II.

Era l'ora della ricreazione: tutti s'alzarono e si sparsero per il

camerone aspettando che smettesse di piovere per andar nel giardino.

Allora cominciai a fare qualche “conoscenza„.

Il primo fu un bimbo di poco più di cinque anni, figliolo d'un gasista,

un faccione pacato e serio di bimbo precoce che pensi agli affari di

casa. — Questo — mi disse una maestra — lo chiamammo _il papà_. — Era

un originale amabile, che aveva l'istinto della protezione dei piccoli

e del mantenimento dell'ordine pubblico. Quando un bambino piangeva

egli andava a consolarlo e ad asciugargli le lacrime strofinandogli il

viso con la sua pezzuola, che non sempre glielo puliva; denunciava alle

maestre i torti fatti a questo o a quello; quando nasceva una lite,

si cercava sempre lui come paciere. Ma il curioso, mi dissero, era

la gravità con cui compiva il suo ufficio, senz'alcuna dimostrazione

di tenerezza, consolando con buone ragioni, esortando con un certo

frasario pedagogico. Quando qualcuno l'andava avvertire che c'era in

qualche parte una vittima, egli diceva gravemente: — _Vado mi_ — e

s'avviava col passo e con l'aria d'una guardia civica chiamata a far

rispettare la legge.

Mentre facevo i miei complimenti a questo brav'uomo me ne indicarono

un altro che passava, un musetto di topo, con due piccoli occhi

scintillanti e una bocca aguzza di ghiottone. — Questa è la gola più

lunga della compagnia — mi dissero — e uno scroccone di prima forza,

che si sfrega sempre intorno a quelli che hanno qualche cosa di buono

nel panierino. Quando lo vediamo seduto accanto a un altro bimbo,

non c'è da sbagliare: è certo che questo ha un boccone scelto. I ben

provvisti egli li conosce tutti, li trova al fiuto, e non bazzica che

con loro. Non può immaginare con che costanza li seguita, con che arte

li loda, li liscia e li serve, con che fine garbo di cortigiano riesce

a farsi dare la ghiottoneria su cui ha messo gli occhi, e con che

trovate astute, qualche volta, a pigliarsela. È capace di “lavorare„

il suo uomo per una intera mattinata. Guardi: ora par cucito a quel

bambino col vestito verde: è sicuro che quello gli confidò d'aver nel

panierino qualche cosa di prelibato. — Infatti, una maestra ci andò a

guardare e ritornò dicendo: — Un pacchetto di zucchero biondo. Aspetti,

e lo vedrà all'opera all'ora della colazione.

Quello che mi mostrarono dopo era uno dei bambini più strani ch'io

abbia mai conosciuto. Mi parve di vedere un uomo di quarant'anni

rimpicciolito: tutto faccia e pancia; un viso di buffone accorto,

che nel ridere strizzava un'occhio, e torceva la bocca da una parte,

corrugandosi tutto in un modo così lepido, con uno sguardo così

astutamente e comicamente canzonatorio, che quando mi fissò restai lì

stupito, sospettando che si burlasse di me. In verità se m'avesse detto

a chiare note: — Tal dei tali, ti conosco e non ti piglio sul serio,

— non mi avrebbe fatto una più strana impressione; tanto che arrestai

la mano già stesa a fargli una carezza e non mi riuscì di dirgli una

parola, parendomi che m'avrebbe risposto con una ghignata. Mi fece

l'effetto d'un nano burlone confuso per sbaglio con dei bambini.

E seguitava a guardarmi sorridendo a quel modo come se gli paressi

il frontespizio più buffo del mondo. Un caso singolarissimo, — più

apparente che reale, voglio credere, — di precocità di senso critico e

di malizia beffarda.

Ricordi d'infanzia e di scuola seguìti da Bambole e marionette, Gente minima, Piccoli studenti, Adolescenti, Due di spade e due di cuori · 第 18 / 52 题