IL CANARINO.

Un lunedì mattina, levatomi presto, passeggiando bel bello, arrivai

in Camaldoli. Appena entrato in una via delle più popolose, odo un

frastuono di risate, d’urlacci, di batter di mani e di fischi; e

vedo ragazzi col loro pezzo di pane sotto il braccio, uomini con gli

arnesi del mestiere, donne scapigliate e in ciabatte accorrere ed

affollarsi davanti una casa, e bambini e fanciulle alle finestre,

e tutti fare un tafferuglio, uno schiamazzo da disgradarne la fiera

dell’Impruneta;[252] e guardavano e accennavano un tetto che poteva

essere dominato in parte anche dal mezzo della strada. Su quel tetto

v’erano una donna e un fanciullo che parevano forsennati, ballonzolando

la tarantella. A un tratto anch’io fui mosso alle risa; ma tosto me ne

uscì la voglia, pensando al loro pericolo, ed accorgendomi che facevano

la caccia ad un povero canarino scappato di gabbia. Le fischiate

erano pei loro inutili tentativi di chiapparlo; gli evviva pei voli

dell’innocente bestiolina, quasi fosse diventata il Pagliaccio di monsu

Guerra,[253] allorchè ad ogni salto mortale,

Dell’attonita gente i magni spirti

Accendeva di bella emulazione,

Ed in mezzo agli applausi iva l’eroe

Con la patria nel petto a far più grande

D’essa il nome, ed il suo....

Fatto sta che il misero animaluccio, stordito dagli urli, spaventato

dai suoi persecutori, che per affetto sviscerato lo volevano

rimprigionare, alla fine tentò un volo più ardito, ma non lo resse,

e precipitò sulla folla, allora cento mani si contesero il protetto

amico della libertà; ma l’infelice pagò troppo cara la protezione,

perchè morì soffocato da chi avea tanto zelo per la sua salvezza.

Intanto i suoi tiranni rimasero sul tetto, delusi e segno alle beffe

ed alle fischiate della marmaglia; ed o fosse l’impeto dello sdegno,

o la fretta di rifugiarsi nell’abbaìno, venne giù un tegolo smosso, e

spaccò la testa a un ragazzo. Allora un prorompere in osceni improperj,

e uno schiamazzare più strepitoso che mai, finchè non scaturirono dalle

vicine botteghe due o tre uomini armati di bastone o di nerbo a dar la

caccia ai monelli, tempestando bòtte alla cieca e facendo piazza pulita

in un attimo. Il corpo dell’estinto ebbe tosto sepoltura nel ventre

d’un gatto.

Tutto ciò poteva dirsi un’inezia, se non fossero stati gli strapazzi

patiti dal canarino prima di morire, e le dolorose conseguenze che

derivarono dalla curiosità di chi accorse a vedere e ad accrescere

lo scompiglio. Non dirò le inimicizie e le contese dei padroni del

canarino col vicinato: non i lividi, le paure e i pianti dei bambini

lasciati soli e ruzzolati a terra dal letto, non le prede dei gatti

rimasti padroni delle cucine.... Le grida disperate che uscivano da

una casa della strada contigua mi spinsero ad entrarvi con gli altri:

«M’è affogato il figliuolo! Ajuto! Oh Vergine! urlava una donna

spenzolandosi al pozzo, e strappandosi i capelli; e la gente affollata,

sbigottita, non sapeva che cosa farsi; quand’ecco un giovine, ratto

come il baleno, aprirsi la via, ghermire la fune, annodarla che non

scorresse e calarsi nel pozzo; e un uomo accorrere con una scala, e in

men che il dico ricomparire salendo per essa il giovine coraggioso con

in braccio un bambino di forse quattro anni. Non dava segno di vita;

e la madre, più forsennata di prima, a stringerlo al seno, a baciarlo,

a brancicarlo piangendo. Ma l’uomo cavatoglielo dalle mani: — Potrebbe

darsi che non fosse morto, — diceva — aspettate; — e presolo pei piedi

lo capovolgeva per fargli vomitar l’acqua secondo il comune errore.

Allora mi feci avanti, e: — Se v’è speranza di salvarlo, — esclamai

— per carità non fate così. Via subito a chiamare un medico; — e il

giovane a corsa pel medico. E intanto feci stendere supino il fanciullo

sul letto, e scaldare quanti panni si poteva..., e pregai che la folla

facesse posto. Per buona sorte un medico era vicino, e tosto venne.

Postosi attorno al fanciullo, bisognò respingere a forza i curiosi,

altrimenti non avrebbe avuto campo di fare il suo ufficio. È una

crudele stoltezza affollarsi attorno un disgraziato per vedere,

senza dare ajuto, facendogli respirare un’aria cattiva e impacciando

coloro che lo assistono. Io trassi in disparte la madre per frenare

le sue smanie e la sua impazienza, e intanto udiva il cinguettìo

delle donnicciuole: — Già non concluderanno nulla.... Pretendono di

resuscitare un morto.

— Le sono minchionerie; tempo perso!

— È tanto bracona quella benedetta Geltrude, che si lascierebbe

bruciare la casa per andar dietro a’ fatti degli altri.

— Dacchè il suo marito sta con l’Ebreo ha la sperpetua in casa. —

Come se il servire onestamente, e senza rinnegare la fede, un Turco o

un Ebreo, fosse peccato!...

Dopo due ore di tentativi e di cure, dopo una buona cavata di sangue ed

altre opportune cautele, l’abile medico con grande maraviglia di tutti

e con indicibile consolazione della madre, aveva richiamato in vita il

fanciullo. Esaminando allora in che modo e’ fosse caduto nel pozzo, fu

visto ch’ei doveva essere salito da una seggiola sopra la madia, posta

con poco senno presso la finestra del pozzo, e che questa finestra era

stata scapatamente lasciata aperta dalla madre per accorrere fuori; il

bambino, o volesse guardare il fondo, o baloccarsi con la fune, s’era

spenzolato tanto da precipitare laggiù. Fortuna che la cucina era a

terreno, e il pozzo poco profondo! La madre incolpandosi, giurando

di non lasciar più solo il figliuolo, di chiudere sempre il pozzo,

e tuttavia piangendo dirottamente, ringraziava Dio, il medico e il

giovine, il quale, senza curarsi di ringraziamenti o di lodi, già se

n’era andato pel fatto suo. Aveva una buona fisonomia tutta serenità e

schiettezza, le vesti da bracciante[254] ma pulite, gli sguardi pieni

di fuoco; ed era intrepido e risoluto negli atti. Seppi che faceva il

trombaio; e tutti lo tenevano per giovine onesto, laborioso, abile e di

buon cuore.

Racconti popolari · 第 20 / 35 题