni a Ferrara, dove fra le altre commissioni che ho avute
dal mio illustrissimo signore, è stato che, per quanto si estende il
mio potere, io sia sempre pronto a servire e fare cosa che piaccia a
V. S., e specialmente ch'io non patisca che li ribelli della vostra
eccelsa Repubblica vengano in questa sua provincia, e che venendoci,
io li pigli e persegui non altrimenti che li ribelli e inimici di
sua Eccellenza; e così sono apparecchiato di fare, e questa e ogni
altra cosa, che di V. S. io pensi essere a beneficio e piacere. E
perchè intendo che, non essendo io qui, V. S. si sono dolute col
mio locotenente di certi assassinamenti che alcuni ribaldi di questa
provincia banditi hanno fatto contra terre di quelle, oltra quello
che io credo che 'l prefato locotenente abbi scritto, anch'io replico,
ch'io n'ho grandissimo dispiacere e non minore desiderio di rimediarci,
pur ch'io lo possi fare. Io n'ho scritto al mio illustrissimo signore,
e penso che sua Eccellenza in ogni modo mi mostrerà qualche via di
potere castigare li malfattori, meglio ch'io non ho potuto fare, nè
posso fin qui più, oltra quello che credo che il mio signore disegnerà
di fare. L'avviso di V. S. credo che mi saria per giovare molto,
scrivendo quelli alli vicari loro che confinano con questa ducale
provincia, che per perseguitare tali uomini di pessima vita, ad ogni
mia requisizione venissero coll'armi in aiuto delli miei balestrieri, e
non dessino in loro terre ricapito alli nostri banditi; che 'l medesimo
anch'io sono per fare contra li ribelli e banniti di V. S.: in buona
grazie alle quali mi raccomando sempre.
Castelnovi, 12 septembris 1522.
XXXII[230]
AL DUCA DI FERRARA
Ill. ed Ecc. Sign. mio. Oltra quello che per un'altra mia ho scritto
a V. Ecc. circa i disordini che sono in questo paese, alli quali senza
l'aiuto di quella non è possibile, non avendo più forza di quello ch'io
m'abbia, io possa rimediare; benchè non manco di tutti quelli rimedî
ch'io posso: prima ho fatto fare contra li assassini di Pontecchio e
suoi seguaci (tra quali è quel Battistino Magnano, il quale fu causa
de la discordia tra quelli di Barga e di questa terra) una grida,[231]
de la quale mando a V. Ecc. qui inclusa la copia, acciò che a quella
piaccia di confermarmela per sue lettere: e appresso ho scritto al
Commissario fiorentino da Fivizzano e alli Signori Lucchesi acciò che
tutti insieme mettiamo in ordine una bella caccia, sicchè da ogni banda
si dia addosso a questi ladri, li quali tuttavia non cessano di far
ogni dì assassinamenti e por taglie a chi lor pare, e hanno ardimento
di mandare a dire a gli uomini qui di Castelnovo, che se non mandano
loro certi denari che domandano, li verranno a tagliare a pezzi fin in
questo Castello: e forse avriano ardire di farlo, perchè hanno chi fa
lor spalle e li nutrisce e difende. E perchè V. Ecc. conosca ch'io non
m'inganno in tutto, le mando similmente qui incluso una lettera che
oggi mi è venuta in mani, voglio dire la copia d'una lettera che scrive
Bastiano Coiaio a questi banditi del Silico, il quale Bastiano è, come
per un'altra mia ho scritto a V. Ecc., il consigliere e guidatore de la
fazione di Pierino, e in casa del quale li banditi spesso si riducono a
consiglio, come ne sono esaminati testimonî appresso il Capitano qui. E
acciò che V. Ecc. intenda il tenore della lettera, quella sappia, che
quel dì proprio ch'io giunsi qui fu tolto un mulo a Camporeggiano e
trafugato a Cicerana in mano del Moro dal Silico, il quale è fratello
di quelli che ammazzâro Ser Ferdiano, ed esso ancora per altre cause
ha bando: tuttavia sta nel paese, e tiene la Rocca di Cicerana. Colui
a chi fu tolto il mulo è stato ritenuto a non venire a lamentarsi a me,
parte con minaccie, parte con promissione di fargli restituire il mulo.
Oggi si condusse a Bastiano Coiaio il quale gli ha fatto la lettera
della quale io mando la copia; ma prima ch'abbia dato la lettera è
stato _indotto venire_ a me, e io gli ho dato giuramento quella lettera
essere di mano di Bastiano e che esso glie l'ha veduta scrivere, e
poi n'ho _fatto la copia_, la quale io mando acciò che V. Ecc. conosca
che esso Bastiano ed Evangelista, che sono partesani e consiglieri di
Pierino, sono quelli che _aiutano_ e consigliano questi banditi; e chi
li levasse di questa terra insieme al loro capo Pierino la risanerebbe,
come chi ne levasse tutto il morbo.
Questa è la copia de la lettera:
«Adì 13 di sett. 1522.
«Moro. Io sì ho visto li conti fra Bastiano Catucio e quelli di
Pierlenzo, in modo ch'io vedo che quelli di Pierlenzo si hanno torto,
sicchè pertanto egli _diceva che_ voleva andare dal Commissario e io
non ho volsuto per onor tuo, perchè il _mulo_ l'avete in le man vostre;
e per tanto a me pare che per mezzo tuo tu gli facci _rendere_ il suo
mulo in ogni modo, senza fargli pagar nulla; e questo sia l'onor di
noi: e se gli voleva por taglia, non lo doveva menar costì in le man
_vostre_: pertanto fatelo sùbito; se non voi avrete un comandamento
di renderlo, perchè qua si dice che voi l'avete in le mani. Appresso
farete quanto Giorgino _vi dirà_, e fate che non sia fallo perchè a Ser
Evangelista e a tutti noi ci pare che lo facciate e sùbito. De l'altre
cose io vi terrò avvisato per il mio _mezzadro_ del tutto. A me pare
che voi dobbiate dare il mulo a Giorgino; e non sia fallo, perchè a noi
serà vergogna grande: e se quelli di Pierlenzo credono aver nulla da
Ser Bastiano Catucio, facciami intendere sue ragioni, e poi lasci fare
a me.
«Bastiano Coiaio, in Castelnovo.»
Questa è la copia de la lettera, sopra la quale V. Ecc. faccia quel
giudicio che le pare; e a questa e a molt'altre cose pertinenti a
questa provincia supplico che faccia quella provvisione che le pare più
espediente: in buona grazia de la quale umilmente mi raccomando.
Castelnovi, XII sept. 1522.
XXXIII
A MESSER OBIZO REMO
Mag. Mes. Obizo. Vostra Mag. vederà per quest'altra mia quanto io
scrivo al Signore.[232] Prego quella che faccia presto ch'io abbia
risposta, perchè veramente che se non si rimedia a questi disordini,
ne nascerà un dì uno che non vi si potrà rimediare. Pierino è pur
anco in questa terra, e per quanto intendo non mi par ch'abbia voglia
di venire a Ferrara, e non si può pensare altro, se non che costui
sia consapevole di qualche gran maleficio, e non è sicuro che non si
sappia, e per questo dubita di venire. Già son sei dì ch'io son qui, e
ancora non è stato ardito di venire dove io sia. Ieri sera arrivò un
suo messo che aveva mandato a Ferrara, ed è quello al quale io dò la
colpa che tra via abbia tolte le lettere a quel nostro corriere. Ogni
modo io gli vo porre le mani addosso, ma voglio aspettare che Pierino
sia partito, se si ha a partire. Costui, cioè Pierino, ha pratica
secreta a Ferrara di persone che gli fanno animo di poter far ciò che
vole, e dopo che V. S. gli scrisse quella lettera ducale, venne da
Ferrara un balestriero il quale ha nome Quirino da Brescello, e parlato
che gli ebbe tornò subito indrieto. Prego V. Mag. che faccia intendere
ogni cosa al Sig., e forse non serìa male intendere da quel balestriero
che venne a fare. Appresso per levare spesa a questi poveri uomini,
acciò che per ogni cosa non abbino a venire a Ferrara, piglio cura di
mandare lor supplicazioni; e così mando questa inclusa, la qual parendo
a V. M. di segnare, la rimetta, che farò che la Cancellaria non perderà
il suo consueto: e a V. M. mi raccomando, e desidero di intendere che
Mes. Bonaventura[233] sia ben guarito.
Castelnovi, 14 sept. 1522.
Di Vostra Magnificenza
LUDOVICO ARIOSTO
Post scripta. Pierino Magnano mi ha fatto pregare (chè esso, non so
per che causa, se non _quia malus odit lucem_, non è mai venuto dove io
sia) ch'io prolunghi il suo termine di comparire a Ferrara otto giorni
ancora. Sono stato contento: non so se verrà.
Fuori — _Mag.o Domino Obizo Remo Ducali Secretario mihi honor.o —
Ferrariae._
XXXIV
AGLI OTTO DI PRATICA IN FIRENZE