Era l'ora della ricreazione: tutti s'alzarono e si sparsero per il
camerone aspettando che smettesse di piovere per andar nel giardino.
Allora cominciai a fare qualche “conoscenza„.
Il primo fu un bimbo di poco più di cinque anni, figliolo d'un gasista,
un faccione pacato e serio di bimbo precoce che pensi agli affari di
casa. — Questo — mi disse una maestra — lo chiamammo _il papà_. — Era
un originale amabile, che aveva l'istinto della protezione dei piccoli
e del mantenimento dell'ordine pubblico. Quando un bambino piangeva
egli andava a consolarlo e ad asciugargli le lacrime strofinandogli il
viso con la sua pezzuola, che non sempre glielo puliva; denunciava alle
maestre i torti fatti a questo o a quello; quando nasceva una lite,
si cercava sempre lui come paciere. Ma il curioso, mi dissero, era
la gravità con cui compiva il suo ufficio, senz'alcuna dimostrazione
di tenerezza, consolando con buone ragioni, esortando con un certo
frasario pedagogico. Quando qualcuno l'andava avvertire che c'era in
qualche parte una vittima, egli diceva gravemente: — _Vado mi_ — e
s'avviava col passo e con l'aria d'una guardia civica chiamata a far
rispettare la legge.
Mentre facevo i miei complimenti a questo brav'uomo me ne indicarono
un altro che passava, un musetto di topo, con due piccoli occhi
scintillanti e una bocca aguzza di ghiottone. — Questa è la gola più
lunga della compagnia — mi dissero — e uno scroccone di prima forza,
che si sfrega sempre intorno a quelli che hanno qualche cosa di buono
nel panierino. Quando lo vediamo seduto accanto a un altro bimbo,
non c'è da sbagliare: è certo che questo ha un boccone scelto. I ben
provvisti egli li conosce tutti, li trova al fiuto, e non bazzica che
con loro. Non può immaginare con che costanza li seguita, con che arte
li loda, li liscia e li serve, con che fine garbo di cortigiano riesce
a farsi dare la ghiottoneria su cui ha messo gli occhi, e con che
trovate astute, qualche volta, a pigliarsela. È capace di “lavorare„
il suo uomo per una intera mattinata. Guardi: ora par cucito a quel
bambino col vestito verde: è sicuro che quello gli confidò d'aver nel
panierino qualche cosa di prelibato. — Infatti, una maestra ci andò a
guardare e ritornò dicendo: — Un pacchetto di zucchero biondo. Aspetti,
e lo vedrà all'opera all'ora della colazione.
Quello che mi mostrarono dopo era uno dei bambini più strani ch'io
abbia mai conosciuto. Mi parve di vedere un uomo di quarant'anni
rimpicciolito: tutto faccia e pancia; un viso di buffone accorto,
che nel ridere strizzava un'occhio, e torceva la bocca da una parte,
corrugandosi tutto in un modo così lepido, con uno sguardo così
astutamente e comicamente canzonatorio, che quando mi fissò restai lì
stupito, sospettando che si burlasse di me. In verità se m'avesse detto
a chiare note: — Tal dei tali, ti conosco e non ti piglio sul serio,
— non mi avrebbe fatto una più strana impressione; tanto che arrestai
la mano già stesa a fargli una carezza e non mi riuscì di dirgli una
parola, parendomi che m'avrebbe risposto con una ghignata. Mi fece
l'effetto d'un nano burlone confuso per sbaglio con dei bambini.
E seguitava a guardarmi sorridendo a quel modo come se gli paressi
il frontespizio più buffo del mondo. Un caso singolarissimo, — più
apparente che reale, voglio credere, — di precocità di senso critico e
di malizia beffarda.