III.

Con troppa presunzione mi volli provare ad argomentar dall'aspetto

d'alcuni le facoltà intellettuali e il carattere. Vedendo una bambina

con gli occhi neri e pieni di vita e di fisonomia mobilissima, espressi

a una maestra la mia ammirazione per la sua bellezza, e stavo per

soggiungere: — dev'essere intelligentissima — quando essa m'interruppe:

— sì, è una bella bimba; ma non capisce nulla. — Pensai che sbagliasse;

ma confermò. Proprio, la più dura di mente, forse, di tutto l'asilo;

anche nel parlare era addietro d'un anno da tutte le sue coetanee; una

lanternina graziosa, ma senza moccolo. Ed io registrai il mio primo

granchio.

E subito dopo ne presi un altro. C'era un viso di madonnina, bianco e

dolcissimo, di quei visi che fanno dire alle donnicciole: — È una bimba

troppo buona, non farà vita lunga. — Questa dev'essere un angioletto, —

dissi alla maestra. — Un angioletto, costei? — mi rispose maravigliata.

— È un serpentino a sonagli che se ce ne fossero dieci compagne ci

sarebbe da perder la testa.

Possibile! E voltandomi ad altre bambine che facevano cerchio: — Non è

vero, — domandai, — che questa ragazzina è buona?

Tutte insieme scossero fortemente la testa in atto negativo.

— E che cosa fa per non esser buona?

Stettero un po' zitte, guardandosi a vicenda. Poi una disse

risolutamente: — Picchia. — E allora tutte le altre, preso animo, la

servirono di barba e di parrucca:

— Graffia.

— Strappa i capelli.

— Tira calci.

— Dà dei _titoli_.

E come in una scarica di plotone c'è sempre il colpo che parte in

ritardo, dopo un breve silenzio ci fu una che soggiunse: — E morde

anche.

E davanti a quel “plebiscito d'amore„ l'accusata restò sorridente,

girando sulle accusatrici il suo dolce sguardo di santerella, come se

le avessero fatto un panegirico. — O povero illuso, — dissi in cuor

mio, — che pretendi di legger nelle anime a traverso ai visi! Che

povera scienza è la tua!

In quel punto attirò i miei occhi la testa grossissima e sformata d'un

ragazzo che mi mostrava le spalle, ed essendosi egli voltato nel punto

stesso, fui colpito, quasi con un senso di ribrezzo, dalla strana

rassomiglianza che presentava il suo viso con la faccia orribile messa

dal Lombroso sulla copertina del suo _Uomo delinquente_. Ma questa

volta non mi potevo ingannare. In quel viso mostruoso, che si stringeva

dal basso all'alto come un trapezio, sotto quella fronte bassissima,

irta di setole, dalla quale sporgevano due grandi orecchi che parevano

i manichi d'una pentola deforme, brillavano due occhi di grandezza

ineguale e sporgenti dall'orbita, ma così angelicamente buoni e

amorosi, che non ebbi l'ombra d'un dubbio quando la maestra, chiamatolo

e messagli una mano sul capo, mi disse: — Questo, vede, è un angelo;

la più dolce, la più cara creatura che sia stata qui da molti anni. —

Allungai la mano per prendergli il mento, e mi commosse, mi diede quasi

una stretta al cuore l'atto pronto con cui egli l'afferrò, come un

affamato afferra un pane, e la grazia affettuosa con cui se la mise sul

capo, chiudendo gli occhi, come per raccogliersi tutto nel sentimento

di quella carezza....

Ricordi d'infanzia e di scuola seguìti da Bambole e marionette, Gente minima, Piccoli studenti, Adolescenti, Due di spade e due di cuori · 第 19 / 52 题