Di là rientrai nella sala grande, dove quasi tutti si trovavan
raccolti, ed era un gran moto, un ronzìo, un pio pio, quasi un
ribollimento di suoni rotti, acuti e sommessi, quale si può dare
soltanto in una folla di creature non ferme mai un minuto in un solo
pensiero e che parlano un linguaggio ancora monco e spezzato come i
loro pensieri. E guardando quello spettacolo feci anche quella volta
il proposito, che si fa sempre all'uscire da un di quei luoghi, di
tornarvi al più presto, e che non si mantiene quasi mai; ma che in
quel momento è sincero e vivissimo, ispirato quasi da un istinto
di protezione, come se quelle deboli creature, a cui bastò un'ora a
legarci, avessero bisogno di noi e fosse durezza il separarsene per
non rivederle mai più. Intanto, m'erano rivenuti intorno il _papà_,
la bimba dai diavoletti e tutti gli altri più espansivi a domandar la
carezza d'addio, tendendo le loro manine che stringevano ancora dei
pezzetti di pane e dei torsi di mela, e dicendomi cento _Ciao_, su
tutti i toni, come a una persona della loro famiglia che partisse per
un viaggio. Poveri bambini! Ed io pensavo, accarezzandoli, ch'eran
loro, invece, che partivano per un lungo viaggio, per il viaggio
misterioso della vita, nel quale, appunto perchè eran di natura più
dolce e più affettuosa degli altri, chi sa quanto avrebbero avuto più
degli altri da soffrire e da piangere ed anche più spesso desiderato la
fine....
Quando arrivai sull'uscio, e mi lasciarono, sentii ancora nella mia una
piccola mano che ci doveva essere da un po' senza che me n'avvedessi,
e sollevando il mento a quell'ultimo accompagnatore, riconobbi il
piccolo disgraziato che somigliava alla figura del libro del Lombroso,
quello a cui la natura aveva così crudelmente smentito sul viso la
bontà angelica dell'anima. E lo fissai per qualche momento in quei
piccoli occhi ineguali e sporgenti che dicevano così umilmente: — Son
brutto; ma son buono; non mi guardate; ma amatemi, — e mi domandai nel
cuore, con tristezza, quante umiliazioni, quanti dolori non gli sarebbe
costata nella vita quella menzogna spietata della natura; e stretto
fra le mani il suo capo deforme, fui costretto a prolungare il bacio
che gli stampai sulla fronte, — mentre egli mi s'attaccava al bavero
con le manine, — per avere il tempo di scomporre sulla mia faccia
l'espressione di profonda pietà che temevo egli potesse comprendere....
Ma, rialzando il capo per uscire, dovevo aver l'ultima stoccata da
quella strana faccia canzonatoria di mefistofeluccio, che era lì a due
passi, e che mi guardava socchiudendo un occhio e torcendo la bocca,
con l'aria di dirmi: — Ti conosco, e non me ne vendi. — Non poteva
essere, lo capisco bene; ma tant'è, l'orgoglio è irragionevole: se non
c'era lì la direttrice, gli allungavo una pacca.