Entrammo poi in una “classe„ dove non c'erano, sparsi per i banchi,
che sei o sette bambini; due dei quali dormivano così saporitamente,
con le testine rase appoggiate sui gomiti, che nemmeno scossi a più
riprese non si destarono, e si dovette lasciarli stare. Agli altri la
maestra rivolse alcune delle solite domande scolastiche, a cui diedero
le risposte solite; comicissime alcune per il contrasto che faceva
la solennità della loro forma letteraria col viso di putto di chi le
pronunciava.
A un bimbo che sonnecchiava col capo ciondoloni domandò tutt'a un
tratto: — Che cos'è l'Italia?
Quegli balzò in piedi e, dopo aver guardato me e la maestra con due
occhi spauriti, mandò giù la saliva e rispose solennemente: — _È la mia
terra._
Un altro, che stava rodendo una ciambella, dopo che la maestra gli ebbe
detto nell'orecchio il titolo d'una poesia, si rizzò e, sollevando
in aria le due piccole braccia e spalancando la bocca impastata,
mise fuori un _O_ sonoro, come alla vista d'un fuoco d'artifizio
maraviglioso, un _O_ così prolungato ch'io ebbi tutto il tempo di
domandare a me stesso e di cercare con la fantasia quale cosa al mondo
potess'essere degno oggetto di quella stupefacente invocazione. E venne
fuori finalmente....
Oooooo tricolor bandiera,
Sventola sopra i monti,
Sui petti e sulle fronti,
Sull'armi e sugli altar....
Ma l'intonazione, il gesto non si può descrivere: gli s'enfiava il
collo, gli uscivan gli occhi dal capo, una parola sì e una no gli
restava in gola per mancanza di fiato: pareva la caricatura d'un
tribuno che arringasse un popolo. Tutto quell'entusiasmo, però, si
spense d'un colpo. Espettorata appena l'ultima sillaba, ricadde sul
banco e riaddentò la ciambella.
Ma il più ameno fu l'ultimo. La maestra gli suggerì il titolo d'una
poesia: egli si alzò e cominciò:
Una goccia, o nuvoletta....
e poi da capo: — Una goccia.... una goccia,... — e seguitò a gocciolare
senza andare avanti. Tutt'a un tratto cavò il fazzoletto e se lo mise
al naso come se gli uscisse il sangue. — Oh! — gli disse la maestra,
— il sangue dal naso ti uscì ieri mattina: ma ora non t'esce: fa un
po' vedere. — Ma quegli fece un gesto con la manina libera, come per
dire: — Aspetta, aspetta, che deve venire, — un gesto così comicamente
affannato e affettato, che la maestra diede in uno scoppio di risa,
e si contentò della goccia. — Ma vede che malizia, — disse poi
allontanandosi, mentre quello continuava la commedia. — Ah, le dico che
ci abbiamo certi artisti!