VI.

Poi mi fecero veder le maraviglie dell'Asilo: una bimba con la

capigliatura nera strisciata d'oro; conciata a quel modo dalla mamma

che, incaponita di tingerla alla Tina di Lorenzo, lasciava qualche

volta a mezzo l'operazione e la mandava fuori così, chiomata del

bicolore austriaco; un'altra che quasi nascondeva il visetto sotto

un turbante di riccioli lucidissimi, una matassa stupenda di anelli

di velluto corvino, in cui tutte le compagne cacciavan le mani per

diletto, e che tremolavan tutti a ogni scossa del capo come animati da

mille spiritelli irrequieti; e infine il bimbo dai cinque panciotti,

imbottito in quella forma dalla mamma per un suo terrore morboso dei'

raffreddori di petto, e che, oppresso da quella rigatteria, camminava

annaspando con le braccia larghe come se invocasse soccorso. Ah, c'era

da divertirsi, e anche da commoversi, non altro che ad osservare in

quei bimbi la varietà dei prodotti dell'industria domestica, e in un

solo capo di vestiario. Una collezione di calzoncini, per esempio, da

far rimpiangere di non esser andati là con una _istantanea_: tutti i

più strani saggi di taglio a cui possano riuscire le forbici inesperte

e affrettate d'una povera donna del popolo che ha le faccende a gola

e che utilizza senza scrupoli artistici quanti avanzi di stoffa le

cascano nelle mani, con la certezza che la vittima inconsapevole

accetterà qualunque ludibrio. Calzoni di due colori e di più di due,

raccorciati con filze, allungati con giunte, scaccati di toppe, fatti

di tende da letto, di federe di guanciali e di scialli logori, con

borsoni posteriori capaci quattro volte del contenuto, con spaccature

somiglianti a finestre a sesto acuto: mezze brachine della forma

d'imbuti accoppiati, di trombe gemelle e di sacchetti da ricotta, che

mettevano su quei corpicini delle apparenze buffe di fianchi, di pancie

e di deretani enormi e spostati, o li serravano, per scarsità di panno,

come maglie chirurgiche, facendo schizzar per di dietro, a ogni più

piccolo movimento, degli spicchi di carne rosata, impazienti della

prigionia, impudicamente ribelli all'avarizia tiranna della sarta:

una raccolta di figurini di fantasia da farne una sezione umoristica a

parte nella prossima Esposizione nazionale.

Ma da queste osservazioni ero continuamente ricondotto a quella della

varietà dei caratteri che si manifestava nei modi molto diversi di

ricevere le dimostrazioni amorevoli. Molti indifferenti affatto,

parecchi quasi repugnanti, qualcuno stupito, che si toccava la parte

del capo dov'era stato baciato, come se non capisse che cosa io gli

avessi fatto. Ma i più si mostravano contenti e grati, e fra questi

alcuni che si riscotevano e brillavano sotto la carezza come per la

soddisfazione d'un bisogno vivo dell'animo, e che ritornavan poco dopo

a prendermi la mano e a mettersela da sè sulla spalla o sotto il mento

e a strisciarmisi attorno come gattini, guardandomi di sotto in su con

una espressione di grande dolcezza; quello dalla testa deforme, fra

gli altri, e la bimba dei diavoletti, e un morino piccolissimo, nato

con un orecchio solo, con due begli occhi pensierosi, nuotante nel più

spropositato par di brachesse della collezione. Ed anche quand'eran

lontani, incontravo di tanto in tanto, qua e là, i loro occhi soavi,

che mi sorridevano con quella espressione di familiarità fraterna,

propria della infanzia, che dà del tu a tutte le età e a tutte le

stature ed ha per tutti quelli che l'amano lo stesso sorriso.

E qua e là, ma sempre da lontano, incontravo pure lo sguardo del

bimbo burlone, che parea che osservasse ogni mio atto e volesse farmi

capire, con quel suo sogghigno obliquo e rugoso e col suo occhietto

strizzato, che gli parevo ridicolo. E che volete! Avevo un bel dirmi

che in un moccicoso di quell'età non poteva corrispondere il pensiero

all'espressione della maschera: quel sogghigno di piccolo Mefistofele

mi riusciva molesto e, quasi senza volerlo, badavo a scansarlo, come si

fa qualche volta in casa d'altri davanti a certi ritratti di persone

sconosciute, che par che ci frughino con lo sguardo nell'anima e

pensino di noi roba da chiodi.

Ricordi d'infanzia e di scuola seguìti da Bambole e marionette, Gente minima, Piccoli studenti, Adolescenti, Due di spade e due di cuori · 第 22 / 52 题