Poi mi fecero veder le maraviglie dell'Asilo: una bimba con la
capigliatura nera strisciata d'oro; conciata a quel modo dalla mamma
che, incaponita di tingerla alla Tina di Lorenzo, lasciava qualche
volta a mezzo l'operazione e la mandava fuori così, chiomata del
bicolore austriaco; un'altra che quasi nascondeva il visetto sotto
un turbante di riccioli lucidissimi, una matassa stupenda di anelli
di velluto corvino, in cui tutte le compagne cacciavan le mani per
diletto, e che tremolavan tutti a ogni scossa del capo come animati da
mille spiritelli irrequieti; e infine il bimbo dai cinque panciotti,
imbottito in quella forma dalla mamma per un suo terrore morboso dei'
raffreddori di petto, e che, oppresso da quella rigatteria, camminava
annaspando con le braccia larghe come se invocasse soccorso. Ah, c'era
da divertirsi, e anche da commoversi, non altro che ad osservare in
quei bimbi la varietà dei prodotti dell'industria domestica, e in un
solo capo di vestiario. Una collezione di calzoncini, per esempio, da
far rimpiangere di non esser andati là con una _istantanea_: tutti i
più strani saggi di taglio a cui possano riuscire le forbici inesperte
e affrettate d'una povera donna del popolo che ha le faccende a gola
e che utilizza senza scrupoli artistici quanti avanzi di stoffa le
cascano nelle mani, con la certezza che la vittima inconsapevole
accetterà qualunque ludibrio. Calzoni di due colori e di più di due,
raccorciati con filze, allungati con giunte, scaccati di toppe, fatti
di tende da letto, di federe di guanciali e di scialli logori, con
borsoni posteriori capaci quattro volte del contenuto, con spaccature
somiglianti a finestre a sesto acuto: mezze brachine della forma
d'imbuti accoppiati, di trombe gemelle e di sacchetti da ricotta, che
mettevano su quei corpicini delle apparenze buffe di fianchi, di pancie
e di deretani enormi e spostati, o li serravano, per scarsità di panno,
come maglie chirurgiche, facendo schizzar per di dietro, a ogni più
piccolo movimento, degli spicchi di carne rosata, impazienti della
prigionia, impudicamente ribelli all'avarizia tiranna della sarta:
una raccolta di figurini di fantasia da farne una sezione umoristica a
parte nella prossima Esposizione nazionale.
Ma da queste osservazioni ero continuamente ricondotto a quella della
varietà dei caratteri che si manifestava nei modi molto diversi di
ricevere le dimostrazioni amorevoli. Molti indifferenti affatto,
parecchi quasi repugnanti, qualcuno stupito, che si toccava la parte
del capo dov'era stato baciato, come se non capisse che cosa io gli
avessi fatto. Ma i più si mostravano contenti e grati, e fra questi
alcuni che si riscotevano e brillavano sotto la carezza come per la
soddisfazione d'un bisogno vivo dell'animo, e che ritornavan poco dopo
a prendermi la mano e a mettersela da sè sulla spalla o sotto il mento
e a strisciarmisi attorno come gattini, guardandomi di sotto in su con
una espressione di grande dolcezza; quello dalla testa deforme, fra
gli altri, e la bimba dei diavoletti, e un morino piccolissimo, nato
con un orecchio solo, con due begli occhi pensierosi, nuotante nel più
spropositato par di brachesse della collezione. Ed anche quand'eran
lontani, incontravo di tanto in tanto, qua e là, i loro occhi soavi,
che mi sorridevano con quella espressione di familiarità fraterna,
propria della infanzia, che dà del tu a tutte le età e a tutte le
stature ed ha per tutti quelli che l'amano lo stesso sorriso.
E qua e là, ma sempre da lontano, incontravo pure lo sguardo del
bimbo burlone, che parea che osservasse ogni mio atto e volesse farmi
capire, con quel suo sogghigno obliquo e rugoso e col suo occhietto
strizzato, che gli parevo ridicolo. E che volete! Avevo un bel dirmi
che in un moccicoso di quell'età non poteva corrispondere il pensiero
all'espressione della maschera: quel sogghigno di piccolo Mefistofele
mi riusciva molesto e, quasi senza volerlo, badavo a scansarlo, come si
fa qualche volta in casa d'altri davanti a certi ritratti di persone
sconosciute, che par che ci frughino con lo sguardo nell'anima e
pensino di noi roba da chiodi.