X.

Di là rientrai nella sala grande, dove quasi tutti si trovavan

raccolti, ed era un gran moto, un ronzìo, un pio pio, quasi un

ribollimento di suoni rotti, acuti e sommessi, quale si può dare

soltanto in una folla di creature non ferme mai un minuto in un solo

pensiero e che parlano un linguaggio ancora monco e spezzato come i

loro pensieri. E guardando quello spettacolo feci anche quella volta

il proposito, che si fa sempre all'uscire da un di quei luoghi, di

tornarvi al più presto, e che non si mantiene quasi mai; ma che in

quel momento è sincero e vivissimo, ispirato quasi da un istinto

di protezione, come se quelle deboli creature, a cui bastò un'ora a

legarci, avessero bisogno di noi e fosse durezza il separarsene per

non rivederle mai più. Intanto, m'erano rivenuti intorno il _papà_,

la bimba dai diavoletti e tutti gli altri più espansivi a domandar la

carezza d'addio, tendendo le loro manine che stringevano ancora dei

pezzetti di pane e dei torsi di mela, e dicendomi cento _Ciao_, su

tutti i toni, come a una persona della loro famiglia che partisse per

un viaggio. Poveri bambini! Ed io pensavo, accarezzandoli, ch'eran

loro, invece, che partivano per un lungo viaggio, per il viaggio

misterioso della vita, nel quale, appunto perchè eran di natura più

dolce e più affettuosa degli altri, chi sa quanto avrebbero avuto più

degli altri da soffrire e da piangere ed anche più spesso desiderato la

fine....

Quando arrivai sull'uscio, e mi lasciarono, sentii ancora nella mia una

piccola mano che ci doveva essere da un po' senza che me n'avvedessi,

e sollevando il mento a quell'ultimo accompagnatore, riconobbi il

piccolo disgraziato che somigliava alla figura del libro del Lombroso,

quello a cui la natura aveva così crudelmente smentito sul viso la

bontà angelica dell'anima. E lo fissai per qualche momento in quei

piccoli occhi ineguali e sporgenti che dicevano così umilmente: — Son

brutto; ma son buono; non mi guardate; ma amatemi, — e mi domandai nel

cuore, con tristezza, quante umiliazioni, quanti dolori non gli sarebbe

costata nella vita quella menzogna spietata della natura; e stretto

fra le mani il suo capo deforme, fui costretto a prolungare il bacio

che gli stampai sulla fronte, — mentre egli mi s'attaccava al bavero

con le manine, — per avere il tempo di scomporre sulla mia faccia

l'espressione di profonda pietà che temevo egli potesse comprendere....

Ma, rialzando il capo per uscire, dovevo aver l'ultima stoccata da

quella strana faccia canzonatoria di mefistofeluccio, che era lì a due

passi, e che mi guardava socchiudendo un occhio e torcendo la bocca,

con l'aria di dirmi: — Ti conosco, e non me ne vendi. — Non poteva

essere, lo capisco bene; ma tant'è, l'orgoglio è irragionevole: se non

c'era lì la direttrice, gli allungavo una pacca.

Ricordi d'infanzia e di scuola seguìti da Bambole e marionette, Gente minima, Piccoli studenti, Adolescenti, Due di spade e due di cuori · 第 26 / 52 题