LA PROTEZIONE.

Batteva il tacco innanzi a me un uomo attempato e grassotto; aveva

il codino, i calzoni corti e le fibbie alle scarpe. Quel vestiario

antiquato mi dette nell’occhio, e accostatomi un po’ più, vidi una di

quelle facce rubiconde e gioviali che fanno consolazione e mettono

proprio di buon umore. A un tratto mi parve che incominciasse a

rattenersi o a camminare di malincorpo, come chi teme il passo di

Malamocco. Ora si fregava il mento con la mano storcendo la bocca,

ora si rosicchiava le unghie, stabaccava, o faceva la rassegna dei

suoi bottoni. Ma finalmente, squadrata ben bene una casuccia, e scossa

la testa, si piantò nel rigagnolo a gambe larghe e con le braccia

incrociate sul petto, alzò il capo facendo rizzare all’improvviso il

codino sul bavero lumacoso della giubba, e chiamò con quanto fiato

aveva — Giovann’Antonia! — Una vecchia impresciuttita e rubizza apparì

a scatto di molla alla finestra dell’ultimo piano, esclamando: — Oh!

mamma delle poerine! gli è proprio lui!

— Volete voi far motto a capo scala, Giovann’Antonia?

— _Gaudeamus!_[255] — rispose ella; e in un batter d’occhio scese

le scale, appuntandosi un fazzoletto bianco, buttato alla peggio per

pudicizia sopra un collo color di nocciòla e grinzoso come quello delle

testuggini. — Che Dio vi dia bene! — esclamò tutta gioconda ed a mani

giunte; — chi non muor si rivede! ogni cent’anni una volta! Animo,

passate; almeno per riposarvi.... Non degna più vosustrissima?

— Non ho tempo.

— No’ siamo alle solite! Sempre le furie. Che cosa vuol dire eh non

esser più dell’erba d’oggi, maestro Jacopo? Ma!... scordarsi proprio di

tutto!....

— Il tempo passa, Giovann’Antonia! —

E la temuta loquacità della vecchia, incominciava a fargli perdere la

pazienza.

— Lo so che il tempo passa — rispose ella ponendo le mani sui fianchi,

— ma eh? quarant’anni fa non avreste parlato così; _salmisia!_[256]

— Insomma! — esclamò Jacopo, uscendo de’ gangheri, — o chetatevi o me

ne vado.

— Sì, starò zitta. — Soggiunse allora colei strillando meno. — Dite

voi; in che cosa posso servirvi?

— Dov’è Matteo? Sempre a gironi? Ha egli messo giudizio? Ho bisogno

d’un lavorante. Quasi quasi mi arrischierei a metterlo in fabbrica

un’altra volta.

— Dio facesse! — esclamò con fuoco; — mi sono raccomandata tanto

nelle mie orazioni! volevo ben dire che vo’ ci avessi abbandonati per

l’affatto, a questi lumi di luna!

— In conclusione, c’è egli?

— Ora come ora.... ve la dirò giusta giusta.... — e con voce

supplichevole — gli è a caccia; ma, non dubitate....

— Con quel solito signorino? con quel protettore spiantato? Ho capito!

Buon pro gli faccia! — E si voltava risoluto per andarsene.

— Per l’amor di Dio, sentite — diceva la vecchia tutta umile e

addolorata, scongiurandolo a trattenersi. — Domani va lassù il prete;

gli mando a dire che torni subito....

— Figliuola mia, non s’è fatto nulla; finchè Matteo farà il

secutus[257] a quello sdolcinato ganimede, a quel vagabondo pieno di

boria e di debiti, può girar largo. Per me, lo sapete, voglio gente che

stia al sizio: i signori nei palazzi, e i braccianti a bottega.

— Ma che cosa volete ch’i’ ci faccia io, povera madre? E’ non aveva

lavoro.... Quando stette con voi la prima volta stentava tanto a

guadagnare....

— Perchè aveva poca voglia di durar fatica; perchè stava dietro a

tutte le festicciuole.... E poi, si sa, bisogna fare il noviziato; e se

avesse avuto pazienza, a quest’ora potrebbe riscuotere un buon salario.

Ma se crede di passarsela meglio a baloccare il signorino, padrone, si

serva....

— Oh che dite voi? figuratevi! e’ c’è andato per non disgustare la

casa.... Le son persone che ci possono fare del bene....

— Sarà....

— Fate conto che qualche cosa casca sempre. Non foss’altro gli avanzi

di cucina....

— Oh! su questo poi, state zitta! buona roba!... me ne ricordo.... la

grazia di Dio andata male.... Sciatterìe, golaggini da far rivoltare

lo stomaco.... un companatico da aver bisogno del medico e dei

purganti.... Vuol esser pane, maestrina!... La si vede la bella cera

della vostra nuora e della sua povera creaturina che ingojano quei

veleni! Pane, pane!...

— O gli spogli?... li contate voi per nulla?

— Sciala! uno straccio di falde all’inghilese, e i pantaloni bianchi

ragnati.... per far venire la voglia della giannettina e del sigaro!

Vuol esser lavoro, e rivestirsi a modo suo, e non portare la livrea di

nessuno. A rivederci; ho fatto tardi.

— Ohimè, vo’ siete diventato aspro davvero! Ma via!... voglio darvi la

ragione; e sapete? da povera madre, gliel’ho dette anch’io queste cose.

Ma noialtri, mi risponde, noialtri non possiamo fare superbia....

— Superbia! superbia! Eh, Giovann’Antonia, i’ vi compatisco io!...

L’onore, dico, l’onore.... Quando s’ha un par di braccia e un mestiere

alle mani, e voglia di lavorare, non è superbia se ci teniamo

di campare da braccianti, ma a casa nostra, e senza strascicarci

dietro agli sfaccendati per aspettare che caschi qualcosa, per aver

protezione, e bisognando, esser costretti a tener di mano.... lasciarsi

disonorare.... Basta, non ho più tempo da perdere. — E se n’andava

pieno di dispetto.

— Oh Vergin santa! dico che avete mille ragioni;... ma io....

— Sentite — ritornando un po’ indietro e parlandole nell’orecchio. —

Quando quello svenevole dicesse: «Matteo, va’, trovati una bottega; ti

darò del lavoro.... te ne farò avere da’ miei amici.... Ecco, ti compro

gli arnesi: mi renderai i denari a suo tempo....» Oh! allora crederò

al bene ch’e’ dice di volergli; allora benedite la sua carità.... Già,

me l’aspettava, sapete, questa notizia! Ma per farvi vedere ch’i’ sono

sempre il maestro Jacopo di quarant’anni fa, i’ era venuto prima a

cercar di lui. Ora ho fatto il mio dovere; non occorr’altro. —

La povera vecchia non aveva più parole; un nodo le serrava la gola;

implorava misericordia con le mani giunte, e con le lagrime grondanti

sotto le ciglia canute. Maestro Jacopo che non era un orso, abbassando

il capo come per guardarsi le fibbie delle scarpe:

— Chetatevi! — disse con la voce commossa; — Giovann’Antonia,

chetatevi! Ci penserò meglio; vedrò; ma non gli mandate a dir nulla....

Lasciate che si diverta, che si sfoghi. Quando ritornerà, se ne

avrà voglia, ci sarà da lavorare anche per lui.... La Provvidenza mi

assiste.... Sì, mandatemelo a bottega.... Po’ poi, la colpa non è tutta

sua.... è traviato, e potrebbe darsi che una volta si ravvedesse.

Mettiamolo daccapo alla prova.... E quella disgraziata della sua

moglie, come se la passa?

— Eh! che cosa volete? — ripigliando tutto il suo animo e rasciugandosi

le lacrime col grembiule. — La non si può dar pace.... E’ la fa

stentare.... e così sopra parto.... Volete voi che la chiami?

— No! — con una risoluzione che sarebbe parsa crudele, se la voce non

fosse venuta come un gemito dal fondo del cuore; e poi, nel pigliare

la mano alla vecchia per dirle addio, le lasciò una moneta di dieci

paoli![258] e, senz’altro, pigiandosi il cappello sugli occhi, andò

via.

La Giovann’Antonia proferì qualche parola di ringraziamento, si fermò

sulla soglia dell’uscio a guardargli dietro, e poi, quando l’ebbe

visto scantonare, baciò due o tre volte quella moneta, e adagio adagio

cominciò a salire le scale. — Questi sono uomini! — diceva tra se e sè.

— Che sbaglio fece mia madre, Dio la perdoni, a non volermi dare a lui,

perchè era nocentino![259] Nocentino o no, aveva un buon mestiere e

buone intenzioni; e un cuore di Cesare! Quel che diceva, lo manteneva.

Era colpa sua, poverino, se non conosceva nè babbo nè mamma? A me non

importava; conoscevo lui, e tanto basta.... Mio marito, buon’anima....

uh! il cielo mi guardi dal dirne male! era una perla.... ma con tanto

voler fare le cose alla grande.... ecco qui.... e’ ci ha lasciati

come Tenete.[260] E quel benedetto ragazzo tirerebbe da lui! e’ si

vergogna di portare il grembiule.... Vuol bazzicare i signori.... Oh!

ma starò a vedere io, se questa volta lascierà l’arrosto pel fumo.

Eh, eh! non sono ancora sottoterra, no, io! — E così dicendo arrivò al

pianerottolo, riprese fiato, e andò a consolare la povera nuora, che

pallida, a capo basso, logorata dal crepacuore, cullava il figliuolo di

un padre senza giudizio; un bambino macilento, nutrito col latte del

dolore, e più avvezzo a veder le lagrime che il sorriso d’una madre

sventurata ridotta a patire ed a piangere per le insensatezze del

marito traviato e per le insidie del protettore libertino.

Racconti popolari · 第 21 / 35 题