IV.

Cessata la pioggia, uscirono tutti nel giardino, dove vidi molte

scenette curiosissime.

I maschi, riuniti in file di dieci o dodici, ciascuno con una mano

appoggiata sulla spalla di quello che lo precedeva, andavano e venivano

per i sentieri, pestando i piedi e cantando una strofetta. In un

angolo, lungo il muro, c'erano poche fragole che sarebbero state tutte

sulla palma della mano. Ogni volta che' una delle file cantanti passava

di là, tutti, come se obbedissero a un comando, voltavano il viso

verso quelle tentazioni porporine, rallentando il passo e smorzando

la voce, e seguitavano così col collo torto e con gli occhi rivolti

verso il frutto vietato, fin che lo perdevan di vista, come fa una

pattuglia di soldati quando passa davanti a una bella ragazza; e in

quel passaggio sfavillavano tutti i visi d'un desiderio così vivo,

che, a vederli, si ridestavano in me pure, come un vago ricordo, gli

stimoli antichi del palato infantile, e mi pareva di ringiovanire in

quel senso. Oh, gli asili infantili, che case di cura sarebbero per i

malati di disappetenza! Mentre quei cori giravano, si formavano qua

e là gruppi in ginocchio attorno a un bimbo o a una bimba che aveva

trovato una lumaca o un'ape o una pietruzza luccicante, corone di

teste rapate o capellute, chinate e strette, che non si vedeva più

un viso, veri mucchi di zucchine d'oro, come si vedono nei mercati

d'erbaggi, appiccicate le une alle altre in maniera che le maestre

le dovevan separare a forza perchè pigliassero un po' di respiro. E

intanto io ammiravo l'arte perfetta d'imitazione con cui certe bambine,

benchè di famiglia povera, facevano alle signore che si rendon visita:

— Venga avanti — Non la disturbo? — Ma si figuri! Faccia il favore

d'accomodarsi. — Era tanto tempo che desideravo di rivederla!... —

E mille riverenze da contraddanza e sorrisi di damine in solluchero.

E mentre da una parte seguiva questo scambio di cerimonie, vedevo di

sbieco dall'altra una piccola baruffa, non so se finta o vera, in cui

le “damine„ si ricambiavano con voci angeliche la parola del Cambronne

e si voltavan la schiena battendosi la manina sulle mele minuscole, con

un atto di disprezzo che, senza dubbio, avevano preso dal vero.

Le mie osservazioni furono interrotte in quel momento dalle grida di

cinque o sei piccini che accorrevano ad annunciare alla direttrice, col

viso spaventato: — C'è un bambino che ha perduto un braccio!

La direttrice corse a vedere. Era un bimbo, al quale la mamma, perchè

non movesse un braccio che s'era un po' forzato cadendo, gliel'aveva

stretto al busto con una fascia, di sotto alla giacchettina, di cui

ciondolava vuota la manica; e per questo gli s'era fatta intorno una

folla, che lo guardava e lo tastava, facendo mille commenti terribili.

Ricordi d'infanzia e di scuola seguìti da Bambole e marionette, Gente minima, Piccoli studenti, Adolescenti, Due di spade e due di cuori · 第 20 / 52 题