V.

La direttrice mi presentò varii altri personaggi notevoli dei due

sessi: prima una bambina bionda, piccolissima, che aveva tutto il capo

bianco di diavoletti, messile dalla mamma, per mandarla arricciolata

a una processione di non so che Santo che si doveva far la sera nel

sobborgo. Era una bambina celebre per un motto pronunciato un mese

innanzi in casa sua; dove, essendo morto un suo zio verso l'ora del

desinare e piangendo tutta la famiglia senza mettersi a tavola, lei,

che non capiva la morte e sentiva la fame, s'era lagnata del ritardo, e

all'osservazione del babbo — che era ora di piangere e non di mangiare

— aveva risposto: — _ma prima mangiamo e poi piangeremo_ — ma con tale

accento di franchezza, con così manifesta coscienza di dire una cosa

ragionevole, che tutti n'avevan dovuto sorridere, anche nel dolore. Io

le rivolsi qualche domanda, a cui non rispose. — Scòtiti, — le disse

la direttrice, — di' qualche cosa. — E allora, dopo uno sforzo mentale

visibilissimo, essa mi disse con un filo di voce: — Mio padre s'è

tagliato i capelli.

Stavo per rallegrarmi di quell'avvenimento quando me ne fu presentata

un'altra, un triennio ambulante, bruna come una gitanella, che aveva

le lacrime agli occhi, e pareva molto afflitta. — È orfana di padre

e di madre, — mi dissero; — è entrata ieri, è ancora malinconica;

non c'è modo di farla sorridere. — Nemmeno il _papà_, che le stava

accanto in quel momento, era riuscito a rasserenarla. Teneva la testina

chinata sopra una spalla in un atteggiamento d'abbandono stanco, come

una malata, e pareva che non vedesse e non udisse nessuno; pareva un

viso su cui, per natura, non potesse spuntare il sorriso. Mi dissero

che aveva un fratello gemello, entrato nell'asilo con lei, ma che era

allegro, e giocava con gli altri. La direttrice mandò una maestra a

cercarlo, e questa ritornò poco dopo col bimbo per mano. Non si può

dire la dolcezza del sorriso sfuggevole che brillò negli occhi alla

sorella al primo vederlo, nè la grazia amorosa e triste con cui gli

s'avvicinò e gli appoggiò il capo sul petto mettendogli un braccio al

collo, come se lo ritrovasse dopo una lunga separazione in mezzo a una

moltitudine di gente sconosciuta, e volesse dirgli: — Non te n'andar

più, non lasciarmi più sola, non ho che te a questo mondo.

La maestra mi presentò una bimba con due occhi celesti splendidi,

una figurina di poetessa ispirata, dicendomi a bassa voce: — Ha molto

ingegno.... e un'ambizione! — ed io dissi, con voce anche più bassa: —

Ha degli occhi bellissimi. — Quella se n'andò; ma tornò poco dopo, e,

tirata la maestra in disparte, le parlò nell'orecchio; poi scomparve da

capo. Punto dalla curiosità, domandai che cosa avesse detto. — Guardi

che astuzia! — rispose la maestra ridendo; — mi domandò: che cosa

ha detto quel signore dei miei occhi? E me lo domandò perchè l'aveva

inteso. — Per prudenza, essa le aveva risposto: — M'ha detto che si

vede dai tuoi occhi che devi esser buona. — Ma era stata prudenza

inutile, perchè la furbacchiola non aveva chiesto che una ripetizione,

approvata dall'autorità, del complimento.

E non fu quella la sola osservazione che potei fare sulla precocità

della vanità femminile, poichè tutte le bambine belle che mi

presentarono, — assuefatte come son tutte a sentirsi dir belle da

parenti e da conoscenti, — dopo che m'avevan risposto alle domande

solite del nome e dell'età, si capiva che stavan lì ad aspettare il

complimento solito; si vedeva dalla sospensione d'animo che sollevava

un poco il loro piccolo petto e dal tenue flusso di sangue che il

palpito affrettato del coricino mandava alle loro guance contratte da

un leggerissimo sorriso forzato. E perchè appunto per questo io non

dicevo nulla, mostravano sul viso, quando se n'andavano, una vaga ombra

di delusione. E me ne dispiaceva; ma la prudenza.... Anche Gabriele

d'Annunzio, forse, avrebbe taciuto.

Ricordi d'infanzia e di scuola seguìti da Bambole e marionette, Gente minima, Piccoli studenti, Adolescenti, Due di spade e due di cuori · 第 21 / 52 题