Suonata l'ora della colazione, rientrarono tutti nel camerone
e presero posto, in piedi, a due tavole lunghissime, su cui era
scodellata la minestra di riso e fagioli. Fu un divertimento a vedere
come gingillavano tutte quelle manine per annodarsi sotto la nuca le
fettucce del tovagliolo: i più non riuscivano a incrociarle; molte
bimbe, per sbaglio, se le legavano alla treccia; altre non facevano
che annaspar nel vuoto con mille movimenti strani e graziosi da
zampine di gatto. Ma il “banchetto„ procedette con ordine ammirabile.
Non vi fu che un “incidente„ da lamentare: un bimbo, dicendo che non
aveva appetito, rovesciò la sua scodella in quella del vicino; poi
si pentì e rivolle la sua minestra; ma l'altro, che era un minestraio
emerito, si rifiutò: dopo molto contrasto, nondimeno, scese a patti,
e gli offri, generosamente, un fagiolo — uno solo — che il primo
respinse con sdegno, invocando a grida la maestra. A capo della stessa
tavola vidi un banchettante che si ribeveva le lacrime, ma nel senso
materiale della parola, poichè mangiava avidamente e piangeva insieme
a goccioloni fitti, che gli piovevano nella minestra, e quel gran
dolore manducante riusciva più comico perchè gli stava dietro la cuoca
col cucchiaione brandito, pronta à riempirgli da capo la scodella
per consolargli l'anima. Un solo bimbo mangiava in disparte, con gli
occhi ancora rossi di pianto, imboccato da una maestra. Aveva appena
tre anni; era entrato nell'asilo quella mattina facendo una scena tale
di disperazione che, per veder di quetarlo, gli avevano attaccata al
petto una medaglia; e s'era quetato come per miracolo. Nel momento
che gli passavo accanto egli spalancava la bocca per ricevere il fatto
suo: eppure, in quello stesso momento, senza neanche torcere il capo,
guardandomi con la coda dell'occhio e ingoiando la cucchiaiata, prese
la medaglia con due dita e me la mostrò. Ahimè! Quando mai si potranno
sopprimere le onorificenze ufficiali?