Verso sera mi ritrovai in fondo a una strada solitaria e vicina alle
mura della città. Vidi aperta la finestra terrena dell’ultima casipola,
e ne usciva un dolcissimo canto. Era la voce di una fanciulla, e le
parole cantate mi parvero queste:
Su, notturni viandanti,
Su, movendo i passi lieti,
Oda il Cielo i nostri canti
Nella sua serenità:
Forse un coro d’Angioletti
A cantar con noi verrà.
Della Luna il bianco raggio
Inargenta omai la Terra;
Ci accompagna per viaggio,
E consola i nostri cor.
Duri eterna l’ora santa
Della pace e dell’amor.
In quella povera stanza vedevasi un letto, ed in esso una donna
malata, col volto pallido e magro, ma sereno. La figliuola vereconda e
leggiadra, forse di diciotto anni, con vesti povere ma linde, stavasi
accanto al capezzale della madre; e allora faceva la calza; ma presso
la finestra v’era un telajo da ricamare. Vedendo la madre sorriderle
per la dolcezza del canto, tutta consolata continuava:
Presto andiamo; in sulla via
Sorge un piccolo tugurio
Che l’immagin di Maria
Col suo tetto coprirà;
Della luna il bianco raggio
La sua lampada sarà.
Protettrice delle mèssi
Tra la siepe in mezzo ai fiori,
Quante volte genuflessi
L’han baciata i pii cultori,
Invocando pei figliuoli
La gran madre del Signor!
— Vien qui! — disse l’inferma, e le chiese un bacio. Allora la
giovinetta giubbilando si chinò sul suo volto, e le ne diede due.
— E ho finito la calza — disse poi con un sorriso di contentezza.
— Hai fatto presto! e’ mi pare di non aver male con questa figliuola
accanto. Ce n’è più della canzoncina?
— Sì, mamma; ecco il resto:
Oh! per quante rimembranze
Sacro è a noi quel monumento!
Di conforti, di speranze
Taciturno donator.
Quante lagrime vi han sparse
E la gioja ed il dolor!
— Non t’ho sentito cantare mai tanto bene! Mi passano tutti i
dolori.... — Indi, come se un pensiero molesto le fosse balenato alla
mente, si turbò all’improvviso, strinse la mano della figliuola, e
guardandola con occhi supplichevoli, disse: — Ma!... non le darai retta
eh? a quella signora che ti lodò tanto, e che ti vuole per cameriera. È
vero; ti promesse tante belle cose, ma....
— Mamma mia! che cosa dite? Perchè affliggervi dubitando ch’io possa
lasciarvi nè anche un giorno? Già vo’ lo sapete; ancora che fossi certa
che non vi poteste più ammalare, starei sempre con voi, ancora che non
dovessi più pensare a Beppe.... — E nel proferire quel nome, il volto
le si copriva d’onesto rossore.
— E poi, tu hai l’esempio della povera Lisa — riprese la madre.
— Eh lo so, poverina! non ha un momento di bene..., par tisica; lavora
come un martire, e la sua padrona non è mai contenta; le fa fare e
disfare le cose due o tre volte, e non ha riposo nè anche la notte.
Poi.... Oh! povera Lisa!... la mi disse piangendo che l’aveva anche
certi altri dispiaceri più grandi.... tanto grandi, da non potermeli
raccontare. Nè io mi curo di sapere i fatti suoi quando non abbia modo
d’ajutarla. Almeno, diceva potessi uscire! Ma no! e’ la tengono, si può
dire, per forza.
— Che peccato! Lo vedi dunque? non ti lasciar mettere su da nessuno.
— Figuratevi! E se Beppe potesse immaginare che ho parlato con quella
signora, e ch’ella mi fece quei discorsi, Dio guardi!
— Sì, sì, non ci va pensato.
— E non mi date più il dolore di dubitarne. Non vi lascerò mai; e se
Beppe vorrà la mia mano, giacchè non ha nessuno, deve prima promettermi
di star sempre con voi. Oh! lo farà dicerto. Intanto bisogna
raccomandarsi a Dio che abbia il premio al concorso di meccanica,
perchè il suo maestro di bottega gli ha promesso di crescergli il
salario se ha questo premio.
— Oh! gli toccherà, ne son certa.
— Ma chi lo sa? diceva sospirando la giovinetta.
— E se non lo avesse quest’anno? pazienza! — riprese tosto la madre,
confortandola. — A buon conto lavora bene, ha giudizio; e anche senza
il premio, se il principale è giusto....
— Lo so; ma si potrebbe accorare e perdere d’animo....
— Eh via, non aver paura! Beppe non è più un ragazzo. Animo! canta un
altro poco. — E la fanciulla, piena di fiducia, ricominciava a cantare:
Della luna il bianco raggio
Inargenta omai la terra;
Ci accompagna per viaggio,
E consola i nostri cor.
Duri eterna l’ora santa
Della pace....
E interrompendo il canto, si pose in orecchi. La madre si voltò
a guardarla; ed ella con timido sorriso: — M’era parso.... avrò
sbagliato....
— E tu credi che stasera venga presto? Ha finito forse di lavorare
intorno al modello?
— Non lo so, perchè su questo non mi ha voluto dire mai nulla....
Duri eterna l’ora santa
Della pace e dell’amor.
Intanto s’accostava alla casuccia un giovine frettoloso. La fanciulla
balzò alla finestra, lo riconobbe, e dopo avere avvisato la mamma,
corse ad aprire. Quel giovine era più lieto del solito; ella se ne
accorse appena gli ebbe rivolto un’occhiata amorosa; e battendo le
mani: — Buone nuove! — disse alla mamma.
Beppe era un artigiano, non bello, ma d’aspetto sereno, piacevole,
sincero e dignitoso; era vestito con semplicità e lindura. Le parole
e gli atti manifestavano la bontà del cuore, un affetto virtuoso e
una buona educazione. Dopo aver salutato l’inferma, zitto zitto e
sorridendo prese il lume, s’accostò al letto, e si trasse di tasca una
lucida medaglia. Le donne la guardarono con subita maraviglia.
— _Michelangiolo!_ — esclamò la fanciulla, leggendo il contorno.
— È il premio? Così presto! Davvero? — Beppe guardando il cielo, e
accostandosi la medaglia al petto, esclamò:
— Dio m’ha assistito!
— Ma tu non me lo dicesti — soggiunse la Nina — che il giorno dei premi
era così prossimo!
— Se non mi fosse toccato...! — rispose Beppe — chi sa quante ore
di penosa incertezza per voi. — La povera inferma piangeva dalla
consolazione, abbracciava ora il giovine, ora la figliuola, e giugnendo
le mani, invocava su loro la benedizione del Cielo. Immaginiamo le
venerate e severe sembianze del _Buonarroti_, i volti lieti, l’amore,
le speranze ed il giubbilo di chi le contemplava, e lasciamo quella
coppia felice a godersi i piaceri d’un amore virtuoso.
Presa la via delle mura, mi trovai alla porta delle Cascine. Vidi un
chiarore insolito, e la gente accorrere ed affollarsi; e finalmente
ecco le torce e la compagnia della Misericordia ed il cataletto.
Portavano allo spedale un disgraziato giovine calzolajo, il quale, per
ribadarsi[269] da un soldato a cavallo, che faceva largo alle c_orse
degl’Inghilesi_, era rimasto sotto una carrozza, e s’era rotto una
gamba!