I COMPAGNONI.

Tra la tenerezza e il rammarico di ciò che io aveva visto e saputo, mi

posi dietro a due calzolaj che s’incamminavano con poca sollecitudine

verso la bottega. Uno di essi aveva l’aspetto sereno ed un buon

colorito, e avresti detto che andasse adagio per far piacere al

compagno; il quale col viso giallo, col sigaro in bocca e gli occhi

smarriti, pareva malato. — Animo! — dicevagli dolcemente l’altro,

allestisci il passo, che è tardi.

— Oggi non c’è bisogno di furia, — rispose. — È lunedì. Tutti se la

sbirbano.

— Oh! un bel discorso codesto! Par che sia obbligo seguire il mal

esempio degli altri, sciupare il tempo, i denari e la salute perchè

è lunedì. D’avanzo chi ha poco giudizio si rovina le domeniche! E tu

lo sai, figliuolo. Credevo d’averti persuaso; ma si vede che per tua

disgrazia non vuoi darmi retta. Guarda se quelli che si potrebbero

spassare più di noi, nemmeno ci pensano! Il nostro principale s’è fatto

un patrimonio, ma non smette mica di lavorare; e lavora tutti i giorni,

e dalla mattina alla sera. E nella sua gioventù era un povero garzone

come noialtri. E il signor Andrea che conosci anche tu, con un’entrata

di dieci paoli il giorno, e poca famiglia, potrebbe darsi buon

tempo.... gnornò; e’ lavora sempre! Conosco un magnano che ha una villa

con tre poderi; nonostante va a bottega, e non fa vacanza nè anche le

mezze feste!... — Il compagno rispose:

— Sicuro! loro hanno già fatto i quattrini; e chi più ha, più vorrebbe

avere.

— O che non possiamo mettere in serbo qualche soldo anche noi? Basta

cominciare. Io, tu lo sai, ho il mio libretto della cassa di risparmio.

Quel che avrei speso in merende, in sigari, in divertimenti, tutto lì;

e ancora non son morto ch’i’ non diventi qualche cosa più di garzone.

Per carità, Sandro mio, ti voglio bene, e vorrei....

— Po’ poi io non ho famiglia; posso scialare un altro poco.

— O io che l’ho? E poi quando si fa l’uso alla scioperatezza

e all’ozio, è più difficile ravvedersi.... E’ viene lo

scoraggiamento. —

Intanto un altro giovinotto fischiava a una casa, di dove ne uscivano

due, e tutti insieme fermarono i calzolaj, facendo loro le feste. Il

fischiatore zelante:

— Animo! — disse — figliuoli; oggi ci sono _le corse degl’Inghilesi_

alle Cascine; bisogna andarci. Il ritocchino[261] lo pago io. Ho

sempre un resticciòlo della vincita del terno. Gli hanno a andare tutti

pel medesimo verso. Si deve stare allegramente. Venite, venite. — Il

calzolajo svogliato, che era per cedere alle buone ragioni dell’amico

giudizioso, non potè resistere a quest’invito. Due lo presero nel mezzo

a braccetto, e all’amico non riuscì di trattenerlo. Anzi n’ebbe le

beffe, perchè ricusò di seguirli; ma anche da lontano s’affaticava a

dir loro:

— Date retta a me.... finitela questa storia.... Verrà il tempo che ve

ne pentirete.... — Non gli badarono; e canterellando disoneste canzoni

s’avviarono alle Cascine.

Racconti popolari · 第 22 / 35 题