Con troppa presunzione mi volli provare ad argomentar dall'aspetto
d'alcuni le facoltà intellettuali e il carattere. Vedendo una bambina
con gli occhi neri e pieni di vita e di fisonomia mobilissima, espressi
a una maestra la mia ammirazione per la sua bellezza, e stavo per
soggiungere: — dev'essere intelligentissima — quando essa m'interruppe:
— sì, è una bella bimba; ma non capisce nulla. — Pensai che sbagliasse;
ma confermò. Proprio, la più dura di mente, forse, di tutto l'asilo;
anche nel parlare era addietro d'un anno da tutte le sue coetanee; una
lanternina graziosa, ma senza moccolo. Ed io registrai il mio primo
granchio.
E subito dopo ne presi un altro. C'era un viso di madonnina, bianco e
dolcissimo, di quei visi che fanno dire alle donnicciole: — È una bimba
troppo buona, non farà vita lunga. — Questa dev'essere un angioletto, —
dissi alla maestra. — Un angioletto, costei? — mi rispose maravigliata.
— È un serpentino a sonagli che se ce ne fossero dieci compagne ci
sarebbe da perder la testa.
Possibile! E voltandomi ad altre bambine che facevano cerchio: — Non è
vero, — domandai, — che questa ragazzina è buona?
Tutte insieme scossero fortemente la testa in atto negativo.
— E che cosa fa per non esser buona?
Stettero un po' zitte, guardandosi a vicenda. Poi una disse
risolutamente: — Picchia. — E allora tutte le altre, preso animo, la
servirono di barba e di parrucca:
— Graffia.
— Strappa i capelli.
— Tira calci.
— Dà dei _titoli_.
E come in una scarica di plotone c'è sempre il colpo che parte in
ritardo, dopo un breve silenzio ci fu una che soggiunse: — E morde
anche.
E davanti a quel “plebiscito d'amore„ l'accusata restò sorridente,
girando sulle accusatrici il suo dolce sguardo di santerella, come se
le avessero fatto un panegirico. — O povero illuso, — dissi in cuor
mio, — che pretendi di legger nelle anime a traverso ai visi! Che
povera scienza è la tua!
In quel punto attirò i miei occhi la testa grossissima e sformata d'un
ragazzo che mi mostrava le spalle, ed essendosi egli voltato nel punto
stesso, fui colpito, quasi con un senso di ribrezzo, dalla strana
rassomiglianza che presentava il suo viso con la faccia orribile messa
dal Lombroso sulla copertina del suo _Uomo delinquente_. Ma questa
volta non mi potevo ingannare. In quel viso mostruoso, che si stringeva
dal basso all'alto come un trapezio, sotto quella fronte bassissima,
irta di setole, dalla quale sporgevano due grandi orecchi che parevano
i manichi d'una pentola deforme, brillavano due occhi di grandezza
ineguale e sporgenti dall'orbita, ma così angelicamente buoni e
amorosi, che non ebbi l'ombra d'un dubbio quando la maestra, chiamatolo
e messagli una mano sul capo, mi disse: — Questo, vede, è un angelo;
la più dolce, la più cara creatura che sia stata qui da molti anni. —
Allungai la mano per prendergli il mento, e mi commosse, mi diede quasi
una stretta al cuore l'atto pronto con cui egli l'afferrò, come un
affamato afferra un pane, e la grazia affettuosa con cui se la mise sul
capo, chiudendo gli occhi, come per raccogliersi tutto nel sentimento
di quella carezza....