IX.

Entrammo poi in una “classe„ dove non c'erano, sparsi per i banchi,

che sei o sette bambini; due dei quali dormivano così saporitamente,

con le testine rase appoggiate sui gomiti, che nemmeno scossi a più

riprese non si destarono, e si dovette lasciarli stare. Agli altri la

maestra rivolse alcune delle solite domande scolastiche, a cui diedero

le risposte solite; comicissime alcune per il contrasto che faceva

la solennità della loro forma letteraria col viso di putto di chi le

pronunciava.

A un bimbo che sonnecchiava col capo ciondoloni domandò tutt'a un

tratto: — Che cos'è l'Italia?

Quegli balzò in piedi e, dopo aver guardato me e la maestra con due

occhi spauriti, mandò giù la saliva e rispose solennemente: — _È la mia

terra._

Un altro, che stava rodendo una ciambella, dopo che la maestra gli ebbe

detto nell'orecchio il titolo d'una poesia, si rizzò e, sollevando

in aria le due piccole braccia e spalancando la bocca impastata,

mise fuori un _O_ sonoro, come alla vista d'un fuoco d'artifizio

maraviglioso, un _O_ così prolungato ch'io ebbi tutto il tempo di

domandare a me stesso e di cercare con la fantasia quale cosa al mondo

potess'essere degno oggetto di quella stupefacente invocazione. E venne

fuori finalmente....

Oooooo tricolor bandiera,

Sventola sopra i monti,

Sui petti e sulle fronti,

Sull'armi e sugli altar....

Ma l'intonazione, il gesto non si può descrivere: gli s'enfiava il

collo, gli uscivan gli occhi dal capo, una parola sì e una no gli

restava in gola per mancanza di fiato: pareva la caricatura d'un

tribuno che arringasse un popolo. Tutto quell'entusiasmo, però, si

spense d'un colpo. Espettorata appena l'ultima sillaba, ricadde sul

banco e riaddentò la ciambella.

Ma il più ameno fu l'ultimo. La maestra gli suggerì il titolo d'una

poesia: egli si alzò e cominciò:

Una goccia, o nuvoletta....

e poi da capo: — Una goccia.... una goccia,... — e seguitò a gocciolare

senza andare avanti. Tutt'a un tratto cavò il fazzoletto e se lo mise

al naso come se gli uscisse il sangue. — Oh! — gli disse la maestra,

— il sangue dal naso ti uscì ieri mattina: ma ora non t'esce: fa un

po' vedere. — Ma quegli fece un gesto con la manina libera, come per

dire: — Aspetta, aspetta, che deve venire, — un gesto così comicamente

affannato e affettato, che la maestra diede in uno scoppio di risa,

e si contentò della goccia. — Ma vede che malizia, — disse poi

allontanandosi, mentre quello continuava la commedia. — Ah, le dico che

ci abbiamo certi artisti!

Ricordi d'infanzia e di scuola seguìti da Bambole e marionette, Gente minima, Piccoli studenti, Adolescenti, Due di spade e due di cuori · 第 25 / 52 题