V.

Il paesista rivide la madre che lo aspettava con impazienza, che pianse

di vera consolazione nel riabbracciarlo; narrò le sue avventure a lei,

alla Clarice, a Nicodemo; fece infiniti elogi della famiglia d’Andrea,

e parlò di Nanni come avrebbe fatto del più caro amico, occultando

peraltro alla madre il grave pericolo da cui quel giovine e generoso

montanaro lo aveva salvato. Ma questi prudenti riguardi sogliono

essere poco validi, a fronte delle trepidazioni dell’amor materno. Il

narratore immaginoso non seppe poi rattenersi dal descrivere anco la

burrasca, il torrente gonfio, i rischi del varco; e benchè parlasse di

sè medesimo in barzelletta, pure la gratitudine verso Nanni rinforzò il

colorito della pittura. Una madre affettuosa pensa sempre al peggio; e

in questo caso la Carolina aveva ragione! Si figurava quello e più di

quello che stato fosse, e la sua tenerezza riconoscente per Nanni non

la cedeva a quella del suo figliuolo. Immaginatevi poi quanto maggiore

sarebbe stata in lei la commozione, se Pippo, che non sapeva nulla

della origine di Nanni, avesse potuto dirle ch’egli aveva la grande

sventura di non conoscere i genitori! Oh! la Carolina ne sarebbe stata

crudelmente afflitta, poichè in segreto piangeva sempre la perdita del

primogenito. La poveretta, dopo la morte del marito e il miglioramento

del suo stato, aveva fatto, di nascosto al figliuolo, molte ricerche,

ma erano state tutte inutili; e infine, perdendo qualunque speranza,

erasi rassegnata a contentarsi del suo Pippo, a nascondere per sempre

e a tutti quel doloroso segreto, a sopportare il perpetuo e acuto

rammarico d’una colpa non sua. E se il figliuolo recuperato avesse

potuto immaginare quanta afflizione fosse costata la sua assenza a una

madre che, ritrovandosi nuovamente sola, era angustiata ogni istante

dalla paura d’averlo a perdere un’altra volta, certo ei non si sarebbe

dipartito mai dal suo fianco. Ella dunque ne benedisse mille volte il

ritorno, benedisse mille volte quel giovine ignoto che a lei pareva, e

non s’ingannava, essere stato il salvatore dell’unico figliuolo che le

era rimasto; e tanto andava farneticando con la immaginazione amorosa,

che le pareva di vederlo, di conoscerlo da lungo tempo, di ritrovare

nel suo sembiante e nel suo affetto qualche conforto all’immenso dolore

d’un bene perduto senza speranza di ricuperarlo.

Intanto Pippo aspettava con impazienza la lettera d’Andrea, la quale

indugiò molti giorni, e finalmente gli giunse; ma quella lettera

conteneva una dolorosa notizia: Nanni poco dopo la sua partenza s’era

ammalato d’una febbre biliosa; non aveva fatto conoscere a nessuno il

male che si sentiva, lasciandolo inacerbire; e finalmente, non avendo

più potuto celarlo, erasi ridotto a curarsi tanto tardi, che il medico

disperava della sua salvezza. «Del resto,» diceva Andrea in quella

lettera, «state tranquillo sul conto della riconciliazione, perchè

questo buono e infelice figliuolo dimenticò presto ogni cosa, e vi

mandava a salutare con sincera affezione. Potete figurarvi se siamo

tutti addolorati di questa sua malattia e del timore di perderlo,

tanto più che se s’avesse a cercare una cagione, dubiterei che fosse

questa. Al povero Nanni fu raccontato, senza mia saputa, che un giovine

benestante di questi luoghi m’aveva chiesto in moglie la Maddalena.

Io che non guardo ai denari nella scelta di un marito per la mia

figliuola, e che da molto tempo m’era accorto di un segreto affetto

tra questi ragazzi, non mi sarei opposto ai loro desiderj quando me

ne fossi assicurato; ma Nanni non conosceva ancora le mie intenzioni,

nè sapeva che risposta avessi dato al benestante. Io m’immagino dunque

ch’ei si sia figurato tutto il contrario di quello che poteva essere,

e che se ne sia tanto accorato da ammalarsi. Ho fatto il possibile

per confortarlo; gli direi addirittura l’animo mio anche su questa

faccenda; e la Maddalena che lo assiste continuamente con quell’amore

che vi potete pensare, lo sa. Ma finora tutto sembra inutile. Il povero

giovine non ascolta, non parla, non risponde, non darebbe segno di

vita se non fosse il polso che gli batte a febbre continuamente. Noi

preghiamo Iddio che ce lo conservi, non solo per quel buon giovine che

è, ma perchè temiamo che se si avesse questa disgrazia di perder lui,

la nostra figliuola non se ne potrebbe dar pace; e poverina!... Ma non

mi dà il cuore di dirvi altro; e mi dispiace che questa lettera, che

per me vi è stata scritta dal Parroco, v’abbia a dare dell’afflizione.

Rimettiamoci nelle mani del Signore, e speriamo.»

Pippo a questa notizia si afflisse, come se si fosse trattato del suo

migliore amico, d’un suo fratello; se ne spassionò con la madre, e

si propose di andar subito da sè medesimo a vedere in che stato fosse

l’infermo. Alla Carolina sarebbe venuto subito lo stesso desiderio, se

la lontananza e l’incertezza di trovare alloggio, chè non conveniva

allora andare in casa d’Andrea, non avessero fatto ostacolo. Ma a

Pippo non pareva vero che fosse venuta questa volontà a sua madre,

soprattutto pensando quanto ella fosse esperta nel custodire i malati:

e la stagione era buona; e il viaggio benchè lunghetto per una donna,

poteva esser fatto con tutto il comodo in carrozza fino a un certo

punto, e di lì in treggia[217] fino alla casa. Quanto all’alloggio,

ei disse che il Priore avrebbe avuto posto per lei e per lui, e che

ragionando di sua madre con quella buona gente, gli avevano, come

suole, fatto più volte l’invito di condurla lassù a respirare quella

buon’aria, offrendosi il Parroco d’ospitarla nella canonica, perchè vi

stesse con più agio che nella casa d’un contadino. Dunque ne scrisse

subito al Priore, chiedendo le nuove di Nanni, e n’ebbe immediata

risposta che l’infermo non peggiorava nè migliorava, e che sarebbero

stati graditi da tutti, se davvero si fossero voluti incomodare

ad andarvi; e tanto più in una occasione, nella quale li conduceva

piuttosto un sentimento di carità che il desiderio di ricrearsi in

campagna. E su questo particolare, aggiungeva il Parroco: «Se potessimo

avere la consolazione che Nanni scampasse da così grave pericolo, io

credo che al suo miglioramento conferirebbe molto il vedersi attorno

altre buone persone venute a visitarlo per amor suo, o il sapere almeno

che si prendono tanto a cuore la sua salvezza; perchè, a parer mio, una

delle grandi passioni, essendo egli molto sensibile, dev’essere quella

di non sapere a qual famiglia propriamente appartenga. Povero Nanni!

Anch’egli è uno di quei tanti.... Basta, m’avete capito. Una famiglia

che lo ama davvero c’è; e si può dire che in certo modo sia divenuta

sua; e diverrà sua addirittura s’ei sopravvive. Ma intanto la premura

degli amici gli farebbe coraggio, gli accrescerebbe il sentimento della

propria stima, e sarebbe un preparativo a quella maggior consolazione,

che gli è riserbata dalla bontà e dalla giustizia d’Andrea, dall’amore

di quella cara fanciulla della Maddalena. Io temerei che se Nanni

s’è ridotto in questo lagrimevole stato per la passione di credere

impossibile il suo matrimonio con la Maddalena, dovesse poi ricevere

una scossa troppo forte e dannosa per l’estremo della contentezza,

quando venisse a sapere che i suoi occulti desiderj potrebbero essere

appieno esauditi. Mostriamogli adunque coi fatti che l’oscurità della

sua nascita, invece d’umiliarlo ai nostri occhi, come farebbe a quelli

di gente pregiudicata e disumana, ce lo rende anzi più caro, e accresce

d’assai quella stima che le sue buone qualità gli hanno fatto meritare.

Oh! il mondo vano e spensierato è per lo più ingiusto e crudele con

questi infelici! Ma se ognuno sapesse quanto sentano la loro disgrazia!

Io che ho esperienza di molte cose, posso attestarlo. Anche quelli, e

sono comparabilmente i più, i quali hanno un’infanzia tribolatissima,

e sono tenuti quali schiavi, e sono strapazzati e vilipesi a segno

di perdere quasi ogni sentimento della propria dignità d’uomo e della

propria sventura, anche quelli, in certi supremi istanti della misera

vita che trascinano su questa terra, bevono sino al fondo del calice

l’amarezza di così grande sventura! Se poi gli animi più vigorosi

possono redimersi dall’abbrutimento a cui si trovano esposti che è

cosa ben rara ma almeno toccata in sorte al nostro Nanni, e formarsi

uno stato onorevole e godere i pochi beni che a tutti gli uomini son

comuni, quella prima e irrimediabile disgrazia, crediatelo, amareggia

per sempre tutte le loro contentezze. Ma, pur troppo, i più sprecano

in male opere la vigoria dell’animo, quasi fossero fatalmente costretti

dalla colpa o dalla sventura dei genitori che li rinnegarono a mettersi

in guerra con tutti, a ricattarsi ferocemente con la società che gli

accoglie male o che li respinge; e per essi con quel rancore antico,

segreto, perpetuo, il ravvedimento è più difficile, i delitti paiono

inevitabili. Ah! io mi scordava che scrivo una lettera e non un

sermone. Compatitemi se la mestizia di questi pensieri m’ha levato di

strada. Fate prudente uso delle notizie che vi ho dato, come ad amico

della famiglia d’Andrea, di Nanni e mio. E, con questa qualità o senza,

venite pure da me con vostra madre, che sarete ambedue padroni della

mia casa, e accolti con tutto l’amore ec.»

Se vi fosse stato bisogno di sprone a sollecitare la partenza di

Pippo, questa lettera sarebbe giunta opportuna, e accresceva in lui

l’affetto per Nanni disvelandogli sul conto suo altre circostanze alle

quali nemmeno per sogno aveva pensato. Quindi non indugiò a mostrare

la lettera a sua madre, considerando che anch’ella vi avrebbe trovato

maggiore incentivo ad accompagnarlo. Ma e’ non sapeva che a lei quelle

notizie avrebbero fatto ben maggiore impressione! che anch’ella aveva

un segreto! E poco mancò che nel sentirla leggere, la meschina non

si tradisse. Pippo teneva gli occhi sul foglio, e non potè scorgere

il volto della madre ora impallidire ora accendersi di rossore, e le

lagrime scorrere in abbondanza lungo le gote, e un fremito convulso

assalirle tutta la persona. Dopo la lettura s’allontanò da lui con

un pretesto, dicendogli a fatica: — Sì, andiamo subito, — e si ritirò

a dare sfogo in segreto a quei sentimenti che la facevano spasimare.

— Colpa o sventura! — pensava ella. — Ah! io non ho colpa, io non ho

rinnegato il mio figliuolo. Ma sì! forse mi lasciai troppo intimorire

dalla collera di quell’uomo.... E poi non avrò fatto bastanti

ricerche.... E nell’amore per Pippo avrò dimenticato qualche volta

quell’altro.... Mio Dio! Non potrò rimediare mai a questa colpa!...

Avrò sempre questi rimorsi atroci!... E doverli nascondere!... Che vita

è la mia? Io sarò sempre infelice! — Così alla povera Carolina, che

era martoriata continuamente da quel gran dolore, più che mai crebbe

l’affanno dopo aver udito la digressione della lettera del Parroco.

Ma nello stesso tempo era divenuta più impaziente di Pippo per fare

quella visita; e si figurava che amando e assistendo Nanni dovesse

cavarne qualche po’ di consolazione, come se in parte espiasse una

colpa, benchè non sua; e si raccomandava a Dio che il giovine guarisse,

e immaginando gli anni che aver poteva, le tornavano tutte le antiche

speranze, e s’affidava in una combinazione fortunata. Poi rifletteva

alla rarità di simili combinazioni, si ricordava che gli amministratori

dell’ospizio non sapendo più che cosa rispondere alle sue premurose

indagini, le avevano fatto credere che quella creatura fosse morta, e

vedeva dileguarsi ogni speranza; e in questa vicenda di dolori certi e

di speranze fragilissime, il suo tormento era sempre maggiore.

Pippo aveva già trovato la vettura, e dopo pochi e lesti preparativi,

condusse a buon viaggio sua madre fino alla casa del Priore che gli

aspettava, e che andò a incontrarli con lieto volto. — Buone nuove, —

esclamò subito, salutando affettuosamente la Carolina e il pittore, —

buone nuove! Nanni sta un poco meglio, e si spera che guarirà presto:

fin da ieri sera il medico annunziò che gli pareva ormai fuori di

pericolo. Andrea vi aspetta; Nanni ha udito dire della vostra visita, e

se ne è rallegrato; ora gli possiamo parlare; capisce tutto, risponde a

tono, e sembra tranquillo. Voi siete arrivati in buon punto. —

Così entrarono in casa del venerando loro ospite tutti consolati non

solo per la buona notizia, ma ancora per l’accoglienza sinceramente

amorevole che venne lor fatta. La famiglia d’Andrea e Nanni furono

avvisati e lietissimi del loro arrivo; e dopo che la Carolina si fu

alquanto ristorata dal viaggio, andò col Priore e con Pippo alla casa

d’Andrea. Nanni s’era svegliato di poco da un sonno placido e più lungo

del consueto; la massaia e la Maddalena vegliavano al suo capezzale. Il

capoccia si mosse a incontrare i sopraggiunti, si rallegrò della loro

venuta, e andò in camera insieme col Parroco, per farlo sapere alle

donne e al malato. Nel mentre che queste, a un cenno d’Andrea uscirono

per salutare la Carolina e il figliuolo, il Parroco s’accostò a Nanni,

e gli disse: — Il pittore ha mantenuto la sua promessa, e ha condotto

seco un’altra persona.

— Ah! forse sua madre — soggiunse subito Nanni, con quel suo solito

sorriso a fior di labbra, misto di malinconia e di dolcezza.

— Appunto; e gradirebbero di vederti, di rallegrarsi teco del tuo

miglioramento....

— È una carità; ma io....

— Se tu li gradisci....

— Eccòme!

— Tu non devi peraltro metterti in soggezione. Ormai sono amici di

casa; hanno approfittato del bel tempo e della buona stagione per

prendere una boccata d’aria; e poi la madre di quel giovine ti vuole un

gran bene senza conoscerti, perchè sa che tu salvasti la vita....

— Questo poi.... Che cosa feci?...

— Il tuo dovere; sta bene. Ed essa non viene per ringraziarti, ma

per fare la tua conoscenza, perchè tu sei un giovine savio, amico del

suo figliuolo, stimato e amato con ragione da tutti noi. È una cosa

naturale, e se non t’incomoda....

— No davvero!

— Dunque non ti mettere in orgasmo; figurati che sia una conoscenza

vecchia; sta’ tranquillo, senza moverti senza scompannarti....[218] Ora

li fo passare, eh?

— Sì signore. — E il suo volto annunziava che l’animo era bastantemente

quieto.

Adunque il parroco invitò gli altri nella camera. Pippo s’accostò

il primo al malato, e si dettero un bacio. La Maddalena conduceva

per mano la Carolina dall’altra parte del letto; Nanni fece segno di

volersi alzare; ma la Carolina lo pregò con soave garbatezza a non

si muovere; e i loro sguardi s’incontrarono, e per breve tempo si

fissarono reciprocamente, e fu un silenzio profondo in ciascuno dei

circostanti, senza che se ne sapessero rendere ragione. A Nanni era

comparso all’improvviso un poco di rossore sulle guance impallidite; e

la Carolina, sorpresa da un’interna soavissima commozione, ebbe bisogno

di mettersi a sedere. Il Parroco fu il primo a rompere quel silenzio;

parlando con vivace familiarità ora alla Carolina ora a Pippo, del buon

viaggio che aveano avuto, della campagna, d’altre cose indifferenti,

per dare agio a Nanni di riaversi dalla prima commozione d’una visita,

della quale sebbene fosse stato prevenuto, pur doveva risentire qualche

effetto come di cosa insolita e per parte di una persona sconosciuta.

Ma questa persona assai più che Nanni avrebbe avuto bisogno di sfogare

con libertà la commozione dell’animo. La Carolina, fosse immaginazione

o acutezza di sguardo materno, aveva riconosciuto nei lineamenti di

Nanni qualche leggiero tratto di somiglianza con quelli di suo marito

e di Pippo; si sentiva un impulso prepotente a ricoprire di baci e di

lacrime quel volto, ad esclamare fuor di sè dalla gioia; chi sa che

io non abbia ritrovato un figliuolo? Due o tre volte si mosse.... ma

subito la riflessione, considerando lo stato del giovine e il pericolo

d’un inganno, la trattenne. Si sforzò anche a guardarlo di nuovo con

apparente pacatezza e a interrogarlo a voce sommessa s’ei continuava

a sentirsi meglio; e Nanni rispose dolcemente: — Sì signora; mi

par proprio di star bene. — Ah! quella voce le penetrò sì addentro

nell’anima, che vedendo di non poter più resistere, s’appoggiò al

braccio della Maddalena per alzarsi da sedere e per allontanarsi.

Appena ebbe fiato di dire: — Lasciamolo in quiete; ritornerò più tardi.

— Il Priore che sempre osservava con la coda dell’occhio Nanni e la

Carolina, andò a darle di braccio, accorgendosi ch’ella si studiava di

celare a fatica una commozione straordinaria. Pippo distraeva gli altri

col suo buon umore; non s’avvide di nulla, e proseguì a trattenersi in

piacevole colloquio con la massaja, con Andrea, col vecchio fratello

del capoccia, e di quando in quando volgeva la parola a Nanni, anco

senza aspettarne risposta; e riparava insieme a ricevere le feste dei

ragazzi, e a scherzare con essi.

— La vista di questo giovine m’ha intenerito più che io non credeva, —

disse la Carolina uscendo di camera e parlando sottovoce al Priore.

— Me ne sono accorto: e ha fatto bene ad assentarsi per ora. Davvero

che Nanni sveglia affetto in tutti. E poi la sua gratitudine, la

gratitudine d’una madre.... Oh! intendo, intendo; la compatisco....

— Anzi vorrei pregarla d’una carità, quando saremo soli.

— Subito; vuol tornare alla prioria, chè saremo più liberi?

— Mi lascerò regolare da lei. —

La Maddalena s’era già separata da loro, vedendo che avevano da

discorrere; ed essi se n’andarono inosservati.

Strada facendo, la Carolina si provò due o tre volte a intavolare

il discorso: non aveva parole fatte; si peritava, dubitava di dover

passare per visionaria, d’aver voluto toccare con troppa precipitazione

un tasto così delicato; ma un animo la stimolava tuttavia a

sollecitarsi, ed era più divorata dall’impazienza che disposta a cedere

alla riflessione; e poi ormai nell’impegno s’era messa, e qualche

cosa bisognava dire. Il Parroco interruppe di rado il conflitto dei

suoi pensieri con domande di cose da nulla; poi giunsero a un viottolo

scosceso, dove bisognava andare uno dietro l’altra, e la necessità di

muovere il passo con maggiore attenzione li tenne in silenzio. Eccoli

alla prioria: il Parroco la condusse nella cameretta che le aveva

destinata per alloggio, la fece sedere, e la esortò a riposarsi intanto

che egli andava a dare qualche ordine al suo servente.

In breve fu di ritorno, dicendole, nel sederle di faccia: — Eccomi qui

ad ascoltarla, se non le scomoda. —

La Carolina aveva trovato il bandolo,[219] e s’era fatta animo, o, per

dir meglio, la gentilezza dei modi del buon vecchio le dava coraggio, e

prese a dirgli:

— La compatirà se io, che son madre afflitta da lungo tempo, ricorro

a lei in questa congiuntura, per palesarle un segreto e per chiederle

ajuto, se mai una certa speranza che m’è nata avesse fondamento.

— Devo ringraziarla della fiducia che mi dimostra; e non v’è bisogno

che io le dica come per affetto e per dovere terrò celato a tutti, se

occorre, questo suo segreto, e mi studierò d’assisterla con l’ajuto di

Dio.

— Signor Priore, io ho letto quello che ultimamente la mandò scritto al

mio Pippo; forse Pippo non doveva palesare a me quella lettera, perchè

conteneva certi ragguagli sopra Nanni; ma la lo compatisca: è di primo

impeto;[220] non sapeva quel fatto....

— Oh! a una madre prudente si possono confidare molte cose che non

starebbe bene dirle ad altri. E poi, io credo che lei.... Oh! sì

certo, una buona persona come lei, non può avere quei pregiudizj che

ingiustamente avviliscono tanti poveretti....

— Mio Dio! si figuri!... Oh! sentirà, sentirà!... Ma se non fosse

presunzione di salvarmi senza merito, direi.... vorrei prima

assicurarla che io.... Ma forse.... Ah! non ho più il coraggio che

credevo.... Mi compatisca... — E si diede a singhiozzare e a versar

lagrime, arrossendo e abbandonandosi a dolorosi sospiri.

— Stia tranquilla! Aspetti quanto vuole; e si ricordi che ora, qui, la

può far conto d’esser sola. Io l’ascolto con lo spirito solamente; e se

oggi non potesse....

— No, no! Non mi par vero di dir tutto, e subito. Ecco: io era una

povera fanciulla; presi marito con pochi assegnamenti.... i due

figliuoli che ebbi nei primi due anni di matrimonio.... la povertà....

contro mia voglia....

— Ho capito; pur troppo!... Oh! la compatisco; e poi vedo che uno....

— Sì, il secondo; appena che potei... Ed ebbi la consolazione di

ricuperarlo.... È Pippo....

— L’altro non le sarà riuscito....

— Per mia disgrazia! E non ho avuto più bene; mi sono sempre logorata

dentro di me, quantunque non lo dessi a divedere....

— Poveretta! ma si faccia coraggio.

— E ora.... la combinazione.... chi sa?... Una somiglianza.... Un

animo mi dice.... Oh! mi soccorra lei!... Non vorrei ingannarmi!

Dopo avere sperato un bene come questo, che cosa sarebbe di me, se io

m’ingannassi?...

— Bisognerebbe continuare a rassegnarsi con l’ajuto di Dio.... Lo so,

il desiderio d’una madre a volte accieca.... Ma vediamo.... Oltre la

somiglianza....

— Anche l’età combinerebbe.... E avrà capito che io parlo di quel

giovine....

— Sì; ma per il solito, chi ha volontà, chi ha speranza di poter un

tempo riprendere la creatura....

— Ecco! un segno.... E ci pensai.... Ma io tremo a cercarne!... Se non

l’avesse, o se non fosse quello!...

— Ma nonostante.... vediamo.... Che segno era?

— Una medaglina della Madonna dei dolori, traforata in due luoghi per

poterla meglio distinguere....

— Ah! ho capito. — E nel dire queste parole, il Parroco si sforzò di

nascondere uno slancio involontario di giubbilo, che gli rasserenava

improvvisamente tutta la faccia.

La Carolina peraltro se ne accòrse, ed esclamò: — Ah! signor Priore!

che?... forse....

— Ho caro che se ne ricordi precisamente di questo segno.... E però....

— E come non me ne doveva io ricordare? — aggiunse con sorpresa, e

ricadendo subito nel dolore.

— Bene, bene! Perchè così sarà più facile riconoscere la persona,

se Dio le concedesse una volta di ritrovare in qualche luogo questo

figliuolo....

— Ah! per carità, mi compatisca; ma le sue parole mi accrescevano la

speranza. Pareva che la sapesse qualche cosa.... — E tornava a farsi

animo.

— Cara mia, qui o saper tutto o nulla.... Io non posso.... non

voglio.... Ecco, poniamo il caso che la dovesse ricevere questa grande

consolazione!... Vi sarebbe ella preparata? Pensi che un avvenimento

come questo la dovrebbe commovere all’estremo; e vi sarebbe poi la

combinazione che Nanni è in quello stato.... Anche per riguardo di

lui....

— Ma dunque lei non mi leva di speranza!

— Tutto è possibile!...

— E avrebbe timore che io, dopo aver patito tanto...?

— Appunto per questo....

— Ah, signor Priore, non dubiti, no; io sarei preparata.... E se

quella creatura.... Oh! saprei vincermi, saprei soffrir tutto per

amor suo!... Ma questo, questo tormento che provo ora.... oh! questo

è insoffribile.... Questo mi farebbe morire, se dovesse durare

dell’altro....

— Or bene, io le dirò che Nanni, come tanti altri, ha naturalmente

un segno d’esser cristiano; ha una medaglia; che io gliel’ho vista al

collo nell’ajutare la massaja quando gli medicava i vessicanti....

— E l’ha riconosciuta?... Era come quella che dico io?...

— Per averla vista una volta, e senza saper altro....

— Dunque, che io la veda, o che lei, signor Priore, abbia la bontà di

esaminarla....

— Questo sì; e quanto volentieri! Ma potrò io compromettermi della sua

rassegnazione ad aspettare quant’occorre? Ci vorrà un po’ di tempo....

Anderò subito; bisognerà che io cerchi il medico, perchè egli trovi un

pretesto.... Ora non v’è più da medicare i vessicanti sul petto.... E

se poi la medaglia non fosse quella?...

— Che cosa vuole? Eccomi rassegnata.... Vedo pur troppo che sarebbe una

fortuna troppo grande. Ah! io non la merito!

— Non dica questo; si faccia animo, e consideri intanto che quand’anco

avessi da darle presto una buona notizia, Nanni, ora come ora, non mi

parrebbe in tale stato da poterne essere messo a parte....

— Ha ragione.... Oh! saprei contenermi....

— Basta; ci lasceremo regolare dal medico. Intanto anderò a cercarlo,

per concertare qualche cosa.... Ma lei rimane qui sola....

— Non pensi a me....

— Già, se ha bisogno potrà chiamare: il mio servente non esce di

prioria;... ecco qui un campanello....

— Signor Priore, abbia la bontà d’accompagnarmi in chiesa. Mi rimetto

nella volontà di Dio; sento che la preghiera mi darà forza.... —

Così il Priore la condusse in chiesa, e poi andò in traccia del medico.

Del resto, il prudente vecchio aveva visto il descritto contrassegno

sulla medaglia; ma come arrischiarsi a dar subito alla madre una

notizia di tanta importanza, senza prima accertarsene scrupolosamente?

Gli parve anzi d’aver corso troppo nel suo colloquio con la Carolina;

ed era non meno di lei premuroso di schiarir subito questa faccenda.

Difatti potè schiarirla con ogni cautela, ed ebbe la consolazione

ch’ei s’aspettava. Bastò alla Carolina un’occhiata al volto sereno del

Parroco, per abbandonarsi nell’atto a un’ineffabile gioja. Egli aveva

nelle sue mani la medaglia; e poichè si fu accorto di non aver saputo

nascondere la interna sua contentezza, giudicò di non dovere interporre

altri indugi; e alle prime insistenti domande della madre, rispose:

— Io le farò vedere la medaglia; giudicherà da sè medesima se è quella

stessa.

— Davvero? Dov’è?

— Eccola....

— È questa, è questa! Dio, ti ringrazio! Nanni è mio figliuolo! Ora

morirò contenta!... — E baciando con immensa tenerezza la medaglia, non

potè dir altro, perchè la troppo forte commozione le tolse i sensi.

Il Priore aveva avuto la cautela di condur seco il medico, il quale a

un suo cenno accorse subito ad assistere la Carolina. Il deliquio durò

molto, ma senza grave sconcerto della persona. La Carolina tornando in

sè, e ritrovandosi sola col Parroco, ebbe agio di sfogarsi in lagrime

di suprema dolcezza; e quando il suo assistente la vide abbastanza

tranquilla, pensò di poterla lasciar sola, per preparare, come ella

stessa ne lo richiese, l’animo di Pippo a ricevere quella notizia.

Il pittore, tutto contento d’aver fatto la sua visita a Nanni e d’aver

condotta seco la madre, ad altro più non pensava che alle vedute

di paese; e quando incontrò il Parroco mentre appunto ritornava da

una gita con le sue carabàttole[221] per disegnare, entrò subito in

discorso delle nuove bellezze che aveva scoperto in quei luoghi.

— E ora ch’io sono qui con mia madre, con la certezza della guarigione

di Nanni, in mezzo a una famiglia di gente sì buona, in compagnia

d’un uomo tanto stimabile quanto lei, signor Priore, che ha avuto la

bontà di accordarmi la sua amicizia, mi par d’essere felice; non ho

mai goduto tanto in vita mia. Un solo dispiacere mi diminuisce un poco

questa contentezza, quando penso che presto ci dovremo separare. Oh!

ma spero che non si scorderanno di me; io di loro no certo; e prometto

di fare altre visite; e chi sa che anche mia madre?... A proposito! È

ancora tornata a riveder Nanni? È sempre in casa?

— Sì, è in casa....

— Che forse quest’aria fine le riesce molesta?...

— Oh! sta benone! Dirò.... ha avuto desiderio di trattenersi meco.

Nella vostra assenza abbiamo discorso molto insieme; e ora ho da

parlare anche a voi....

— Cospetto! Mi fa una grazia. E poichè me lo dice sorridendo, io mi

figuro che si tratti di cose liete.

— Lietissime, caro amico! e cose che riguardano vostra madre, Nanni, e

voi molto da vicino....

— Non mi fa celia? dica dunque; subito!... cioè.... scusi.... se le

piace: mi ha messo in curiosità...

— Abbiamo fatto una scoperta di molta importanza.

— Sì?

— Vostra madre mi ha messo a parte dei suoi segreti....

— Mia madre ha dei segreti?

— E che l’angustiavano molto!

— Ah! è vero; io l’ho sempre veduta tanto afflitta!... Oh! se lei

avesse trovato il verso di consolarla, sarebbe davvero una grande

scoperta! un benefizio segnalato! Che si fa celia? povera mamma! io

mi sono accorto che la faceva di tutto per celarmi il motivo della sua

mestizia; ma dunque, è lecito sapere da che cosa derivi? Ora spero di

non esserne cagione io. —

Qui il Parroco allontanando, com’era giusto, ogni ombra di colpa o di

negligenza della Carolina, palesò a Pippo ciò che egli non sapeva nè

della sua infanzia nè d’un fratello maggiore che la madre non aveva

potuto ricuperare; e poi brevemente venne a svelargli la scoperta,

quando già era balenata alla immaginazione di Pippo, il quale nello

scoppio del giubbilo non sapendo reprimersi, lasciò cadere a terra

quanto aveva in mano, e buttò le braccia al collo del Parroco, e sì

fattamente lo teneva stretto, che il buon vecchio si sentiva soffocare.

Poi gli chiese scusa della troppa confidenza; e subito voleva correre

alla madre e a Nanni, ma incerto dove andar prima: ora affrettando i

passi verso la prioria, ora verso la casa d’Andrea, quale forsennato,

calpestando i disegni, i pennelli, dava calci alla cassetta, a quella

stessa malcapitata cassetta, che aveva fatto naufragio al passo del

torrente. Il Parroco durò fatica a frenarlo, a persuaderlo che per

allora bisognava lasciar quieto il malato e usare circospezione anche

con sua madre, narrandogli del lungo patire che aveva fatto prima

d’acquistar la certezza del ritrovamento, e del deliquio dal quale era

stata presa dipoi.

Ma intanto la Carolina gli aveva veduti avviarsi alla prioria, e

dai gesti di Pippo s’era accorta d’ogni cosa. Non aveva potuto stare

alle mosse; era scesa; e mentre il Priore, benchè Pippo si opponesse,

lo aiutava, ridendo, a raccogliere le sparpagliate reliquie del suo

bagaglio artistico, si affrettava a raggiungerli. Appena ebbero ripreso

il cammino se la videro dinanzi; e quivi all’aria aperta un’altra scena

di tenerezza tra la madre e il figliuolo, e le poche ma affettuosissime

parole che si dissero, erano interrotte da molte lacrime e baci.

Il Parroco, vigilando, considerava quali e quante sono le vie del

Signore per riparare con insoliti casi le ingiustizie o le sventure

degli uomini. — E così, — diceva egli in cuor suo, — così potesse

intravvenire di tutte le disgrazie che ci angustiano sopra la terra!...

Oh! ma pur troppo! per la maggior parte non v’è altra speranza di

riparo che nel cielo! Ah! rassegnatevi a questo solo conforto, che è

pur grande, o infelici che languite separati senza rimedio dai vostri

cari, smarriti a piangere, abbandonati a patire in mezzo a quei tanti

che sembrano felici, a quei pochi che sono meno sventurati di voi! E

deplorate le disgrazie, compatite gli errori, perdonate le colpe che

furono cagione di condannare al dolore tutti i giorni della vostra

vita! No, non aggiungete ai mali che vi opprimono il tormento dei

rancori, degli odj, delle invidie! Il perdono generoso vi mansuefaccia,

vi commova, vi esalti fino alla dignità dell’esser vostro; che se voi

sapete mantenerla ad onta delle tribolazioni, diviene più augusta

e più meritoria, e nessuno potrà conculcarla nè per abbiettezza di

vilipendj, nè per forza di pregiudizj, nè per colpevole dimenticanza

di chi sarebbe deputato da Dio e dagli uomini a mitigare la vostra

disgrazia, e pur si mostra indegno di così sacro e soave ufficio!

Piangete, sì, perchè vi sono divietati i più soavi affetti; ma quanti

altri la virtù vostra non ne può generare invece di quelli! E la virtù

modesta negl’infelici è più bella, più sublime, più veneranda!... Che

cosa sono, in faccia a lei, le vane grandigie, le voluttà della gloria,

dell’orgoglio, della potenza? —

Racconti popolari · 第 12 / 35 题