IL TEATRO.

Era già bujo, e il cielo rannuvolato minacciava un rovescio. Passando

di Via Palazzuolo, udii più qua e più là ragionare di commedia e dello

Stenterello che recitava nel vicino teatro di Borgognissanti;[270] ma

quasi tutti rattenuti dal cattivo tempo dicevano esser meglio di stare

in casa, di risparmiare quel mezzo paolo,[271] e per minor consumo di

lume, andarsene a cena e a letto. — Vi lodo; — diceva un uomo ad alcuni

giovani artigiani — tanto il teatro non è necessario; e poi in oggi non

rappresentano altro che scempiaggini, e si va a rischio di impararvi

piuttosto il male. Lo Stenterello si butta a fare solamente scioccherie

o sconcezze, e tutti spettacolacci d’assassini, di spiriti folletti....

È una vergogna. Andateci di rado, o soltanto allorchè siete certi

che la commedia sia buona, non scipita nè immorale; e quando tale non

fosse, meglio sarebbe sempre starsene a casa a far qualche briccica

o a leggere qualche libro utile. Soprattutto poi badate bene di non

vi condurre ragazzi! Lasciamo stare che le scelleratezze o le inezie

indecenti, dannose a tutti, per loro sono pessime; ma la platea! Oh

che poca educazione! quante magagne, che licenza, figliuoli! A tempo

mio.... non dirò.... gl’imprudenti vi sono sempre; ma ora.... che

si fa celia? Si parla di tutto, si sparla, si dà noja.... Insomma

io sono rimasto scandalizzato.... E credo che questo dipenda appunto

dalle cattive lezioni che vi si danno. Chè se la commedia fosse come

m’intendo io, gli spettatori si comporterebbero altrimenti. Ma.... che

cosa volete? Gli ostacoli per avere un buon teatro sono troppi! So io

quel che dico.... — Pareva che quei giovani gli menassero buone le sue

querele. Uno di essi che si allontanò prima degli altri, appena ebbe

scantonato[272] videsi venire incontro una povera vecchierella. E’ la

conosceva, e le domandò: — Come sta egli oggi Tonino?

— Al solito, figliuolo, al solito, — rispose sospirando.

— E poi, con la povertà addosso....

— Tieni, avevo fatto conto d’andare al teatro; ma è meglio che l’abbia

lui. — E ciò dicendo, le donò un mezzo paolo e la buona notte.

La vecchia: — Dio ve ne renda merito! — esclamò. — Già lo sapevo che

voi siete un giovine perbene. — E allestì il passo, perchè principiava

a piovigginare.

In quel mentre escono da una casipola un uomo e una donna; quello

in giubba nera ed in guanti bianchi, questa col vestito di seta e

una penna al cappello e la mantiglia ricamata. Infine parevano due

signori; ma le esclamazioni poco scelte che fecero accorgendosi della

pioggia, non andavano d’accordo con l’apparenza delle vesti. Poi nacque

un diverbio, perchè l’uomo riprendeva la donna d’aver indugiato a

vestirsi, e questa lui di non essere andato più presto alla crestaia, e

si rammaricavano di dovere stare tutta la sera col fradicio addosso, e

perdere forse l’introduzione dell’opera nuova. Cospetto! questi signori

si sono ripicchiati[273] per andare alla Pergola! E non tornarono già

indietro, sebbene la pioggia crescesse; ma aperto un ombrelluccio,

si posero una pezzola bianca sopra i cappelli; l’uomo si tirò su i

calzoni, la donna tutto il vestito; e saltellando per iscansare le

grondaje e le pozze, andarono a gambe verso la Pergola. Questo signore

era un gentiluomo caduto al basso, e la signora Maria, sua moglie,

aveva chiesto in prestito la mattina stessa ad una buona vecchiarella

che abitava una soffitta di quella casuccia la somma di quattro lire,

appunto quante occorrevano per andare col marito all’opera nuova

della Pergola. — Mi fate una carità fiorita — diceva ella, — perchè

il signor Guidobaldo non ha potuto riscuotere ancora certi denari; e

non vorrei far debito col macellaro nè col fornajo. Ce n’andrebbe del

nostro onore. Sono uomini maldicenti, pieni d’insolenza; non sanno

avere i debiti riguardi per le persone distinte al par di noi. Fra tre

o quattro giorni vi restituisco tutto, non dubitate.... — E molte altre

cose diceva, con voce quasi piangente.

E la vecchia confortandola:

— Glieli do volentieri, sa ella? Basta che la si ricordi che siamo

vicini alla pigione: gli ho fatti col mio filato per pagarla.... — E

consegnati i denari tornava su, tutta contenta d’avere asciugato le

lagrime di quella signora. Dopo la sua partenza, le lagrime si mutarono

in riso ed in beffe intorno alla credulità della vecchia che le aveva

menato buono tutte le sue fandonie. La sera la moglie ed il marito si

lisciano, pongono a letto un loro bambinello di tre o quattr’anni, e se

ne vanno alla Pergola. Un’ora dopo, mentre la vecchia era per andarsene

a letto, il bambino si riscuote allo scoppio d’un tuono; impaurito

chiama la mamma; nissuno gli risponde, ed egli comincia a strillare.

La vecchia l’ode nello spogliarsi, e rimane afflitta; ma pensandosi che

sua madre troverebbe il verso di farlo chetare, se ne va a letto. Ma il

pianto continua. — Meschina me! — esclama ella — o è seguita qualche

disgrazia, o i suoi genitori sono fuori di casa. A questo tempo! Mi

pare impossibile. Vo’ un po’ vedere se hanno bisogno di me.... — Si

riveste, riaccende il lume, e va giù; si accosta all’uscio, e chiama;

nessuno risponde; picchia, nessuno apre. Chiama più forte, e allora il

bambino, udita la sua voce, va gridando che si è trovato solo, che ha

paura, che non può dormire; ed ella a confortarlo, a promettergli che

starà lì per fargli compagnia; e difatti corre a pigliare la rócca,

torna giù, si pone a sedere sopra uno scalino, ed incomincia con lui

un colloquio, poi gli racconta le novelle; e il bambino che per lo

spiraglio dell’uscio vedeva un poco di lume, si riconforta, è contento;

e dopo due ore, a mezzo di una novella, si raddormenta.

La vecchia quando lo ebbe udito russare ben bene, risalì nella

sua soffitta, e andò a dormire, non senza prima durar fatica a

sgranchiare le membra assiderate dal freddo. Tornarono i genitori

fradici mézzi;[274] trovarono il figliuolo come lo avevano lasciato,

e poco soddisfatti del loro divertimento, se n’andarono a riposare.

Di levata il figliuolo narrò che gli era apparso in sogno la vecchia

a liberarlo dai lupi che lo volevano sbranare ed a raccontargli

novelle. Nè in quel giorno, nè in quello dopo, nè in altri si ragionò

di restituire i denari alla vecchia. S’ella avesse avuto qualche altra

lira da prestare, sarebbe stato un negozione. Ma la stentava il pane,

poveretta! e i due malaccorti scialacquavano ridendosi di lei e del suo

perpetuo filare. Venne il giorno della pigione; la vecchia si arrapinò,

vendè, impegnò la sua robicciuola per non perdersi la soffitta. I

signori buontemponi doverono sloggiare col danno e la vergogna, perchè

era il secondo semestre che non pagavano. La vecchia, ricavando il

campamento dalla rócca e dai fusi, morì in santa pace, e lasciò tanto

da farsi suffragare l’anima e da rivestire di tutto punto tre suoi

nipotini. I signori, quando non poterono più far le mode nè andare

al teatro, al caffè o ai passeggi, nè giocare al lotto, nè mangiare

a debito, nè trovare chi prestasse denari per fomento dell’orgoglio

e dei vizj signorili, andarono miseramente a finire, il marito in

Montedomini,[275] la moglie allo spedale. Il povero figlioletto era già

morto dallo stento!

Racconti popolari · 第 27 / 35 题